Continua a far discutere il Decreto Legge 72/04, il provvedimento anti-pirateria del ministro Urbani che introduce nuove pene per gli utenti e nuovi obblighi per i provider. Dopo le modifiche apportate alla Camera, il testo passa ora al Senato.
Proprio il testo licenziato dalla Camera in sede di conversione delle norme antipirateria ha rimosso le criticità costituzionali del testo originale, ma non ha eliminato le problematiche relative all'estensione ai masterizzatori ed al software di masterizzazione della levy già prevista per i supporti di registrazione (a questo proposito si è dichiarata contraria la Business Software Alliance), all’introduzione di un idoneo avviso circa l’assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto di autore e al drastico appesantimento delle sanzioni a carico degli utenti conseguente all’introduzione della locuzione “per trarne profitto”.
In particolare quest'ultima locuzione, cela una dolorosa sorpresa per gli utenti che sono soliti scambiare file sulla rete: se l'Unione Europea ha ribadito che lo scambio file per fini personali - dunque senza lucro - non è punibile, il nuovo DL Urbani sostituisce il lucro con il profitto e mette nel mirino qualsiasi utente.
Il lucro si configura come guadagno (ad esempio dalla vendita dei file scaricati dalla rete), il profitto comprende anche altre fattispecie, come il risparmio derivante dal non acquistare musica nei negozi. L'utente che scarica e condivide musica a fini personali, risparmia perché quella stessa musica che ha sul computer non la compra in negozio. Per la Cassazione si tratta di profitto ed è dunque punibile con il carcere.
Secondo l'Associazione Italiana Internet Provider, le "previsioni del DL portano ad effetti paradossali su piano pratico e molto gravi per gli utenti sul piano penale: fino a 3 anni di reclusione e 15.437 Euro di multa".
Ne sono convinti anche molti parlamentari, perché la discussione alla Camera ha sottolineato l'assurdità di sanzioni pecuniarie e penali per chi scarica musica a fini personali.
Ecco perché l'AIIP auspica che il Senato "possa offrire un significativo contributo migliorativo", magari eliminando in toto l'articolo uno del Decreto. E' infatti imminente la pubblicazione della nuova direttiva europea sulla proprietà intellettuale.
Proprio il commissario europeo Liikanen ha chiarito nei giorni scorsi che "se il decreto Urbani introduce regolamentazioni tecniche che hanno impatto sulla società dell'informazione, ci deve essere una ratifica dell'Unione, pena la non applicabilità della norma".
Urbani pare però tranquillo e sostiene che "il decreto non contiene nuove regolamentazioni tecniche dunque non c'è bisogno di ratifica. Anzi, spero che il Senato approvi il testo così come è stato licenziato dalla Camera".




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