Destra e Sinistra sono termini da abbandonare
Il caso ha voluto che in questi ultimi tempi, abbia discusso con alcuni amici individualisti sull'opportunità o meno di utilizzare, come punti cardinali della filosofia politica, i termini "destra" e "sinistra" .
A parte l'orribile aspetto manicheo che presenta una simile toponomastica ideologica, e pur trascurando il fatto che certa terminologia viene sfruttata (in un gioco delle parti) dai grandi burattinai del potere, per far perdere di vista i problemi reali; credo che questi due termini "destra" e "sinistra" abbiano assunto, nel corso della storia, talmente tanti significati, spesso contraddittori, da risultare assolutamente termini ambigui e soprattutto inadeguati a fare delle distinzioni politiche serie.
Non può dirsi serio uno schema che raggruppa in uno stesso calderone il comunismo di Stalin con quello di Trotski, oppure Hitler con DeGaulle, o ancora Cavour con Bossi.
Inevitabile ed emblematico il contorsionismo politichese di Montanelli, che recentemente ha inventato la teoria delle "due destre divergenti" (non si sentiva una Kazzata simile dai tempi delle memorabili "convergenze parallele" di Aldo Moro).
Se volessimo intendere questi due parametri come sinonimi di "progressismo" e "conservatorismo", "rivoluzione" e "contro-rivoluzione", dovremmo riconoscere l'aridità di tale modello, che interpreta l'evoluzione sociale in forma strettamente biunuvoca, unidirezionale, come se potesse esistere una sola forma di progersso ed una sola di regresso, già date per scontate a priori.
La Storia ci ha insegnato che le cose non stanno assolutamente così, che il progresso non è un valore universalmente valido, che ciò che oggi può sembrare progresso per alcuni, domani ad altri potrà apparire bieco oscurantismo e viceversa.
Un'altro significato, comunemente dato alla distinzione tra "destra" e "sinistra" è relativo al conflitto sociale tra borghesia e proletariato, secondo la vecchia cosmogonia marxista (ma anche vetero-borghese), per cui chi sostiene le tesi capitaliste fa l'interesse dei "padroni" ed è di destra, viceversa chi sostiene le tesi socialiste fa l'interesse del proletariato ed è di sinistra.
Ma oggi che le distinzioni tra borghesi e proletari, si sono affievolite e confuse, oggi che molti borghesi commercianti artigiani sono sospinti sulla soglia di povertà da una classe politica e burocratica sempre più famelica e parassitaria, ora che le profezie marxiste sul capitalismo e sulle rivoluzioni socialiste sono state storicamente smentite, queste distinzioni non hanno più alcun senso, e ne esistono altre in continua evoluzione.
Taluni potrebbero arrivare a considerare di sinistra il capitalismo, in quanto ha fatto ingrassare il proletariato...
Come classificare poi tutte quelle ideologie che (come l'ambientalismo, il leghismo bossiano o lo stesso nostro individualismo) sfuggono alla logica, alquanto obsoleta, della lotta di classe?
Oppure come classificare certi "fascisti di borgata" tipo l'On. Buontempo detto Er Pecora, che avversano il capitalismo a spada tratta? Sarebbero da considerare di sinistra? Dovremmo considerare di sinistra anche il Papa ed i suoi catto-integralisti che vedono nel capitalismo addirittura il Diavolo?
Esistono poi una infinità di altre accezioni, accumulatesi nel tempo, in un susseguirsi di tentativi per colmare la vacuità di questi due termini, destra e sinistra che assomigliano a certe inutili scatole vuote che ogniuno può riempire del contenuto che meglio crede.
Non ultima l'accezione di Bobbio che distingue la destra dalla sinistra in base all'accettazione del principio di egualianza.
Tutte kazzate!
Infatti se per egualianza intendiamo quella di fronte alla giustizia, dovremmo affermare che la maggior parte dell'umanità è di sinistra, con l'esclusione di qualche piccola frangia di naziskin, dei più puri integralisti e di nostalgici delle dittature e delle monarchie assolute.
Mentre se invece Bobbio si riferisse all'egualianza economica, dovremmo considerare di sinistra soltanto i collettivisti più convinti, escludendo settori tradizionalmente di sinistra.
Varrebbe lo stesso discorso se, come discriminante di sinistra, assumessimo il termine "Fratellanza" ovvero quello che oggi riempie la bocca di tutte le anime belle: "il principio di solidarietà"
Infatti, quasi tutti i politici autodichiaratisi di destra, si richiamano a questo principio con ampia disinvoltura, senza essere sfiorati dal dubbio di portare in seno il "germe d'una ideologia di sinistra".
Altri parlano di "destra" caratterizzata da una presunta "ideologia pessimista" contrapposta all'ideologia "illuminista" della sinistra, da cui dovremmo dedurre che Gramsci che esaltava "il pessimismo della ragione" doveva per forza essere di destra, mentre l'ideologia prevalente negli USA è classicamente di sinistra poichè notoriamente radicata sui principi di libertà espressi dalla prima rivoluzione illuminista (quella americana).
Naturalmente i due termini in questione vengono usati dialetticamente anche nell'arte e nella letteratura, ed ecco: ah! I futuristi italiani stanno a destra! Quelli sovietici a sinistra con gli espressionisti tedeschi! Chissa se quei signori moralisti, che cercano di dare a tutto una sua collocazione, hanno capito da che versante sono arrivate le "merde in scatola" di non ricordo più quale artista contemporaneo.
Chi avrà mai colto l’ironia individualista di Giorgio Gaber che nel suo ultimo LP, per trovare una definizione adeguata, dice: "Lo sfigato è sempre di Sinistra ! " ?
Nella letteratura, queste distinzioni hanno poi fatto vere stragi, ricordate ad esempio Massimo Bontempelli, che venne prima censurato dai fascisti perchè sospettato d'essere di sinistra e poi stroncato nel dopoguerra per il motivo diametralmente opposto. Analoga la storia di Borghes al quale venne negato il meritatissimo Nobel esclusivamente per motivi politici.
Cosa significa che Prezzolini o Pawell sono di destra? Quale caratteristica unisce Pasolini a Tichonov da farli confluire entrambi a sinistra?
Esiste poi l'accezione più ingenua e manichea, secondo cui tutti i cattivi stanno a destra e gli altri stanno a sinistra e viceversa, a seconda delle epoche e delle caste. Si tratta sicuramente dell'accezione più stupida, ma anche di quella più tristemente diffusa, che ovviamente mi rifiuto di commentare per rispetto della vostra intelligenza.
Voglio però aggiungere che se c'è chi sceglie di schierarsi a destra piuttosto che a sinistra (secondo quest'ultimo metro), non è sempre e soltanto nella convinzione di andare dalla parte "giusta", ma, al contrario, quando il soggetto è in possesso di un'intelligenza un po' più vivace, effettua la scelta nella speranza di finire tra i "cattivi" perchè, com'è noto, questi ultimi sono molto più simpatici e divertenti dei "buoni".
Purtroppo ben presto ci si accorge come invece questi noiosissimi "buoni" imperversino tanto a destra che a sinistra.
In definitiva, io credo che vada abbandonato l'uso di questi due termini insulsi e capziosi, e che si debbano ricercare nuovi punti cardinali della politica, un nuovo metro, un'altro schema per leggere ed interpretare la filosofia, le ideologie, la Storia.