di Justin Raimondo







E' stato un colpo doppio per i serial killers al comando a Tel Aviv. Gli elicotteri da guerra israeliani avevano appena assassinato l'anziano paraplegico cieco, Sheikh Yassin, quando il suo successore, Abdel Aziz al-Rantissi, e' stato fatto uscire di scena in una nuvola di fumo. Gli Stati Uniti, al solito, hanno discolpato Israele, mentre il mondo arabo ha addossato la responsabilità del duplice delitto allo zio Sam. Ciò che e' assolutamente tipico, nel comportamento israeliano, e' la scelta dei tempi.

Il premier Ariel Sharon aveva appena messo piede fuori dall'aeroplano, di ritorno dalla sua trionfale visita a Washington - in cui il presidente USA aveva capitolato di fronte ad ogni sua richiesta, inclusa l'annessione unilaterale di ampie porzioni della Cisgiordania. Mentre gli arabi fremevano ancora di rabbia impotente, e i combattimenti in Iraq raggiungevano nuove vette di furia devastatrice, Rantissi e' stato assassinato insieme ad alcuni passanti, ed ora veniamo incolpati anche di questo.


La politica israeliana sta indubbiamente fornendo carburante alla rivolta irachena, e ingrossando i ranghi dell'islamismo radicale. In un comunicato emanato da un gruppo sinora sconosciuto, in cui veniva rivendicata l'orribile morte inflitta a quattro mercenari americani a Falluja, la connessione viene resa esplicita:
"Questo e' un regalo da parte del popolo di Falluja al popolo palestinese ed alla famiglia di sheikh Ahmad Yassin, assassinato dai criminali sionisti", dice il comunicato delle "Brigate Ahmad Yassin". "Ammoniamo le forze USA a ritirarsi dall'Iraq e mettiamo in guardia i militari ed i mercenari a non mettere piede in Iraq".

Determinare quanti altri soldati USA moriranno in Iraq come risultato dei calcolati assassini di Sharon e' una lugubre statistica. Mentre lo spavaldo Israele continuerà a scatenarsi in tutta la Palestina, il numero certamente leviterà. Ben lungi dal cercare di mitigare queste conseguenze fatali, gli israeliani rivelano di avere grossa influenza nell'egemonia imperiale. Come ha dichiarato un membro della delegazione israeliana:

"Credo che questa sarà probabilmente ricordata come una delle più efficaci iniziative politiche che Israele ha mai intrapreso nei confronti degli Stati Uniti. Essa prende in considerazione tutti gli elementi importanti: che (i profughi palestinesi) debbano fare ritorno non in Israele, ma in uno stato palestinese, il riconoscimento che Israele non può tornare alle frontiere del 1949 ed il riconoscimento delle nuove realtà demografiche. Per quello che concerne il documento, qualsiasi bozza di qualsivoglia futuro accordo permanente con i palestinesi e' già stato firmato ed approvato dal presidente degli Stati Uniti".

Gli eventi più recenti hanno chiarito enormemente il significato ed i motivi esatti della implacabilità mostrata dal partito della guerra nell'invasione dell'Iraq senza avere alcun piano, senza sufficienti truppe per assicurare la sicurezza del luogo e senza alcuna ipotesi sulle conseguenze. E, mentre le sacche con i cadaveri continuano ad arrivare a casa ed i conti da pagare iniziano a farsi sentire, un numero crescente di repubblicani comincia a chiedersi: cosa diavolo lo ha spinto a fare tutto ciò? Perché e' andato contro i consigli del suo stesso padre ed ha ascoltato i falsi pareri dei neocons - e, in ogni caso, qual era il loro motivo?

Mentre l'attento lettore George W. Bush cerca di captare il significato nascosto di una pagina bianca, la struttura mentale dei neoconservatori non e' più un segreto di stato. Per comprendere cosa li ha motivati nell'implacabile ricerca di un "cambiamento di regime" non solo in Iraq, ma in tutto il Medio Oriente, bisogna solo farsi le domande: chi ne beneficerà, e chi ne pagherà il prezzo?

L'annessione israeliana della Cisgiordania - piamente descritta come "ritiro unilaterale" da Sharon e dai suoi signorsì occidentali - e' la prima grande resa dei conti. Il fatto che essa sia stata annunciata proprio nel momento in cui il tasso delle casualità americane sta crescendo sottolinea l'essenza della relazione Israele-USA. Nel momento stesso in cui la nostra sicurezza nazionale e' fortemente indebolita dall'occupazione dell'Iraq, l'obiettivo israeliano di accrescere la sua sicurezza nazionale neutralizzando ogni suo potenziale avversario e' realizzato. Per esso, anche il caos e' un beneficio.

La disintegrazione de facto dell' Iraq come nazione unitaria, conseguenza causata verosimilmente dall'invasione USA, e' un risultato che premia Israele a discapito degli interessi americani. La prossima mossa sarà una campagna volta a disintegrare la Siria allo stesso modo, con le sanzioni economiche già in atto ed in attesa che si verifichi un incidente di frontiera. Ma l'agenda del partito della guerra non termina a Damasco: essa prosegue per Teheran, Riyadh ed eventualmente il Cairo. Come ha dichiarato Laurent Murawiec, ex ammiratore de La Roche e che ha recentemente parlato al Pentagono su invito di Richard Perle, "l'Iraq e' il cardine tattico, l'Arabia SAudita il cardine strategico, l'Egitto il premio".

Mentre e' chiaro che Murawiec non si e' ancora pienamente ripreso dopo oltre un decennio trascorso nell'adorazione di un matto, c'e' da chiedersi se il nostro governo non sia in mano a matti ancora peggiori. Il che fa sorgere la domanda: chi e' che manovra gli eventi? La domanda, secondo Colin Powell, racconta Bob Woodward nel suo nuovo libro, Piano d'Attacco, non e' affatto chiara:

"Powell sentiva che Cheney ed i suoi alleati - il suo massimo aiutante, L. Lewis "Scooter" Libby, il vice segretario alla Difesa, Paul Wolfowitz ed il sottosegretario per la Politica alla Difesa, Douglas Feith, e ciò che Powell definiva "l'ufficio della Gestapo di Feith" - avessero creato una sorta di governo ombra, del tutto separato da quello ufficiale".

Effettivamente, i neocons hanno messo in atto un colpo di Stato, una rivoluzione di palazzo in cui i dirigenti del governo più esperti, come Richard Clarke, e le vecchie guardie del Pentagono e della CIA sono stati messi nell'angolo. (Per una descrizione più completa e dettagliata delle epurazioni vedi l'articolo dell'ex analista del Pentagono Karen Kwiatkowski). Se lo scopo del governo USA fosse quello di proteggere la sicurezza e gli interessi americani, perché il bisogno di creare un governo "separato" e competitivo - se non per il fatto che il governo sta perseguendo gli interessi di altri, non degli americani?

Non solo il libro di Woodward, ma la serie di campanelli d'allarme penetrati all'esterno e che rivelano un lavoro interno all'amministrazione Bush, ci guidano in un terreno minato che, per usare un termine migliore, può essere solo definito "teoria della cospirazione". La quale - si suppone - e' un modo per dire che tutto ciò che sta accadendo non e' un incidente. Non c'e' modo, tuttavia, di capire dove siamo e come ci siamo arrivati se non attraverso la percezione che la manovra per catapultarci in Iraq e' stata una "covert operation" di successo. Un successo, cioè, non per gli interessi americani, ma per quelli di coloro che l' hanno condotta.

La guerra all'Iraq, l'azione diversiva a favore dei veri autori del 9/11, la costosa ossessione con Saddam Hussein, la professata intenzione di "continuare il corso" di una politica insostenibile - niente di ciò ha senso, se guardata attraverso il prisma degli interessi nazionali americani. L'intera condotta della nostra politica mediorientale e' controproducente: solo due parti hanno beneficiato dall'invasione dell'Iraq: i likudniks israeliani (ed il loro ufficio americano) fedeli a Sharon e gli associati di Osama bin Laden.

Sharon ha ora una nuova arma da brandire contro i radicali del suo stesso partito, che vorrebbero tenersi tutti gli insediamenti della Cisgiordania, ed i laburisti, che lo accusano di essere troppo intransigente. Inoltre, forse, il suo trionfo gli ha fornito uno scudo con cui proteggersi contro la puzza crescente degli scandali personali. Bin Laden, d'altro canto, avrà tutta una prossima generazione di aspiranti kamikaze che sognano di vendicarsi con uno, due, tre, molti 11/9.

Il concetto che la guerra all'Iraq sia una "covert operation" israeliana di successo e' molto plausibile. Del resto non e' la prima volta che un governo straniero fa un concertato sforzo per catapultarci in una guerra al suo fianco. Si guardi solo lo schema degli eventi più recenti: Israele guadagna, l'America paga; Israele uccide, gli americani muoiono; Israele conquista, e il governo americano partecipa con fervore. Israele dice: "Salta!", ed il governo degli Stati Uniti vuole solo sapere quanto in alto. I partigiani di Israele entro il governo USA - che, secondo dirigenti al top ed altri "disertori", hanno creato il loro "governo separato" - hanno afferrato il timone del comando e stanno dirigendo la nave americana verso acque turbolente.

Temo che la tempesta sia appena all'inizio. Ciò che e' iniziata come un' "azione di polizia", una "epurazione" di nostalgici ba'athisti, sta prendendo la forma di una rivolta nazionale anti-americana. Gli americani vogliono sapere come e perché siamo stati portati in guerra - e da chi.
Questa guerra, e la politica a cui ha dato vita, e' criminale in molti modi diversi, ma di certo il tradimento non e' il crimine minore che può essere ascritto ai leaders del partito della guerra. Un'investigazione nelle macchinazioni di questo gruppo - che ha agito come agente di una potenza straniera - e' la bomba ad orologeria di questa amministrazione - o, almeno, del "governo ombra" messo in piedi dalla giunta Cheney-Wolfowitz-Feith.

Note a margine

Odio dire "ve lo avevo detto", ma forse non avevo previsto che le "operazioni militari" in Iraq si sarebbero ben presto trasformate nell'assedio a Waco? Le notizie secondo cui la nostra brigata di psicopatici sta suonando della musica rock molto, molto dura nella speranza di incenerire i difensori di Falluja lo conferma. Ok, parlavo dell'assedio a Najaf, non a Falluja, dove vengono utilizzate armi pesanti.

Ma fa lo stesso, almeno secondo l'ignorantone professionista Andrew Sullivan, che scrive:
"SADR CAPITOLA: Sono snervato dalla presenza di iraniani che aiutano ad intrattenere negoziati con al-Sadr, ma rincuorato dal fatto che la rivolta estremista a Falluja sembra essere stata repressa - grazie alla Marina ed al realismo degli sci'iti moderati".

Naturalmente Sadr e' a Najaf, non a Falluja, la quale e' sunnita, non shi'ita. E qualcuno dovrà dire a quei ribelli di Falluja che sono stati "repressi", perché sembra che non l'abbiano ancora capito.