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Estorsioni e voto di scambio, politici in manette
TRAPANI - Agenti della polizia di Stato hanno eseguito 36 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di presunti affiliati alle famiglie mafiose della provincia di Trapani. I provvedimenti sono stati firmati dal gip del triunale di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia guidata da Pietro Grasso. Fra le persone arrestate figurano anche politici locali e imprenditori. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, voto di scambio «politico mafioso», estorsione, incendio, traffico di droga, detenzione illegale di armi e sequestro di persona.
L'operazione, denominata «Progetto peronospera - fase seconda», riguarda in particolare l'interferenza che avrebbe svolto Cosa nostra in occasione delle elezioni amministrative e regionali, con alcuni esponenti del mondo politico di Marsala. Il livello di inquinamento mafioso e i retroscena delle ultime competizioni elettorali è stato fornito agli investigatori della squadra mobile di Trapani da un consigliere comunale di Marsala, indagato in un procedimento connesso. Emerge un intreccio fra boss e politica in cui gli aspiranti amministratori versano somme di denaro alle cosche per ottenere il successo elettorale. L'inchiesta punta anche ad un sequestro di persona durato 24 ore che ha riguardato tre anni fa un imprenditori di Mazara del Vallo. Il rapimento, secondo gli inquirenti, venne ordinato dai boss per ottenere un riscatto di 140 milioni delle vecchie lire.
Alcuni imprenditori e commercianti del Trapanese hanno collaborato con gli investigatori della squadra mobile di Trapani, permettendo così di ricostruire molte delle estorsioni messe a segno dalla cosca mafiosa. E' stato così accertato che decine di atti di intimidazione e incendi ai danni di imprenditori e commercianti dal 2000 ad oggi sono stati messi a segno dagli uomini di Cosa nostra per imporre il pagamento del pizzo. Gli agenti hanno anche scoperto uno dei nuovi business su cui puntano i boss e cioè la gestione illecita dei videopoker. La cosca ha investito molto denaro su questi apparecchi elettronici che sono stati distribuiti in quasi tutti i locali pubblici del Trapanese. Secondo gli inquirenti sarebbe un modo per riciclare denaro sporco.
L'ex senatore Pietro Pizzo (Psi), 63 anni, presidente del Consiglio comunale di Marsala, è stato arrestato dagli agenti della squadra mobile di Trapani con l'accusa di associazione mafiosa e voto di scambio. Gli investigatori hanno scoperto un accordo politico-mafioso in occasione delle elezioni regionali del 2001 in cui Pizzo avrebbe versato nelle casse della cosca locale 100 milioni delle vecchie lire per «acquistare» preferenze elettorali dai mafiosi in favore del figlio, Francesco Pizzo (oggi è assessore provinciale al Turismo), che era candidato nella lista del «Nuovo Psi» per il rinnovo dell' Assemblea regionale siciliana.
Il giovane Pizzo era capolista e nonostante le circa seimila preferenze raccolte non venne eletto per una manciata di voti. La famiglia Pizzo ha un'antica tradizione politica nel Trapanese. Il nonno dell' attuale assessore provinciale era stato deputato; il padre, oggi arrestato, ha ricoperto per due legislature (1987 e 1992) la carica di senatore. Contro il politico vi sono le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Mariano Concetto, che avrebbe ricevuto personalmente indicazioni sulle «operazioni di voto» della famiglia mafiosa da parte dell' allora boss latitante e capomafia della zona, Natale Bonafede, il quale gli rivelò che Pizzo aveva pagato 100 milioni per far votare il figlio.
L'assessore provinciale al Turismo di Trapani, Francesco Pizzo (Nuovo Psi), è indagato per concorso nello scambio elettorale politico-mafioso, nell' ambito dell' inchiesta che stamane ha portato all' esecuzione di 36 ordini di custodia, uno dei quali riguarda il padre, l'ex senatore socialista Pietro Pizzo. All'assessore è stato notificato oggi l'avviso di garanzia. L'ex senatore socialista, ed il figlio Francesco, erano già stati iscritti nel registro degli indagati nel gennaio 2002 sempre per voto di scambio nell' ambito di un' altra inchiesta.
Allora era stata una intercettazione ambientale fra due pregiudicati a mettere sotto accusa i due politici. Attraverso le microspie, gli investigatori avevano appreso che Pietro Pizzo avrebbe trattato «l' acquisto» di cinquanta voti da esponenti mafiosi in favore del figlio, Francesco, candidato nel 1996 alle elezioni regionali con Forza Italia. L' ex senatore, però, dopo la mancata elezione di Francesco Pizzo, si sarebbe rifiutato di pagare, tanto da far intervenire Mariano Concetto, impiegato comunale, indicato come un affiliato alla cosca mafiosa locale e oggi collaboratore di giustizia.
Concetto avrebbe spiegato all' ex senatore che era il caso di rispettare l' impegno, nonostante il fallimento elettorale, così il presidente del consiglio comunale di Marsala avrebbe versato alle cosche due milioni di lire. L' inchiesta di oggi riguarda un' analoga vicenda: l' acquisto di voti per le elezioni regionali del 2001 in cui era sempre candidato Francesco Pizzo con il Nuovo Psi. Anche in questa occasione l' ex senatore si sarebbe rivolto a Concetto per chiedere l' appoggio della cosca mafiosa, in cambio del pagamento di una somma di 100 milioni di vecchie lire.
29 Aprile 2004




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