Camice nere di Rauti, di Gramazio e d' er Pecora!
Camerati del Fronte Nazionale, di Forza Nuova e della Fiamma Tricolore!
Nostalgici del Figlio del fabbro dalle Alpi al Lilibeo, ascoltate!
Il sole non sorge più tanto libero e giocondo dacché una masnada di barattieri italoforzuti, una combutta di ciurmatori azzurri che mangiano 5 volte al giorno bivacca sui Colli Fatali mettendo le sue plutocratiche grinfie sulla Città eterna, Madre delle genti e culla dell' Impero.
Tengono loro valido bordone nel vilipendere il Tricolore una tribù di celti che, per quanto inurbati, non son per questo meno beceri e selvaggi.
Indarno i vostri ex-camerati di AN tentano d' opporsi: essi son ridotti a zerbino del satrapo, ligi a ogni suo osceno volere.
Gli eredi di uno Starace, che zompava a petto nudo attraverso cerchi di fuoco, di un Graziani, che gasava gli abissini a mucchi, di un Farinacci, che non manganellava mai meno di 10 contadini al giorno, son costretti a far la fila alla tavola di Arcore sperando ne cada qualche briciola.
Questo, di tanta speme, è ciò che resta.
Assisterete voi inerti all' orripilante banchetto consumato sulle misere spoglie della Patria?
Ma ahimé, non vi vedo cinti del bosso e del ricino ond' eran carchi i vostri antichi Padri...
Ed allora a me l' arme, qua l' arme: una falce, un martello...io sol combatterò, procomberò sol io.
G.G.![]()




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