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Discussione: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

  1. #311
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    Predefinito Rif: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    "Dammi l'i-phone o ti brucio casa"
    Bullo 23enne sotto processo
    Il giovane originario di Foggia tormentava tre ragazzi di Senigallia, di cui uno minorenne all'epoca dei fatti, minacciando di picchiarli



    Il Resto Del Carlino - Ancona - "Dammi l'i-phone o ti brucio casa" Bullo 23enne sotto processo


    Senigallia (Ancona), 3 marzo 2011 - Tentata estorsione, rapina e minacce aggravate nei confronti di tre ragazzi di Senigallia, tra i quali uno minorenne al momento dei fatti: per questo è finito a giudizio A. F., 23 anni, originario di Foggia. Tra i fatti contestati, ripercorsi oggi in aula ad Ancona dalle vittime, anche la richiesta al minorenne di fargli avere un I-Phone altrimenti lo avrebbe picchiato.



    Sono episodi che risalgono al periodo compreso tra gennaio e maggio 2010. A gennaio, l’imputato avrebbe sottratto 60 euro a uno dei ragazzi minacciandolo con un coltello. Nel secondo, avvenuto a maggio, avrebbe fermato il minorenne in sella a una bicicletta, gli avrebbe preso del denaro e lo avrebbe minacciato e poi colpito con il cavalletto della sua bici per costringerlo a procurargli un I-Phone. Infine, avrebbe minacciato di bruciare casa a un altro di loro. Il processo proseguirà il prossimo 13 aprile.

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  2. #312
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    Predefinito Milano, violentata in centro mentre fa jogging: finisce in manette un marocchino plur

    Milano - Il 30 marzo scorso in viale Molise a Milano aveva molestato una donna mentre faceva jogging. L’uomo, un cittadino marocchino è finito oggi in manette. "Dobbiamo -dice il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato- ancora una volta constatare che i delitti da strada, dalle aggressioni ai reati predatori allo spaccio, parlano quasi esclusivamente straniero. Era tunisino clandestino l’autore del primo stupro del 2011 a Milano. Ed era un romeno nullafacente e ricercato il soggetto fermato dalla Polizia di Stato lo scorso 28 marzo per un’aggressione a danno di una studentessa. Va comunque ribadito che gli stupri a Milano sono diminuiti dell’80% in 4 anni grazie a un maggior controllo del territorio. E 9 violentatori su 10 vengono individuati, come ha detto il prefetto Gian Valerio Lombardi"

    Secondo De Corato "questo è il risultato delle nuove direttive dell’Unione europea e delle sentenze della Consulta e di altri organi giudiziari che da alcuni mesi hanno di fatto azzerato a Milano arresti ed espulsioni dei clandestini. Ed ecco perchè il governo italiano è costretto a correre ai ripari cercando delle vie di uscita con difficili accordi internazionali con la Tunisia. Perchè non va dimenticato che dei 25 mila migranti sbarcati circa 13 mila erano evasi dalle carceri come aveva detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il che dimostra quanto siano irresponsabili le idee del centrosinistra che, sulla scorta dei cattivi propositi della defunta legge Amato-Ferrero e dei disastri del governo Prodi, vorrebbe spalancare le porte agli immigrati clandestini e ai rom abusivi".

    LINK
    STOP IMMIGRATION - START REPATRIATION
    - Standing Up For Great Lombardy -

  3. #313
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    Predefinito Rif: Milano, violentata in centro mentre fa jogging: finisce in manette un marocchino

    «Giovani nullafacenti»
    Brindisi tra le città
    ai primi posti in Italia



    ROMA – Napoli 'strappa un altro record non proprio invidiabile: quello dei giovani 'neet', che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione. Nullafacenti. Quasi mai per scelta, bensì per perdita di fiducia. La loro età va dai 15 ai 29 anni.

    L’acronimo è anglosassone e significa, appunto, 'Not in Employment, Education and Training'. In tutta Italia si stima che oltre 2 milioni siano in queste condizioni e che per il 56,5% siano donne: alcuni di loro sono scesi in piazza sabato scorso perchè fanno parte di quegli eterni giovani, senza diritti e certezze, che hanno partecipato alla mobilitazione nazionale dei precari.

    La loro incidenza sul totale dei giovani di quell'età supera il 21%. Un’analisi dettagliata del fenomeno, con un occhio particolare alla sua distribuzione territoriale, è contenuta nell’ultimo bollettino 'Monitor', la banca dati dei mercati del lavoro del ministero curata dall’agenzia tecnica Italia Lavoro.

    Un tasso, quello dei giovani 'neet', che schizza nel Mezzogiorno con un valore pari circa al 30% fino a toccare il 33,3% nel caso delle donne e il 27,4% degli uomini: il doppio o più del doppio dei tassi delle altre aree del Paese. Per esempio, nel nord-est è pari al 13,2%, nel nord ovest al 15,4% e al centro al 16,1%.

    Ma non è solo il capoluogo campano a detenere il triste primato dei giovani 'neet': Napoli è in compagnia con Catania (36,4%), Brindisi e Palermo (entrambe 36,3%). Dunque, in prevalenza nelle regioni Campania (dove il valore medio regionale è del 33,5%), Sicilia (33%), Calabria (28,8%) e Puglia (28,6%).

    Inferiore rispetto al Meridione, ma ugualmente rilevante anche il tasso che si registra in lacune province del centro-nord, superiore al 18%, dove i mercati del lavoro sono più critici come Frosinone, Massa Carrara, Rieti, Livorno, Chieti, Imperia, Gorizia, Terni, Latina, Ascoli Piceno.

    Quanto al titolo di studio, i valori più alti si hanno per i giovani che possiedono il diploma di scuola superiore e la licenza media. In particolare per quest’ultimo titolo, si registrano valori particolarmente elevati, pari a circa il doppio della media nazionale, in Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.

    La Gazzetta del Mezzogiorno.it | «Giovani nullafacenti» Brindisi tra le città ai primi posti in Italia
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #314
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    Predefinito Rif: Milano, violentata in centro mentre fa jogging: finisce in manette un marocchino

    Cronache
    27/04/2011 -
    "Fu Totò Riina il mandante della strage sul rapido 904"

    Ordinanza di custodia cautelare per l'ex capo di Cosa Nostra
    NAPOLI
    Fu il capo di Cosa Nostra, Totò Riina, ad ordinare la strage del rapido 904 che il 23 dicembre 1984 provocò 16 morti. È l’accusa contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare che i carabinieri del Ros di Napoli hanno notificato stamattina al boss nel carcere di Opera.

    Il provvedimento è stato firmato dal gip Carlo Modestino che ha accolto le richieste dei pm della Dda Paolo Itri e Sergio Amato, i magistrati che hanno riaperto l’indagine sulla base sia di nuove dichiarazioni di pentiti di mafia e di camorra - tra cui Giovanni Brusca - , sia di confronti tra le tracce dell’esplosivo utilizzato nella strage di Natale con quello adoperato in altri attentati di mafia. Come la strage di via D’Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.

    Che la mafia fosse coinvolta nell’eccidio di 27 anni fa era un dato storico già acclarato nella sentenza definitiva, emessa dopo i processi di Firenze, che indicò come responsabili a vario titolo il «cassiere» di Cosa Nostra Pippo Calò, Guido Cercola, Franco Agostino e Friedrich Schaudinn. Ora un provvedimento della magistratura napoletana chiama in causa direttamente il capo della Cupola e inserisce l’attentato di Natale all’interno della strategia stragista perseguita dai Corleonesi. Il sanguinoso episodio rappresentò la prima «risposta» ai mandati di cattura relativi al maxi processo a Cosa Nostra emessi nel settembre 1984 dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma cosa si proponevano gli autori dell’eccidio? Tutto è riconducibile alle pressioni sullo Stato che Totò Riina voleva esercitare e che «erano destinate ai (veri o presunti che fossero) referenti politici del predetto mafioso», come ha sottolineato il procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico. Si trattava, scrive il coordinatore della Dda partenopea, di «una sostanziale forma di ricatto, al fine di indurre tali soggetti ad intervenire efficacemente per condizionare, a livello giudiziario, ed a beneficio dell’organizzazione, l’andamento del maxi processo».

    Il disegno strategico di Riina prevedeva che l’attentato apparisse cone un «fatto politico», ovvero un delitto attribuibile al terrorismo eversivo, e ciò allo scopo di occultare la matrice mafiosa. Nella strage del rapido 904 e in quella di via D’Amelio fu utilizzata la stessa combinazione di esplosivi, costituita dal Setex H e da candelotti di dinamite pulverulenta nitroglicerinata, di impiego civile, denominata Brixia B5. Il Brixia 5, a sua volta, è lo stesso tipo di esplosivo che componeva l’ordigno piazzato nella zona antistante la villa dell’Addaura dove avvenne l’attentato al giudice Giovanni Falcone, nel giugno del 1989. Dalle dichiarazioni di vari pentiti di camorra è emerso che almeno una parte dell’esplosivo utilizzato per la strage sul treno sarebbe stato trasportato presso la stazione centrale di Napoli ed introdotto sul treno ad opera di camorristi attivi nelle zone della Sanità e di Forcella.

    Per gli inquirenti insomma vi fu un coinvolgimento della malavita organizzata napoletana, e in particolare del gruppo che fa capo a Giuseppe Misso, anche se le sentenze definitive hanno scagionato tali imputati, i quali pertanto non sono più processabili. Una considerazione che si basa sulle recenti dichiarazioni di quattro pentiti: Luigi, Salvatore e Guglielmo Giuliano, della nota famiglia di Forcella nonchè Salvatore Stolder. Tutti hanno chiamato in causa il gruppo di Misso.

    "Fu Totò Riina il mandante della strage sul rapido 904"- LASTAMPA.it

    Bruciare i mafiosi non è reato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #315
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    Predefinito Rif: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Rapine violente, sgominata baby-gang a Milano
    Custodia cautelare per venti minorenni sudamericani, fermo per altri sei

    09:27 - Avevano costituito una banda per mettere a segno rapine, spesso con modalità violente. Contro di loro, venti minorenni sudamericani, la polizia di Milano ha emesso altrettanti ordini di custodia cautelare. I venti giovanissimi organizzavano i colpi in serie. Nella stessa operazione gli agenti stanno procedendo al fermo di sei maggiorenni.
    Tutta la gang è composta di persone di origini sudamericane, compresi i sei maggiorenni. A eseguire l'operazione sono stati i poliziotti del commissariato Mecenate.

    I giovani individuati appartengono tutti quanti alle bande dei Latin Dangerz e dei Los Brothers. Secondo quanto accertato dalle indagini il gruppo, formato tutto da latino-americani, si sarebbe reso responsabile di rapine portate a termine con aggressioni violente nei confronti delle vittime.

    Indagini anche su Youtube
    Gli investigatori hanno scavato anche nei social network e nei video di Youtube per cercare di ricostruire l'organigramma e i colpi della band. L'indagine era iniziata nel maggio 2010 dopo una serie di colpi messi a segno dai baby rapinatori soprattutto in metropolitana.

    Gli arrestati e i fermati spesso inserivano su Youtube immagini e video delle loro azioni cercando così di acquisire considerazione tra i componenti "anziani" delle pandillas Latin Dangerz e Los Brothers, appunto che a Milano operano nell'ambito della criminalità giovanile straniera.

    Rapine violente, sgominata baby-gang a Milano. Custodia cautelare per venti minorenni sudamericani, fermo per altri sei - Cronaca - Tgcom

  6. #316
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    Predefinito Rif: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    ANSA.it > Top News > News Anm Napolincentivi a dipendenti morti
    Numerose irregolarita' nel sistema di trasferimenti
    17 maggio, 14:03

    NAPOLI, 17 MAG - Assegnavano incentivi per il pensionamento anticipato a dipendenti deceduti, intascando loro stessi il denaro. Le accuse riguardano dirigenti e sindacalisti dell'Azienda napoletana mobilita' coinvolti nell'inchiesta che ha portato a due arresti e a una serie di perquisizioni in diverse regioni italiane. Gli indagati sono 8, per 2, Sabato Carotenuto, ex direttore del personale, e Vincenzo Colimoro, dipendente e sindacalista Uil, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #317
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    Predefinito Rif: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio

    NAPOLI, 17 MAG -

    Assegnavano incentivi per il pensionamento
    anticipato a dipendenti deceduti...
    qui la fantasia non ha limiti.

  8. #318
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  9. #319
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  10. #320
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    Predefinito Rif: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    La mafia infiltrata nel ponente
    Bordighera, così il prefetto sminuì la ’ndrangheta

    20 maggio 2011
    | Francesco Bonazzi e Matteo Indice

    L’articolo completo con retroscena e approfondimenti sul Secolo XIX

    Genova - Per il signor prefetto d’Imperia, Francesco Paolo Di Menna, a Bordighera la mafia non c’è mai stata. Al massimo «irregolarità di tipo amministrativo, senza ingiustificati favoritismi » nei confronti delle famiglie calabresi Pellegrino e Barilaro. Per il ministro degli Interni Roberto Maroni, invece, «il comune presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata,che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi» e ne rendono necessario lo scioglimento «in relazione all’estensione dell’influenza criminale».
    A distanza di due mesi e mezzo dallo choc del primo comune sciolto per ’ndrangheta in Liguria, Il Secolo XIX è in grado di rivelare, attraverso un lungo carteggio riservato, l’incredibile braccio di ferro andato in scena tra il rappresentante del governo a Imperia e il ministro della Lega Nord. Un conflitto risolto di forza da Maroni, che nonostante le ripetute relazioni con le quali Di Menna ha provato a ridimensionare i risultati delle inchieste dei carabinieri e della procura imperiese, alla fine ha firmato il decreto che ha mandato a casa il sindaco di centrodestra Giovanni Bosio.

    La mafia infiltrata nel ponente - Bordighera,cos
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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