Egregio Direttore, sono un pilota Alitalia che sta vivendo con estremo dispiacere e preoccupazione il lento declino di quella che è stata una delle più gloriose compagnie aeree del mondo. Come si legge quotidianamente sui giornali, una delle cause che viene considerata responsabile del dissesto finanziario di Alitalia è il costo del lavoro del personale navigante, ritenuto spesso super pagato, viziato e scansafatiche. Ebbene, questo è un grandissimo equivoco: giornali finanziari come Il Sole - 24 Ore e Milano Finanza hanno più volte ribadito che Alitalia ha uno dei costi del lavoro più bassi d’Europa; il mio ultimo stipendio è stato di 2400 euro più 500 euro a titolo di rimborso pasti (con tabelle ferme al 1989!). Negli ultimi anni ho volato per circa 670 ore e quindi al di sopra della media dei vari competitors internazionali; lavoro circa 20 giorni al mese e dormo fuori almeno per 15 notti. Vengo assiduamente sottoposto a controlli sia fisici che professionali per valutare la mia idoneità. Ho 40 anni, 4 anni di anzianità Alitalia più quattordici di precedente esperienza come pilota militare. Pur riconoscendo di essere, nell’attuale congiuntura, un piccolo privilegiato mi indigna essere additato come affossatore dell’azienda per la quale lavoro.
Risposta di Marco D’Ippolito, Torino
Più che la responsabilità del dissesto Alitalia, che va equamente suddivisa tra svariate categorie, di lavoratori, dirigenti e amministratori, e non esclusa una classe politica che per anni ha preferito rinviare le cure pur sapendo che la prognosi della grande ammalata si sarebbe aggravata, credo che i cittadini italiani carichino per intero, o quasi, sul personale della compagnia di bandiera, la responsabilità di due giorni di blocco para totale dei voli sul territorio nazionale, con la conseguenza, indecente, di migliaia di passeggeri abbandonati negli scali, o soccorsi alla meglio dopo ore di attesa, o ridotti alla caccia dell'ultimo posto sulla coda di uno degli aerei delle (benemerite) compagnie concorrenti. Non voglio gettare la croce su di lei o sui suoi colleghi, ma credo che anche nel modo di affrontare questa difficile situazione occorra un atteggiamento nuovo: la consapevolezza, cioè, che i problemi dell'Alitalia dipendono solo in parte dallo scenario nazionale, e sono piuttosto legati all'evoluzione mondiale del trasporto aereo, con la concentrazione globale delle compagnie e l'impossibilità, per il governo, di attuare le solite azioni di sostegno senza incappare negli strali delle norme antitrust a livello europeo. Tutti ci auguriamo che l'Alitalia esca in piedi dalla sua ultima crisi: ma è chiaro che questo sarà possibile solo a prezzo di una severa ristrutturazione.
Fonte: La Stampa On-Line - 02/05/2004




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