Il gesto ci sarà lunedì 10 maggio. Ore 190, stadio Brianteo di Monza. Ingresso, cinque euro. Incasso interamente devoluto alla ricerca. Organizzatori, «La Lampada di Aladino», per la cura della Malattia di Hodgkin; il «Gisl», Gruppo Italiano Studio Linfomi; e l'«Associazione Marta Nurizzo», per la ricerca sulle neoplasie polmonari. Nasce così un triangolare di calcio. La squadra di Rtl 102.5; una squadra di ex malati di tumore; e quella di chi - medici, infermieri - li ha curati. L'iniziativa ce la segnala Francesco Merli, medico di Reggio Emilia. «Qualcuno, all'inizio, si è scandalizzato. Non loro. Io ero solo un po' perplesso. Avevo paura di essere indelicato. Poi, vista l'immediata adesione dei sette pazienti a cui l'ho chiesto, mi sono convinto che è una bella cosa. Personalmente, l'idea di giocare contro i miei ex-pazienti - che mi asfalteranno, lo so: l'anagrafe mi condanna - con altri ex-pazienti a fare il tifo, mi commuove». L'organizzatore è, anch'esso, un ex malato. Davide Petruzzelli, presidente de «La Lampada di Aladino». Che, neanche un anno fa, ha quest'idea di fare una squadra di ex malati. A settembre trova i primi avversari (Rtl 102.5), a novembre i secondi (i medici del gruppo «Gisl»). Il triangolare si farà. «Anche se organizzare la serata è stata dura. Non avremo i famosi, solo gente semplice». La squadra di malati conta trenta persone. Ha un sito internet, http://www.nazionaleexmalatitumore.it , dove è possibile avere informazioni sull'evento (info@lampada-aladino.it). «Le persone che la compongono sono fortemente motivate, entusiaste. Vogliamo portare un messaggio concreto di sostegno e speranza a chi oggi sta combattendo contro il cancro. La strada è lunga, tortuosa, ma ci si può fare». Il nome della squadra è Highlander. «Nessuna commiserazione - dice Merli - Il nome della squadra è figlio dell'ironia, non certo della spavalderia. Nemmeno Lazzaro è risorto per sempre. L'idea è proprio quella di fare outing. C'è ancora tanto silenzio intorno al cancro, in tanti lo vivano come una vergogna. Quasi fosse una colpa».

Merli partirà da Reggio Emilia, per Monza, la mattina di lunedì. «Sì, faremo un pullman. Un bus de vie. Medici, infermieri, pazienti, parenti, amici. Staremo finalmente insieme. Senza la barriera dei camici, dei prelievi, delle flebo. Uomini con altri uomini, perché nemmeno il camice rende immortale. Non dimenticheremo perché non si può (non possono) dimenticare. Ma proveremo (proveranno) la gioia di sentirci vivi. Vicini».

Iniziativa vera, spontanea, senza retorica. Con un difetto (lieve, soggettivo). La guest star sarà Paolo Meneguzzi. Non memorabile. Si potrà, l'anno prossimo, puntare decisamente più in alto. Il nome naturale sarebbe quello di Enzo Jannacci. Uno che, da cantante e dottore (anche adesso, in pensione), la malattia l'ha curata - e cantata - come nessuno. Basta ascoltare ancora Natalia. Quella che, in Foto ricordo, ti faceva piangere.

«È un'iniziativa senza trionfalismi», racconta Merli. «Con i pazienti, a ricordare che non sempre si vince, giocherà Davide». Rappresenterà sua moglie morta due mesi fa, a 26 anni, dopo cinque di malattia. «Perché, ha detto Davide, se dicessi di no, l'Agostina - che non voleva lasciare la vita - mi darebbe del coglione. Non me lo perdonerebbe».

In una lettera, Merli ci scrive che «forse voi del Manifesto potete far girare la notizia. Magari, cavare fuori un bel pezzo, con la veronica del paziente Rossi che diventa come la volèe del tornitore Brambilla di gaberiana memoria. Vedete voi». Abbiamo visto.


da:http://www.ilmanifesto.it