A cosa credete che mirino i terroristi che non rilasciano gli ostaggi?
A cosa credete che miri l'Annunziata che si dimette proprio ieri?
Per quale motivo l'Alitalia e la Fiat vanno in crisi proprio ora?
PERCHE' VOGLIONO OSSCURARE MEDIATICAMENTE IL RECORD DI DURATA DI BERLUSCONI.
Che fare? Un'idea concreta sarebbe quella di togliere Rai3 alla sinistra.
Il Giornale, 5.5.04
STRATEGIE PER OSCURARE I RECORD
QPAOLO GUZZANTI uando ho letto sulle agenzie delle dimissioni di Lucia Annunziata, avevo da poco finito di parlare con alcuni giornalisti inglesi che mi chiedevano di commentare il record di governo di Berlusconi. Troppo tardi. Ma ho pensato: ecco i bei risultati di una politica di maggioranza tutta perbenino, piena di timorosi rispetti «bipartisan» e di complessi contro una parte politica, quella che ci ha governato litigando dal 1996 al 2001, che ci aveva sempre preso a calci in bocca. Il cosiddetto «presidente di garanzia» (di che cosa ci garantiva, ai tempi dell'Ulivo, il professor Zaccaria, quello di un terzo, un terzo, un terzo, di Luttazzi, Santoro e Biagi?) ha sbattuto la porta e se ne è andata, con calcolatissima e astutissima mossa politica, versando letame sulla maggioranza che l'aveva gentilmente nominata. Ben ci sta, d'accordo, ma viene anche da chiedersi: come mai? Come mai ieri? Come mai proprio nel giorno in cui il Presidente Ciampi, che aveva puntato i piedi sulla Gasparri numero uno, ha firmato a tempo di record la Gasparri numero due?
Chi scrive non è un dietrologo che vede complotti, ma neanche un cieco che non vede le strategie.
Ma se la faccenda degli ostaggi in Irak assume il posto di comando sulla politica italiana, e se la porta a strascico come un pesce spada ferito, e produce frustrazioni, illusioni, divisioni, vediamo strategie di intelligenze sottilissime, molto interne all'Italia, roba che viaggia su cellulari satellitari criptati e che si fa beffe della famosa rete Echelon, sulla quale in tanti si strapparono le vesti.
.Se l'Annunziata spara proprio ieri il suo colpo a freddo, lei che è non solo molto intelligente ma anche molto scaltra, vedo una strategia e anzi ne vediamo due se teniamo conto che il presidente della Commissione dì vigilanza le spiana la strada. Se l'Alitalia marcisce proprio adesso, fra singulti e sussulti sindacali che non permettono la soluzione di un problema che era già incancrenito ai tempi dell'Ulivo, vediamo strategie.
E vediamo strategie anche a Melfi, con quell'irrigidimento barricadiero e riottoso della Cgil che rompe l'unità sindacale e manda in vacca qualsiasi accordo. Ricordo perfettamente la fabbrica di Meffi, una delle più avanzate fabbriche del mondo, dove non si sa che cosa sia la catena di montaggio, essendo concepita «a misura d'uomo», con un ruolo quasi rinascimentale dell'homo faber, dell'operaio artigiano.
Si vedono strategie come al solito internazionali: è chiaro che se Lucia Annunziata, nel momento in cui Silvio Berlusconi batte ogni record di permanenza come primo ministro dalla fine della guerra, grida a tutto il mondo mediatico (giornali, televisioni) che in Italia si è nientemeno che «chiuso ogni spazio» all'opposizione, al dissenso, alla libertà di informare, voi capite che si tratta di un messaggio destinato a far eco sulla stampa internazionale, dove da anni il presidente del Consiglio viene dipinto all'estero come l'uomo nero, il tycoon padrone e signore del cielo e della terra e in particolare di ogni antenna e rotativa, il che non è solo falso, ma anche vergognosamente ridicolo: basta leggere il Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa (più temperata, quest'ultima, e per questo in crollo verticale e sotto minaccia di riduzione a tabloid commerciale), guardare le ammiraglie di Mediaset, guardare subito dopo Raitre (ma in base a quale diritto medioevale quella rete tocca alle sinistre quando sono al governo, e alle sinistre quando sono all'opposizione? Che cos'è, uno ius primae noctis della prima Repubblica?) e rendersi conto che è vero esattamente il contrario, anche se a parere nostro la televisione italiana, più o meno tutta salvo i programmi della Sette, fa abbastanza schifo, anche perché si nutre e si pasce di se stessa, dei propri risultati di audience, e quello schifo, quel livello infimo non è nato con il governo Berlusconi, ma è stato ereditato quasi tutto dall'Ulivo (anche se il governo della Casa delle libertà non ha migliorato la qualità, con nostro grande fastidio).
E allora, le strategie? Le strategie ci sono e sono visibili un po' come i bambini sono visibili con l'ecografia nella pancia della mamma: quello è il piedino, e quelle le dimissioni dell'Annunziata, non sappiamo ancora se è maschio o femmina, ma sta certamente cercando di ammazzare l'Alitalia e la Fiat. E allora: se si tratta di una strategia, a che cosa servirebbe? Noi non siamo veggenti, così come non siamo neanche stupidi. Non pensiamo che tutto sia collegato in un unico orrido disegno più o meno criminale, ma non pensiamo neppure che tutte queste cose arrivino insieme per caso, all'apertura della campagna elettorale, nel momento di maggior difficoltà internazionale, con una crisi economica che tiene l'economia col fiato corto, anche se sempre meno corto di quello della Germania.
Qualche giorno fa il Presidente Ciampi, che non di rado esprime pensieri veramente molto saggi e sopra le parti (mentre gli rimproveriamo, rispettosamente ma fermamente, un attivismo in politica estera che non gli compete, essendoci un presidente del Consiglio e un ministro degli Esteri, unici responsabili della politica estera) ha detto che il Paese ne ha le scatole piene di notizie negative e che i mezzi di comunicazione di massa farebbero bene a raccontare anche quando il bambino morde il cane e non solo il cane che morde il bambino. Il nostro Paese gode di un rispetto internazionale che non si era mai registrato prima, propone soluzioni di mediazione ferme ma non nevrotiche, ha tutti i mali che hanno gli altri Paesi in Europa ma li mostra meno degli altri, ha un presidente del Consiglio che, malgrado le forsennate campagne di odio artificiale, è considerato un partner speciale da Stati Uniti, Russia e Gran Bretagna. E, ancora, ha creato molti più posti di lavoro di quanti se ne siano perduti, ha fatto grandi riforme che funzionano e che cambieranno la faccia del Paese come quella della scuola.
Abbiamo difetti e magagne? Accidenti, sì. Ma siamo anche a mezzo termine della legislatura: il punto fisiologicamente più fragile in tutte le democrazie, quando non si sono ancora realizzate tutte le promesse elettorali che avevano galvanizzato il voto, quando l'elettorato della maggioranza sbuffa e digrigna i denti perché pensava di fare la rivoluzione liberale da una primavera all'altra. Ed è su questo elemento fisiologico, previsto e prevedibile di delicatezza, che si accentua la concorrenza fra i partiti della coalizione di governo, perché anche questo fa parte del meccanismo della democrazia che abbiamo in Italia: le coalizioni impazziscono come la maionese in vista delle elezioni, perché ogni partito deve fare la faccia feroce per agguantare il proprio elettorato e fregame un pezzo al vicino. Ai tempi dell'Ulivo si scannavano (come seguitano a scannarsi oggi), e cambiavano governo come ai tempi della Dc, per farsi lo sgambetto e fregarsi le poltrone.
Ai tempi di Berlusconi questo non è accaduto e non accadrà. Malgrado tutti i malumori, perché nessun partito della coalizione può sperare di restare al governo senza Berlusconi, il che sarà frustrante per qualcuno, ma è un dato di fatto quasi tisico, come la forza di gravità.
E allora, le strategie? Le strategie secondo noi puntano a due risultati, uno di massima e uno di minima. Quello di massima, perseguito soltanto da una parte della sinistra (che seguita ad essere a pezzi e che non ha una leadership da presentare agli italiani, per non parlare di uno straccio di programma), è «buttare giù» il governo legittimo. Un progetto ai limiti dell'eversione, visto che la legittimità viene dall'elettorato, ma che è perseguito dalle più truci anime belle della sinistra che si diverte, che sbeffeggia, che insulta, dilania, aggredisce, diffama. E la sinistra della guerra civile latente, che è una guerra di sole parole finché i no-global non intervengono a squadre armate e finché le cosiddette «residue» o «nuove» brigate rosse non fanno la pelle a qualcuno che vuole riformare lo Stato.
E poi la strategia minima: bollire a fuoco lento il governo mettendo sui carboni i problemi irrisolti (Rai, Alitalia, Fiat) rendendoli irrisolvibili: più sono incancreniti, più lavorano forze che li rendono cronici, metastatici, fradici. I sindacati, almeno quello che ha sempre fatto la cinghia di trasmissione al Pci e sue successive uova di lompo, incendiano i copertoni, interrompono le trattative, interrompono le linee, fanno picchettaggio come negli anni Venti, sfidano lo Stato democratico, fanno saltare finché possono il tavolo delle trattative. I rapitori dei nostri connazionali non si sa chi siano, a chi sono venduti gli ostaggi, chi li ha comperati, chi li gestisce, né vogliamo saperlo. Sappiamo che hanno anche loro ben chiara una «strategia italiana» esattamente come con le bombe di Madrid hanno avuto una strategia spagnola.
Questi sono i pezzi della partita, alcuni dei quali sono diretti con intelligenza, altri si muovono con casualità e tutti insieme sono pericolosissimi perché cercano come minimo di produrre uno scippo elettorale accendendo fuochi in tutto il Paese, agitando lo spavento, ingigantendo la crisi economica, mentendo sulle cifre, dando a bere che l'Italia sia poco meno di una dittatura, tagliando ponti e avvelenando pozzi, come se nessuno dovesse più varcare fiumi e bere acqua. Sono strategie ciniche, quando sono davvero strategie, e miserabili. Ma, ripetiamo, questi sono i pezzi con cui si gioca la partita della democrazia oggi in Italia e sono pezzi sporchi. Il governo ci sembra che tenga bene botta. Ma la partita sarà lunga, lacerante e condotta con mezzi sleali da un'opposizione che non ha altro fuoco da ardere che quello con cui cerca di incendiare la democrazia indebolendola: il sistema televisivo, la più grande industria italiana, la compagnia di bandiera. Se chi lavora smettesse di farsi abbindolare dai mestatori d'odio e aprisse gli occhi, sarebbe già un gran passo avanti, ma ancora siamo lontani da un tale evento.
Paolo Guzzanti p.guzzanti@rnclink.it




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