Benito Dazzani rifiutò di compiere una rappresaglia, ma il Comune di sinistra non vuole ammetterlo.

di MARCO FERRAZZOLI

ROMA - La sinistra, si sa, non ama gli eroi. Lo ha ribadito in occasione del rapimento dei quattro italiani in Iraq. I progressisti restano fedeli al motto brechtiano, «felice il paese che non ha bisogno di eroi»: figuriamoci poi quando si parla di un eroe fascista. Che Benito Dazzani sia fascista lo attesta il fatto che si è arruolato nel Battaglione IX Settembre, il primo reparto della Repubblica sociale italiana, nato ancora prima della Rsi stessa. Che sia un eroe lo dimostra ciò che fece in tempo di guerra, nel maggio '44, quando alcuni suoi camerati sono stati uccisi durante un attacco partigiano e lui, rimasto come comandante dei superstiti, si rifiutò di compiere la pure prevista e ammessa rappresaglia, a rischio della propria vita (per fortuna i tedeschi si disinteressarono della cosa). Per questo atto, Dazzani ricevette l'elogio personale di Mussolini. A distanza di sessant'anni dai fatti, il Comune di Sarnano, il paese marchigiano dove ebbe luogo l'eccidio dei repubblichini e la fortunatamente mancata rappresaglia, ha pensato di omaggiare questo sconosciuto Perlasca, uno dei tanti che hanno reso la guerra civile un po' meno incivile ("La mia guerra incivile" è il titolo delle memorie scritte da Dazzani ed edite da Settimo Sigillo). E di farlo con un omaggio bipartisan, insieme al Comune di Imola, dove l'ex repubblichino,oggi avanti negli anni e in non buone condizioni di salute, è nato e sempre vissuto. Una giunta civica di centrodestra e una di sinistra al 100%. Ma il Comune di Imola ha detto no. Un primo contatto telefonico aveva fatto sperare in un civile atto di pacificazione: la segreteria del sindaco imolese aveva dato speranze che, anche non presente il primo cittadino, Massimo Marchignoli, si potesse comunque trovare il modo di far partecipare il Comune. I sarnanesi hanno allora abbozzato un programma e lo hanno inviato a Imola. A questo punto, la doccia gelata: «Causa consistenti impegni in loco»,recita una e-mail in perfetto burocratese, «l'Amministrazione Comunale di Imola è nell'assoluta impossibilità di dare la propria disponibilità all'iniziativa dell'8 maggio, sia nell'organizzazione che nella presenza. Ringraziando della proposta, inviamo distinti saluti». La formula di cortesia finale non attutisce certo la netta sensazione di infastidito imbarazzo, ribadita dall'immediata telefonata della segreteria per accertarsi che la mail fosse giunta e il messaggio fosse chiaro: no, grazie. Ma possibile che l'intera amministrazione imolese non abbia un assessore,un consigliere,un addetto,un usciere disponibile per l'8 maggio? Magari una majorette con il gonfalone del Comune? È ben chiaro che il sindaco non vuol farsi coinvolgere neppure nella «organizza- zione», quindi nessun patrocinio. L'idea è insomma che Marchignoli (che Libero ha cercato per avere la sua versione,senza riuscirci a parlare) non voglia essere coinvolto in una iniziativa revisionistica, nella celebrazione di un fascista,anche se si tratta di un soldato che ha salvato la vita di decine di persone, a rischio della propria. Un attegiamento forse dovuto anche alle imminenti elezioni, in cui la attuale giunta ulivista cercherà la conferma (Imola è un feudo rosso finora mai caduto) allargando a Rifondazione comunista. Il sindaco di Sarnano, Federico Marconi, è amareggiato: «Essendo Dazzani un cittadino imolese ci avrebbe fatto piacere avere al nostro fianco l'altra amministrazione, ma andiamo avanti lo stesso e riconosceremo il valore di questa perso- na». Giuseppe Girani, consigliere comunale forzista di Imola,lo è anche di più: «Prima di tutto, il sindaco ci ha tenuto all'oscuro della vicenda. E questo è grave. Da parte mia posso dire che sono orgoglioso di essere concittadino di questo imolese che, seppure dalla "parte sbagliata", ha scelto di far prevalere sull'ideologia la propria coscienza. A lui va tutta la mia solidarietà, ma vorrei gli andasse anche quella dell'amministrazione. Un sindaco è o dovrebbe essere il sindaco di tutti». Ma che da queste parti il passato non sia passato davvero e che la guerra civile venga ancora vista con occhi di parte, lo dimostrano anche altre iniziative: il 25 aprile sarà festeggiato con il diessino Gavino Angius, senza nessun esponente delle istituzioni di colore opposto. E lo scorso inverno l'inaugurazione di un museo dedicato alla resistenza fu l'occasione per un comizio di Oscar Luigi Scalfaro contro la maggioranza governativa. A Imola domenica si corre il Gran Premio di Formula Uno e tutti si augurano il successo delle Ferrari. Ma quello di Maranello non è l'unico rosso che si vuol far vincere,da queste parti.