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  1. #1
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    Predefinito Ma che storia si insegna a scuola?

    Meridione e briganti: ma
    che si insegna a scuola?

    di MARISA INGROSSO

    Il Napoletano è come «un vaioloso nel letto», una «cancrena». Il Mezzogiorno è «affamato», «arretrato», «è Africa!». Il Nord è «sviluppato», «industrializzato» e «liberale ». Nord e Sud «due civiltà differenti». Infine, il brigantaggio: «bande composte da contadini insorti e autentici briganti» che «colpivano con incendi, furti e omicidi tutto ciò che rappresentava lo Stato italiano». Praticamente, terrorismo eversivo.
    Eccoli, in breve i concetti che i giovani italiani imparano a scuola (la scuola pubblica!). Le frasi si trovano sui libri di testo di Storia usati, negli ultimi anni, in 3ª media e al 4° anno delle medie superiori. Senza alcuna pretesa di esaustività, la «Gazzetta», si è messa ad esamine questi testi, a campione. L’esito è preoccupante.

    ALLE MEDIE - Prendiamo l’edizione 2004 del testo numero 3, edito da Atlas, e intitolato «Storia ed educazione alla cittadinanza - Da Napoleone ai nostri giorni». È un testo adottato alle scuole medie. A pagina 97 c’è il paragrafo «La questione meridionale e il problema del brigantaggio». Gli autori (Zaninelli, Bonelli e Riccabone) affermano subito che «il Mezzogiorno era entrato a far parte del nuovo Stato unitario in condizioni di svantaggio». Non spiegano di che «svantaggio» trattasi però lo lasciano capire: i braccianti non possedevano terre mentre «vasti possedimenti restavano incolti per il disinteresse del proprietario » (latifondisti pigri?). Correttamente enumerano i motivi di scontento delle popolazioni meridionali nei confronti dei Piemontesi: le tasse esose, il loro servizio di leva obbligatoria e le promesse mancate (la, mai attuata, riforma agraria). Questa «sfiducia nell’autorità», secondo gli autori «portò alla nascita di organizzazioni illegali e di bande di briganti». Per batterli, «lo Stato fu impegnato in una vera e propria guerra nella quale furono utilizzati oltre 160.000 soldati». In quella pagina c’è soltanto una immagine. È una stampa a colori. Una grossa didascalia che dice: «I briganti praticavano da sempre il sequestro di persone per ottenere riscatti in denaro». Il capitolo si chiude senza mai accennare al ruolo dei grandi alleati di quelle «organizzazioni illegali» e «bande di briganti», cioè i Borbone e la Chiesa.
    Chi ha studiato su quel libro, quindi, può ben ignorare i motivi e gli ideali, che pure mossero migliaia di uomini e donne. Per quei ragazzini (che oggi hanno tra i 17 e i 18 anni) il brigante sarà qualcosa che sta a metà tra un morto di fame e un criminale.

    Altri autori (Brusa, Guarracino, De Bernardi) altro libro di testo per la 3ª media («Il nuovo racconto delle grandi trasformazioni - Dall’Europa delle nazioni alla società globale»), altro editore (Edizioni scolastiche Bruno Mondadori). Questo libro veniva usato quattro anni fa. Ai briganti dedica mezzo paragrafo, che inizia così: «Dall’estate del 1861, e in maniera sempre più intensa, nei due anni successivi, nelle regioni meridionali (ma non in Sicilia) comparvero bande composte da contadini insorti e autentici briganti». Il brigantaggio non c’era in Sicilia dopo il 1861? Può darsi. Ma i Carabinieri la pensano diversamente. Loro, in Sicilia, hanno arrestato briganti almeno fino al 1874. Proprio sul sito ufficiale dell’Arma (www.car abinieri.it), c’è una pagina de «L’Illustrazione Universale » datata 15 novembre 1874, in cui si riporta dell’arresto, avvenuto l’11 ottobre di quello stesso anno, di «Anzalone Cataldo e Salvo Andrea, noti capi briganti». Ma continuiamo a leggere il libro di Storia. Le «bande» di «contadini e autentici briganti» in questo caso sono state «appoggiate» da «ufficiali del vecchio esercito borbonico », ma soltanto «in principio» e, comunque, la loro attività era questa: colpire «con incendi, furti e omicidi tutto ciò che rappresentava lo Stato italiano e chiunque si schierasse dalla parte delle autorità pubbl iche». In questo caso, secondo gli autori, per la repressione del brigantaggio «furono impiegati 120.000 uomini», e non 160.000. Ciò detto, bisogna segnalare una nota di merito: a corredo di questo testo di Storia c’è anche, allegato, un libro per gli esercizi (firmato da Bresil, Pedron, Pontalti, Tamburiello). Quì c’è un intero capitolo, denominato «Storie di briganti», che è ricco di informazioni, documenti e grandi e belle immagini di briganti e brigantesse. Le indicazioni su «come utilizzare l’iconog rafia sul brigantaggio» spiegano che ci sono un sacco di foto di quelle persone perché i briganti «si facevano fotografare o venivano fotografati loro malgrado, anche dopo la fucilazione».

    AL LICEO - Cinque anni fa, nei licei c’era la 2ª edizione del volume 2 de «La storia - Dalla metà del Seicento alla fine dell’Ot - tocento» (Zanichelli editore). Porta la firma illustre di Aurelio Lepre. Il professore (ordinario di Storia contemporanea all’Uni - versità degli Studi di Napoli Federico II), ha scritto libri bellissimi sul Mezzogiorno e il suo equilibrio e la sua competenza si ritrovano in questo testo per le scuole anche quando tratta il fenomeno del brigantaggio. Ciò che lascia perplessi è il discorso Nord-Sud. Il capitolo «La costruzione dello Stato e della nazione» si apre con una sequela di insulti razzisti pronunciati da settentrionali o da meridionali che vivevano al Nord già da molto tempo. Il primo cui Lepre dà la parola è Massimo d’Azeglio. Il piemontese, che fu politico e letterato, è famoso per la sua: «Abbiamo fatto l’Italia, ora si tratta di fare gli italiani». Invece la frase che tocca in sorte ai liceali del 2005 è: «La fusione coi Napoletani mi fa paura. È come mettersi a letto con un vaiuoloso ».
    Cui Lepre fa seguire l’esternazione del romagnolo Luigi Carlo Farini (luogotenente di Cavour nel Mezzogiorno) che dei meridionali dice: «Che barbarie! Altro che Italia! Questa è Africa!».
    Poi Lepre raccoglie il pensiero dello scrittore Giuseppe Bandi secondo cui i siciliani erano dei «beduini» e la loro lingua era «africanissima». E, infine, l’autore lascia passare il parallelismo tra il Napoletano e una «cancrena», sotenuta sia da Farini, sia dal siciliano Giuseppe La Farina.

    Lepre non ha ritenuto utile mettere a «contrappeso» alcuna presa di posizione filo-meridionale. Anzi, spiega che a fondamento di giudizi così drastici i settentrionali avevano una «preoccupazione di carattere politico» e «c’era anche la convinzione che fino a quel momento non era esistita una sola civiltà italiana, ma due civiltà differenti per tradizioni, costumi e indole della popolazione». Sì, «indole», così scrive Lepre. E i meridionali «sudisti» dell’epoca cosa pensavano del Nord? E dell’«indole» dei Piemontesi? Chi ha studiato su quel testo, purtroppo, lo ignora. Quei ragazzini (e il pensiero va soprattutto ai meridionali) che hanno studiato e mandato a memoria quelle frasi oggi hanno tra i 21 e i 22 anni.

    I PROFESSORI - Tutti i concetti fin qui riportati, se non mediati da docenti avveduti, equilibrati e molto ben preparati, possono convincere i giovani meridionali dell’esistenza di una storica inferiorità? Viceversa, possono alimentare un senso di storica superiorità nei piccoli settentrionali? La risposta sta a ciascuno. Ma magari, quest’anno, facciamo in modo di leggerlo il libro di testo di Storia dei nostri ragazzi. (ingrosso@gazzettamezzogiorno.it)

    La Gazzetta del Mezzogiorno on the web

  2. #2
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    Predefinito Rif: Ma che storia si insegna a scuola?

    Io ho conservato la version cartacea del giornale.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Ma che storia si insegna a scuola?

    Citazione Originariamente Scritto da x_alfo_x Visualizza Messaggio
    Lepre non ha ritenuto utile mettere a «contrappeso» alcuna presa di posizione filo-meridionale. Anzi, spiega che a fondamento di giudizi così drastici i settentrionali avevano una «preoccupazione di carattere politico» e «c’era anche la convinzione che fino a quel momento non era esistita una sola civiltà italiana, ma due civiltà differenti per tradizioni, costumi e indole della popolazione». Sì, «indole», così scrive Lepre. E i meridionali «sudisti» dell’epoca cosa pensavano del Nord? E dell’«indole» dei Piemontesi? Chi ha studiato su quel testo, purtroppo, lo ignora. Quei ragazzini (e il pensiero va soprattutto ai meridionali) che hanno studiato e mandato a memoria quelle frasi oggi hanno tra i 21 e i 22 anni.
    questa domanda taglia la testa al toro.

    Il fatto di preoccuparsi di cosa pensassero i settentrionali dei meridionali e di invece trascurare totalmente cosa pensassero le popolazioni del sud dei settentrionali invasori (quasi non fossero degni di pensare o soffrire di una invasione straniera) è indicativo della vergognosa subordinazione culturale degli intellettualini meridionali di fronte al regime.
    Ma andasserro a zappare le terre ... questi intellettualini del cazzo !
    Ultima modifica di uqbar; 21-10-09 alle 13:31

  4. #4
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    Predefinito Rif: Ma che storia si insegna a scuola?

    Citazione Originariamente Scritto da uqbar Visualizza Messaggio
    questa domanda taglia la testa al toro.

    Il fatto di preoccuparsi di cosa pensassero i settentrionali dei meridionali e di invece trascurare totalmente cosa pensassero le popolazioni del sud dei settentrionali invasori (quasi non fossero degni di pensare o soffrire di una invasione straniera) è indicativo della vergognosa subordinazione culturale degli intellettualini meridionali di fronte al regime.
    Ma andasserro a zappare le terre ... questi intellettualini del cazzo !
    Hai centrato il punto.
    Questi libri andrebbero bruciati tutti.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Ma che storia si insegna a scuola?

    Citazione Originariamente Scritto da x_alfo_x Visualizza Messaggio
    Il primo cui Lepre dà la parola è Massimo d’Azeglio. Il piemontese, che fu politico e letterato, è famoso per la sua: «Abbiamo fatto l’Italia, ora si tratta di fare gli italiani». Invece la frase che tocca in sorte ai liceali del 2005 è: «La fusione coi Napoletani mi fa paura. È come mettersi a letto con un vaiuoloso ».
    D'Azeglio parla di napoletani non di cilentani perciò a noi non interessa niente.
    Ultima modifica di x_alfo_x; 24-10-09 alle 16:44 Motivo: Non sa neanche quotare
    La mia famiglia è cilentana da prima della fondazione di Elea.
    Io sono di estema destra e juventino
    mio padre era di estema destra e juventino
    mio nonno era di estema destra e juventino
    mio figlio è di estema destra e juventino

  6. #6
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    Predefinito Rif: Ma che storia si insegna a scuola?

    Citazione Originariamente Scritto da Capitan Cilento Visualizza Messaggio
    D'Azeglio parla di napoletani non di cilentani perciò a noi non interessa niente.
    un po' mi secca farlo e rifarlo ma...

    al solito oltre che poco acuto e di cattivo gusto sei anche IGNORANTE, inteso nel senso di colui che ignora, visto che non sai, o peggio fingi di non sapere, che fino al 1860 col termine "napoli(e)tani" si identificava tutto il popolo del cd. Regno delle Due Sicilie....
    basta consultare qualche testo dell'epoca per capire in primis che il termine duosiciliani era solo di uso volgare-orale e non lo si ritova riportato sui testi, e in secundis che si usava il termine napoli(e)tani per tutti i regnicoli...
    se proprio vuoi commentare col tuo solito "stile" almeno informati.

    detto questo rientro in 3D ricordando amaramente che si la storia è altamente distorta ma ci sono dei timidi segnali di risveglio dottrinale, AD ES. con le mie orecchie ho sentito un preside di facoltà, costituzionalista, lodare il brigantaggio spiegandolo come reazione e guerra civile e i ragazzi ascoltavano ignari e stupiti...
    purtroppo ancora oggi è dominante l'accezzione negativa del sud preunitario ma grazie ad autori come la Pellicciari o Del Boca e un po' anche ad amici come Vincenzo e Alessandro, i folli che vanno nelle scuole medie che riescono a contattare a spiegare la storia sconosciuta, quella dei vinti, la situazione lentamente sta cambiando!!!
    in vista di un 150° che pochi sentono come loro è già qualcosa, ora bisogna continuare su questa strada battendo molto sul brigantaggio, elemento di forte presa su chi non sa come stavano le cose....

    GIOPIZZETTO
    legittimista si ma critico
    "il futuro d'italia è tutto nel mezzogiorno" G. Fortunato 1879

  7. #7
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    Predefinito Rif: Ma che storia si insegna a scuola?

    Citazione Originariamente Scritto da Capitan Cilento Visualizza Messaggio
    D'Azeglio parla di napoletani non di cilentani perciò a noi non interessa niente.
    Vedi capitano dei miei stivali. Secondo me tu la storia la sai ma fai finta di non saperla per insultare i napoletani.
    Quando prima del 1860 si parlava di napoletani sono si intendeva solo gli abitanti di Napoli e dell’attuale provincia di Napoli ma tutta la popolazione dell’Abruzzo, Basilicanta, Calabria, Campania, Molise, Puglia ed molti comuni del Lazio che oggi fanno parte delle province di Latina, Frosinone e Rieti. Perciò quando D’Azelio parlava dei Napoletani come vaiolosi parlava anche dei cilentani ovvero insultava anche i tuoi avi. Non lo scrivo per te che sei irrecuperabile, visto anche l’avatar di merda che hai che riporta lo stemma dei savogliardi che per noi napolitani equivale alla svastica nazista per gli ebrei, ma per qualche altro eventuale fruitore di questo forum poco frequentato che è a digiuno della vera storia patria napolitana.
    www.duesicilie.net

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