Come era largamente pervisto alle elezioni da poco tenutesi nel paese dell’Africa Australe si è registrata la netta vittoria degli ascari del nuovo ordine mondiale, vale a dire Mandela e compagnia cantante.
La stampa internazionale dal canto suo ha fatto il suo sporco lavoro: trasformare le elezioni sudafricane nell’evento; ovvero la liturgia della democrazia cosmopolita che trova il suo inevitabile compimento. In questi giorni si sono sprecati gli articoli volti ad esaltare le “terze elezioni multirazziali consecutive”; fiumi e fiumi d’inchiostro sono stati dedicati ai più squallidi personaggi del teatrino cosmopolita sudafricano. Una su tutte l’intervista alla ex cantante nera Dolly Makhebe che alla fine dell’articolo intriso di buonismo multirazziale si lasciava sfuggire in un tipico lapsus Freudiano: “ non m’importa il nome ma il presidente deve essere sempre un nero”, indicando al cancello l’auto verde metalizzata regalatale da Mandela.
Non parliamo poi della squallida intervista fatta al signor De Klerk (uno dei maggiori responsabili dell’attuale sfacelo sudafricano, ndr 1 milione di posti di lavoro persi negli ultimi anni) il quale salutava così l’imminente vittoria dell’ANC: “ Siamo diventati un paese normale”.. il che nella mente del povero mondialista bianco significa: “ Ci sono più neri che guidano la BMW o la Mercedes. I poliziotti sono neri. Si vedono più sudafricani neri negli shopping center alla moda… Il Sudafrica è parte del mondo globalizzato…”.
Alla fine tutti felici e contenti, partendo dai liberali di destra e finendo coi progressisti e comunisti, ancora prima di conoscere i dati definitivi delle elezioni, ma in fondo questo era sola una pura formalità: la democrazia cosmopolita aveva già vinto.




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