DILEMMI. PERCHÉ GRAN PARTE DELLE LEGGI DEL CENTRODESTRA S’INFRANGONO SULLA CONSULTA
Governo incostituzionale o Costituzione antigovernativa?


La legge Bossi-Fini sull'immigrazione è stata orgoglio e vanto del governo. Di più: ne ha espresso nel modo più esemplare la concezione d'ordine e rigore contrapposta alle politiche lassiste imputate ai governi precedenti, e infatti all'indomani della sua approvazione quella legge è immediatamente diventata la seconda causa d'arresti in città, dopo il furto ma prima dei reati legati al traffico di stupefacenti, alle rapine, alla ricettazione. E adesso? Dopo l'annunziata stroncatura (per manifesta incostituzionalità) dell'asse su cui poggia la Bossi-Fini - ovvero l'espulsione degli immigrati clandestini per decreto del questore, senza contraddittorio, senza garanzia del diritto di difesa, senza un autentico controllo da parte della magistratura - sorge spontanea la domanda: da dove traggono alimento i pessimi rapporti fra la maggioranza di governo e la Costituzione? Per meglio dire: è anticostituzionale questa maggioranza o è antigovernativa questa Costituzione?
C'è da tener conto infatti che l'incidente della Bossi-Fini segue da presso la dichiarazione d'incostituzionalità del lodo Schifani (che garantiva l'immunità alle più alte cariche dello Stato), ma anche l'infortunio sulla Gasparri, anch'essa rinviata al mittente dal capo dello Stato perché in contrasto con la legge fondamentale. C'è da tener conto inoltre che un ulteriore caposaldo della Bossi-Fini - ossia l'arresto obbligatorio per l'immigrato recidivo che non rispetti l'ordine del questore di abbandonare il territorio nazionale - è a sua volta sub iudice, e che pure in questo caso il verdetto della Consulta non promette nulla di buono per chi quella legge l'ha voluta. C'è da tener conto infine che analoghi sospetti d'incostituzionalità circondano i due disegni di legge sulla prostituzione e sulle droghe, quelli - per intendersi - che vorrebbero sbattere in galera chi si prostituisce in strada non meno degli adolescenti che fumano spinelli, e vivaddio ancora una volta i sospetti appaiono tutt'altro che infondati.
Allora: com'è possibile che le leggi più importanti del centro-destra siano tutte a rischio d'incostituzionalità? Una prima risposta potrebbe riferirsi al “colore” politico della Consulta (radicalmente avverso all'attuale maggioranza di governo), e infatti il centro-destra l'ha più volte formulata. Sta di fatto tuttavia che la Corte costituzionale non si lascia inquadrare docilmente in schemi di partito, e che oltretutto il redattore della sentenza sull'immigrazione è il giudice Carlo Mezzanotte, certamente non sospetto di simpatie per la sinistra. Una seconda risposta - meno contingente e grossolana - può far leva viceversa sul ruolo storicamente esercitato dai tribunali costituzionali, sulla loro vocazione a difendere l'esistente quale che esso sia, e insomma sull'innato conservatorismo delle Corti poste a guardia d'una Costituzione, che giocoforza le rende avversarie d'ogni governo impegnato a inaugurare una stagione di riforme. Anche il centro-sinistra, però, durante la legislatura scorsa aveva battezzato molteplici leggi di riforma, dall'istruzione universitaria alle pensioni fino alla sanità di Stato, senza per questo incorrere nella scure della Corte.
Rimane allora una terza soluzione. O meglio, resta sul tavolo un dilemma: è colpa degli spiriti antidemocratici che soffiano sul centro-destra? È colpa viceversa d'una carta costituzionale ormai invecchiata, non più all'altezza delle sfide che ha di fronte l'età contemporanea? Quando per esempio Italo Bocchino, vicecoordinatore di An, ha dichiarato che quest'ultima sentenza antepone le garanzie degli stranieri irregolari alla sicurezza degli italiani, evoca proprio tale universo concettuale. E in effetti può ben darsi che i diritti costituzionali siano diventati un lusso in tempi di migrazioni massicce dal Sud al Nord del mondo, di conflitti tra l'Occidente e l'Islam, di guerre non dichiarate tra eserciti invisibili (i terroristi) e truppe di pace, ma in realtà d'occupazione. Può ben darsi che mettere l'accento sul diritto di difesa individuale dinanzi a un tribunale indipendente ormai suoni incongruo rispetto all'esigenza di proteggere il diritto alla difesa collettiva, mentre la criminalità ci assedia dentro casa, mentre i reati rimangono impuniti, mentre ogni giorno le cronache traboccano d'aggressioni a danno dei più deboli.
Se è così, bisognerà dunque liberarsi delle (troppe) garanzie apprestate dalla carta del 1948, abrogarle, o quantomeno affievolirle con una revisione costituzionale chirurgica e mirata. Ma non è così, non foss'altro perché una reazione di tipo muscolare non è l'unica possibile davanti alla complessità e ai pericoli del mondo in cui viviamo, e forse nemmeno la più utile. Dopotutto, qui in Italia la Costituzione liberaldemocratica è sopravvissuta - e con successo - alle pallottole delle Brigate rosse e alle bombe della mafia. Può servirci ad attraversare anche questi ultimi frangenti, senza perdere la nostra identità.