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    Predefinito La crescita del libertarismo "austriaco"

    LA SCUOLA AUSTRIACA DI ECONOMIA COMINCIA A PARLARE ANCHE IN ITALIANO

    La diffusione delle idee libertarian in politica e in economia ha ottenuto successi straordinari negli Usa grazie alla fondazione dei think tank. Ora anche in Italia queste istituzioni cominciano a mettere radici.

    Le recenti disavventure del professor Salin in Francia hanno regalato un po' di spazio, per quanto ridotto, sulle pagine del giornalismo nostrano alla misconosciuta Scuola Austriaca di economia. Quando si parla del cosiddetto affaire Salin si fa riferimento a quell'odioso, livido ostracismo, accademico e burocratico, esercitato dall'intellighenzia francese nei confronti dell'economista Pascal Salin, la cui unica colpa è quella di essere stato nominato presidente di una commissione deputata alla selezione di alcuni docenti di economia, nonostante si tratti di un liberale impenitente. Il peccato originale, chiaramente, coincide con il suo essere un liberale, e più in particolare un economista liberale. E così Piero Ostellino dalle colonne del Corriere della Sera, e con lui Carlo Lottieri da Il Giornale, hanno colto entrambi l'occasione dell'affaire Salin, e delle difficoltà esistenziali della cultura liberale ed anglosassone sul vecchio continente, per citare in qualche modo la Scuola Austriaca, una scuola di pensiero ignota agli studenti universitari di economia, perché sostanzialmente assente dalla manualistica, dalla didattica e dalla ricerca, o presente in pillole, se si escludono piccole oasi accademiche e qualche recentissima pubblicazione. La questione Salin ha dunque rappresentato una minuscola occasione per parlare di teoria economica austriaca, che sta conoscendo una rinascita negli Usa ormai da più di un quarto di secolo, ma che in Italia è sbarcata, tra mille difficoltà di divulgazione, solo da pochi anni.
    Pascal Salin, in effetti, non è semplicemente liberale. È un intellettuale che studia, approfondisce e divulga il liberalismo imbevendolo dello spirito provocatorio e spiazzante della filosofia libertarian. E la sua economia politica è quindi austriaca. Ed è qui che Ostellino commette una lieve imprecisione. Nel citare infatti i padri della scuola Austriaca di economia (il noto Hayek, il meno noto Mises, l'ignoto e bistrattato Rothbard) - cosa decisamente rara nell'ambito del giornalismo nazionale, e quindi preziosa - parla di una corrente di pensiero in perenne opposizione alle idee marxiste e keyensiane. Giusto. Ma andrebbero aggiunti anche i neoclassici in senso lato, intendendo per tali tutti coloro i quali aderiscono, tra mille varianti, al paradigma teorico tuttora dominante. La Scuola Austriaca, se associata ad avversari marxisti e keynesiani, pare inesorabilmente destinata a vivere le sue dispute in un tempo assai lontano dal nostro, con autori morti e sepolti che, se confutati, possono al limite rivoltarsi nella tomba. La Scuola Austriaca di Economia è invece riuscita a spezzare l'isolamento e il boicottaggio culturale subito durante il regno incontrastato della sintesi neoclassica, e cioè dal dopoguerra fino ai primi anni settanta, per rilanciarsi con nuovi programmi di ricerca e rinnovata attenzione accademica proprio in corrispondenza della crisi delle idee neokeynesiane, e la controrivoluzione monetarista. Affrontando quindi problematiche del nostro tempo, e restituendo all'attualità questioni non più affrontate dalla maggioranza degli economisti, i neoaustriaci della cosiddetta quarta generazione (Garrison, White, Salin, Kirzner, Vaughn, Rizzo, lo stesso Rothbard...) hanno rilanciato con vigore gli argomenti che più stavano a cuore ai padri fondatori, dalla riforma monetaria contro il centralismo degli istituti di emissione, alla teoria monetaria del ciclo economico; dal ruolo fondamentale dell'imprenditore nei processi di equilibrio del mercato, al danno potenziale di qualunque legislazione antitrust; dalla concorrenza come processo di scoperta e trasmissione delle informazioni rilevanti, all'esaltazione del mercato come luogo di libertà e coordinamento spontaneo tra persone che perseguono finalità differenti e potenzialmente confliggenti. L'economia austriaca è l'economia dell' azione; è un'immersione rapida e profonda nel mondo reale delle persone che interagiscono, che vivono vite autentiche in contesti che mutano continuamente; delle persone in carne ed ossa che non ottimizzano, né massimizzano alcunché. Non ci sono parametri cui aggrapparsi, modellini da verificare , curve da disegnare. Il tempo nell'economia austriaca è reale, non lo si misura sull'asse delle ascisse, ma lo si vive direttamente e interiormente, quando si fanno delle scelte che non sempre posso essere revocate, e si commettono errori. E a nulla valgono le distribuzioni di probabilità durante la vita, incerta, di tutti i giorni.
    Questa eterodossia economica, che respinge il formalismo matematico recuperando il formalismo verbale, e applica la logica deduttiva partendo da affermazioni auto-evidenti, ha restituito qualità letteraria e aderenza alla realtà ad una disciplina altrimenti sempre più arida e chiusa nei suoi vacui modelli fatti di individui finti. E, diciamolo, ci ha anche ridato il gusto di leggerci un saggio di economia senza la necessità di rituffarci ogni tre righe nelle fragili ed incerte reminiscenze universitarie di statistica ed econometria, nella speranza di raccogliere frammenti di comprensione del testo. Economia politica austriaca e libertarismo sono ormai due lati di una stessa medaglia. Il pensiero libertarian, dalle forti radici culturali americane, esalta il diritto comune rispetto ai labirinti paludosi della incessante e stucchevole produzione legislativa degli stati. Enfatizza la libertà individuale, ridimensiona o addirittura cancella la macchina statale dal novero delle necessità vitali dell'umanità, restituendo autonomia e responsabilità di azione all'individuo. Mette gravemente in discussione la capacità della democrazia rappresentativa di rispettare seriamente e durevolmente le
    libertà fondamentali. E coerentemente con questa sfiducia di fondo nei confronti dei normali meccanismi di rappresentanza politica e di limitazione costituzionale del potere pubblico, il pensiero libertarian si ricongiunge coerentemente con l'economia austriaca e il suo netto rifiuto dell'interventismo e della programmazione economica, della tassazione e della regolamentazione, per esprimere un'unica formidabile visione d' insieme. La divulgazione di quello che possiamo chiamare estremismo liberale passa evidentemente in maniera assai difficoltosa attraverso la vita e i percorsi compromissori dei partiti politici. La diffusione delle idee libertarian in politica e in economia ha ottenuto successi straordinari negli Usa grazie alla fondazione dei think tank. Ora anche in Italia queste istituzioni cominciano a mettere radici. Per potersi allora fare un'idea di cosa sia l'economia austriaca, e affrontare i doverosi approfondimenti, è utile conoscere il Liberanimus Institute, nato a Bologna nel 1995, che realizza la sua attività di studio e divulgazione unicamente su internet con il suo sito www.liberanimus.org. Da questo sito, gestito da giovani ricercatori bolognesi, è possibile accedere a documentazione, articoli, papers, interviste e links diretti all' arcipelago libertario nazionale e internazionale. Si può apprendere la teoria monetaria del ciclo, per poter leggere la congiuntura internazionale attuale alla luce delle argomentazioni neoaustriache, totalmente alternative a quelle del cosiddetto mainstream. Intellettualmente legato all'istituto Liberanimus è il sito US Equity e Macro Lab (www.usemlab.com), interamente dedicato a fornire una lettura neoaustriaca dei mercati finanziari americani agli investitori e agli analisti italiani, e a denunciare l'enorme bolla speculativa tuttora in atto. Anche qui è finalmente possibile reperire materiale in gran quantità sulle tesi neoaustriache relative al ciclo economico, e approfondire la conoscenza dei meccanismi di funzionamento di un'economia monetaria. E magari prendere coscienza di come la politica monetaria espansiva della Fed, e un sistema bancario dal credito un po' troppo elastico, abbia creato condizioni di crescita insostenibile, con cui prima o poi ci toccherà fare i conti, nonostante i recenti segnali di ripresa.
    Stesso discorso, passando dalle vicende cicliche all'annosa questione dei trust e alla vituperata globalizzazione, vale per l'istituto intestato a Bruno Leoni, giurista e filosofo libertarian, che la nostra cultura accademica aveva deciso di seppellire nel dimenticatoio nazionale, già ricco di intellettuali liberali, appollaiandosi pigra tra le proprie stantie, ridondanti e polverose elucubrazioni, tutte rigorosamente illiberali. Questo istituto (www.brunoleoni.it), la cui nascita è stata salutata dall'editore Leonardo Facco già nel numero 25 di Enclave - rivista dei libertari italiani - dedica la propria attività proprio alla divulgazione della cultura antistatalista e pro-global, per la formazione anche in Italia di una diffusa coscienza libertarian. Si tratta di progetti culturali di lungo termine, destinati alla promozione degli ideali del mercato attraverso papers, articoli e la pubblicazione di due collane di libri. Anche in questo caso troviamo argomenti dell'economia austriaca capaci di sostenere la globalizzazione proprio nell'interesse dei paesi più poveri, o tutelare l'ambiente contro le inefficienze dello stato. E magari difendere Bill Gates dalla Commissione europea, argomentando a favore anche delle grandi imprese contro una legislazione antitrust frequentemente imbevuta di cultura della concorrenza da modellino astratto, che ignora il significato della competizione come processo di scoperta e trasmissione delle conoscenze. Una delle attività di maggior pregio dell'IBL è poi certamente rappresentata dai seminari intitolati a Murray Rothbard. Si promuovono in tal modo incontri periodici su specifiche tematiche liberali e libertarian per creare al contempo opportunità di incontro e un ambiente di dibattito. Si tratta di una iniziativa abbastanza inedita in Italia, che potrebbe riecheggiare, in dimensioni e ambizioni per ora ridotte, i Pritivatseminar tenuti il venerdì pomeriggio da Mises nel suo ufficio alla Camera di Commercio di Vienna. E a ottobre è previsto il Seminario Mises, a Sestri Levante, per raccogliere le migliori intelligenze italiane e internazionali che si ispirano alla metodologia individualista e ai principi libertari Se l' economia austriaca, e il pensiero libertarian in genere, avranno mai un futuro in Italia, dipenderà certamente più dallo sviluppo di think tank di questo tipo che non dall'attività politica di partiti dall'incerta ispirazione liberale. A guadagnarcene sarebbe la nostra cultura, la nostra libertà e, perché no, anche i nostri portafogli.

    William Longhi

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