SCHEDA DEL CONFLITTO
Situato in una posizione strategica dell'Asia centrale l'Afghanistan ha sempre pagato a caro prezzo la sua condizione di stato cuscinetto e guerre ed occupazioni militari straniere hanno contrassegnato la storia, recente e non, di questo paese.
L'attuale conflitto arriva dopo la decennale occupazione sovietica del suolo afghano e la cruenta guerra civile che seguì il ritiro dell'armata russa nell'89. Ed è proprio nel periodo della guerra civile, causata dal caos politico in cui versava il paese in quegli anni, che si crearono i presupposti che porteranno alla guerra ancora in corso.
Durante gli scontri tra le etnie tagike e uzbeke - tra il '92 e il '94 – cominciò ad emergere il movimento dei Talebani (letteralmente studenti coranici), provenienti dalle scuole coraniche sunnite del Pakistan, che li appoggiò nella loro avanzata e nella loro gestione del potere. Sotto la guida del loro leader spirituale, il mullah Omar - a sua volta legato col gruppo terroristico di Osama bin Laden, al Qaeda - nel 1995 i talebani prendono Herat, nel '96 Kandahar mentre due anni più tardi cade anche Kabul.
Nel paese viene istituita la sharia (la legge islamica) e una stretta osservanza ai dettami del corano, come il divieto di scoltare musica o di andare al cinema. Alle donne è imposto di indossare il burqa e il divieto allo studio e al lavoro. Nel 2001, in seguito alla campagna di "distruzione degli idoli" , vennero abbattute le millenarie staue del Buddha a Bamiyan.
Tutto questo avviene nel più totale disinteresse della comunità internazionale, mentre l'unica resistenza al regime talebano è rappresentata dall'alleanza istituita tra le minoranze etniche del paese, conosciuta come Alleanza del Nord.
Tra il '96 e il '97 bin Laden (che aveva lasciato il paese dopo il ritiro delle truppe sovietiche) torna in Afghanistan ed organizza alcuni campi di addestramento della sua organizzazione; nel mirino dei terroristi ci sono gli Stati Uniti.
Il 7 agosto del 1998 al Qaeda attacca le ambasciate americane in Tanzania e Kenya; di rimando, nel corso dello stesso mese, i bombardieri americani attaccano dei presunti campi di addestramento di al Qaeda al confine con il Pakistan.
Il 12 ottobre del 2000 viene attaccata la nave da guerra Uss Cole, ancorata nel porto di Aden, di fronte alle coste yemenite.
La mattina dell'11 settembre 2001 al Qaeda sferra i suo attacchi terroristici su suolo americano. Due aerei si schiantano sulle Twin Tower di New York causandone il collasso, mentre un terzo si abbatte sul Pentagono, a Washington
In seguito a questi attacchi, [che gli Usa prontamente imputano a bin Laden ed alla sua rete terroristica, l'Afghanistan - accusato di dare ospitalità allo sciecco saudita - viene attaccato dalle forze aeree anglo-americane con l'intento di abbattere le infrastrutture terroristiche presenti nel paese e il regime talebano, ripristinando la democrazia. I violentissimi raid cominciano il 7 ottobre e spianano la strada all'avanzata delle truppe dell'alleanza del Nord. Kabul cade il 13 novembre, mentre i primi di dicembre viene presa Kandahar, roccaforte dei Talebani. Ma nè bin Laden ne Omar cadono in mano americana.
Lontani dall'essere disciolti i Taliban si sono ritirati sulle montagne afgane e lì hanno ricominciato a riorganizzarsi, adottando quella strategia di guerra a bassa intensità già sperimentata in passato e che ha permesso, tra l'altro, la liberazione dall'occupazione sovietica. Inoltre gli aiuti logistici, militari e politici provenienti dalle popolazioni pakistane che vivono al confine tra i due paesi, hanno permesso una forte ripresa della guerriglia contro le truppe della coalizione guidate dalla Nato e contro le neo-costituite forze di sicurezza afghane fedeli al governo Karzai, tanto che in più di un'occasione i bombardieri americani sono tornati in azione.
Attualmente le zone di maggiore frizione sono il nord del paese, dove le ripetute tregue conseguite non hanno sedato i combattimenti tra le fazioni uzbeke e tagike, e soprattutto quelle al confine con il Pakistan, a sud e ad est. Durante la scorsa estate la forte rispresa militare dei talebani nel sud-est ha causato scontri violentissimi con le forze della coalizione, che hanno risposto anche con attacchi aerei. Da agosto ad oggi, secondo stime ufficiali, sarebbero circa 400 le persone che hanno perso la vita in questi scontri; tra le vittime molti combattenti talebani ma anche uomini della coalizione, operatori umanitari e molti civili.
Dalle guerre anglo-afghane all'ascesa del regime talebano, una lunga storia di conflitti
La posizione centrale che ricopre in Asia centrale ha fatto dell'Afghanistan un crocevia di vitale importanza per motivi di equilibri politici e di transiti commerciali rendendolo, da sempre, preda di dominazioni straniere. Mentre l'era antica lo vede oggetto di ripetute invasioni, fra cui quelle arabe che portarono nel paese l'Islam, la storia più recente racconta invece dei tentativi di Russia e Gran Bretagna di annoverarlo nella propria sfera di influenza.
Estendendosi tra i possedimenti russi del Caucaso meridionale e a nord-ovest dell'India, ex colonia britannica, l'Afghanistan divenne l'ago della bilancia degli equilibri di questa regione. L'Inghilterra, preoccupata dell'espansione russa, cercò di controbilanciare la situazione tentando di invadere più volte il paese, rafforzando così anche la frontiera a nord-ovest della sua colonia indiana. Tutto questo costerà al paese tre guerre con la Gran Bretagna, l'ultima delle quali, un conflitto-lampo combattuto all'indomani della Prima Guerra mondiale, porterà all'indipendenza del paese (1919), sancita in via definitiva nel 1921.
Dal 1907, infatti, un accordo anglo-russo aveva deciso del destino del paese e l'Afghanistan era uscito, momentaneamente, dalla sfera di influenza russa diventando una sorta di protettorato britannico.
E' in questo periodo che viene istituita la cosiddetta linea Durand, il confine tra Afghanistan e Pakistan che ha però di fatto separato nei due paesi il gruppo etnico dei pashtun che ancora oggi reclama una propria indipendenza e il riconoscimento del Pashunistan come loro madre patria.
L'uomo del passaggio all'indipendenza, re Amanullah, restò al potere per dieci anni, dal 1919 al 1929 quando venne deposto a causa di una serie di riforme che scontentarono sia il clero islamico che gli ambienti militari. Gli successe Nadir Shah, che abolì molte delle riforme da lui adottate. Nel 1931 venne promulgata una nuova costituzione che istituì di fatto un'oligarchia reale che escludeva la popolazione da ogni tipo di decisione. Nadir Shah venne assassinato nel33 e a succedergli fu il figlio Muhammad Zahir Shah, ultimo re del paese, che restò al potere per quaranta anni, dal 1933 al 1973[/B].
Durante questo quarantennio la situazione rimase quella di sempre, con una ristretta oligarchia che deteneva l'intero potere malgrado l'approvazione, nel 1964, di una nuova costituzione di tipo parlamentare. L'influenza sovietica aiutò, tuttavia, la formazione di nuove forze politiche e sociali e nel 1973 Zahir Shah venne deposto con un colpo di stato organizzato da suo cugino Daud Khan, che si pose a capo dello stato.
Il golpe, avvenuto mentre il re si trovava in Italia (dove resterà fino alla caduta del regime talebano ndr.), venne organizzato da Daud con l'ausilio delle due ali (il Parcham ed il Khalq ) di una formazione politica di sinistra nata nel 1965, il PDPA (People's Democratic Party of Afghanistan). Salito al potere, però, Daud mise nei posti chiave uomini a lui fedeli marginalizzando gli alleati politici.
Daud venne visto con sospetto anche dall'Unione Sovietica. Seppur non discostandosi mai dalle scelte del Blocco sovietico Daud iniziò una politica di apertura nei confronti di India, Iran e di alcuni paesi arabi produttori di petrolio come Arabia e Iraq. Inoltre il mancato perseguimento di alcuni obiettivi come la ripresa economica, l'accentramento sempre più marcato di potere nelle sue mani e l'intolleranza nei confronti di ogni tipo di opposizione portarono il Parcham ed il Khalq ad organizzare un nuovo colpo di stato che vide perire Daud nell'aprile del '78e la nascita della Repubblica democratica dell’Afghanistan (RDA).
In questo periodo le ingerenze sovietiche sono determinanti nella storia del paese e si preparano i presupposti dell'invasione dell'armata rossa. Il Khalq sale al potere e tesse dei rapporti di equilibrio con il Parcham. I due leader più insigni del Khalq, Taraki e Hafizullah Amin, ricopriranno le cariche rispettivamente di primo ministro e ministro della difesa, mentre Karmal, del Parcham, ricoprirà la carica di vice di Taraki. Ma la rivalità tra Taraki e Amin porterà all'uccisione di Taraki nel 1979. Amin prese il potere grazie anche all'iniziale sostegno dell'Unione Sovietica che però capì poco dopo che la fede al dogma marxista-leninista di Amin non poteva avere seguito in un paese islamico e conservatore come l'Afghanistan.
Amin venne quindi giustiziato e la guida del paese passò nelle mani di Bebrak Karmal. Nel frattempo l'organizzazione e l'espansione dei gruppi gruppi islamici - spalleggiati da Iran, Pakistan e Cina - contro il governo degli "infedeli" comincia a porre seri problemi all'Unione Sovietica, preoccupata che questi si potessero estendere anche alle sue repubbliche di Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. Temendo la costituzione di una repubblica islamica a ridosso dei suoi confini, l'Unione Sovietica nel 1979 decise di invadere il paese. Temendo un'avanzata russa in Asia meridionale anche gli Stati Uniti decidono di intervenire in questo conflitto appoggiando i gruppi islamici; così, attraverso il Pakistan, cominciano ad entrare gli approvvigionamenti militari americani.
Si unisce alla resistenza anche Osama bin Laden, arrivato in Pakistan all'inizio degli anni 80, che formò dei campi di addestramento per le reclute venute dall'estero. Inoltre fra questi c'è anche un personaggio ormai noto alle cronache di guerra afghane, Gulbuddin Hekmatyar. Questi avrà stretti rapporti con il regime talebano e attualmente è una delle massime figure della nuova resistenza anti-americana in Afghanistan.
Il protrarsi della guerra e il suo alto costo, sia in termini economici che umani, indusse i sovietici al ritiro delle sue truppe, completato nel febbraio dell'89.
Preoccupazione del Cremlino fu di lasciare un governo su cui poter contare, mentre i gruppi islamici non vedevano alternativa all'instaurazione di un regime islamico e quando, dopo il ritiro russo, il potere passò nelle mani di Najibullah - nuovo leader del PDPA – questi venne visto dalla popolazione come l'uomo del controllo sovietico in Afghanistan. Alla sua estromissione, nel 1992, seguì la guerra civile e l'ascesa del regime talebani.
Dall'occupazione sovietica ad oggi l'Afghanistan non ha più vissuto un solo giorno di pace ed è arrivato al suo ventiquattresimo anno di guerra.
Monica Losciale