Thailandia, separatisti all'attacco
Almeno cento morti negli scontri

I ribelli islamici hanno preso di mira caserme e sedi governative
Il premier: "Sono solo banditi, il terrorismo non c'entra"


BANGKOK - Almeno 100 persone sono rimaste uccise alle prime ore di oggi negli scontri che hanno opposto guerriglieri islamici alle forze di sicurezza e ai soldati nella parte meridionale della Thailandia. Secondo le autorità locali le violenze sono da attribuire a dei "separatisti islamici". In Thailandia, infatti, il 95 per cento della popolazione è buddista, contro il cinque per cento di islamici concentrati appunto nel sud.

Gli scontri sono iniziati alle 5.30 di questa mattina (ora locale). Dieci posti di blocco della polizia sono stati attaccati dai rivoltosi. Stessa sorte è toccata alle basi dell'esercito e alle sedi governative nelle province di Pattani, Yala e Songkhla. Dura la reazione della polizia che ha ucciso almeno 93 ribelli. Cinque soldati o agenti di polizia hanno perso la vita. I feriti sarebbero sedici tra le fila dell'esercito e quattro tra gli insorti.

Scontri a fuoco si sono verificati anche intorno alla moschea Kuersae di Pattani, un edificio che i separatisti delle province meridionali a maggioranza musulmana hanno preso a simbolo delle loro rivendicazioni e dei loro sentimenti antigovernativi. Nei combattimenti sono stati uccisi una trentina di ribelli.

Gli attacchi di oggi non arrivano inaspettati. Sono giorni che la polizia e l'esercito sono in stato di allerta, dopo aver ricevuto informazioni di intelligence che avvertivano del rischio di simili attacchi. Grazie a queste informazioni, è stato possibile far fronte all'offensiva, sferrata da non meno di 400 uomini.

Palese il tentativo del premier Thaksin Shinawatra di minimizzare le motivazione della rivolta: "Sono slo banditi che vogliono rubare armi e non c'è collegamento con il terrorismo internazionale".