dal quotidiano di Confindustria
" Il Sole 24 ore del 10/05/2004
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Forum P.A. / Nel dossier che sarà presentato nel corso della manifestazione una stima di quanto costerebbe attuare le riforne
Ecco tutti i conti del federalismo
Nella prima fase si tratterà di trasferimenti alle Regioni - A pesare soprattutto l'incognita del Mezzogiorno
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Non meno di 7,2 miliardi di euro. Che, con un'operazione a più vasta scala, potrebbero addirittura diventare 16,7 miliardi (in vecchie lire oltre '30mila miliardi). A tanto ammonterebbe il "costo" del federalismo attuando completamente le riforme già approvate, ovvero al netto della devolution all'esame del Parlamento. In altre parole, sono queste le risorse che, in attesa che il federalismo fiscale si trasformi davvero da un'incognita a realtà, dovrebbero essere trasferite annualmente agli enti territoriali nel caso in cui andasse a pieno regime il meccanismo legislativo già esistente: decentramento amministrativo targato Bassanini, datato 1998; riforma costituzionale approvata dal Centro-sinistra nel 2001; legge La Loggia del 2003. Un "conto" di dimensioni non proprio insignificanti, dunque. Che, comunque, è ancora ufficioso. Anche se a "certificarlo", seppure con tutte le variabili del caso, è uno studio ad hoc completato di recente per conto del ministero degli Affari regionali, guidato da Enrico La Loggia.
Il dossier verrà ufficialmente presentato questa settimana nel corsa della XV edizione di "Forum Pa", la mostra convegno dei servizi a cittadini e alle imprese, che apre oggi i battenti a Roma e si concluderà venerdì 14 maggio.
Nello studio si ricorda anzitutto che almeno nella prima fase il "conto" del federalismo non si tramuterà in un vero e proprio costo per le casse dello Stato visto che sarà imperniato sui trasferimenti dal bilancio centrale alle Regioni. Ma il dossier si sofferma anche sullo snodo cruciale per le sorti della devoluzione: l'introduzione del federalismo fiscale. Non a caso nel rapporto si sottolinea "la forte dipendenza tra l'attuazione del cosiddetto federalismo amministrativo e quella del federalismo fiscale".
L'incognita Mezzogiorno. Altro elemento che emerge dall'analisi dei dati, è la significativa fetta di risorse che dovranno essere trasferite alle Regioni del Mezzogiorno per alcuni settori strategici. Come, ad esempio, l'agricoltura, dove Campania e Puglia assorbirebbero quasi il 50% delle risorse complessive necessarie alle Regioni, oppure quello dell'industria per il quale occorrerebbe convogliare circa il 49% dei fondi da trasferire su Campania, Puglia e Sicilia. Operazioni che potrebbero diventare meno semplici quando, a regime, i "trasferimenti" dovranno essere sostituiti dal federalismo fiscale. E quindi, anche dal ricorso, in proporzione alle necessità, a nuova tassazione direttamente sul territorio.
Il dossier. Il report è stato ideato dal ministero degli Affari regionali anzitutto con l'obiettivo di effettuare una mappatura delle funzioni amministrative da trasferire agli enti territoriali e poi anche per abbozzare una quantificazione delle risorse da devolvere dal "centro" alla periferia. Tanto è vero che nel dossier è inserito un contributo della Commissione di studio sul federalismo amministrativo e fiscale del nuovo titolo V della Costituzione (coordinata da Caterina Cittadino), istituita presso la Scuola superiore dell'Economia e finanze (guidata da Gennaro Terracciano). Alla mappatura hanno invece lavorato, oltre al ministero degli Affari regionali, l'Ufficio per il federalismo amministrativo, la Ragioneria generale dello Stato e l'Ispettorato generale per la finanza delle Pa. Il voluminoso rapporto è insomma frutto di una sinergia tra gli esperti dei ministeri degli Affari regionali e dell'Economia.
Il raggio d'azione del federalismo. Dieci i macro-settori presi a riferimento: otto considerati, con le regole attuali, di competenza esclusiva delle Regioni (agricoltura, commercio, formazione, miniere, industria, polizia amministrativa, trasporti, turismo); due (istruzione e ricerca scientifica) rientranti "in materie di competenza legislativa concorrente". Per l'istruzione e la ricerca scientifica è stata formulata una doppia ipotesi, che prevede una devoluzione più ristretta (rispettivamente per 1.400 e 507 milioni) e un decentramento più ampio. Che porrebbe questi due settori in cima alla classifica delle e risorse (necessarie) da trasferire rispettivamente con con 7,6 e 3,8 miliardi. Nel caso in cui, invece, si optasse per l'operazione ristretta il settore più "oneroso" per le Regioni sarebbe quello dei trasporti con oltre 2,5 miliardi.
"Legame vincolante" tra federalismo amministrativo e fiscale. Nel dossier si ricorda che la legge La Loggia prevede che, "il trasferimento delle risorse dovrà avvenire a costo zero", secondo il meccanismo attivato per il decentramento Bassanini (per il quale è stata riscontrata un'attuazione in fase avanzata). Il percorso è quello dei trasferimenti annuali dal bilancio dello Stato fino al decollo del federalismo fiscale. In proposito si sottolinea "la forte dipendenza tra l'attuazione del cosiddetto federalismo amministrativo e quella del federalismo fiscale". Come dire: in futuro senza la devoluzione fiscale l'impalcatura federale rischierebbe di cedere.
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Saluti liberali




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