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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #81
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    SCONTRI TRIBALI, OLTRE 50 VITTIME


    19 Gennaio 2003

    Non c'è solo il conflitto tra truppe governative e ribelli del LRA ad insanguinare l'Uganda. Negli ultimi giorni, scontri tra tribù rivali nel nord-est del paese hanno provocato numerose vittime, rinfocolando un conflitto ormai latente tra le tribù nomadi che vivono al confine tra Uganda e Kenya.

    Il 6 gennaio scorso un gruppo di armati facente parte della tribù dei Pokot avrebbe sconfinato dal Kenya, attaccando i rivali Karamojong per impadronirsi del bestiame. Le vittime dovrebbero essere circa 50, mentre l'incursione avrebbe fruttato ai Pokot più di 700 capi di bestiame.

    Le autorità ugandesi avrebbero dato ordine all'esercito di circondare la zona, per evitare che il conflitto si possa propagare in altre regioni del paese. Kampala ha inoltre invitato il Kenya a rafforzare i controlli presso il confine, per limitare le frequenti incursioni dei Pokot.


    Spiraglio per la pace



    Dopo le aperture verso il governo fatte ad una radio alla fine del 2002, il leader del LRA Joseph Kony ha nuovamente invitato le autorità ugandesi a sedersi al tavolo delle trattative.

    In una telefonata ad un parlamentare, Kony ha dichiarato che il suo gruppo è pronto a cominciare i colloqui di pace con il presidente ugandese Yoweri Museveni, ponendo però come condizione la partecipazione alle trattative di un mediatore internazionale.

    Si apre così la possibilità di un accordo tra le due parti, che potrebbe far cessare una guerra civile durata 15 anni. Il LRA ha sofferto numerose perdite da quando l'esercito ugandese ha lanciato l'anno scorso l'operazione "Iron Fist", anche perché il Sudan ha cessato di sostenere i ribelli ormai dal marzo scorso.

    Il riavvicinamento tra i due paesi ha registrato un importante sviluppo la settimana scorsa. I due ministri della difesa hanno raggiunto un accordo, in base al quale l'esercito sudanese occuperà le zone di confine dove si trovano i campi del LRA, tagliando di fatto ogni via di fuga ai ribelli ugandesi.

    Nei giorni scorsi infine l'esercito ugandese ha dichiarato di aver ucciso 12 guerriglieri, mentre 15 sarebbero stati fatti prigionieri. C'è però da ricordare come questi numeri non siano verificabili da alcuna fonte indipendente. Sarebbero 98 i civili liberati negli ultimi attacchi alle postazioni del LRA.


    Matteo Fagotto

  2. #82
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    PER MUSEWENI LA DEMOCRAZIA PUÒ ATTENDERE


    28 Gennaio 2003


    Si è svolta ieri in Uganda la celebrazione per il diciassettesimo anno di governo del presidente Ioweri Museweni, che conquistò il potere nel 1986. Il discorso fatto dal capo di stato e trasmesso via radio a tutta la nazione è stato l'occasione per fare il punto sulle riforme del paese.

    Chi si aspettava una maggiore apertura verso una società democratica e pluralista è rimasto deluso: secondo Museweni i tempi non sono ancora maturi, la riforma delle istituzioni è ancora lontana dall'essersi conclusa, soprattutto per quanto riguarda polizia e magistratura.

    I maggiori risultati lo stato sembra averli raggiunti nella lotta contro i ribelli del LRA, che controllano il nord del paese: dal lancio dell'operazione Iron Fist nel marzo scorso l'esercito regolare ugandese ha riguadagnato molte posizioni nei confronti dei ribelli. E' inoltre previsto un aumento dei fondi per le spese militari, che dovrebbe consentire alle Forze Armate di sconfiggere definitivamente i ribelli.

    Se l'esercito fa segnare punti a proprio favore nella guerra civile, la situazione umanitaria nel nord del paese peggiora sempre più: secondo il World Food Program il numero dei profughi è salito da 500.000 a 800.000 negli ultimi mesi, con danni irreparabili soprattutto per le coltivazioni. La maggior parte della popolazione è ospitata in campi profughi, dove trovano rifugio anche 150.000 Sudanesi, in fuga dal proprio paese dove è in corso una guerra civile ventennale.

    Ben 350 ex-guerriglieri del LRA hanno chiesto di poter ritornare in patria dal Kenya, dove sono attualmente ospitati. Tra di essi si contano numerose donne e ragazzi sotto i 18 anni. In virtù di un accordo approvato nel 2000, sarà loro concessa l'amnistia per i crimini commessi durante la guerra civile.

    Matteo Fagotto

  3. #83
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    LA CROCE ROSSA SOSPENDE GLI AIUTI NEL NORD


    11 Febbraio 2003


    Gli abitanti dei tre distretti settentrionali dell'Uganda, Pader, Kitgum e Gulu, dovranno fare a meno dell'assistenza della Croce Rossa a tempo indeterminato. Lo ha reso noto ieri il portavoce della CR ugandese, Tom Buruku.

    La decisione è stata presa a seguito di un'imboscata tesa dai ribelli LRA a due veicoli della Croce Rossa nello scorso weekend. Gli assalitori avrebbero aperto il fuoco contro i sei membri dell'equipaggio, ricoverati ora in un vicino ospedale. I ribelli erano probabilmente alla ricerca di cibo e medicinali.

    Sull'accaduto è intervenuto anche il portavoce dell'esercito ugandese, il maggiore Shaban Bantariza, il quale ha ricordato come più volte le Forze Armate abbiano offerto protezione alla Croce Rossa. Buruku ha però sempre rifiutato l'offerta dell'esercito.

    La sospensione degli aiuti colpisce soprattutto il gran numero di rifugiati che si trovano nei tre distretti settentrionali, costretti ad abbandonare le proprie case a causa dei continui raid dei ribelli LRA. Secondo "Action by Churches Together" i ribelli avrebbero bruciato più di 3.000 abitazioni solo nel distretto di Gulu.

    Pochi gironi fa alcune NGO avevano lanciato un appello per l'invio di aiuti nella regione, che ospita numerosi campi profughi. In quello di Pabo la settimana scorsa un incendio ha distrutto numerose abitazioni, lasciano senza tetto più di 10.000 persone.

    Continuano anche i rapimenti di bambini ad opera dei ribelli LRA: pochi giorni fa sarebbero stati sequestrati ventotto ragazzi, destinati a finire sotto le armi o a diventare schiavi sessuali, mentre ieri un'imboscata ad un furgone avrebbe portato alla morte di undici persone (tra cui tre soldati).

    Matteo Fagotto

  4. #84
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    SCONTRI ETNICI NEL NORD,SEI VILLAGGI RASI AL SUOLO


    14 Febbraio 2003

    Un nuovo scontro tribale ha insanguinato negli ultimi giorni il nord dell'Uganda: nel distretto di Nebbi, vicino al confine con la DR Congo, ripetuti attacchi degli Alur contro i Lendu hanno provocato almeno 13 morti, anche se il numero delle vittime è destinato a crescere. Gli Alur hanno incendiato sei villaggi, distruggendo più di mille case e causando la fuga di circa tremila civili.

    Anche se la situazione sembra essere tornata alla normalità, il capo della polizia locale Geoffrey Erach ha lanciato un appello al governo di Kampala, affinché rafforzi la sicurezza della zona. I conflitti etnici che insanguinano il vicino Ituri rischiano infatti di coinvolgere anche le regioni ugandesi confinanti con la DR Congo.

    Il governo ugandese e l'ACNUR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) si sono già attivati per fornire una prima assistenza agli sfollati, ma la situazione è aggravata dal fatto che nella zona non esistono campi profughi attrezzati.

    Più in generale, le condizioni di vita nel nord del paese peggiorano sempre più: a causa del persistente conflitto tra i ribelli del LRA e le truppe governative è molto difficile fornire assistenza ed inviare aiuti alla popolazione locale, malnutrita e vulnerabile alle malattie.

    Proprio per far fronte alla disastrosa situazione umanitaria nella zona, l'Unione Europea ha stanziato 10 milioni di euro, che serviranno per l'acquisto di generi alimentari, acqua, medicinali e forniture agricole. L'UE per bocca del suo portavoce Sigurd Illing si è anche detta disposta a fare da mediatrice nei colloqui di pace tra governo e ribelli del LRA.


    Matteo Fagotto

  5. #85
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    RIBELLI E GOVERNO AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE


    11 Marzo 2003


    Si potrebbe tenere questa settimana un incontro fra una delegazione governativa ed una dei ribelli del LRA, il gruppo ribelle cristiano operante da 16 anni nel nord del paese, per intavolare trattative di pace. Finalmente una buona notizia per un paese martoriato da un conflitto che ha causato circa 860.000 profughi.

    A fare il primo passo sono stati i ribelli del LRA, il cui capo Joseph Kony ha proclamato lo scorso 1 Marzo un cessate-il-fuoco unilaterale, al fine di aprire un dialogo con le autorità di Kampala. La risposta del governo ugandese è stata dapprima molto cauta, a causa delle numerose violazioni della tregua ad opera dei guerriglieri.

    Le operazioni dell'esercito contro il LRA sono quindi continuate fino a ieri, quando il presidente Yoweri Museveni ha proclamato una tregua limitata: il cessate-il-fuoco riguarderà solo i due distretti settentrionali di Pader e Kitgum e durerà fino a sabato, per permettere un incontro tra autorità e ribelli.

    I vertici del LRA non hanno ancora risposto all'invito di Museveni, probabilmente per paura di una trappola: già la scorsa settimana infatti un meeting tra le parti era saltato all'ultimo momento per la presenza sul luogo dell'incontro di troppi soldati, cosa che aveva fatto pensare ad una possibile imboscata organizzata dall'esercito contro i ribelli.

    Preoccupano però le numerose violazioni del cessate-il-fuoco da parte del LRA: la scorsa settimana i guerriglieri hanno fatto una decina di vittime e rapito circa cinquanta persone, venti delle quali sarebbero poi state liberate da una controffensiva dell'esercito.

    Mentre alcuni danno la colpa alle difficoltà di comunicazione tra le varie truppe ribelli che non avrebbe permesso la conoscenza della tregua, altri pensano che Kony non riesca ad imporre la propria autorità ai suoi uomini, un'ipotesi decisamente più preoccupante.


    Matteo Fagotto

  6. #86
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    I RIBELLI ROMPONO LA TREGUA: 8 MORTI



    18 Marzo 2003


    I ribelli del Lord Redemption Army guidati da Joseph Kony sono tornati a colpire: un pulmino è stato assalito ieri a colpi di mitragliatrice a 10 km dalla città di Kitgum, nell'estremo nord del paese. Le vittime sarebbero otto, mentre altre sei persone sarebbero rimaste ferite.

    L'attacco dei ribelli suona come una beffa per il governo ugandese, che il giorno prima aveva deciso di prolungare di altri cinque giorni la tregua nel distretto di Pader, per permettere i colloqui di pace con il LRA.

    Nei giorni scorsi due meetings tra delegazioni governative e ribelli sono saltati. Secondo un portavoce delle autorità di Kampala, i ribelli si sarebbero insospettiti per la presenza dei militari di scorta ai delegati governativi, facendo saltare i due incontri.

    Le reazioni di Kampala all'attacco di ieri sono state tutto sommato moderate: pur condannando l'azione dei guerriglieri, e definendo il leader ribelle Joseph Kony inaffidabile, le autorità ugandesi hanno dichiarato di voler proseguire sulla strada per la pace e di voler organizzare un incontro con una delegazione del LRA in questi giorni.

    Matteo Fagotto

  7. #87
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    TREGUA FINITA, COMINCIA L'ATTACCO FINALE


    21 aprile 2003


    Le speranze di arrivare ad un accordo di pace tra governo ugandese e ribelli cristiani del LRA sono definitivamente naufragate. Dopo sei settimane di tregua, in cui le due delegazioni di pace non sono riuscite neanche ad incontrarsi, il presidente Museveni ha dato l'ordine di riprendere le ostilità.

    Indubbiamente, le responsabilità del LRA per il fallimento delle trattative sono grosse: il gruppo capeggiato da Joseph Kony ha violato più volte il cessate-il-fuoco nel nord del paese, ha rifiutato di incontrare le varie delegazioni di pace uccidendo addirittura un inviato del governo. Secondo le autorità ugandesi, dal 10 marzo i ribelli avrebbero fatto 64 morti e 192 prigionieri.

    L'ultimo attacco del LRA sarebbe avvenuto pochi giorni fa nel campo profughi di Oroko, nel distretto di Gulu. I ribelli si sarebbero introdotti nel campo e avrebbero accusato gli abitanti di aver rubato delle armi ad un miliziano, aprendo il fuoco contro i civili. Per Museveni il tempo delle trattative è chiuso, e grazie a una nuova fornitura di armi le UPDF (l'esercito ugandese) potranno scatenare l'offensiva finale.

    Espulso inviato ONU


    Il rappresentante in Uganda dell'ACNUR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) è stato espluso venerdì scorso in seguito a contrasti con le autorità governative riguardanti lo spostamento di 16.000 profughi sudanesi in una zona giudicata dall'ACNUR poco sicura.

    I profughi avevano subìto l'anno scorso numerosi attacchi da parte dei ribelli LRA, ed erano stati trasferiti nel campo di accoglienza di Kiradongo, nel distretto di Masindi. Dato il sovraffolamento di Kiradongo, le autorità ugandesi hanno però deciso di trasferire 16.000 profughi sudanesi nella regione dell'Ovest Nilo, molto vicino ad il confine col Sudan.

    Le proteste del rappresentante dell'ACNUR, Saihou Saidy, avrebbero portato all'espulsione, nonostante sia l'ACNUR sia Kampala si siano affrettati a gettare acqua sul fuoco. Mentre il capo dell'ACNUR Ruud Lubbers ha affermato che l'episodio non influenzerà la cooperazione con il governo ugandese, le autorità di Kampala hanno dichiarato che non ci sarebbe stata alcuna espulsione, ma che il mandato di Saidy in Uganda sarebbe terminato.


    Matteo Fagotto

  8. #88
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    CONTINUANO I RAPIMENTI DI BAMBINI


    30 Giugno 2003


    Continua l'incertezza sul numero delle ragazze adolescenti rapite nella notte del 24 giugno dalla LRA (Armata di Resistenza del Signore), in una scuola superiore nel distretto di Kabermaido, a circa 150 Km a nord della capitale Kampala.

    Le prime voci davano per scomparse circa un centinaio di ragazze, numero poi ridotto ad una trentina da fonti dell'esercito regolare.

    Successivamente la locale chiesa cattolica ha dichiarato che le ragazze disperse sono ancora 6, poiché la maggior parte è riuscita a fuggire dai loro rapitori e ad essere salvata dall'esercito.

    Ma l'incertezza rimane altissima poiché, come ha dichiarato il responsabile dell'UNICEF per la sicurezza dei bambini, le comunicazioni con la zona sono difficilissime, dato che mancano la rete di telefonia cellulare ed i dati sull'identità delle scomparse.

    Però una cosa è certa: se non verranno trovate al più presto la loro sorte verrà segnata. Diverranno schiave sessuali dei comandanti dei ribelli.

    Si stima che la LRA abbia negli ultimi anni rapito circa 20000 bambini e 5000 solo nell'ultimo anno, come riporta l'organizzazione Human Rights Watch. E sarebbero 8000 in totale le persone scomparse secondo le statistiche dell'UNICEF da giugno 2002.

    I bambini sono delle facili prede, durante le razzie notturne dei ribelli integralisti-cattolici nei villaggi in cerca di cibo e vettovaglie.

    Le ragazze più grandi divengono "mogli" dei capi dei ribelli e sono soggette a violenze sessuali che hanno come effetti gravidanze non volute e, purtroppo, la trasmissione di malattie sessuali come l'AIDS. Le bambine più piccole diventano schiave, costrette a svolgere i lavori domestici.

    Invece i bambini divengono piccoli soldati, forzati a partecipare ad atrocità, ad uccidere e devastare i villaggi delle popolazioni locali, spesso gli stessi villaggi dai quali provengono. L'età minima considerata giusta per diventare un combattente nella LRA è di 7 anni.

    I ribelli sono attivi soprattutto nel nord dell'Uganda, dove le famiglie vivono nella paura costante: i bambini durante la notte, per paura dei rapimenti, vengono radunati nei centri urbani più grossi, oppure vengono accompagnati in centri gestiti da organizzazioni non governative per poterli proteggere meglio. All'alba possono fanno ritorno ai loro villaggi.

    Alcuni di essi fanno anche 8 chilometri ogni sera per poter trovare un luogo sicuro per dormire, come spiega un esponente di un'organizzazione umanitaria che lavora nella città di Gulu: "Ne arrivano anche 14000 a notte per dormire qua, distribuiti in cinque centri, inclusa una chiesa ed un autobus. E' un problema enorme da gestire: abbiamo bisogno di molte risorse per poterli aiutare".

    Tra questi vi sono molti bambini che sono riusciti a fuggire dai ribelli o sono stati liberati dalle forze dell'esercito.

    "Hanno sofferto dei traumi incredibili ed hanno bisogno di molto aiuto" spiega la responsabile del GUSCA (Gulu Support the Children Organisation) che opera in questa città nel nord dell'Uganda. Dal 1997 ad oggi quest'organizzazione si è occupata di circa 4000 bambini ex-schiavi della LRA. Ed il numero dei rapiti all'anno sta salendo sempre più, segno di una attività sempre più intensa da parte dei ribelli. "Sono stati forzati a fare delle cose orribili"

    Continua la responsabile del centro: "Molti sono apatici, altri molto aggressivi ed altri ancora vivono un grosso desiderio di vendetta, sia contro la propria gente che contro i ribelli".

    Soffrono di denutrizione e malattie, sono feriti e, quelli che hanno passato più tempo con i fanatici ribelli della LRA, hanno subito un indottrinamento dal quale devono essere "disintossicati".

    Le donne che hanno passato più tempo come schiave hanno una media di tre figli a testa e molti di questi sono intanto divenuti combattenti per i ribelli. Si calcola che Joseph Kony, il fanatico leader fondatore dell'Armata di Resistenza del Signore, abbia qualcosa come sessanta mogli-schiave.

    Questa guerra civile, le razzie ed i rapimenti, hanno prodotto centinaia di migliaia di profughi in fuga dal nord dell'Uganda, che attualmente vivono in campi protetti dall'esercito: il loro numero sarebbe salito ormai a più di 800000.

    E la tragica situazione non accenna a placarsi.


    F. Poglio

  9. #89
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    LIBERATI 250 BAMBINI OSTAGGIO DELLE LRA



    14 Luglio 2003



    Le forze militari ugandesi riferiscono di aver salvato circa 250 persone, per la maggior parte bambini e ragazzi tra i 12 ed i 18 anni, che erano stati rapiti nei mesi scorsi dalla LRA (Armata di resistenza del Signore), l'organizzazione ribelle integralista cristiana guidata da Joseph Kony, autonominatosi profeta, che sostiene di voler istituire un regime basato sui 10 comandamenti biblici. La LRA si oppone fin dal 1986 al regime del Presidente Museveni, giunto al potere dopo 5 anni di guerra civile ed opera soprattutto nel nord del paese.

    L'abbandono degli ostaggi da parte dei ribelli è dovuto, ha dichiarato un ufficiale dell'esercito, al rafforzamento delle operazioni antiguerriglia nelle passate due settimane in molte zone del nord del paese.
    Durante il corso di queste operazioni l'esercito dichiara di aver ucciso 22 ribelli, di averne catturati altrettanti e di aver perso 2 soldati.

    Quella dei rapimenti di minori è una vera tragedia sociale ed è divenuta talmente frequente che le famiglie di molti villaggi nel nord e nordest dell'Uganda preferiscono mandare i propri figli a dormire nelle città più grandi, ove operano le organizzazioni umanitarie che possono assisterli e dove sono meglio protetti. Ogni giorno si muove così una folla di "pendolari bambini" che devono percorrere anche parecchi chilometri per trovare sicurezza. Si calcola che solo nell'ultimo anno siano stati rapiti più di 5000 bambini.

    Il destino riservato ai rapiti è segnato: i bambini vengono indottrinati e addestrati come soldati (l'età minima per diventarlo è 7 anni), mentre le bambine finiscono come schiave sessuali, "mogli" dei ribelli.


    F. Poglio

  10. #90
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    UGANDA: IL VILLAGGIO DEI BAMBINI-SOLDATO


    I ribelli li obbligavano a mangiare carne umana o ad uccidere un parente, se avessero provato a fuggire. Li abbiamo trovati ai margini delle strade, in stato di choc. Sono stati vittime di violenze fisiche e psichiche spaventose. Ora sono al sicuro, stiamo cercando di restituire loro quello che anni di guerra e sofferenze hanno negato: una vita normale”.


    A parlare è Richard Kinyera, direttore del centro di riabilitazione SOS del villaggio di Gulu, nel nord dell’Uganda. La sua voce è quella di un uomo rassegnato. Con l'aiuto dei suoi collaboratori ha accolto più di 150 bambini rilasciati o fuggiti dai ribelli dell’LRA (Lord’s Resistance Army), l'esercito che da anni si oppone con la violenza al governo del presidente ugandese Museweni. Guidato dall’enigmatico Joseph Kony, che afferma di essere posseduto dallo spirito santo e di avere poteri sovrannaturali, l’LRA ha rapito dal 1986 circa 10mila bambini, oltre a molte donne e ragazze delle regioni del nord dell’Uganda. Ed è dal confinante Sudan, ultima roccaforte dei ribelli in ritirata, che sono arrivate le prime ondate di relitti umani di questa guerriglia: bambini e bambine senza radici, provati da un conflitto lungo ed estenuante, nati schiavi, senza una famiglia.
    Per loro si sono mosse alcune organizzazioni non governative locali ed internazionali, che hanno creato un centro di accoglienza e di recupero per dare loro una speranza. “Abbiamo dei programmi di riabilitazione. Questi bambini soffrono di forte depressione e di traumi psichici indelebili", spiega Kinyera. "Le ragazze che abbiamo trovato hanno un lungo passato di violenze sessuali da parte dei soldati. E’ sconcertante, soprattutto se si pensa che le più grandi hanno anche meno di quindici anni”. Ai piccoli ex-soldati viene data la possibilità di riabilitarsi attraverso psicoterapie, cure mediche e un tirocinio professionale che apra loro le porte di un nuovo futuro con l’apprendimento di un mestiere.
    Di recente, l’Università Makerere della capitale dell’Uganda Kampala, in collaborazione con l’associazione Ugandan Art for Peace, ha organizzato un’esposizione di alcuni disegni dei bambini guerriglieri. Lo scenario che offrono è inquietante. Matite e pastelli scarabocchiano miliziani che massacrano donne e bambini, kalashnikov, pozze di sangue, corpi agonizzanti tra le capanne.
    Questi disegni sono la vetrina di ciò che i piccoli sentono dentro”, racconta Tumusiime Dan, direttore della Ugandan Art for Peace e promotore della mostra. “Orrore, sconforto, rabbia, ma soprattutto tanta tristezza".
    "Qui a Gulu hanno trovato una casa, una famiglia e qualcuno che crede in loro. Questo è sicuramente un inizio”, insiste Simon, collaboratore del centro di riabilitazione.
    Si stima che altre migliaia di bambini, ancora nelle mani dell’LRA, potrebbero tornare nei prossimi mesi. Ad attenderli ci saranno forse altri istituti, ma solo se arriveranno donazioni e finanziamenti dall’estero. Senza questi, il loro futuro è incerto.

    Pablo Trincia

 

 
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