ALTRE VITTIME RUSSE, SILENZIO SUI DIRITTI UMANI
27 Aprile 2003
Almeno undici soldati dell'esercito russo hanno perso la vita negli ultimi giorni a causa dei continui assalti della guerriglia separatista; la notizia è stata resa nota da un funzionario del governo filorusso locale, che non ha diffuso ulteriori particolari.
Le stesse fonti (stavolta il Primo Ministro ceceno Anatoly Popov) confermano inoltre la morte di 17 persone nell'attentato compiuto due settimane fa dai ribelli alle porte di Grozny; nell'episodio vennero fatte esplodere due mine radiocomandate al passaggio di altrettanti veicoli.
L'attentato costato la vita a 17 persone
La guerriglia afferma di avere "[I]distrutto 17 tra soldati invasori e traditori" (così vengono definiti gli aministratori e gli agenti filorussi), mentre il governo ha precisato che in realtà si trattava per lo più di donne che lavoravano presso una ditta di costruzioni.
Popov non ha spiegato il motivo per cui la notizia dell'attentato (avvenuto il 15 aprile) è stata tenuta nascosta alla stampa per così tanto tempo.
Inoltre, nella mattinata di ieri, un altro ordigno comandato a distanza è scoppiato nella città di Urus-Martan, ferendo almeno tre poliziotti ed una donna; al momento, uno degli agenti verserebbe in gravi condizioni.
Crescente impunità per le violazioni dei diritti umani
Almeno 150 civili ceceni sono stati arrestati dalle forze federali per "controlli ed accertamenti su eventuali connessioni con la guerriglia" ; questi rastrellamenti, compiuti in genere nei villaggi isolati, sono da tempo sotto l'occhio delle organizzazioni umanitarie internazionali, che ne denunciano la brutalità e l'efferatezza. Spesso queste operazioni si risolvono infatti in violenze senza controllo ( "zachistkas" ), in cui si consumano pestaggi, torture, rapimenti ed esecuzioni.
Più volte le agenzie non governative hanno tentato di sensibilizzare la comunità internazionale riguardo a tale questione, ma invano. Eppure, secondo le più recenti stime (che parlano addiruttura di un aumento di queste pratiche), un numero pari a circa 80 civili, molti dei quali giovani, spariscono o vengono uccisi ogni mese.
Un ulteriore peggioramento di questa situazione di stallo è stato comportato dalla mancata approvazione da parte dell'ONU di una risoluzione che condannasse gli abusi della politica e delle forze armate russe in Cecenia, oltre anche alle atrocità commesse dai ribelli.
Amnesty International si è scagliata contro queste gravissime omissioni: "la mancata presa di posizione nei confronti della questione dei diritti umani da parte delle Nazioni Unite costituisce una palese noncuranza delle sofferenze delle vittime di questi abusi, dei loro parenti, e di tutti gli altri civili che continuano ad esserne esposti".
Si registrano infatti continue sparizioni di civili, molti dei quali vengono più tardi rinvenuti nelle fosse comuni; inoltre aumenta la chiusura, da parte del governo russo, di diversi campi profughi situati in Cecenia e nelle repubbliche confinanti, ed il ritorno forzato di parecchie centinaia di rifugiati alle loro case, a dispetto della precaria situazione della sicurezza.
In aggiunta, si rileva l'elevato numero di attacchi ed attentati dei separatisti contro i membri ed i collaboratori del governo locale.
Sempre secondo Amnesty, la Commissione per i Diritti Umani è "il principale organo dell'ONU deputato alla promozione ed alla salvaguardia dei diritti in qualunque luogo vi sia bisogno, incluso nella Repubblica Cecena: esprimiamo profondo disappunto per la sua scelta di restare in silenzio per il secondo anno consecutivo, nonostante le largamente documentate violazioni dei diritti umani e delle leggi umanitarie avvenute in Cecenia".
Quanto avvenuto alle Nazioni Unite sulla repubblica caucasica, purtroppo, è solo uno degli esempi che mostrano la sempre più preoccupante estensione dell'impunità di cui godono i Paesi che commettono crimini umanitari: in queste ultime settimane sono infatti "saltate" proteste e risoluzioni contro Algeria, Cina, Cuba, Libia, Siria, Sudan e Zimbabwe, che avrebbero dovuto condannare le loro politiche tutt'altro che aperte nei confronti della popolazione, in particolare degli oppositori e delle minoranze etniche.
Critiche sulla ricostruzione
Nonostante le promesse del Cremlino riguardo a "tempi brevi per ricostruire la Cecenia", l'esito di queste manovre sembra attualmente disastroso, secondo la denuncia di un funzionario russo.
Sergei Stepashin, responsabile della Camera d'Inchiesta, ha dichiarato che la ricostruzione è stata finora "estremamente inefficiente [...] il 96% dei soldi destinati a queste operazioni sono stati utilizzati, e questo è vero, ma il loro impiego è stato pessimo, dato che gran parte del denaro è stato perso a causa di errori amministrativi, oppure è stato rubato, o usato con inadeguata capacità".
"In realtà, solo il 30% delle fabbriche ha ripreso a funzionare; i fondi sono stati sparsi ad un eccessivo numero di industrie, cosicchè nessuna impresa sta procedendo ad una vera campagna di produzione".
Secondo Stepashin, dunque, "non c'è una reale ricostruzione: solo pochi edifici sono stati rimessi in sesto, ed il resto fa pensare alle rovine di Stalingrado".
"Attualmente in Cecenia ci sono circa 400.000 disoccupati: e poi ci chiedono il motivo per cui la gente si arruola con i ribelli, e perchè non siamo ancora in grado di catturare Maskhadov e Basayev".
D.Bertulu