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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #91
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    BAMBINI USATI COME "CAVIE" DALLE LRA: 45 ANNEGATI



    18 Luglio 2003



    Bambini costretti a fare da cavie per guadare un fiume: 45 annegati


    Il Ministro dell'ambiente ugandese, il generale Odongo, riferisce di un avvenimento agghiacciante: più di 45 bambini rapiti dalle LRA (il famigerato "Esercito di Resistenza del Signore" di Joseph Kony ) sono morti annegati nel tentativo di guadare le acque del fiume Moroto, lungo il confine tra i distretti di Kalatwi quello settentrionale di Lira dove operano i ribelli.

    I bambini sarebbero stati costretti a scendere in acqua dai ribelli per controllare che in quel tratto il fiume fosse guadabile, ma la forza delle acque li ha trascinati via. Sono stati, in pratica, utilizzati come "cavie" per provare se il fiume fosse attraversabile o meno. Tutto ciò perchè in quel tratto di fiume vi è un unico ponte, presidiato dai soldati dell'Updf (l'esercito regolare di Kampala) che aveva già respinto i ribelli che avevano cercato di attraversarlo.
    Il Ministro, riferisce che si stanno compiendo tutti gli sforzi possibili per cercare di recuperare i corpi delle vittime per riuscire ad identificarli e, così, restituirli alle loro famiglie.

    E gli scontri con l'esercito regolare continuano: fonti militari riferiscono di un attacco del Updf nel distretto di Pader (nel nord dell'Uganda) condotto l'altro ieri con elicotteri da guerra contro un gruppo di ribelli. Il bilancio ufficiale parla di 27 morti: 24 ribelli, un militare regolare e due civili.

    Ventimila minori manifestano contro guerra e rapimenti a Kitgum


    Quest'ultima tragedia che ha coinvolto dei minori sembra la violenta e sprezzante risposta al corteo dell'altro ieri al quale hanno partecipato circa 20.000 bambini nella città di Kitgum, per protestare contro la LRA ed il suo leader Joseph Kony, urlare il loro dolore e la loro paura e chiedere a gran voce la fine di una sporca guerra che dura ormai da 17 anni. Alla manifestazione si sono uniti le autorità politiche locali e l'Arcivescovo cattolico del nord dell'Uganda John Baptist Odama.
    Solo nell'ultimo anno le LRA hanno rapito circa 8.400 bambini (secondo le stime dell'UNICEF) e dal 1988 sono scomparse circa 20.000 persone, in massima parte minori, nelle razzie nel nord dell'Uganda; la metà è ancora prigioniera o dispersa.

    I bambini rapiti vanno ad ingrossare le file dei soldati ribelli, opportunamente addestrati ed indottrinati secondo le fanatiche regole dettate da Joseph Kony, sedicente profeta che lotta dichiarando di voler instaurare in Uganda un regime religioso basato sui 10 comandamenti biblici. Ed il loro destino è quello di morire sotto le bombe o i missili dell'esercito regolare durante i combattimenti ai quali sono costretti.
    Le bambine di solito divengono schiave sessuali, si vocifera che Kony ne "possegga" più di 60.

    E' molto difficile per la popolazione dei villaggi contrastare le razzie ed i rapimenti; così più di 20.000 minori ogni notte vengono accompagnati dalle campagne a dormire nelle città di Gulu, Pader e Kitgum, i principali centri urbani del nord del Paese, ove sono maggiormante difendibili e dove operano organizzazioni umanitarie che possono fornire loro assistenza.

    La visita di Bush.


    Questa tragedia si consuma nella quasi totale indifferenza da parte degli ambienti politici internazionali: venerdì scorso si è svolta la visita del Presidente degli Stati Uniti George Bush che nel suo discorso dinanzi alle autorità ugandesi non ha fatto cenno alla tragedia della guerra civile e dei rapimenti dei bambini. Ha parlato, comunque, di lotta all'AIDS (che è una piaga nel Paese), dichiarando che gli Stati Uniti investiranno 15 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni nella lotta a questa malattia in tutto il mondo.

    E proprio nell'ottica della lotta alle malattie ed alla fame il governo USA ha deciso ieri di fornire un finanziamento di 49 milioni di dollari all'Uganda per supportare il Piano di azione per lo sradicamento della povertà varato dal Ministero delle finanze ugandese. I soldi saranno destinati a progetti per il sostegno allo sviluppo di tecniche agricole più efficienti ed alla biodiversità, per cercare di sfamare un paese che vive una drammatica esplosione demografica; come ha rimarcato Gerald Ssendaula, il Ministro delle Finanze: "Sono scioccato dai rapporti sulla crescita della nostra popolazione. Negli ultimi mesi il nostro popolo è cresciuto da 24,7 milioni a 25,3 milioni". Ha aggiunto, quindi, che non è possibile effettuare dei programmi di sviluppo delle risorse accettabili avendo a che fare con una esplosione demografica così acuta e perciò dovrà essere data molta enfasi al controllo delle nascite ed alla pianificazione delle famiglie.


    F. Poglio

  2. #92
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    GRAVI VIOLENZE DELL'ESERCITO REGOLARE SULLE DONNE



    1 Luglio 2003



    I militari dell'esercito regolare ugandese (UPDF, Forze della difesa del popolo dell'Uganda) presente nel nord del Paese per contrastare le milizie dei ribelli del LURD (Esercito di resistenza del Signore) sono accusati di gravi violenze sulle donne, commesse negli ultimi giorni.

    Lo riferiscono i religiosi della ARPLI (Iniziativa religiosa di pace dell'Acholi, la regione che comprende i distretti di Gulu, Kitgum e Pader) in un rapporto di ieri: "Le donne sono diventate obbiettivi e facili vittime da rapire da uomini armati che non hanno nessun rispetto per i diritti umani". Anche i militari regolari, che dovrebbero difendere la popolazione civile, si lasciano andare a violenze e rapimenti: nel villaggio di Pece hanno ucciso una donna incinta di ventuno anni, che si stava recando in ospedale ed altre tre donne sono state rapite nell'ultima settimana nel distretto di Gulu.

    I religiosi della ARPLI, guidata dall'Arcivescovo di Gulu, capoluogo del distretto omonimo, monsignor John Baptiste Odama chiedono che i vertici dell'esercito impongano il rispetto e la disciplina nei confronti della popolazione civile, già terrorizzata e duramente colpita dalle scorrerie dei ribelli del LURD di Joseph Kony, il sedicente profeta cristiano che sostiene di lottare per costruire nel Paese un regime basato sui dieci comandamenti biblici.

    Si calcola che più di 20.000 persone siano state rapite dall'inizio dei combattimenti nel 1988 ad oggi, in massima parte bambini per farne piccoli soldati o schiavi sessuali; un vero e proprio triste primato dell'Uganda.
    E proprio l'esercito dovrebbe essere presente nella regione per proteggere la popolazione dalle razzie dei ribelli e difendere i più piccoli dai rapimenti; a migliaia questi ultimi sono costretti a recarsi dai villaggi nelle città più grandi per passare ogni notte, dove possono essere meglio protetti ed assistiti. Ma, a dimostrazione del fatto che in una guerra chi ci rimette maggiormente sono sempre e solo i civili, anche le forze del Presidente Museveni forniscono il loro contributo in quanto ad abusi, violenze e violazioni dei diritti umani sulla parte più debole e sottomessa della società: le donne.

    Questo di certo non aiuta il già difficile processo di pacificazione della regione.
    Da parte dell'esercito il maggiore Shaban Bantariza nega i fatti dicendo che questi sono solo "pettegolezzi e sabotaggi per rovinare l'immagine dell'UPDF" e prosegue dicendo che nei distretti del nord è stata riportata la calma da più di una settimana e mezza.
    E simili episodi non aiutano certo a far guadagnare autorevolezza e credito internazionale al Presidente Museveni ed al suo Governo, impegnato come mediatore nel difficilissimo processo di pace in Burundi.


    F. Poglio

  3. #93
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    L'ESERCITO UGANDESE COMMETTE VIOLENZE SUI PROFUGHI



    4 Settembre 2003



    L'esercito regolare ugandese è accusato di nuove violenze, questa volta a danno di profughi sudanesi alloggiati in un campo di accoglienza a Kiryandongo nel distretto centro-occidentale di Masindi. I profughi dal Sudan, ben quattro milioni rifugiatisi soprattutto in Kenia ed in Uganda, sono in fuga da una guerra civile che dura da vent'anni e che oppone il governo sudanese ai ribelli del Sudan People's Liberation Army (SPLA), che rivendica l'indipendenza delle regioni meridionali del Paese.

    L'esercito aveva il compito di trasferire i profughi da questo campo ad un altro, nella regione settentrionale del West Nile, ai confini con il Sudan.
    Questa soluzione non è piaciuta ai rifugiati (e neanche agli operatori dell'UNHCR), poichè il West Nile è una regione controllata dai miliziani della LRA (Armata di Resistenza del Signore), la forza ribelle di Joseph Kony che si batte per conquistare il potere in Uganda e che sarebbe anche finanziata dal governo sudanese, e quindi esposti ad i loro attacchi e razzie.

    L'anno scorso il campo profughi di Acholi Pii (nella regione di Kitgum) era stato attaccato e depredato dai ribelli che avevano ucciso una dozzina di persone, ne avevano rapite moltissime e avevano provocato la fuga di almeno 24.000 profughi sudanesi.
    Proprio in seguito a questo fatto le autorità ugandesi, in accordo con l'UNHCR, avevano deciso il trasferimento nel più sicuro campo di Kiryandongo.

    All'ingresso dell'esercito nel campo di Kiryandongo, alle prime ore dell'alba di lunedì scorso, vi è stato un tentativo di resistenza da parte di alcuni profughi, soprattutto giovani, a cui l'esercito ha reagito con lanci di lacrimogeni e sparando sulle persone, in gran parte ancora addormentate. Secondo testimoni oculari sei persone sarebbero state colpite a morte e vi sarebbero numerosi feriti. Molti profughi sono fuggiti dal campo ma almeno 1500 sono stati costretti a salire su alcuni camion e sono stati trasferiti al campo di destinazione che, comunque, è stato progettato per accoglierne solo 500.
    Questa operazione ha colto di sorpresa l'UNHCR che avrebbe, secondo gli accordi con il governo ugandese, dovuto sovraintendere alle operazioni di trasferimento dei profughi. Addirittura agli operatori dell'UNHCR giunti sul posto è stato impedito di entrare nel campo da parte dell'esercito ugandese che ha addotto motivazioni legate all'impossibilità di poter garantire la sicurezza all'interno del centro di accoglienza.

    Il rappresentante del Governo ugandese Twesigomwe ha negato che vi siano stati dei morti ed ha affermato che le forze dell'esercito erano lì con il solo scopo di impedire che scoppiassero dei disordini durante le operazioni di trasferimento. Ha dichiarato inoltre che il trasferimento era stato previsto da mesi e che era stato pianificato con l'accordo dei rifugiati sudanesi stessi: "In Uganda noi abbiamo una politica molto libera in materia di rifugiati. Non spostiamo nessuno che non voglia essere trasferito".

    Nuove razzie dell'LRA nel nord dell'Uganda


    E proprio dal nord dell'Uganda, controllato dagli uomini di Joseph Kony, giungono notizie di nuove razzie. Come riferiscono fonti della MISNA (l'Agenzia missionaria), i ribelli avrebbero attaccato nella regione di Kitgum un campo di rifugiati ugandesi, fuggiti dai propri villaggi proprio per sfuggire alle violenze della LRA.

    Lunedì scorso l'Agenzia per l'emergenza alimentare delle Nazione Unite aveva consegnato degli aiuti alimentari al campo, ma il giorno successivo i ribelli, evidentemente giunti a conoscenza della cosa, hanno attaccato il campo per impadronirsene. Ed il bilancio è pesante: gli Olum (erba in lingua Acholi, così vengono chiamati i ribelli dalla popolazione) hanno saccheggiato tutto e, dopo aver chiuso alcuni profughi in delle capanne hanno cercato di appiccarvi il fuoco. Per fortuna, almeno questa volta, è intervenuto l'esercito che li ha messi in fuga.

    Il Presidente Museveni chiede intervento USA contro le LRA


    Il Governo ugandese ha richiesto ufficialmente aiuti militari agli Stati Uniti nella lotta contro i ribelli di Joseph Kony. La LRA rientra tra le organizzazioni terroristiche classificate come pericolose dagli USA dopo l'11 settmebre e come tale va combattuta nella guerra contro il terrorismo mondiale.
    Un portavoce del Presidente Museveni ha specificato che l'Uganda, comunque, non sta chiedendo l'invio di truppe USA nel nord del Paese, controllato da Kony ed i suoi, ma solo supporto tecnologico e di intelligence.

    Il Presidente Bush, nel corso della sua visita nella regione a luglio, aveva promesso un finanziamento di 150 milioni di dollari destinati proprio all'acquisto di nuovi armamenti da parte dei Governi africani in guerra contro le organizzazioni terroristiche.

    La guerra civile tra LRA, il cui leader Joseph Kony, autoproclamatosi profeta, lotta per instaurare nel paese un regime basato sui dieci comandamenti biblici, e le forze governative è iniziata alla fine degli anni '80 e da allora ha provocato migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati, soprattutto nelle regioni del nord del Paese. E purtroppo anche migliaia di rapimenti di minori che vengono poi costretti a diventare piccoli soldati, se maschi, oppure schiave sessuali dei ribelli se femmine (si dice che Kony abbia una sessantina di mogli-schiave); Solo nell'ultimo anno si contano 8400 bambini rapiti.



    Fulvio Poglio

  4. #94
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    L'ONU CLASSIFICA LRA "TERRORISTI INTERNAZIONALI"



    17 Settembre 2003



    Joseph Kony e la sua Armata di resistenza del Signore (LRA), tragico caso di pseudo integralismo cristiano, sono stati classificati come "terroristi internazionali" dalle Nazioni Unite. Lo ha riferito alla radio ugandese il Ministro della Difesa Ruth Nankabirwa che ha anche dichiarato che è in atto lo studio di un piano per arrestare Joseph Kony.

    Questa nuova classificazione, applicata per primi dagli USA dopo l'11 settembre, implica che un'organizzazione così definita, oltre ad essere ovviamente fuorilegge ed i suoi leader ricercati per crimini contro l'umanità, non potrà più ricevere aiuti da parte di nessun Paese ma, anzi, quest'ultimo incorrerebbe in pesanti sanzioni, compreso l'eventuale uso della forza, se dovessero risultare dei contatti.

    La guerra civile in Uganda sta per entrare nel diciassettesimo anno; la LRA cerca di prendere il potere per instaurare nel Paese un regime basato, a suo dire, sui dieci comandamenti della Bibbia ed agisce soprattutto in Acholi, regione nel nord dell'Uganda.

    I ribelli di Kony sono stati per anni finanziati dal Sudan, ove hanno ancora delle basi, durante la "guerra per procura" che ha coinvolto i due Paesi; l'Uganda, infatti, finanziava lo SPLA (Sudan People's Liberation Army) sudanese che lotta nel sud del Paese contro il Governo espressione del nord musulmano. Una serie di accordi bilaterali tra Uganda e Sudan recentemente sembrano aver interrotto questa guerra.

    Il WFP (World Food Program) stima che addirittura l'80% dell'intera popolazione in Acholi, circa 800.000 persone, sia dovuta fuggire dalle proprie case e viva nei campi di accoglienza, campi male allestiti in cui manca di tutto e mal protetti dall'esercito regolare, per cui le violenze ed i rapimenti da parte degli Olum ("erba" nel dialetto locale) continuano, in molti casi indisturbati, quando non sono gli stessi "protettori" in divisa ad approfittarsene rubando e violentando.

    La LRA detiene anche il triste primato del rapimento di bambini: [Size=4]dal 1990 più di 20.000. Il destino è diverso a seconda che siano maschi o femmine; i maschi dai 7 anni in su fanno i soldati e le bimbe servono da schiave sessuali.

    Per cercare di proteggere i minori, in molte zone del Paese è in atto un fenomeno di migrazione giornaliera: i bambini di giorno stanno con le loro famiglie nei campi o nei villaggi, mentre la sera vengono radunati e trasportati nei centri più grandi e meglio difendibili per trascorrere la notte. E' un fenomeno che interessa decine di migliaia di minori ogni giorno; nella città settentrionale di Gulu ne arrivano anche 14.000 a notte, percorrendo parecchi chilometri.


    Fulvio Poglio

  5. #95
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    30 CIVILI MASSACRATI DURANTE RAZZIA DEI KARAMOJONG



    21 Settembre 2003



    Ennesimo eccidio in Uganda. Circa 200 uomini armati, appartenenti alla tribù dei Karamojong, hanno assalito ieri un campo profughi nell'area di Gariang, nell'Uganda centro-orientale massacrando tutti quelli che gli si paravano dinanzi. Alla fine sul terreno sono rimasti i corpi di 30 persone: donne, ragazzi e bambini, trasportati nell'ospedale della vicina città di Soroti. Le autorità ugandesi hanno dichiarato che sono in atto le ricerche dei responsabili e che, purtroppo, ci si aspetta di trovare altri corpi.

    Le stragi dei guerrieri Karamojong si affiancano alla difficile guerra civile che il Governo del Presidente Museveni sta conducendo dalla fine degli anni '80 contro la LRA (Armata di resistenza del Signore) guidata da Joseph Kony, autoproclamatosi profeta cristiano, che vorrebbe instaurare un regime cristiano-integralista nel Paese.

    Le scorrerie dei Karamojong affondano le loro radici in un passato più lontano: questa aggressiva tribù di seminomadi, con forti tradizioni guerriere (temuti ed odiati anche dai vicini Turkana del Kenya e dagli Acholi del nord Uganda), ha inasprito negli anni '70 la propria lotta armata, passando dalla zagaglia al fucile. Con l'aiuto della tecnologia, le razzie nei villaggi per rubare il bestiame, fondamentale per l'economia tribale, sono diventate sempre più pericolose e sanguinose; ed ora vengono colpite le facili prede dei rifugiati nei campi profughi causati dalla guerra contro la LRA.

    Un paio di settimane fa il Governo ugandese aveva annunciato un piano per arruolare guerrieri Karamojong nella lotta contro la LRA; sperando così che, oltre ad avere un valido aiuto da parte di guerrieri rinomati per la loro temerarietà in tutta la regione, si sarebbe potuto disinnescare la minaccia che questi continuano a costituire per la popolazione civile.

    I Karamojong ed i ribelli delle LRA non si sono mai amati, anzi tutti i tentativi degli uomini di Kony di infiltrarsi in Karamoja, la regione nel nordest del Paese abitata dai nomadi, sono sempre stati respinti con le armi.

    La regione è sempre stata semi-indipendente dal resto del Paese, pressochè inavvicinabile e dilaniata da lotte tra i diversi clan, che costituiscono la base dell'organizzazione tribale. Sono presenti nella regione alcune Organizzazioni non governative che stanno lavorando per modificare la mentalità e la cultura guerriera dei Karamojong, tentando di mostrar loro che esistono delle valide alternative al modo di vivere con un Kalachnikov in mano. Da fonti ufficiali sembra che nella regione, importante mercato per il contrabbando di armi, vi siano più di 40000 armi automatiche.
    Per il presidente Museveni questa è una nuova tragedia che, oltre tutto, va ad aggravare ulteriormente la situazione interna, rendendo il panorama delle alleanze possibili ancora più incerto ed intricato.


    Fulvio Poglio

  6. #96
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    OPERAZIONE CONTRO LRA: 150 BAMBINI LIBERATI




    24 Settembre 2003



    Il maggiore Shaban Bantariza, portavoce dell'UPDF (Forze ugandesi di difesa del popolo), ha comunicato ieri che l'esercito ha condotto un'operazione militare contro la LRA (Armata di liberazione del Signore) nella settimana tra il 14 ed il 21 settembre che ha portato alla liberazione di 150 bambini rapiti e l'uccisione di 24 ribelli. L'esercito avrebbe perso solo 3 uomini.

    La campagna militare si è svolta nei distretti di Gulu, Kitgum e Pader, nel nord del Paese, regione in cui l'LRA spadroneggia. Gli Olum ("erba" in Acholi, il locale dialetto; così vengono chiamati i ribelli dalla popolazione), circondati dai soldati dell'esercito, sono stati costretti a lasciare i piccoli prigionieri per darsi alla fuga. I bambini, riferisce sempre Bantariza, sono in pessime condizioni: molti sono denutriti e soffrono di malaria; sono stati affidati alle cure di locali Organizzazioni umanitarie nell'attesa di poter stabilire la loro identità e riconsegnarli alle rispettive famiglie.

    L'LRA, fondata e guidata da Joseph Kony, fanatico integralista cristiano che vorrebbe instaurare un regime basato sull'applicazione letterale dei 10 comandamenti, attinge di preferenza tra i bambini per ingrossare le proprie fila; si calcola che oltre 20.000 minori siano stati rapiti dall'inizio della guerra civile, iniziata alla fine degli anni '80. Una volta rapiti vengono portati nei campi della LRA nel nord dell'Uganda e nel sud del Sudan e qui sottoposti a sevizie, drogati ed indottrinati dai fanatici seguaci di Kony.

    Come addestramento militare, spesso devono commettere vere e proprie atrocità come "riti di iniziazione" della milizia, per dimostrare la propria dedizione alla causa; bambini soldato, riusciti a fuggire o liberati, raccontano di essere stati costretti ad uccidere la propria famiglia, o a compiere delle stragi utilizzando sia le armi da fuoco che le armi bianche, mutilando ed uccidendo.

    I ribelli utilizzano i bambini (dall'età di 7 anni sono abili ed arruolati) perchè sono meglio controllabili fisicamente e più facili da indottrinare psicologicamente, riducendoli facilmente alla cieca e fanatica obbedienza. Il disprezzo per la loro vita è massimo; spesso vengono drogati e alcolizzati.

    Alle bambine, se è possibile, va ancora peggio: divengono schiave sessuali dei ribelli con gravissime ripercussioni sulla salute fisica e mentale; moltissime sono sieropositive o hanno contratto altre malattie a trasmissione sessuale.

    Il problema della "child abduction" è una vera tragedia sociale in Uganda, al punto tale che i contadini dei villaggi nel nord del Paese, per difendere i propri figli, ogni notte li mandano nelle città più grandi, dove possono dormire più al sicuro, protetti dalle scorrerie degli Olum ed accuditi dalle Organizzazioni umanitarie.

    E' un vero e proprio fenomeno di pendolarismo per cui i bambini percorrono anche parecchi chilometri ogni giorno. E' difficile fornire una stima globale del numero di piccoli pendolari ma, per dare un'idea, solo nella città di Gulu ne arrivano anche quattordicimila per notte, secondo le stime della ONG GUSCA (Gulu Support the Children Organisation).

    Al momento della loro liberazione, inizia la difficile odissea del recupero: le condizioni fisiche spesso sono disastrose e quelle mentali ancora peggio. L'ex schiavo-soldato deve imparare che esiste un'alternativa ad una vita basata sulla violenza e la morte; inoltre, in molti casi, si è sviluppato un odio verso la propria famiglia e la società, accusati di non essere stati in grado di impedire il rapimento.

    Il recupero psicologico è molto lento e richiede un'assistenza prolungata per la quale occorrono strutture e risorse. Molte bambine, in più, hanno dei figli, concepiti per le violenze dei ribelli, che causano molte difficoltà di accettazione, sia da parte della famiglia che, spesso, della madre stessa ed ai quali bisogna comunque garantire un futuro.
    Insomma: il danno è enorme ed i mezzi necessari per alleviare le sofferenze sarebbero ancora maggiori.


    Fulvio Poglio

  7. #97
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    DISASTRI UMANITARI, L'UGANDA BATTE L'IRAQ




    11 Novembre 2003




    "La situazione umanitaria in Uganda è la peggiore esistente al mondo, peggiore perfino di quella irachena". Sono queste le parole che il Sottosegretario all'ONU per le Questioni Umanitarie Jan Egeland ha usato per definire le condizioni della popolazione dopo ben 17 anni di guerra civile.

    Al termine della sua visita nel paese, ed in particolare nei distretti settentrionali feudo dei ribelli del LRA (Armata di resistenza del Signore), Egeland ha dichiarato che l'interesse pressoché nullo della comunità internazionale verso il conflitto ugandese è un "oltraggio morale". C'è da vedere se alle parole di Egeland seguirà un impegno più deciso dell'ONU per cercare di risolvere il conflitto o se queste dichiarazioni rimarranno lettera morta.

    La LRA all'attacco


    Sembra intanto che sia salito il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi ribelli: secondo Franco Ojur, capo del distretto settentrionale di Lira, gli attacchi della scorsa settimana, almeno cinque in sette giorni, avrebbero provocato un centinaio di morti. Secondo Ojur verrebbero trovati cadaveri dappertutto, in particolare nelle foreste circostanti i villaggi del distretto. Fonti militari hanno invece smentito Ojur, dichiarando che finora sarebbero stati rinvenuti "solamente" quaranta morti.

    Ovviamente i ribelli cristiani della LRA non si sono limitati ad uccidere i civili: hanno messo a ferro e fuoco i villaggi, bruciando vive numerose persone e decapitandone altre. Solo nella scorsa settimana 3.000 persone sono fuggite dalle loro case e sono state accolte nei campi profughi della regione Acholi, già drammaticamente sovraffollati. E' comunque difficile per il momento fare una stima delle perdite umane negli ultimi attacchi, anche perché la sorte di molte persone è sconosciuta: potrebbero essere morte, o nascoste da qualche parte per sfuggire ai ribelli, oppure potrebbero essere state rapite.

    La risposta di Kampala


    Intanto il governo ugandese ha deciso di potenziare le LDU (Local Defence Units), sorta di milizie composte da civili incaricate di proteggere i campi profughi e le infrastrutture, permettendo così all'esercito di concentrare i propri sforzi nella caccia ai ribelli. Per ora le LDU contano circa 10.000 militanti, quasi tutti giovani che ricevono un sommario addestramento prima di essere spediti sul campo.

    La decisione di Kampala non trova però favorevole la comunità religiosa locale, ed in particolare l'arcivescovo di Gulu John Odama. Odama ha infatti detto che l'armare la popolazione civile per l'autodifesa complica solamente la situazione, facendo precipitare ancora di più il paese in quella spirale di violenza di cui è vittima da 17 anni. In questo modo, infatti, i ribelli avrebbero una giustificazione in più per attaccare i civili che sarebbero visti come nemici.

    Detto che l'efficacia e l'utilità di queste unità di difesa sono alquanto dubbie, c'è da ricordare anche che finora il fatto che i civili non fossero armati non ha certo creato scrupoli alla LRA, che anzi negli ultimi mesi ha aumentato gli attacchi indiscriminati contro la popolazione.


    Matteo Fagotto

  8. #98
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    MUSEVENI CONDANNA A MORTE KONY



    14 Settembre 2003



    "Ci stiamo impegnando a fondo per uccidere Joseph Kony e il suo vice Vincent Otti... disperdere i ribelli non è abbastanza: devono essere annientati perché la nostra gente possa vivere in pace. Il prezzo del peccato è la morte".

    Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha usato parole di fuoco per promettere al popolo ugandese che la guerra contro i ribelli del LRA sarà vinta. Mai il Capo di stato si era rivolto con parole così dure al leader dei ribelli, Joseph Kony, che continua a seminare morte e distruzione nei distretti nord-orientali del paese.

    Il Presidente ugandese si è scagliato anche contro i Paesi donatori, che con i loro fondi contribuiscono per buona parte al bilancio del paese: Museveni ha infatti definito "fuori da ogni logica" la condizione che il budget destinato alla difesa non superi il 2% del PIL. Sempre secondo Museveni questo tetto, che le autorità ugandesi hanno più volte provato ad alzare, impedisce alle Forze Armate di acquisire un vantaggio decisivo per vincere la guerra.

    Diversa è invece l'opinione di buona parte della comunità internazionale e della stampa ugandese: ieri il quotidiano "The Monitor" ha pubblicato un articolo che si scaglia violentemente contro il Presidente, accusato di governare grazie al controllo che ha dell'esercito, che invece di essere sotto il controllo del parlamento sembra obbedire direttamente al Capo di stato.

    In più, i continui aumenti del budget per la difesa non hanno portato a risultati significativi sul piano militare, visto che i ribelli sembrano più attivi e pericolosi che mai. Il tutto a discapito della sanità, dell'educazione e dell'assistenza ai profughi, settori che vedono sempre più decurtati i propri fondi in nome di una sicurezza nazionale che il Governo non riesce a garantire.

    E proprio ieri è arrivata la notizia della messa in stato d'accusa del Capo di Stato Maggiore dell'esercito e cognato del Presidente Museveni, il generale Salim Saleh: il generale, già accusato dall'ONU per aver orchestrato lo sfruttamento delle risorse naturali durante la guerra in Congo, è stato accusato di aver comprato dalla Bielorussia una partita di elicotteri da guerra Mi-24 di seconda mano, rivelatisi poi totalmente inservibili.

    L'operazione sarebbe costata al governo circa 13 milioni di dollari, mentre a Saleh sarebbe arrivata una tangente di 800.000 dollari. Dopo questa notizia, sarà più difficile per il Presidente richiedere nuovi aumenti del budget per le Forze Armate.

    Nuovi attacchi ribelli


    Intanto, in questo clima di tensione e sfiducia, continuano gli attacchi dei ribelli LRA: ieri gli uomini di Kony avrebbero teso un'imboscata ad un pulmino diretto a Kitgum, nel nord del paese. Nell'attacco sarebbero morte almeno cinque persone, alcune sarebbero riuscite a fuggire prima che fosse appiccato il fuoco al mezzo.

    Fonti dell'esercito hanno dichiarato di aver ucciso ieri dieci ribelli, in scontri separati avvenuti nel distretto di Lira. Tra le vittime, anche un sergente (non identificato) del LRA. In un'imboscata tesa dalle UPDF (l'esercito ugandese) ad un gruppo di ribelli che si stava dirigendo in Sudan, sarebbero state liberate 25 persone, catturate precedentemente dai ribelli e usate come portatori.

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    NUOVO RAID DELL'LRA, L'ONU DECISA AD INTERVENIRE?




    22 Novembre 2003



    Continuano indisturbati a spadroneggiare i ribelli dell'Armata di resistenza del Signore (LRA) di Joseph Kony, fanatico leader autoproclamatosi profeta che vorrebbe abbattere il Governo ugandese per instaurare un regime basato sull'applicazione dei dieci comandamenti della Bibbia.

    Nonostante i roboanti appelli del Presidente Museveni, che ha recentemente dichiarato l'intenzione del Governo di sconfiggere definitivamente la LRA ed uccidere Kony, un nuovo attacco ha semidistrutto un villaggio nel distretto di Lira, ad una quindicina di chilometri dall'omonimo capoluogo, nel nord dell'Uganda nel quale i ribelli avrebbero incendiato una trentina di case.

    Durante il raid i miliziani della LRA, secondo testimonianze riportate dalla MISNA, l'Agenzia di stampa missionaria, avrebbero ucciso un uomo, mentre fonti dell'esercito riportano di tre ribelli morti e due catturati, ma sono notizie da confermare.

    L'ONU si accorge della tragedia in atto

    Quindici anni di combattimenti e scorrerie da parte degli Olum ("erba" in lingua Acholi, così vengono chiamati i ribelli dagli abitanti della regione) nel nord dell'Uganda hanno provocato decine di migliaia di vittime ed un numero impressionante di bambini ed adolescenti rapiti: più di 20.000, dei quali quasi 10.000 solo nell'ultimo anno, ponendo la LRA al primo posto nella classifica dei rapimenti di bambini in Africa, allo scopo di farne bambini soldato.

    La recente escalation della violenza e dei rapimenti, l'impotenza dell'esercito, la mancanza di qualunque piano di protezione e tutela nei confronti della popolazione dell'Acholi, sembrano avere convinto le Nazioni Unite della necessità di pianificare una serie di decisi interventi umanitari nel nord dell'Uganda.

    La decisione è stata presa dopo la visita di alcuni alti funzionari dell'ONU in Acholi che hanno constatato la drammaticità della situazione umanitaria nella regione. Alle migliaia di minori rapiti va aggiunta l'emergenza profughi: il rapporto dell'OCHA (Organizzazione per gli affari umanitari, ente ONU) stilato dopo la visita calcola che circa un milione e trecentomila abitanti nel solo nord dell'Uganda abbiano dovuto fuggire dai propri villaggi che, isolati e non protetti, sono facili prede dei ribelli. Cifra quasi raddoppiata negli ultimi anni.

    "Questa è una guerra contro i bambini. Sono rapiti, violentati e vittime di abusi". Questo è il commento del sotto-Segretario Generale Jan Egeland, coordinatore dell'ONU per i rifugiati, che riguardo alla scarsità degli interventi multinazionali, almeno fino ad ora, ha dichiarato: "La mancanza di sicurezza ha reso quasi impossibile mantenere una presenza umanitaria in queste aree e ciò significa che non vi sono le condizioni per un'assistenza sostenibile per la salute, l'educazione ed altri servizi basilari".

    Fulvio Poglio

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    OLUM INARRESTABILI, GOVERNO INERME E SOTTO ACCUSA



    28 Novembre 2003



    Fonti della MISNA (l'Agenzia di stampa missionaria) riferiscono di nuovi attacchi degli Olum ("erba" in lingua Acholi) alla popolazione civile nel nord dell'Uganda, da quasi diciassette anni vittima inerme dei loro raid.

    Ieri i guerriglieri della LRA (Armata di resistenza del signore) di Joseph Kony hanno teso un'imboscata ad un furgone in un villaggio a circa settanta chilometri da Lira, capoluogo del distretto omonimo, uccidendo l'autista e ferendo alcuni passeggeri.

    Sempre ieri, poche ore dopo, gli Olum hanno assaltato due villaggi a pochi chilometri da Lira: nel primo raid sono state uccise quattro persone, mentre nel secondo i ribelli hanno depredato ed incendiato una dozzina di capanne; altre quattro persone sono morte.
    Sono ormai migliaia le persone che in queste ore stanno fuggendo nelle città più grandi e quindi meglio difendibili della regione (Lira, Gulu) in cerca di un riparo dalla furia degli Olum, aggravando la situazione umanitaria già disastrosa.

    Si calcola che più di un milione di persone siano fuggite in questi ultimi anni dalle loro abitazioni e siano ospitati in campi profughi che dovrebbero essere protetti dall'esercito ugandese (UPDF). Ma anche l'esercito è accusato spesso di compiere violazioni dei diritti umani sulle popolazioni Acholi che dovrebbe proteggere, in particolare proprio nei campi profughi.

    Dalla fine degli anni '80 sono morte più di centomila persone, uccise nelle scorrerie degli uomini della LRA; sono ventimila invece le vittime dei rapimenti, in maggioranza bambini. L'esercito ed il Governo di Museveni sembrano impotenti a contrastare quest'esercito irregolare, composto in gran parte di minori, resi fanatici da un'indottrinamento basato sulla violenza fisica, l'uso di droghe ed alcool ed un mix di pratiche pseudocristiane e magia animista.

    Un regime sotto osservazione


    Il regime di Roweri Museveni è sotto la lente d'ingrandimento della Comunità internazionale per le sue violazioni dei diritti democratici. Ieri l'ambasciatore olandese in Uganda, Matthew Peters, ha dichiarato che l'Uganda rischia di perdere i finanziamenti internazionali se non attuerà una forte politica di democratizzazione.

    "l'Uganda non ha mai avuto un cambiamento pacifico di leadership" - ha dichiarato l'ambasciatore - "Per ottenerlo, sarebbe un grande passo creare una tradizione democratica nel Paese"

    L'occasione è stata la firma di un accordo per l'assegnazione di 23,9 milioni di euro di finanziamenti al Paese da parte dell'Olanda. L'ambasciatore ha auspicato che il Presidente Museveni possa permettere ad altri partiti di fare attività politica in piena libertà, al di là del suo National Resistance Movement (NRM) con il quale prese il potere nel 1986 sostituendo il precedente dittatore, Obote, contro il quale aveva combattuto.

    Sebbene, infatti, la creazione di partiti politici sia permessa dal 2001, è vietato fare attività politica al di fuori della capitale Kampala; inoltre, per legge, alle altre formazioni politiche non è neanche permesso contestare i risultati elettorali. Le prossime elezioni dovrebbero essere previste per il 2006.

    Fulvio Poglio

 

 
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