ROMA - Il primo risultato ottenuto dall’amministratore delegato Marco Zanichelli, il giorno dopo il suo insediamento nel marzo scorso, fu il ritiro dello sciopero generale del trasporto aereo. Per tutti fu un segnale. L’ex manager Francesco Mengozzi andava via, «colpevole» di aver imposto ai sindacati un piano «irricevibile». Arrivava Zanichelli, uomo d’azienda (per 15 anni) e di relazioni: un pacificatore. A quasi due mesi da allora, i sindacati ieri, sancendo «l’assoluta non condivisione» del piano rimodulato da Zanichelli, hanno proclamato una mobilitazione senza precedenti, che ha l’obiettivo di bloccare tutti gli aeroporti. Certo la partita non è conclusa: domani il governo potrebbe decidere gli aiuti per salvare Alitalia. Ma intanto c’è da chiedersi cosa non abbia funzionato.
Il fatto è che, a dispetto del buon clima subito creatosi in azienda, non è mutato nulla del contesto che rese difficile anche a Mengozzi la gestione della compagnia. Persiste, con qualche aggravante, la querelle politica tra il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, fautore di una ristrutturazione radicale di Alitalia (di cui è azionista), e il vicepremier Gianfranco Fini, sostenitore della linea «morbida». Risultato: l’incertezza sugli aiuti da concedere si è protratta finora, impedendo al manager di definire un piano credibile da proporre ai sindacati.
In assenza dei «requisiti di sistema» richiesti da Zanichelli (sconti su diritti, royalties , Iva, Irap, riforma del sistema aeroportuale), ai sindacati non è rimasto che discutere ancora una volta di esuberi, peraltro aumentati da 2.700 a 3.200.
In trattativa i sindacati hanno perciò proposto le stesse identiche posizioni. La Cgil difende la roccaforte della manutenzione a Fiumicino e all’Atitech di Napoli, dal rischio esternalizzazione: il ventilato passaggio di quest’attività a Finmeccanica non convince. «Se è lecito chiederci misure che aumentano la produttività di tutti i lavoratori - sintetizza Fabrizio Solari (Filt Cgil) - in nessun modo ci si può chiedere di firmare intese che consentano all'azienda di disfarsi di alcune migliaia di lavoratori». Ancora più incerto il destino degli informatici e degli impiegati della Magliana, anch’essi in outsourcing o «in esubero». A difenderli ci sono soprattutto gli autonomi di Sult e Cub, ma anche la Cisl. Sono loro i veri irriducibili.
Poi c’è il personale navigante: niente esuberi tra loro. Il piano richiede però maggiore produttività. Tra gli assistenti di volo ricompaiono agguerritissime le sigle di Sult e Cisl, decise a non concedere a Zanichelli misure come quella riduzione degli equipaggi che rifiutarono a Mengozzi a colpi di sciopero. Infine i piloti: Anpac e Up, sindacati di categoria, si sono alleati creando i maggiori problemi a Zanichelli. Ieri hanno posto una pregiudiziale: l’ingresso dei nuovi aerei Embraer nella flotta principale anziché in quella regionale di Alitalia Express. Contrario Francesco D’Arrigo (Fit-Cisl Piloti) secondo cui si rischia di «minare i positivi risultati sin qui conseguiti da Alitalia Express». In questo quadro l’esplosione della protesta era inevitabile. A Zanichelli ieri non è rimasto che offrire un’altra nottata di trattativa, sperando che il governo non si limiti soltanto a una «mancia».
Antonella Baccaro
Corriere della Sera




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