L'ultimo Signorsì di Berlusconi a Bush. Speriamo non ci chiedano anche il Colosseo
"La svolta. Le strutture lasciate vuote dalla 5ª Ataf avranno un nuovo inquilino militare
Il sì del governo italiano a quello statunitense è già ufficiale, dopo la richiesta presentata da Washington mesi fa
Al Dal Molin arrivano gli Usa
di G. Marco Mancassola
L’intesa c’è: il “Dal Molin” apre le porte a 2 mila soldati americani. È questo il succo dell’accordo trovato in questi giorni fra il ministero della Difesa e i vertici militari a stelle e strisce.
La notizia circolava insistentemente da tempo in ambienti militari e governativi nell’ottica del futuro dell’area ex Nato, cui la V Ataf (Forza aerotattica alleata) ha dato addio nel settembre del 2001.
Oggi nel settore militare restano soltanto il 27° genio campale e il 10° gruppo manutenzioni elicotteri, che secondo i programmi se ne dovrebbero andare entro il 2006, e un residuo gruppo di militari dell’Aeronautica, che dovrebbe lasciare l’area nel 2007.
L’accordo con il ministero della Difesa, tuttavia, dovrebbe essere limitato alle sole strutture ex Nato e quindi non sarebbe incompatibile con gli attuali occupanti. Né dovrebbe ostacolare i piani di Aeroporti vicentini spa, impegnata nell’operazione di rilancio dell’aerostazione civile. Un’operazione legata a doppio filo alla disponibilità della pista, da cui entro la fine dell’anno dovrebbe decollare il primo volo da Vicenza a Roma.
Ma come si è arrivati a questa soluzione? La Nato aveva preso in consegna il “Dal Molin” nel lontano 1956, quando l’aeroporto aveva poche strutture, restituendo cinquant’anni dopo un complesso dotato di hangar, palazzine e altri servizi. Strutture da parecchi milioni di euro, tanto da reclamare un forte indennizzo. Il conto è stato presentato naturalmente alla Difesa, che non aveva certo intenzione di sborsare cifre esorbitanti per un impianto che l’Aeronautica sta per lasciare.
Di qui l’offerta a stelle e strisce della Setaf, che ha proposto allo Stato di versare un assegno milionario chiedendo, in cambio, di poter usufruire dell’area nord della città, dove verrebbero riuniti circa 2 mila militari Usa oggi sparsi in altre basi del Settentrione. Il secondo obiettivo sarebbe poi di riorganizzare la presenza americana a Vicenza, riordinando o eventualmente eliminando alcune strutture logistiche di deposito e di magazzino presenti in varie località del capoluogo e della provincia. Concentrare in un unico maxi-centro magazzini e strutture logistiche significherebbe risparmiare dollari e guadagnare in termini di gestione della sicurezza.
Già nel settembre scorso al “Dal Molin” si era presentato un team di tecnici americani per misurare uno a uno gli edifici dell’ex complesso Nato che ospitava l’Ataf.
Da anni, d´altra parte, l’Alto comando dell’esercito americano in Europa, di stanza in Germania, aveva indetto un bando pubblico per trovare un’area capace di ospitare 500 alloggi, più della stessa Housing area di Vicenza est, dove sono alloggiate 370 famiglie. Sulla carta, erano state coltivate ipotesi per i terreni lungo via Aldo Moro, oppure per l’area Ipab a S. Pietro Intrigogna. La soluzione finale, invece, ha premiato il “Dal Molin”, mettendo d’accordo le esigenze di Roma con quelle di Washington.
Da Il Giornale di Vicenza del 23 Aprile 2004




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