Questa mattina, ho trovato un mio vecchio articolo di quattordici anni fa’ che venne pubblicato dal “Seme Anarchico”, scritto di getto, viziato da imprecisioni e certamente datato, ma che voglio riproporvi a titolo di testimonianza storica. Io, non concordo più esattamente con quanto avevo scritto, specie nelle conclusioni piuttosto ingenue, ma quello per me rappresentò un momento di svolta da un libertarismo minarchico, verso la scoperta del problema posto dalla Sovranità territoriale.

Sul numero 34 di “Umanità Nova” del 18/11/90 è apparso un interessante articolo di Giacomo Buonomo, che denunciava l’intenzione del governo di “svendere” alcune aziende statali.
Anch’io condivido che le privatizzazioni, così come vengono intese, sono delle grandi fregature, ma secondo me lo sono per altri motivi da quelli esposti in quell’articolo.
Jefferson disse che: “Il miglior governo è quello che governa di meno” Thoreau concluse poi che quindi “Il governo che non governa nulla è perfetto ma non è più un governo”.
Facendo mia quell’affermazione sostengo che, sottrarre allo Stato l’amministrazione delle sue aziende sarebbe già un passo avanti (anche se insufficiente a fare l’Anarchia) ma il problema è che i politici non hanno alcuna intenzione di rinunciare a quella fetta di potere.
Senza più aziende pubbliche come farebbero i politici a gestire le loro clientele?
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Il fatto è che, se anche le loro lotte intestine, in seno al parlamento, permetteranno qualche privatizzazione, non sarà per sanare il debito pubblico o ridurre il potere politico, ma solo per spostare il capitale da una parte all’altra dell’Azienda Statale, ed in primo luogo nelle tasche dei Partiti e dei Mafiosi (con nuove clientele e nuovi appalti).
Giacomo Buonuomo ci ricorda che la vendita di quei “gioielli di famiglia” (espressione coniata da Andreotti) frutterebbe allo Stato appena il 7% dell’interno Debito Pubblico. Ma solo la spudoratezza di Andreotti potrebbe indicare come “gioielli di famiglia”quelle Aziende come l’ENEL, che se non fossero sovvenzionate e protette monopolisticamente andrebbero subito in fallimento.
Per saldare il Debito Pubblico occorrerebbero vendite assai più drastiche, ed il restante patrimonio demaniale sarebbe bene spartirlo equamente tra i cittadini prima che se lo mangino tutto i politici a suon di debiti e sprechi.
A me preme soprattutto rispondere ad un dubbio del nostro compagno Libertario, che cita le parole del democristiano Ing. Enrico Mattei per avvalorare la sua tesi: “Perché vendere all’azionariato popolare gli Enti che sono già del Popolo Italiano?”
E’ solo auspicabile una reale appropriazione popolare, affinché i “papponi” come Mattei non giochino più d’azzardo con i nostri soldi, obbligandoci ad essere collettivamente suoi azionisti senza il nostro consenso individuale. Un obbligo che legittima evasori ed obiettori fisacali a negare allo Stato quei 200.000 miliardi, che i politici si mangerebbero indebitandoci sempre di più, ma questo argomento lo rimando al prossimo scritto sull’evasione fiscale.