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    Predefinito Criminalità: il ministero degli Interni smentisce le televendite di Berlusconi.

    Nel famoso “contratto” Silvio Berlusconi promette, insieme all’introduzione del poliziotto
    di quartiere, una forte riduzione del numero dei reati «rispetto agli attuali tre milioni». Il Berlusconi
    – mago dei numeri entra in azione da subito: perché parla di tre milioni quando, fonte Ministero
    dell’Interno, i delitti denunciati nel 2001 sono stati 2.163.830? Semplice la risposta:
    tanto più gonfia la cifra iniziale tanto più risalterà, agli occhi dei milioni di italiani che certo non
    possono inseguire tabelle e statistiche ufficiali, il numero offerto a fine legislatura.
    Prima di svelare le bugie del presidente del Consiglio è interessante annotare qualche
    esternazione dedicata all’argomento in questi quasi mille giorni di governo. Nella conferenza
    stampa di fine anno, dicembre 2001, fa sapere che «le rapine nel centronord sono calate
    del 43 per cento». Esattamente un anno dopo, dicembre 2002, in occasione del “lancio” del
    poliziotto di quartiere, il capo del governo disegna un quadro in cui furti, rapine e scippi sono
    diminuiti del 10 per cento rispetto al 2001 mentre gli omicidi del 15,6 per cento. Nell’agosto
    2003 il premier lascia la parola al “Rapporto annuale sullo Stato della sicurezza”
    elaborato dal Viminale (il primo rapporto è del febbraio 2001 per iniziativa dell’allora ministro
    dell’Interno Enzo Bianco) ed anche qui il segno che prevale è quello “meno”: meno furti
    (5 per cento rispetto al 2000) e soprattutto meno furti in abitazione (18,3 per cento), anche
    le rapine nelle banche diradano (1,6 per cento). Arriviamo a gennaio e febbraio di quest’anno.
    Decennale di Forza Italia, 24 gennaio, Berlusconi rivela: «La lotta senza quartiere alle
    criminalità ha reso l’Italia uno dei paesi più sicuri d’Europa. Col poliziotto di quartiere ridotto
    di oltre il 40 per cento i reati più odiosi commessi in strada». Un paio di settimane dopo, in
    studio da Bruno Vespa, aggiunge: «La criminalità aumenta in Europa ma è diminuita del 12
    per cento in Italia per certi reati. Negli ultimi tempi abbiamo registrato un calo del 18 per
    cento dei furti negli appartamenti e del 14 per cento dei furti nelle auto».
    Come si vede, Berlusconi ha una sola preoccupazione: ripetere sempre e comunque
    che la criminalità perde terreno. E per questo alterna numeri a dir poco improbabili a citazioni
    parziali se non parzialissime.
    La verità è che non esiste né un’inversione di rotta rispetto agli anni passati, né significativi
    mutamenti. Anzi, in alcuni casi, la condizione è mutata in peggio.
    Chi lo dice? Il Ministero dell’Interno. E non nei rapporti più o meno fantasiosi di metà
    agosto o in interviste dei suoi responsabili ma nella ufficialissima relazione al Parlamento presentata
    l’autunno scorso. Secondo il Viminale «il quadro nazionale della sicurezza pubblica è
    stato caratterizzato nel 2002 da un aumento dei delitti denunciati alle forze di polizia (più 3,13
    per cento) rispetto al 2001». Si inverte una tendenza in discesa che durava dal 1997.
    Si passa dalle 2.205.778 denunce del 2000 alle 2.231.550 del 2002.
    «Sul totale generale dei delitti del 2002 hanno inciso, particolarmente, con una percentuale
    pari al 58,49 per cento, i furti» che rispetto al precedente anno «sono aumentati
    dello 0,14 per cento», Diminuiscono i furti in appartamenti, scippi e borseggi ma esplodono
    le rapine soprattutto alle banche ed agli uffici postali. C’è ben poco da stare allegri, dunque.

    Del resto, istituti pubblici e centri di ricerca sfornano periodicamente veri e propri
    bollettini di guerra. Ecco il Censis nel giugno scorso: nel 2002 aumentati il numero dei reati,
    soprattutto rapine nei negozi. Il 2002 è l’anno di svolta, ma in negativo. L’indagine attesta
    che «Dal ’93 (con 2.259.903 reati denunciati) al 2002 (con 2.231.550) vi è stata una diminuzione
    dell’1,3 per cento. La situazione nel decennio ha subito variazioni considerevoli: il picco
    si è avuto nel ’97, con 2.440.754 reati denunciati alle forze dell’ordine, dopo vi è stato un
    andamento decrescente, con l’unica eccezione dell’ultimo anno in cui le denunce sono aumentate
    del 3,1 per cento». Sempre il Censis, questa volta a dicembre, conferma il trend del
    2002 e denuncia che solo un italiano su dieci si sente tranquillo di notte nel circolare per
    strada. Ancora a dicembre tocca, questa volta, all’Istat che conferma il dato del Censis e,
    quindi, quello del Ministero dell’Interno: più 3,1 per cento reati denunciati nel 2002 rispetto
    all’anno precedente. Ad aumentare, sostiene l’istituto centrale di statistica, sono state soprattutto
    le truffe ma anche le associazioni per delinquere, i tentativi di omicidio, i reati legati
    alla prostituzione ed agli stupefacenti.
    Fino ad ora abbiamo visto la situazione relativa al 2002. Ma la musica non cambia,
    anzi, peggiora, nel 2003. A febbraio una prima fotografia dell’Istat relativa al gennaiosettembre
    dello scorso anno confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente segnala
    un più 9,9 per cento nel totale dei delitti denunciati: crescono omicidi, furti, estorsioni e
    rapine. Si commettono più di centocinquanta furti all’ora e di cento rapine al giorno. Ma,
    soprattutto, si conferma la tendenza al rialzo già monitorata nell’anno precedente. Afferma
    in proposito Marzio Barbagli, docente bolognese, curatore per l’Istituto Cattaneo di una
    ricerca sulla criminalità edita dal Mulino lo scorso autunno (che, tra l’altro, definisce il “Rapporto”
    presentato ad agosto dal Viminale frutto di macroscopiche manipolazioni ed omissioni
    funzionali a presentare un quadro di successi) su “Repubblica”: «Quelli dell’Istat relativi
    ai primi nove mesi del 2003 sono dati allarmanti. Che posso integrare aggiungendo che
    sono in crescita anche i borseggi (più 6 per cento), le rapine (più 2,1 per cento) e le truffe che
    da 40mila nel 2002 sono diventate 140mila nei primi nove mesi del 2003».

    Più borseggi, più rapine alle banche ed agli uffici postali. Più furti. E i poliziotti di
    quartiere, allora, a che servono? Introdotti “in via sperimentale”, i bobbies, come prende a
    chiamarli da subito il presidente del Consiglio, sono la carta d’immagine su cui punta particolarmente.
    Compaiono nel dicembre 2002. Come suo solito Berlusconi prepara l’effetto
    mediatico con cura. Un carabiniere ed un poliziotto, con le divise ideate per l’occasione,
    vengono mostrati ai giornalisti nel giorno in cui si inaugura la nuova sala stampa di palazzo
    Chigi, un trionfo di celeste e bianco con uno gigantesco stemma alle spalle di Berlusconi in
    stile Casa Bianca, Cinquecento agenti per 28 capoluoghi di provincia, il premier tira fuori
    anche uno studio secondo cui «c’è un aumento del 23,9 per cento delle persone che si
    sentono oggi più sicure sia in casa che fuori, con il poliziotto di quartiere i risultati saranno
    davvero strabilianti». Ancora una volta bubbole. E per quanto riguarda i risultati basta
    mettere insieme le dichiarazioni di Berlusconi e quelle di Pisanu per rendersi conto del fallimento.
    Lo scorso gennaio il premier assicura che grazie ai bobbies sono diminuiti «del 40
    per cento» i reati più odiosi commessi in strada. S’è vista la sonora smentita dell’Istat. Ma è
    eloquente in proposito anche il silenzio del ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, che
    al Sole 24 Ore del primo marzo, si limita a dar notizia dei “contatti” (7 milioni) realizzati dai
    poliziotti di quartiere con gente comune e negozianti: di cifre sui reati nemmeno l’ombra. Poi
    riconosce che la sperimentazione «è stata effettuata in un campionario limitato di quartieri»,
    ovvero – come a Roma – in quelli più centrali e quindi meno esposti alla microcriminalità ma
    più sotto gli occhi dei passanti e dei turisti. Nel frattempo i bobbies sono passati a 1200 ed
    altri mille, dice Pisanu, dovrebbero entrare in azione entro la fine dell’anno anche nelle città
    medie.

    Più che poliziotti a piedi, agenti appiedati. È accaduto infatti anche questo. Promessi
    investimenti strabilianti, aumenti contrattuali fino al 50 per cento, rivoluzioni nelle tecniche
    “secondo il modello Aznar” e perfino premi (dirà Berlusconi al Corriere della Sera nell’aprile
    2001: «Se in una zona diminuiscono i borseggi vengono aumentati gli stipendi dei responsabili
    della sicurezza in quell’area») in realtà le Questure si sono trovate senza i soldi per i pezzi
    di ricambio delle auto e perfino per la benzina. Nel giugno scorso il prefetto Alessandro
    Pansa, responsabile per la polizia Stradale, ammetteva sconsolato al Corriere della Sera:
    «Purtroppo siamo effettivamente in una situazione vicina al collasso. Se continua così a luglio
    saremo costretti a fermare numerose macchine della Stradale. È un provvedimento drastico
    ma necessario per garantire la sicurezza dei cittadini e quella del personale».
    Negli stessi giorni i sindacati degli agenti denunciavano che i funzionari erano costretti
    ad anticipare le spese di tasca propria a causa dell’esaurimento dei budget, in alcune città
    i poligoni erano stati chiusi e perfino la consegna delle divise leggere per l’estate era a rischio.
    Cosa stava succedendo? Dopo le tante promesse non solo la Finanziaria aveva limato gli
    stanziamenti ma con il cosiddetto “decreto taglia spese” il ministero del Tesoro aveva tagliato
    un altro 15 per cento del budget del Viminale bloccando, tra l’altro, anche l’assunzione di
    2000 nuovi agenti. La situazione è diventata a tal punto insostenibile che, nella Finanziaria
    2004, - e solo con previsione finale – sono stati stanziati 600 milioni di euro che, però,
    devono coprire anche gli aumenti contrattuali (comunque giudicati insufficienti dalle organizzazioni
    sindacali). In particolare, per le risorse per i contratti, come non ricordare il solenne
    impegno del presidente del Consiglio quando garantì alle forze dell’ordine ed alle forze
    armate «con me avrete tutti almeno un milione al mese in più»: bene, i fondi a disposizione
    per il rinnovo del contratto per il 2004-2005 sono di 50 milioni di euro inferiori a quanto il
    governo dell’Ulivo stanziò per il biennio 2000-2001, con l’aggravante che da allora ad oggi
    l’inflazione è aumentata sensibilmente.
    Naturalmente buona parte dello stanziamento dipenderà dalla disposizione degli
    italiani a non ascoltare le indicazioni di un altro ministero, quello della Salute, perché deriva
    dall’aumento del prezzo dei tabacchi e quindi il fumo fa male ma se non si fuma le guardie
    non potranno inseguire i ladri.

  2. #2
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    Predefinito Re: Criminalità: il ministero degli Interni smentisce le televendite di Berlusconi.

    In Origine Postato da stophere
    [...]Naturalmente buona parte dello stanziamento dipenderà dalla disposizione degli italiani a non ascoltare le indicazioni di un altro ministero, quello della Salute, perché deriva dall’aumento del prezzo dei tabacchi e quindi il fumo fa male ma se non si fuma le guardie non potranno inseguire i ladri.
    E' tutto coordinato; anche questo è un provvedimento "ad personam"....

 

 

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