Da "Il Federalismo" un interessante intervento di Oneto
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Caso Sofri: più sei colto, più sei graziato... quando la legge è uguale “per tutti gli amici”
Il laico Ramadan di Marco Pannella
I Celti - si sa - non si sentivano secondi a nessuno e con il Divino avevano un rapporto quasi paritetico. E quando non erano d’accordo con le decisioni prese dal cielo, vi si opponevano: la sfida più classica ai poteri divini era costituita dal rifiuto del cibo e dalla conseguente morte. Morire per digiuno era una forma di forte protesta, un modo per sottolineare che la volontà umana poteva anche opporsi ai disegni celesti.
In epoche più moderne i discendenti dei Celti hanno ripreso questo antico atto di sfida per farne la formidabile arma di lotta politica e identitaria che Bobby Sands e i suoi eroici compagni hanno portato fino alle conseguenze più coerenti ed estreme.
Pannella Giacinto, detto Marco, da Teramo ha invece elaborato una versione più mediterranea e picaresca del digiuno come lotta. Ha inventato il digiuno a rate, una sorta di laico Ramadan mediatico: un giorno qui e l’altro là, ha accumulato un periodo di Quaresima che stroncherebbe orsi letargici, fachiri e dinosauri aerofagiti. Ma non lui, che ricompare ogni volta come un vispo giocoliere alle sagre di paese: non un “mangia-fuoco” ma un “rifiuta-acqua”, in una sua nuova strabiliante performance idrofobica.
Per funzionare c’è bisogno di un pubblico numeroso e plaudente, servono giornalisti e televisioni che trasmettano il portento. Tutti si divertono facendo finta di credere al prodigio, ben sapendo che è un trucco. Per diventare credibile, Pannella Giacinto detto Marco dovrebbe fare l’unica cosa che non farebbe mai, cioè andare fino in fondo. A qualcuno spiacerebbe un po’ perdere la sua faccia simpatica da Jack La Cayenne, e in più la cosa non servirebbe a granché perché più nessuno saprebbe il motivo di cotanto sacrificio: Pannella Giacinto detto Marco ha digiunato per tutto e per il contrario di tutto, per sé e per conto terzi, e tutti hanno perso il filo del suo martirio mediatico.
Non è neppure molto chiaro il motivo per cui si sia parzialmente disidratato l’ultima volta: i più l’hanno però interpretato come un invito a far liberare Sofri Adriano, il più illustre dei 55.571 ospiti delle prigioni della Repubblica. Come larga parte dei miei concittadini, non ho alcuna fiducia nell’italica giustizia, trovo perciò inutile perdere tempo a ragionare sugli otto gradi di giudizio e ritengo che la vera anomalia sia data dal fatto che Sofri sia stato condannato pur essendo di sinistra ed è forse per questo che tanti ne sono sbalorditi.
Trovo poi orrido il motivo per cui tanti trepidano per lui, a differenza degli altri 55.570 galeotti per cui nessuno si illanguidisce, si indigna o rinuncia a grappini. Viene infatti detto che Sofri va graziato e liberato perché è un raffinato intellettuale. È una strana eccezione al tanto proclamato principio secondo cui “la legge è uguale per tutti”, ma anche alla sua italica versione secondo cui “è uguale per tutti gli amici”.
La cosa introduce un interessante elemento di novità al diritto occidentale. Se uno è colto e - si presume - anche molto intelligente gli dovrebbero venire concesse attenuanti e franchigie che fino a oggi spettavano solo agli infermi di mente e agli incapaci di intendere e volere: un’intrigante equiparazione fra gli estremi della scala del quoziente di intelligenza. Si potrebbe istituzionalizzare la cosa inserendo nel Codice Penale (che si dice essere in fase di profonda revisione) le modalità con cui il principio deve essere applicato: a chi si laurea si potrebbe così permettere di strozzare il vicino di casa, con la laurea breve si potrà solo azzopparlo, ma se invece si merita anche la lode si potrà sopprimerne anche la consorte. Chi scrive un libro può fare fuori la suocera, chi scrive più libri può occuparsi della parentela meno simpatica. Chi prende il Nobel può annegare l’intera famiglia (ne conosciamo uno che farebbe bene a farlo anche senza la grazia presidenziale).
Quando Sofri avrebbe fatto quello per cui l’hanno condannato era solo un giovinotto molto esuberante ma non si era ancora meritato la patente di colto intellettuale. Lo è diventato solo dopo. Si scopre così che questa indulgenza ha anche valore retroattivo, che è una cosa come il prestito d’onore che si concede a tanti altri volonterosi giovani meridionali. Nel caso specifico è addirittura una sorta di anticipo che gli viene dato alcuni decenni dopo: anche questa è un’affascinante innovazione da sottoporre ai più insigni giuristi. E poi si dice che in questo Paese le riforme non si fanno mai.
A questo punto, per esaurimento fisico e prostrazione gonadica della gente migliore, o per sudditanza ai poteri forti di quella peggiore, temo che Sofri finirà per essere graziato. Bisogna però che tutti quelli che conservano un minimo di rispetto per il senso della giustizia, e un poco di discernimento fra il bene e il male, esigano che almeno sparisca dalla circolazione.
Sofri libero ed eroicizzato sarebbe una catastrofe ecologica: ne farebbero un altro Nelson Mandela, Solgenitzin, Silvio Pellico o Papillon da far girare nei talk show con Platinette. Diventerebbe testimonial ed esperto su tutto: già lo fa oggi dall’interno di una cella senza finestre, come Oudini, figuriamoci dopo. Utilizzando una vaga somiglianza con Enzo Biagi (che non contribuisce ad accrescerne la simpatia) potrebbe prolungarne le gesta: l’idea di trovarci un altro sapüta in circolazione per i prossimi trent’anni atterrisce molto di più del buco nell’ozono. Potrebbe poi mettersi in politica, farsi eleggere in una lista Sofri (con slogan del genere: «Sofri con noi»), magari con Carra, Pillitteri e Cirino Pomicino. Sono prospettive agghiaccianti.
Se lo slargano, venga dunque almeno accompagnato in un Paese molto, ma molto lontano e non si faccia più vedere o sentire. Pena la revoca della grazia. E che si porti dietro - come pena alternativa - anche Pannella. Giacinto detto Marco.
Gilberto Oneto
![Termometro Politico - Forum [G. Oneto] Il laico Ramadan di Marco Pannella](images/styles/CreativeCreature/style/footerLogo.png)



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