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    Post Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    IL SUD DEL MONDO
    QUALE NICCHIA PATOLOGICA



    Un'ultima conseguenza dell'allontanamento dall'umano da parte del selvaggio, è la sua modificata "qualità fisiologica", manifestantesi in una particolare fragilità biologica. Questa fragilità, unita al suo aprirsi all'animalità (accompagnato dalla stessa promiscuità con gli animali), ne fa l'attrattore e il condensatore-principe di tutta una serie di patologie di origine animale che, in modo sempre più "naturale", usano il selvaggio come tappa intermedia per raggiungere lo stesso mondo umano civile (2). L'immigrazione terzomondiale verso il Nord del pianeta è proprio quella cinghia di trasmissione che trasporta ogni tipo di patolo¬gie nel mondo civile, nel quale le metastasi terzomondiali fungono da centri di irraggiamen¬to secondario per ogni sorta di malattie. La conseguenza è che sia in Europa che nell'Asia nord-orientale, la situazione sanitaria diventa sempre più pericolosa.

    La debolezza della struttura fisiologica del selvaggio è un fatto al quale si dà, ovviamen¬te, poca pubblicità ma che, se si osserva con una certa attenzione anche la semplice stam¬pa quotidiana, viene continuamente alla luce. Gli australiani hanno un'altissima incidenza di turbe psichiche, di emorragie cerebrali e di malattie cardiache, e la loro mortalità infanti¬le è 3 volte superiore alla media nazionale (3); questo li avvicina ai negri, i quali, secondo uno studio fatto in America, sono particolarmente soggetti a patologie cardiache, al punto che si stanno adottando trattamenti farmaceutici per le varie appartenenza razziale ("un far¬maco riapre il dibattito sulle razze") (4). I negri poi sono più sensibili al dolore dei bianchi (5). Solo il 4% degli zingari raggiungono il 60° anno e la loro mortalità infantile è sul 50%, e non certo per mancanza di cure mediche (un po' come gli australiani, ai quali gli zingari
    (1) Buona parte dell'impostazione di questo capitolo segue la traccia di una conferenza sull'argomento "sanità" tenuto da Silvio Waldner a Crespano del Grappa (Treviso) il 26 novembre 1999. La fonte principale di informazione fu un libro scrit¬to in americano: Laurie Garrett, The coming plague , Penguin, New York (America), 1995. Trattandosi di un libro america¬no e diretto a un pubblico americano, esso consiste per circa il 90% di aneddoti insulsi, pezzi di cronaca avulsi dall'argo¬mento, barzellette imbecilli e opinioni strettamente personali dell'autrice. Ma avendo la pazienza di vagliare il testo (più di 600 pagine) per pescarvi l'informazione utile, si possono trovare molti dati utilizzabili.
    (2) Un fatto strano e interessante, che non si sa quale significato possa avere (ammesso che uno ne abbia), è che fra i boscimani la lebbra è sempre stata sconosciuta, che pure era ed è una malattia diffusissima fra i bantù con loro confinan¬ti (e i boscimani sono ed erano ben lontani dal potere essere classificati come gente "sana"). Questa notizia la appresi durante il primo soggiorno in Africa meridionale nei primi anni Settanta; ma poi è stata confermata anche da uno studio medico fatto sugli ultimi boscimani del Kalahari [Richard Lee & Irven DeVore, "Kalahari hunter-gatherers", Harvard University Press, Cambridge (America), 1976]. Anche Marion Walsham-Howe ('Bushmen... ", cit.) ci informa che la lebbra era sconosciuta nella zona delle montagne del Drakensberg prima di esservi introdotta da negri e meticci. (3) Cfr. il quotidiano "Citizen" (Pretoria) del 15 giugno 1991.
    (4) Cfr. il quotidiano "IL Sole 24-ore" (Milano) del 30 luglio 2003.
    (5) Cfr. il quotidiano "ll Gazzettino" (Venezia) del 23 aprile 2001.

    sono razzialmente imparentati) (6). Anche la donna selvaggia si dimostra più debole di quanto non lo sia quella europea o nord-est asiatica: il 26% dei casi di ricovero ospedalie¬ro di extracomunitari in Europa occidentale sono dovuti a complicazioni di gravidanza e puerperio (7), mentre nel Sud del mondo muoiono ogni anno circa 500.000 donne per pro¬blemi legati alla gravidanza e al parto, dovuto solo in parte a deficienze nell'assistenza medica (8). Fra la popolazione extracomunitaria residente in Europa, la mortalità infantile è il doppio di quella della popolazione normale, e il tasso di bambini nati morti 3 volte supe¬riore (cfr. l'Australia) (9).

    In Europa occidentale il 50% circa dei posti-letto nelle sezioni ospedaliere dedicate alle malattie infettive, sono occupati da extracomunitari (10). Questa occupazione dimostra un tasso di crescita del 7 - 8% all'anno (11). Il rischio di contagio di tubercolosi fra gli extraco¬munitari è 12 volte superiore (12).

    II 15% degli immigrati extracomunitari (in Italia) sono sieropositivi, a volere credere alle sta¬tistiche ufficiali (13) [ma è il 50% tra le prostitute e i viado (14)]; e alla presenza di un nume¬ro inflazionato di sieropositivi si deve l'espandersi anche del contagio tubercolotico (15). "Gli immigrati vanno soggetti a forme molto gravi di tubercolosi, spesso atipiche..." (16); e que¬sta è una tipica casistica da AIDS. Ma anche la malaria, le epatiti e le malattie veneree sono di importazione: il 96% dei casi registrati di queste ultime sono portate da extracomunitari (17), il che non ha niente di strano: nell'Africa nera il 70 - 80% della popolazione è infetta da malattie veneree (18). Come introduzione tanto potrà bastare!

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  2. #2
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    Post Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    CONCETTO DI NICCHIA PATOLOGICA: IL SUD DEL MONDO QUALE MEGA-NICCHIA PATOLOGICA

    Nella sociologia medica esiste il concetto di nicchia patologica (19), cioè di un ambien¬te all'interno del quale una determinata varietà di agenti patogeni si costituiscono a circolo chiuso, sostenendosi a vicenda e dando origine ad originali simbiosi. L'andamento di una nicchia patologica obbedisce a leggi di tipo cibernetico sue proprie, e può quindi essere descritto usando le tecniche matematiche che reggono i sistemi a retroalimentazione posi¬tiva e/o negativa. Le comunità omosessuali, o quelle di tossicodipendenti, possono costi-tuirsi a nicchie patologiche, e di fatto lo sono diventate, per esempio in California (America),
    (6) Cfr. il quotidiano "l/ Giornale" (Milano) del 10 agosto 1996.
    (7) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) dell'11 aprile 2003. (8) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 4 dicembre 2002.
    (9) Cfr. il quotidiano "l/ Giornale di Vicenza" (Vicenza) del 18 novembre 2001. (10) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 26 maggio 2002. (11) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) dell'll aprile 2003. (12) Cfr. "ll Giornale di Vicenza", cit.
    (13) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 24 novembre 2002. Se queste sono le cifre ufficiali del Ministero italiano
    della Sanità, c'è da scommettere che le cifre reali siano almeno il doppio.
    (14) Cfr. il quotidiano "l/ Giornale" (Milano) del 18 febbraio 2002.
    (15) Opuscolo della Federazione italiana contro le malattie polmonari sociali e la tubercolosi, 1996. (16) Cfr. il quotidiano "ll Tempo" (Roma) del 10 novembre 2002. (17) Cfr. il quotidiano "ll Giornale" (Milano) del 22 novembre 1996. (18) Cfr. Laurie Garrett, "Coming... ", cit.
    (19) Cfr. Laurie Garrett, `Coming... ". cit.

    dove queste fenomenologie sono state studiate nel dettaglio. La California è un luogo appropriato. A San Francisco i 2/3 della popolazione è omosessuale e il resto è composto da sadomasochisti [tra l'altro un nuovo virus è la causa di un nuovo tipo di cancrena fra gli eroinomani di San Francisco: per salvare chi è infetto bisogna amputargli braccia e gambe (20)]. In Europa, una nuova varietà di nicchia patologica potrebbe essere l'insieme dei campi nomadi.

    Si può generalizzare, ma non certo eccessivamente, immaginandosi il Sud del Mondo come una mega-nicchia patologica. Là vegeta una massa pullulante e risentita, incapace di sopperire ai propri bisogni, che vive solo di parassitismo e di carità internazionale; ed essa è congenito un bassissimo livello immunologico. Se questo in parte può essere ufficial¬mente dovuto a denutrizione cronica, a pratiche antigieniche e a malattie infettive debilitanti endemiche, esso lo è soprattutto per una pessima qualità genetica. Qui non ci si riferisce soltanto al fattore razziale ma anche alla realtà di tare ereditarie pandemiche. Chi ha potuto conoscere da vicino il Sud del Mondo (21) si sarà accorto come là ci sia una presenza onni-pervadente (oltre che di individui colpiti da tutte le malattie infettive) di ogni tipo di tarati congeniti: storpi, ciechi, sordomuti, epilettici, idioti, ecc. Questa massa enorme e formico¬lante di infimo livello, costituisce sia l'ambiente ideale nel quale si possono sviluppare tutte le epidemie, sia l'attrattore ideale di nuovi morbi. Oggi tutto ciò è destinato ali "'esporta¬zione" nel Nord del Mondo, tramite tutte le svariate metastasi terzomondìali che ormai vi sono presenti stabilmente.

    Ora si passerà alla disamina di un patologia nuova, che da un pezzo ha preso proporzio¬ni pandemiche e che in sé ha delle interessanti conseguenze: l'AIDS. Poi faremo qualche considerazione su possibili sviluppi futuri, magari a corta scadenza.

  3. #3
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    Post Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    PATOLOGIE CONTEMPORANEE E FUTURE : L'AIDS

    Lo sviluppo di questa interessante nuova malattia (in forma epidemica essa ebbe il suo esordio in Africa orientale verso il 1975 - 1980) è stato esposto in modo abbastanza comple¬to da Silvio Waldner (22), che ne ha anche indicato la quasi sicura genesi animale. I reperti del Waldner si fermavano, grosso modo, al 1994; ma da allora sono state fatte altre interes¬santi ricerche, e la malattia, a livello demografico, ha avuto il tempo di svilupparsi con effet¬ti statisticamente validi e molto significativi. Non solo I'AIDS si è diffuso a macchia d'olio per coinvolgere massicciamente tutto il Sud del Mondo (23), ma, almeno in Africa, sta dimostra¬bilmente frenando e anche rovesciando l'andamento demografico. Si incominciano ad avve¬rare previsioni fatte alla fine degli anni Ottanta dall'analista statistico sudafricano Keith
    (20) Cfr. il quotidiano "11 Giornale" (Milano) del 22 aprile 1996.
    (21) Ho trascorso 40 anni fra le due Americhe e l'Africa. Questa fenomenologia è stata descritta in modo "ameno" in un breve romanzo di Emilio Tumminelli, La pietra misteriosa", Campironi, Milano, 1975. (22) Silvio Waldner, Deformazione—, cit.
    (23) C'è, molto probabilmente, una correlazione fra il colore scuro della pelle e la suscettibilità al contagio. Questa ipotesi circolava in Sud Africa nei primi anni Novanta, ma difficilmente si potrà trovare qualcosa per scritto sull'argomento.
    Edelston (24). In base ai dati e alle tendenze allora disponibili, I'Edelston aveva previsto ui andamento molto più "sbrigativo" delle dinamiche demografiche di quanto poi sia stato caso, e fu tacciato di "catastrofista"; ma sbagliare una scadenza non significa sbagliari una tendenza, e su questo punto l'Edelston aveva perfettamente ragione.
    Prima di entrare in pieno nell'argomento, vale un'osservazione della massima importanza Dei recenti risultati (25) sembrano indicare che I'AIDS esisteva almeno dal 1959 (probabil mente anche da molto prima), ma che fino al 1975 - 1980 era una malattia estremament~ rara. Ciò potrebbe indicare che un virus potenzialmente patogeno, ma generalmente matti vo, come conseguenza, forse, di una mutazione, si è trasformato in quell'agente aggressivi che ora conosciamo. La ripetizione di andamenti del genere da parte di altri agenti patoge ni, generalmente virali e già in parte identificati, sarebbero gravidi di conseguenze. Ma su ci~ si ritornerà un po' più avanti.

    Dei calcoli realistici indicano che fino al 70 - 80% della popolazione dell'Africa nera potreb be essere sieropositiva (26). E nel mondo islamico, soprattutto quello semita, le cose noi sembrerebbero andare in modo molto diverso (ecco un altro parallelo fra il mondo semitici e quello negroide). Là si muore di AIDS quasi come in Africa centrale, ma le autorità tengo no nascoste queste interessanti statistiche. Tutto ciò è il risultato di uno studio fatto in 2; paesi islamici nel 2002 (27); e qui vale l'osservazione che da quelle parti la pratica dell'omo sessualità è dilagante. Una opportunità importante di contagio devono essere i pellegrinag gi alla Mecca, ai quali partecipano quasi esclusivamente "uomini".
    L'india sembrerebbe essere nella stessa condizione in cui era l'Africa verso il 1980 (28; comunque lì i casi ufficialmente riconosciuti si sono raddoppiati dal 2000 al 2001 (29). li Tailandia e in Brasile la situazione è di tipo "africano", e la popolazione di colore degli Sta Uniti d'America (ormai il 40 - 50% del totale) è largamente sieropositiva (30). Anche la Cin~ meridionale sta entrando nel novero delle zone fortemente colpite (31).
    Specificamente nell'Africa subsahariana, le fenomenologie sociali e demografiche causa te dall'AIDS hanno avuto tempo di svilupparsi in profondità e in varietà. In Sud Africa i siero positivi, nel loro insieme, costituiscono ormai un "serbatoio di voti" per i partiti politici che pro vano ad accattivarseli facendo le solite promesse collettive (un po' come si fa con i pensi o nati da noi). Il numero di orfani i cui genitori sono morti di AIDS è tanto grande che i babbui ni, stando a determinati rapporti, si sono messi ad allevarli (32). In Sud Africa, negli ultimi 20
    (24) Keith Edelston, "AIDS, countdown lo doomsday', Media House. Johannesburg. 1988 L'Edelston mi onorò della su amicizia nei primi anni Novanta.
    (25) Laurie Garrett, "Coming... ", cif; AA. VV_ "Preventing emerging infectious deseases , pubblicazione dei Centers for di; case control and prevention , Atlanta (America), 1998.
    (26) Cfr. Silvio Waldner, "Deformazione", cit. In questo libro è data anche una visione d'insieme di quella che ragionevo mente poteva essere la situazione mondiale del contagio verso il 1994. Il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 17 - 2 gennaio 2003 ha pubblicato che le cifre ufficiali di sieropositività in Botswana e in Swaziland sono di quasi il 40%. il ch significa che le cifre reali devono rasentare il 100%.
    (27) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 1° agosto 2002. (28) Cfr. il quotidiano "Libero" (Mllano) del 27 giugno 2003.
    (29) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 25 aprile 2002. (30) Laurie Garrett, "Coming... ", cit.
    (31) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 9 settembre 2000.
    (32) Notizia diffusa per radio nell'Africa meridionale nei primi anni Novanta: ma cfr anche Silvio Waldner. Deformazione cit.
    anni, l'aspettativa di vita media dei negri è calata di 15 - 20 anni (33). In una situazione ana¬oga è tutta l'Africa meridionale, e presumibilmente anche tutto il resto dell'Africa nera (34). Siccome poi, negli ultimi tempi, l'AIDS, che inizialmente era stata una malattia prevalente¬mente maschile, ora colpisce le donne più che gli uomini (il contagio maschio-femmina è più agevole che quello femmina-maschio), si è arrivati ad un'inversione delle proporzioni: se Drima c'erano più donne, ora c'è un'eccedenza maschile del 20% (35). La metà dei degenti negli ospedali sono malati di AIDS (36) e un decesso su 4 è dovuto ad AIDS (37).

    Questo si riflette nello stesso andamento demografico. In Sud Africa c'è crescita zero dal 2000 (38), e in Swaziland e in Botswana (e presumibilmente in tantissimi altri luoghi dell'Africa subsahariana) si è registrata una diminuzione netta della popolazione dallo stesso anno (39).

  4. #4
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    Post Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    PATOLOGIE "IN AGGUATO"

    Il lettore avrà forse notato che ci sono sempre più patologie virali di origine animale che fanno capolino nel Sud del Mondo, dopo che l'agente patogeno corrispondente (come è stato il caso dell'AIDS) ha fatto il temuto "salto della specie": dagli animali all'uomo (40). Circa novant'anni fa, al tempo della prima guerra mondiale, il mondo intero è stato attraver¬sato dalla cosiddetta "spagnola", che ha spazzato via circa 22 milioni di persone (ma alcu¬ne stime parlano di 100 milioni). Il suo nome ("spagnola") fu coniato dopo che nel solo mese di maggio 1918, la Spagna, che non era in guerra, dovette contare ben 8 milioni di morti, ma il virus (H1N1), in realtà, era partito da molto più lontano, e precisamente dal sud della Cina, dove fu trovato nelle trachee dei maiali. Una gravissima forma di virosi emorragica, il cosid¬detto "Ebola", si è stabilizzato in Africa, con alcune migliaia di morti negli ultimi 20 anni circa; e la cosiddetta "febbre del Nilo" ne ha fatto qualche centinaio in America (41). Anche una varietà di vaiolo scimmiesco ha fatto il salto della specie in Africa trasferendosi anche in America attraverso il commercio degli animali esotici (42). Negli ultimi mesi del 2003 sono Incominciate le insorgenze della polmonite virale ("SARS'~ e dell'influenza aviaria, anch'es¬se infezioni di origine animale. Quando non ci si dimentica di ciò che si è appena detto a pro¬posito dell'AIDS, queste cose dovrebbero farci riflettere. Un recente e dettagliato studio (43) ha indicato che dobbiamo aspettarci un'esplosione di epidemie causate da nuovi agenti patogeni in un futuro non eccessivamente lontano, e i cui epicentri saranno - naturalmente - 'Africa subsahariana e l'Asia sud-orientale. L'Africa è, in maniera specifica, il serbatoio di virosi emorragiche sul tipo dell'Ebola e di nuove forme di tifo, mentre il Sud-est asiatico (non asclusa la Cina meridionale) lo è delle nuove forme di encefalite virale.
    '33) Cfr. il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 12 - 18 luglio 2002.
    !34) Cfr. il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 14 - 20 febbraio 1997 e il quotidiano "II Giornale" (Milano) del 19 marzo 1999.
    (35) Cfr. il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 4 - 10 luglio 2003.
    '36) Cfr. il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 27 agosto - 2 settembre 1999.
    '37) Cfr. il settimanale "The Econornist" (London. Inghilterra) del 22 settembre 2001.
    !38) Cfr. il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 18 - 24 maggio 2001.
    '39) Cfr. il settimanale "Die Afrikaner" (Pretoria) del 17 - 23 gennaio 2003.
    '40) Di utile consulta è Latine Garrett. Coming... ". cit.
    '41) Cfr. il quotidiano "La Padania" (Milano) del 4 luglio 2003.
    !42) Cfr. il quotidiano "Libero" (Milano) del 24 agosto 2003.
    '43) Cfr. il quotidiano "Libero", cit.

  5. #5
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    Post Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    PATOLOGIA DEMOGRAFICA DEL SUD DEL MONDO E SUA PROBABILE IMPLOSIONE BIOLOGICA


    L'andamento esponenziale (fra il 1950 e il 1990 circa, ma soprattutto negli anni Sessanta) della crescita numerica di tutte le masse larvali del Sud del Mondo, sembrava prospettare, a corta scadenza, una situazione come quella pubblicizzata nella locandina di un film di fan¬tascienza degli anni Cinquanta: "Terra, nove miliardi di abitanti, nessun essere umano" (44). Invece le cose si starebbero mettendo in modo diverso, e non certo perché certi tipi "umani" si sono messi a pensare o a ragionare, o perché hanno "capito" che c'è tutto da guadagna¬re nel limitare la loro sregolata prolificità da roditori (45). Vero è invece (lo ammettono, con incredibile strazio, anche le agenzie internazionali di monitoraggio sanitario) che i cambia¬menti sono legati a problemi di fertilità dovuti a malattie veneree e alla mortalità infantile dovuta all'AIDS (46). Sempre le medesime agenzie ci informano, ormai senza mezzi termi¬ni, che la crescita demografica mondiale (cioè: del Sud del Mondo, perché il Nord non fa più figli) sta calando; che nella seconda metà del XXI secolo ci sarà un declino nella popolazio¬ne, e che già nel 2050 essa non sarà di 9,3 miliardi, come si era prima calcolato, ma (in base alle nuove tendenze) di "soli" 8,9 miliardi (47).

    Le avvisaglie, comunque, erano incominciate già dalla fine degli anni Novanta (48), quan¬do fu riportato che nel mondo islamico (ottimo indicatore per tutto il Sud del Mondo), la nata¬lità era diminuita da 6 - 7 figli per donna nel 1980 a 3,5 nel 1998 e che si prevedeva la cre¬scita zero (2,1 figli per donna) nel 2025, con una popolazione totale, nel Medio Oriente, non di 665 ma di 585 milioni (questo, secondo gli articolisti, dovuto alla "maggiore istruzione della donna"). Ci fu poi un'altra impennata giornalistica nel 2002 (49), quando fu confermato che l'aumento della percentuale di vecchi nella popolazione totale non è solo un fenomeno del Nord del Mondo, ma di portata globale; e il tasso d'aumento globale della popolazione, che era del 2% annuo negli anni Sessanta, è ora dell'1,26% annuo, con la tendenza a essere lo 0% nel 2100.

    Noi potremmo essere i testimoni delle prime avvisaglie di una probabile implosione bio¬logica del Sud del Mondo. Nello stesso modo che la sua esplosione demografica ebbe luogo catastroficamente una volta che i fattori scatenanti ebbero preso forza, anche la sua oblite¬razione potrebbe avvenire altrettanto catastroficamente. Non è da escludere che l'esplosio¬ne della malattia, a livello pandemico e ormai incontrollato, potrebbe mettere in moto tutte le masse infette e pullulanti della fascia tropicale, ormai composte interamente o quasi di appestati, lebbrosi, sieropositivi e tubercolotici, verso il mondo civile (che comunque, per for¬
    (44) Cfr. Fabio Casagrande Napolin, Ivan Fedrigo e Erik Ursich. "Attacco alieno-, Tunnel, Bologna. 1998.
    (45) L'esplosione demografica del Sud del Mondo è stata dovuta non soltanto (e forse non principalmente) alla disponibili¬tà di cure mediche di origine europea, ma al fatto che con la colonizzazione i selvaggi hanno smesso di autolimitare la loro crescita numerica con i soli mezzi da loro conosciuti, aborto. infanticidio, "eutanasia", uccisione di vecchi, di infermi e di invalidi, ecc. Non è neppure vero che adesso quelle genti stiano meglio, dal punto di vista alimentare, rispetto ai tempi pre¬coloniali: la carestia è divenuta endemica nel Sud del Mondo solo dopo la decolonizzazione, nell'ultimo mezzo secolo. Cfr. Marshall Sahlins, Age", cit.
    (46) Cfr. il quotidiano "Libero" (Milano) del 27 luglio 2003.
    (47) Cfr. il quotidiano "Libero" (Milano) cit. e del 1° marzo 2003.
    (48) Cfr. il quotidiano "11 Giornale" (Milano) del 6 marzo 1998: e anche Giovanni Sartori e Gianni Mazzoleni, 'Terra . cit., i quali forniscono però dati qualche volta contraddittori.
    (49) Cfr. i quotidiani "La Padania" (Milano) del 7 aprile 2002 e"ll Corriere della Sera" (Milano) del 5 aprile e del 15 luglio 2002.
    tuna, ben pochi riuscirebbero a raggiungere). Ecco uno scenario alla Jean Raspail (50), for¬tmente potenziato. Gli scarsi sopravvissuti dell'estremo Sud forse sarebbero destinati a liventare gli "antartici" degli eoni a venire. Nel mondo civile ci si troverà in una situazione ion dissimile a quella del cosiddetto Paleolitico, quando accanto ai resti di un'umanità civile saranno i nuovi "neandertaliani", discendenti degli attuali e futuri extracomunitari (ma su luesto più avanti). Quale possa essere stata l'origine del neandertaliano europeo arcaico non è dato saperlo, ma non si può escludere assolutamente che anch'esso fosse un rigurgi¬to della fascia tropicale.
    '50) Jean Raspail, "Le camp des saints", tr it. '11 campo dei santi'; Ar Padova, 2001.



    "IL SELVAGGIO saggio sulla degenerazione umana"
    S.Lorenzoni
    Ed Ghènos
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    Ordinabile a : puertodelibros@gmail.com

  6. #6
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    Predefinito Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    Ma se l'AIDS e tutte quelle altre meravigliose malattie sono presenti in maniera esponenziale tra le merde negre e arabe, com'é che i cadaveri ancora non si contano a milionate???

    Se è vero che l'80% dei negri è infetto da AIDS a quest'ora dovrebbero già essere tutti morti stecchiti, invece, purtroppo per noi, ci sono ancora, c'é qualcosa che non torna :mmm:
    Ty fian dwma fiatua! - Sono un uomo libero, abitante di una nazione libera! - Dumnorix

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  7. #7
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    Predefinito Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    Diciamo che si corrodono lentamente e poi penso che sono così amati, che qualcuno li tiene su hefico: , i pupari tengono alle loro marionette, fino a quando gli fa comodo

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    Citazione Originariamente Scritto da Gaesate Visualizza Messaggio
    Ma se l'AIDS e tutte quelle altre meravigliose malattie sono presenti in maniera esponenziale tra le merde negre e arabe, com'é che i cadaveri ancora non si contano a milionate???

    Se è vero che l'80% dei negri è infetto da AIDS a quest'ora dovrebbero già essere tutti morti stecchiti, invece, purtroppo per noi, ci sono ancora, c'é qualcosa che non torna :mmm:
    Evidentemente se non ci fossero sarebbero ancora più numerosi.

    carlomartello

  9. #9
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    Predefinito Rif: Il Sud del mondo quale immane nicchia patologica

    Citazione Originariamente Scritto da carlomartello Visualizza Messaggio
    Evidentemente se non ci fossero sarebbero ancora più numerosi.

    carlomartello
    Ok quel che dici, però io parlavo del dato relativo agli infetti fornito dall'autore dell'articolo.

    Visto che l'AIDS è una malattia incurabile e degenerativa, che ti ammazza nel giro di 10 anni o poco più, se l'80% di una razza ne è infetta a quest'ora dovrebbe già essere praticamente estinta, invece nulla, ci sono ancora, e proliferano peggio di prima.

    Ergo, quel dato fornito (cioé l'80% di negracci infetti), è una cazzata bella e buona, priva di qualsiasi fondamento reale.
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