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Discussione: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

  1. #541
    Lijepa naša domovino
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

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    29 ottobre 2013
    'Ndrangheta: 17 arresti in tutta Italia
    Decisivo il contributo della Garofalo


    Le persone sono tutte affiliate a un'organizzazione criminale e tra loro ci sono i responsabili di sette omicidi avvenuti tra il 1989 e il 2007

    123 - Operazione dei carabinieri di Crotone che hanno arrestato 17 persone affiliate a un'organizzazione criminale legata alla 'ndrangheta. Sono stati identificati i responsabili di sette omicidi avvenuti tra il 1989 e il 2007 in una guerra di cosche. Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti in varie regioni tra cui l'Emilia Romagna, dove da anni le cosche del Crotonese concentrano i loro interessi.
    I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip su richiesta della Dda di Catanzaro, sotto le direttive della quale si è svolta l'attività investigativa che ha portato agli arresti ed alle perquisizioni. Oltre che in Calabria, l'operazione è stata effettuata in Emilia, Romagna, Lombardia, Piemonte, Campania e Abruzzo. Agli arrestati vengono contestati, a vario titolo, oltre agli omicidi, la detenzione abusiva di armi e lo spaccio di droga.
    Le indagini che hanno portato alla retata sono basate anche sulle dichiarazioni di Lea Garofalo, la testimone di giustizia fatta uccidere a Milano dal marito, Carlo Cosco. Prima che il marito la facesse sequestrare e uccidere, la Garofalo aveva fornito un importante contributo per svelare gli affari delle cosche della 'ndrangheta del Crotonese.

    'Ndrangheta: 17 arresti in tutta ItaliaDecisivo il contributo della Garofalo - Tgcom24

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  2. #542
    Lijepa naša domovino
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Mercoledì, 18 Dicembre 2013 08:03
    Mafia. Estorsione, 8 arresti a Milano




    MILANO - Sono otto le misure di custodia cautelare disposte dal Gip di Milano ed eseguite dai Carabinieri nei confronti di persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso.
    Gli arresti seguono i 23 dell'ottobre 2012, quando le indagini dell'Antimafia si concentrarono sulle relazioni tra la cosca calabrese dei Mancuso e l'assessore alla casa del Pirellone, Zambetti. Dopo la politica e i voti di scambio, tocca oggi al settore economico, con estorsioni a commercianti e imprenditori

    Mafia. Estorsione, 8 arresti a Milano



  3. #543
    Lijepa naša domovino
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Barletta, operazione contro ladri di gasolio in sei regioni: 6 arresti


    Barletta, 7 gen. (LaPresse) - E' in corso dalla prime ore dell'alba una vasta operazione dei carabinieri del comando provinciale di Bari nei confronti di una banda di predoni di carburanti che, con ritmi serrati, ha commesso una serie di furti ai danni di aziende e depositi di gasolio in Puglia, Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Campania. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Trani, hanno consentito di arrestare sei pregiudicati di Andria e Cerignola (Foggia) accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti, e hanno messo fine alle scorribande del gruppo che da circa due anni ha funestato più regioni dell'intera penisola.Fonte: LaPresse

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  4. #544
    Lijepa naša domovino
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    'Ndrangheta, dieci arresti per droga ed estorsioni: le mani anche sulle discoteche

    Estorsioni e droga: colpo alla cosca "Barbaro-Papalia" a Corsico, Buccinasco e Trezzano. Gestivano anche la security in alcune discoteche, infiltrate: De Sade, Magazzini Generali, Codice a barre e Borgo dei sensi. Alcuni imprenditori estorti ottenevano benefici economici. Riaperto il caso di un omicidio irrisolto del 1976

    Milano, 8 gennaio 2014 - I carabinieri e i finanzieri dei comandi provinciali di Milano hanno arrestato all'alba dieci persone accusate di appartenere alle cosche 'ndranghetiste della provincia di Reggio Calabria, operanti da decenni nell'hinterland milanese. Gli indagati farebbero parte della cosca Barbaro-Papalia,operante nell'area di Corsico, Buccinasco e Trezzano sul Naviglio, nell'ambito della struttura 'ndranghetista "La Lombardia". L'indagine ha confermato il controllo criminale del territorio da parte dei "calabresi", anche attraverso patti con altre organizzazioni omologhe.
    L'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso ha raggiunto in carcere Antonio Papalia fratello di Domenico e Rocco, anch'essi già detenuti. Il giudice per le indagini preliminari Franco Cantù Rajnoldi ha disposto l'arresto anche per altri nove: Agostino Catanzariti, Saverio Catanzariti, Michele Grillo, Abderrahim Halil, Giuseppe Massari, Giuseppe Mesiti, Flavio Scarcella, Natale Trimboli e Antonio Virgara.
    Secondo le accuse della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Milano, gli arrestati controllavano un giro di "recupero crediti" fondato sulla consueta attività di estorsione, approvigionamento economico dallo spaccio di droga e si erano impadroniti anche del business della sicurezza in alcune discoteche milanesi. I locali notturni colpiti da infiltrazioni della 'ndrangheta hanno nomi noti a tutti: Magazzini Generali, Codice a barre, De Sade e Borgo dei sensi (ex Parco delle rose). Emergono dall'ordinanza di custodia cautelare.
    Da una parte gli imprenditori che subivano il ricatto dell'estorsione, dall'altra ottenevano anche vantaggi economici, beneficiando anche della capacità della 'ndrangheta di intimidire alcuni testimoni di un processo svoltosi avanti al Tribunale di Milano. Parte del ricavato delle attivita' illecite serviva a sostenere i vertici delle cosche in carcere i fratelli Antonio, Domenico e Rocco Papalia.
    CASO RIAPERTO - Ma non è tutto. L'ordinanza che ha portato agli arresti di stamani scoperchia il caso irrisolto di un omicidio avvenuto 37 anni fa a Milano. La Dda ha infatti riaperto le indagini sull'omicidio delnomade Giuseppe De Rosa, avvenuto nel 1976. ''Grazie alle intercettazioni ambientali - si legge nell'ordinanza firmata dal gip Franco Cantù Rajnoldi di Milano - sono emersi precisi elementi diresponsabilita' a carico di Rocco Papalia, storico boss della 'ndrangheta in Lombardia.
    L'omicidio del nomade Giuseppe De Rosa, si legge nell'ordinanza emessa su richiesta del procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini e del pm Paolo Storari, e' una ''sorta di pietra miliare nell'affermazione della 'ndrangheta platiota'', ossia originaria di Plati' (Reggio Calabria), ''a Milano". Per quel caso, nel 1978 fu prosciolto, fra gli altri, lo stesso Rocco Papalia.
    "L'omicidio - spiega il gip nel provvedimento - avvenne nella tarda sera di sabato 9 ottobre 1976 in Milano nei pressi della discoteca Skylab, sita in via Massarani, traversa di corso Lodi. Il fatto di sangue, pero' - si legge ancora - fu diretta conseguenza di una rissa verificatasi la sera precedente presso la discoteca 'Il parco delle rose' (oggi denominata 'Borgo-Karma') a causa di Carmen Rossini'', una donna ''contesa daRocco Bevilacqua'', che faceva parte di un gruppo di nomadi assieme proprio a De Rosa, ''e Nino Cerra'' che, invece, faceva ''parte di un gruppo di giovani calabresi''.
    Quella sera di ottobre del 1976 ''il gruppo dei nomadi decise di andare allo 'Skylab' per tentare di riappacificarsi con i calabresi'', ma poi si verifico' una sparatoria e venne ucciso De Rosa. Dall'ordinanza emerge che inquirenti e investigatori - soprattutto grazie ad un'intercettazione ambientale dell'aprile 2012 nella quale venne captata la voce di Agostino Catanzariti, uno dei presunti boss arrestati nel blitz di stamani, che avrebbe avuto il compito di coordinare l'attivita degli altri sodali - hanno trovato nuovi elementi per riaprire le indagini a carico di Rocco Papalia e altre persone. ''Gli ha messo la pistola all' orecchio (...) gliel'ha scaricata tutta nel corpo, partendo dalla testa ad andare in basso'', diceva Catanzariti, intercettato dai carabinieri.
    I PERSONAGGI DELL'INCHIESTA - L'uomo-chiave dell'inchiesta e' Agostino Catanzariti, arrestato per associazione mafiosa quale capo e organizzatore, in possesso della dote de "'Il vangelo' (...) con il compito di coordinare la attivita' degli altri associati, di tenere i contatti con gli altri sodali detenuti, provvedendo anche al loro sostentamento economico".
    Tra gli arrestati anche Flavio Scarcella che avrebbe chiesto e ottenuto "l'intervento di Catanzariti Saverio (anche lui finito in carcere, ndr) per mediare con la famiglia mafiosa Flachi ed in particolare con Flachi Enrico, per la gestione della sicurezza alla interno della discoteca De Sade". Un ruolo di capo lo avrebbe rivestito Antonio Papalia, sovraintendendo "alla attivita' di spaccio di stupefacente nel territorio di Corsico- Buccinasco, manifestando il suo ruolo di vertice non maneggiando mai la sostanza stupefacente".

    'Ndrangheta, dieci arresti per droga ed estorsioni: le mani anche sulle discoteche - Il Giorno - Milano

  5. #545
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Bruciare i mafiosi non è reato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #546
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Monza: far west in ufficio postale, rapinatori si fanno consegnare 18.000 e fuggono

    Far west, ieri mattina, nell’ufficio postale di via Molino, a Cogliate (Monza e Brianza). Due uomini sui 55 anni, con accento meridionale, sono entrati per mettere a segno una rapina. Il bilancio parla di un carabiniere e un malvivente feriti, nonché vetrine rotte e due donne prese in ostaggio. A quanto pare, i due delinquenti, entrambi con passamontagna, si sono fatti consegnare 18.000 euro da una dipendente dell’ufficio postale; poi, l’hanno costretta ad aprire la porta posteriore per cercare di fuggire da un cortile interno. Uno dei rapinatori, alla vista dei carabinieri, subito arrivati sul posto, ha sparato. Un militare 36enne è stato ferito all’inguine. E’ nato un conflitto a fuoco da cui è scaturito anche il ferimento di uno dei rapinatori, attualmente ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza.

    Monza: far west in ufficio postale, rapinatori si fanno consegnare 18.000 e fuggono | News ? Altopascio.info

  7. #547
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    Citazione Originariamente Scritto da lanzichenecco Visualizza Messaggio
    Monza: far west in ufficio postale, rapinatori si fanno consegnare 18.000 e fuggono


    Far west, ieri mattina, nell’ufficio postale di via Molino, a Cogliate (Monza e Brianza). Due uomini sui 55 anni, con accento meridionale, sono entrati per mettere a segno una rapina. Il bilancio parla di un carabiniere e un malvivente feriti, nonché vetrine rotte e due donne prese in ostaggio. A quanto pare, i due delinquenti, entrambi con passamontagna, si sono fatti consegnare 18.000 euro da una dipendente dell’ufficio postale; poi, l’hanno costretta ad aprire la porta posteriore per cercare di fuggire da un cortile interno. Uno dei rapinatori, alla vista dei carabinieri, subito arrivati sul posto, ha sparato. Un militare 36enne è stato ferito all’inguine. E’ nato un conflitto a fuoco da cui è scaturito anche il ferimento di uno dei rapinatori, attualmente ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza.

    Monza: far west in ufficio postale, rapinatori si fanno consegnare 18.000 e fuggono | News ? Altopascio.info
    Ora i meridionali si offendono, povere bestie.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #548
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    perché non dicono i nomi dei feriti ? non sarà per caso cosa loro ?

  9. #549
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Orrore in Calabria, un bambino e due adulti uccisi e bruciati

    I tre cadaveri erano in un'auto carbonizzata che si trovava in una zona impervia a Cassano allo Jonio, nel cosentino. La strage è legata allo spaccio di droga

    19 gennaio 2014

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    Cosenza, l'auto con i cadaveri carbonizzati: il sopralluogo





    Inquirenti sul luogo dov'è stata trovata l'auto bruciata con i corpi carbonizzati di un bambino e due adulti a Cassano allo Jonio (Cosenza) (ansa)

    CASSANO ALLO JONIO
    (Cosenza) - Una spietata esecuzione. E tra i morti c'è un bambino di soli tre anni. La 'ndrangheta non l'aveva mai fatto. Il bimbo è la vittima innocente della feroce violenza che si è abbattuta contro una famiglia allo sbando.

    Le vittime. I corpi carbonizzati di tre persone sono stati trovati stamani all'interno di un'auto a Cassano allo Jonio (Cosenza). La macchina bruciata era dietro un rudere lungo una strada sterrata, in una zona di campagna impervia e difficile da raggiungere. Secondo gli investigatori, i tre sono stati uccisi e successivamente dati alle fiamme. Il corpo dell'uomo è stato infatti ritrovato nel cofano dell'auto. I cadaveri stati individuati da un cacciatore che ha allertato i militari. I morti sono: il 52enne sorvegliato speciale Salvatore Iannicelli, una donna marocchina che l'uomo frequentava da tempo, Ibtissa Touss, 27 anni, e un bambino di tre anni, nipote dell'uomo. Dei tre si sono perse le tracce giovedì, venerdì mattina il figlio di Iannicelli ha lanciato l'allarme. L’auto carbonizzata, una Fiat Punto, corrisponde al modello di proprietà del 52enne.

    Cosenza, l'auto con i cadaveri carbonizzati: il sopralluogo




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    L'incredulità del pm. "Come si fa ad uccidere un bambino di tre anni in questo modo", si chiede, sconvolto, il procuratore della Repubblica di Castrovillari che sta coordinando le indagini, Franco Giacomantonio. "Si è superato ogni limite. E' qualcosa di inaudito. In tanti anni di lavoro - aggiunge il magistrato - credo che questo sia uno degli omicidi più efferati di cui è toccato occuparmi".

    La triste infanzia del piccolo ucciso. L'omicidio potrebbe essere legato ad una vendetta nell'ambito della criminalità che gestisce il traffico di droga. Lo spaccio appare, infatti, l'elemento che lega le sorti di molti dei componenti della famiglia Iannicelli. Salvatore Iannicelli aveva in custodia il bambino poiché sua figlia (mamma del piccolo) è in carcere a Castrovillari. Anche il padre del bambino è detenuto per droga. Assieme alla madre Antonia, che ha altri due figli a 24 anni, il bambino ha addirittura avuto modo di conoscere, ancora in fasce, l'esperienza del carcere dopo l'arresto della donna. In braccio alla mamma, al freddo della gabbia dell'aula bunker riservata ai detenuti dell'istituto penitenziario di Castrovillari, il bambino ha partecipato, lo scorso anno, all'udienza di un processo. Una scena che fece rabbrividire i presenti e che segnò l'avvio di una campagna di sensibilizzazione portata avanti da Franco Corbelli, del movimento Diritti Civili, conclusasi con la concessione alla donna degli arresti domiciliari. Beneficio che, però, durò ben poco: Antonia, infatti, non rispettò gli obblighi della detenzione domiciliare e venne subito riportata in carcere.

    Da quel momento ad occuparsi del bambino è stato il nonno, Giuseppe Iannicelli. L'uomo, dopo che la moglie, Maria Rosaria Nucera, era stata arrestata, anche lei per droga - così come era accaduto ad un'altra figlia, Simona, che è attualmente ai domiciliari - aveva allacciato una relazione con la giovane donna marocchina che ha subito il suo stesso destino e quello del nipote. Era pregiudicato e sottoposto a misure restrittive, non poteva uscire di casa dalle otto di sera alle otto del mattino. Forse è andato a un appuntamento con i suoi assassini, presentandosi di proposito con la compagna e il nipotino.

    Lo sgomento del sindaco. A Cassano allo Jonio, a poche ore dal ritrovamento dei corpi, si registrano solo sgomento e incredulità. La dinamica del triplice omicidio ha lasciato tutti pietrificati. Mai era successo, in una zona certo non immune da guerre di mafia anche sanguinose, che venisse coinvolto un bambino così piccolo. "Cassano - ha detto il sindaco, Franco Papasso - non è questa. Mai avrei voluto commentare una simile circostanza. Sono sbigottito ed addolorato, soprattutto per la ferocia con cui è stato consumato un simile crimine. Inorridisco, soprattutto, poiché tra le vittime c'è un bambino di appena tre anni, e mi chiedo con quale coraggio un uomo possa usare tanta ferocia contro i suoi simili e, ancor di più, contro un innocente".


    http://www.repubblica.it/cronaca/2014/01/19/news/carbonizzati_calabria-76348304/?ref=HREC1-2
    Ultima modifica di Eridano; 20-01-14 alle 08:31
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #550
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    Predefinito Re: Immigrati criminali - archivio delle malefatte allogene

    Varese, assalto a furgone polizia Evaso un boss, morto il fratello
    182 03 FEB 2014


    (AGI) - Milano, 3 feb. - Momenti di panico e scene da far west oggi a Gallarate, in provincia di Varese. Un commando armato ha assaltato un furgone della polizia penitenziaria facendo evadere un ergastolano. Nel corso della sparatoria sono rimaste ferite due persone (un agente e un componente del commando, morto successivamente), mentre il detenuto, presunto boss della 'ndrangheta che stava per essere trasferito dal carcere al Tribunale di Busto Arsizio, e' riuscito a fuggire. L'evaso e' Domenico Cutri', 32 anni, condannato all'ergastolo e rinchiuso nel carcere di Cuneo. Da venerdi' scorso, pero', era stato tradotto nel penitenziario di Busto Arsizio proprio perche' stamane doveva essere presente al processo nelle aule del tribunale di Gallarate. Il membro del commando rimasto ucciso e' il fratello del boss evaso, Antonino Cutri', nato nel 1983.
    L'altro membro del commando, ferito nel corso della sparatoria, e' stato fermato poco distante il luogo dell'assalto. Non sono gravi i due agenti feriti nella sparatoria.
    Secondo il personale medico del 118 le ferite riportate dagli agenti non sono dovute a colpi di arma da fuoco. Un agente, infatti, ha riportato un trauma cranico e un altro delle ferite agli occhi provocate da uno spry urticante. Entrambi sono stati ricoverati in codice verde. Domenico Cutri', di origine calabrese ma residente a Legnano, era stato condannato all'ergastolo con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio di Lukacs Kobrzeniecki, giovane polacco freddato a Trecate (Novara) nella notte fra il 15 e il 16 giugno del 2006.
    Nel dicembre del 2012, la Corte di Appello di Torino aveva confermato la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Novara che condannava al carcere a vita il 'boss'. A nulla servi' la testimonianza dell'amante dell'uomo, rivelatasi poi fasulla. La pena e' stata ribadita anche in appello. L'omicidio risale ormai a piu' di 6 anni fa: il giovane polacco, operaio 22enne, fu ucciso in un agguato mentre tornava a casa sua dopo una serata passata al bar con gli amici. A ucciderlo, i colpi di pistola sparati da un'auto in corsa. Durante l'udienza, e' stata inoltre confermata anche la condanna a tre anni di reclusione per il reato di favoreggiamento nei confronti di Luca Greco, accusato di aver fornito, nei giorni immediatamente seguenti al delitto, un alibi falso a Cutri'.

    http://www.agi.it/cronaca/notizie/va...il-fratellobr-

 

 
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