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    Predefinito In onda le torture inflitte agli iracheni

    La rete americana CBS ha diffuso le immagini dell'abominio causando una forte reazione nell'opinione pubblica.

    Soldati iracheni regolari, catturati in divisa durante le battaglie del 2003, vengono continuamente torturati dagli americani. I prigionieri di guerra sono denudati, torturati, appesi per i polsi alle pareti. Su di loro si simulano atti osceni di natura pornografica. La rete americana che ha filmato alcune di queste scene raccapriccianti le ha rese pubbliche causando una reazione di rabbia e di disgusto nell'opinione pubblica che si sta chiedendo cosa voglia dire esattamente la formula usata dal pentagono di "scontro di civiltà".

    http://www.noreporter.org/
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Blair sconvolto dalle immagini

    LONDRA - Il premier britannico Tony Blair si è detto oggi "sconvolto" per le agghiaccianti foto di detenuti iracheni torturati ed abusati da soldati americani nella prigione di Abu Ghraib.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Sei soldati americani mandati davanti alla corte marziale
    per aver maltrattato le persone che avevano in consegna
    Prigionieri iracheni torturati
    nelle carceri di Saddam
    Il capo delle forze Usa Kimmit: "Sono atterrito"


    Soldati Usa in Iraq

    NEW YORK - Maltrattamenti a prigionieri di guerra iracheni: questa la motivazione con la quale sei soldati Usa sono stati spediti davanti alla corte marziale. Accusati, in sostanza, di aver torturato dei nemici ormai inoffensivi e il tutto nella prigione di Abu Gharib, la stessa dove Saddam Hussein rinchiudeva, e torturava, i suoi oppositori politici.

    La denuncia è venuta dalla Cbs che ha mandato in onda delle foto delle torture sui prigionieri oltre alla rivelazione che, secondo un'inchiesta delle forze armate Usa, la pratica è diffusa. Non a caso il generale Mark Kimmitt, capo delle operazioni militari in Iraq, aveva reso noto che sei soldati erano stati deferiti alla corte marziale.

    Le foto, che mostrano il comportamento contrario alle norme della convenzione di Ginevra dei soldati americani incaricati della sorveglianza nella prigione di Abu Gharib sono state scoperte da qualche settimana. L'inchiesta che ne è seguita ha concluso che "c'erano dei problemi, dal generale in capo della prigione fino alla polizia militare incaricata di sorvegliare i prigionieri".

    In una foto si vede un prigionierio costretto a stare in equilibrio precario, con le mani legate e la testa chinata e sotto la minaccia che se fosse caduto sarebbe stato colpito da una scarica di corrente elettrica. Un'altra foto mostra dei detenuti nudi con impressi sui loro corpi degli insulti in inglese. Il generale Kimmit, intervistato da Dan Rather si è detto "atterrito".

    "Sono nostri compagni, gente con cui lavoriamo tutti i giorni, che ci rappresentano, che portano le nostre stesse uniformi - ha detto il generale - noi speriamo che i nostri soldati siano ben trattati dal nemico ma se noi non diamo l'esempio su come trattare la gente con dignità e rispetto non possiamo aspettarci che gli altri facciano altrettanto". "Comunque - ha aggiunto Kimmit - si tratta di meno di una dozzina di soldati sui 150 mila che abbiamo in Iraq".
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    (29 aprile 2004)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  4. #4
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    Sulla Cbs le immagini scattate nelle celle di Abu Ghraib
    Sospesa una donna generale, sei militari alla Corte marziale
    Le foto che accusano il Pentagono
    "Ecco le torture ai prigionieri"
    La tv americana aveva il servizio da tempo, ma lo aveva
    tenuto fermo su richiesta del capo di Stato maggiore Myers
    dal nostro corrispondente ALBERTO FLORES D'ARCAIS


    Una delle foto choc scattate
    nel carcere di Abu Ghraib

    NEW YORK - Prigionieri legati e incappucciati, altri costretti a mimare rapporti sessuali, gente inerme picchiata a sangue e assalita da cani feroci, piramidi di uomini nudi e a contorno soldati in uniforme che ridono e scherzano. Le foto a colori arrivano dalla tristemente nota prigione di Abu Ghraib, incubo degli iracheni durante il regime di Saddam, luogo di terrore e tortura da dove a migliaia non sono usciti vivi.

    Quelle foto non risalgono però agli anni della dittatura e quegli uomini (e donne) in uniforme non fanno parte della feroce Guardia Repubblicana: sono soldati dell'esercito che è venuto a liberare l'Iraq, l'esercito degli Stati Uniti.

    Sono foto "agghiaccianti", ha ammesso il Pentagono, foto che nessun americano avrebbe mai voluto vedere. Mercoledì sera le hanno viste in milioni sulla popolare trasmissione giornalistica Sixty Minutes II della Cbs. Sono le foto della parte oscura di questa guerra che ha cacciato un dittatore e che vuole "portare la democrazia" in Iraq, foto che mostrano gli eccessi di pochi e che fanno male a molti, prima di tutto all'immagine stessa dell'America.

    Le immagini dei soldati americani che abusano e umiliano i prigionieri iracheni il Pentagono le aveva da tempo. Chi le aveva scattate - soldati, uomini e donne, in servizio alla prigione di Abu Ghraib - lo aveva fatto per divertimento, per pavoneggiarsi con gli amici, per avere un "ricordo" di come si trattano i nemici dell'America. Dopo tanti passaggi di mano erano finite a un soldato della polizia militare che, nauseato da ciò che aveva visto, le aveva portate ai suoi comandanti.
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    Al Pentagono hanno reagito subito e con decisione. Con la situazione sul terreno che diventa ogni giorno più complicata, con le sempre più numerose bare che tornano in patria coperte dalla bandiera a stelle e strisce, le immagini di soldati americani "torturatori" sarebbero state un boomerang. Il mese scorso l'esercito aveva annunciato che 17 soldati in servizio in Iraq - compreso un brigadiere generale - erano stati rimossi dall'incarico dopo un'indagine per maltrattamenti.

    Le foto nel frattempo hanno preso a circolare, le ottiene anche la Cbs che invia subito una troupe ad Abu Ghraib. Due settimane fa il servizio era già pronto, ma il Pentagono chiede alla rete televisiva di rinviarlo. La trattativa la conduce il capo delle Forze Armate generale Myers, la Cbs accetta il rinvio. Negli ultimi giorni altri giornali fiutano lo scoop e la Cbs decide di mandare tutto in onda, con l'ok del Pentagono che ottiene di poter dare la propria versione sotto forma di intervista al generale Kimmitt, l'uomo che ha pianificato l'attacco a Falluja.

    Da mercoledì sera quelle foto diventano pubbliche, la storia è ripresa dai più grandi quotidiani e dieci milioni di americani le guardano in diretta sulla Cbs. Sconvolti nel vedere prigionieri legati e minacciati di scariche elettriche, uomini nudi circondati da donne soldato che li insultano e li deridono. Soldati americani, uomini e donne, in uniforme che si mettono in posa calpestando i prigionieri nudi, iracheni ammucchiati a piramide con il corpo pieno di scritte offensive in inglese. In più di una i prigionieri maschi sono messi in posa simulando atti sessuali fra loro; in quasi tutte gli americani ridono, si mettono in posa e alzano l'indice nel tipico gesto americano di ok. In una foto un cane attacca un prigioniero, proprio come facevano i torturatori di Saddam. Un traduttore assunto per lavorare nella prigione viene istigato o costretto a violentare un ragazzo prigioniero, la porta della cella insonorizzata con coperte e una donna scatta la foto, ridendo. In una foto un uomo sembra morto.

    Un iracheno incappucciato
    e collegato a elettrodi


    "Sconvolto" è anche il generale Kimmitt che conferma che di quelle foto ce ne sono "dozzine": "Siamo tutti danneggiati dall'azione di pochi. Ogni giorno amiamo i nostri ragazzi ma francamente ci sono giorni in cui non possiamo essere orgogliosi. La prima cosa da dire è che anche noi siamo inorriditi. Questi sono i nostri soldati, gente con cui lavoriamo ogni giorno e che ci rappresentano. Vestono la nostra stessa uniforme e hanno fatto del male ai loro stessi compagni. Anche i nostri soldati posso essere presi prigionieri e noi ci aspettiamo che siano trattati bene dal nemico. Ma se non siamo in grado noi per primi di dare l'esempio su come trattare i prigionieri, con dignità e rispetto, non possiamo chiedere agli altri paesi che trattino bene i nostri soldati. Al popolo iracheno cosa posso dire? Che quanto successo è profondamente sbagliato, che è da condannare. Ma quei pochi non rappresentano i 150 mila soldati che abbiamo qui in Iraq. La stessa cosa la dico al popolo americano: non giudicate il nostro esercito dalle orribili azioni di pochi".

    Sei di quei "pochi" sono finiti davanti alla corte marziale e un generale donna, Janis Karpinsky, ha finito anzitempo una prestigiosa carriera nell'esercito. Uno di loro, il sergente della riserva Chip Frederick, ha accettato di parlare con la Cbs, senza mostrare alcun pentimento: "Non siamo addestrati. Ho iniziato chiedendo regole e nessuno mi ha risposto, non ce ne sono. Ad Abu Ghraib ci sono americani di ogni genere, intelligence militare e tutte le organizzazioni governative, Fbi, Cia. Loro ci incoraggiavano a fare questo tipo di interrogatori. Ci dicevano "ottimo lavoro". Noi li aiutiamo a far parlare i prigionieri, grazie al nostro stile abbiamo un'ottima percentuale. Impariamo qualche parola di arabo, giusto per dargli ordini secchi. Se non vogliono capire bisogna usare maniere un po' più forti".

    Bob Baer è stato capo della stazione Cia in Iraq: "Ho visitato Abu Ghraib un paio di giorni dopo la liberazione, è il posto più orribile che abbia mai visto. Ho pensato: se c'è un motivo per rovesciare Saddam Hussein questo è Abu Ghraib. C'erano corpi mangiati dai cani, evidenti prove di torture pazzesche, le mura erano piene di fili elettrici". Bill Cowan, un ex tenente colonnello dei marines incaricato degli interrogatori dei prigionieri, aggiunge: "Siamo andati in Iraq per impedire che queste cose continuassero e adesso scopriamo che continuano anche sotto il nostro controllo".


    (30 aprile 2004)







    Un iracheno incappucciato
    e collegato a elettrodi



    Una delle foto choc scattate
    nel carcere di Abu Ghraib
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    Der Wehrwolf

  5. #5
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    IL COMMENTO
    Il mondo parallelo
    della Casa Bianca
    di VITTORIO ZUCCONI


    George W. Bush

    IN uno di quei giorni surreali che ormai sono diventati la realtà quotidiana della guerra in Iraq, George Bush riceve la commissione d'inchiesta sull'11 settembre nello Studio ovale per una tazza di caffè e due chiacchiere cordiali, mentre uno dei suoi generali è rimosso da Bagdad perché torturava prigionieri nella stessa prigione degli orrori saddamiti e altri dieci marines saltano in aria. Questi mondi paralleli, di fantapolitica e di guerra reale, di propaganda ottimista e di notiziari terrificanti, continuano a viaggiare senza incrociarsi più da tempo, nell'universo immaginario di Bush.

    Ma non c'è nulla di immaginario, purtroppo, nel piccolo mondo di orrore carcerario che uno dei suoi generali, anzi, una generalessa, aveva creato proprio nel ventre più truce dell'Iraq di Saddam, il carcere di Abu Grahib, dove i prigionieri degli americani erano, secondo l'inchiesta dell'avvocatura generale dell'esercito, torturati. Non sevizie psicologiche, o semplici maltrattamenti o detenzioni illegittime come a Guantanamo, ma proprio classiche, inconfondibili torture. Prigionieri ammucchiati come tronchi in fascina, per soffocarsi reciprocamente. Scritte e tatuaggi infamanti sui loro corpi. "Atti indecenti", sodomizzazioni forzate e pubbliche, di fronte agli occhi dei poliziotti militari e gli immancabili classici della tortura, già applicati con passione dai parà francesi nella loro guerra contro gli insorti musulmani algerini, gli elettrodi ai testicoli. Il vortice delle operazioni antiguerriglia, sempre, conduce a My Lai, all'Algeria, alla Somalia, all'odio.
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    Se oggi, 14 mesi dopo la "liberazione" questo segreto vergognoso è venuto a galla, lo dobbiamo a un sergente sconvolto da quel che vedeva, che ha contrabbandato fuori dal Abu Grahib foto proibite e dalla pronta inchiesta degli uffici legali della Us Army che hanno ottenuto la rimozione della generalessa comandante, Janice e la cacciata di cinque suoi subordinati, nella dimostrazione che i meccanismi dell'informazione e della legalità ancora reggono, nonostante gli sforzi del potere per piegarli alla proprio volontà.

    Ma le torture nella vecchia "Villa Triste" di Saddam, proprio quelle azioni che l'invasione avrebbe dovuto cancellare, dimostrano un'altra, ancora più acida verità. Che in ogni guerra senza quartiere come questa, in ogni scontro che assuma il sapore dello"scontro di civiltà" sempre le truppe occupanti sono esposte al rischio della rabbia e della vendetta più feroce. m scatenata dalla frustrazione dall'impotenza. "Non posso credere che i miei soldati abbiano fatto questa cose" ha mormorato il generale Kimmit vedendo le foto che gli mostrava il giornalista Dan Rather. Ora ci crede.

    Di questi inevitabili orrori, nulla è arrivato a Washington, in quella Casa Bianca dove la grottesca rappresentazione dell'interrogatorio che non era un interrogatorio si svolgeva ieri mattina, sul palcoscenico del teatro dell'assurdo bushiano. Per rispondere alla blanda fatica della commissione, Bush si era fatto affiancare, come nelle scuole della nostra infanzia, da un padre o da chi ne fa le veci, da Dick Cheney, il suo tutore e maestro, anche se l'incontro non avveniva sotto giuramento, non era una deposizione, non sarà messo a verbale nè registrato su nastri video o audio, tutto per poter negare, smentire, ritrattare domani. "Una cordiale chiacchierata" l'ha definita lui alla fine, "un utile incontro per meglio proteggere l'America dal terrorismo".

    Insomma un breakfast tra signore in salotto, ad ascoltare Bush, caffè e ciambelle servite nell'argenteria ufficiale e nelle porcellane di casa, mentre altri dieci marines morivano in Iraq, le cannoniere volanti C130 Spectre tornavano a battere Falluja con cannoni da 105 mm abbandonando ogni finzione "chirurgica" e a Bagdad il carcere delle torture vomitava i suoi segreti.

    Mentre il presidente riceveva i dieci commissari seduto davanti al caminetto dello Studio Ovale con Cheney per coprirgli le spalle, il termometro dei sondaggi pubblicati poche ore prima dal New York Times e dalla Cbs tv, avvertiva che il sostegno popolare della nazione a questa guerra di occupazione sta sciogliendosi. Un'opinione pubblica che aveva appoggiato la guerra "al terrorismo" e alle "armi di distruzioni di massa", come l'invasione dell'Iraq era stata presentata, con percentuali fino al 75%, e ancora la approvava con il 63% al momento della cattura di Saddam in dicembre, oggi è ridotta per la prima volta a una minoranza, al 47%.

    Se la battaglia di Falluja, che il prudente Henry Kissinger ha definito "il punto di svolta" della guerra dovesse trascinarsi ancora a lungo, questa slavina del consenso potrebbe riversarsi contro lo stesso Bush che ancora non ne paga, grazie alla inconsistente evanescenza dell'avversario John Kerry, il prezzo nei sondaggi elettorali. Qualcosa, nel fronte interno ammirevolmente e ostinatamente compatto finora attorno alla guerra si sta incrinando. Mostrano crepe i grandi media indipendenti, rompendo l'omertà patriottica, abbandonando gli eufemismi e gli ottimismi "politically correct" usati dai propagandisti di Bush, rivelando il caso della generalessa torturatrice, soprattutto restituendo un volto e un nome alle fredde statistiche dei caduti e feriti.

    Cnn e Washington Post pubblicano ormai regolarmente il ruolino dei morti, ormai arrivati a 740, gli effettivi di un battaglione intero inghiottito al fronte, il massimo numero di soldati americani uccisi dopo il Vietnam.

    "Nightline", una delle trasmissioni giornalistiche più rispettate e serie della seconda serata condotta da Ted Koppel, dedicherà un'intera puntata, lunedì sera, ai "fallen", ai caduti, lasciando scorrere in silenzio quelle facce di giovani uomini e donne sacrificati sull'altare della tronfia "teologia della liberazione" e degli interessi della destra estrema che proprio Cheney, la "governante" che il padre mise accanto al figlio inesperto quando entrò alla Casa Bianca, incarna.


    (30 aprile 2004)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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  7. #7
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    Che massa di ipocriti. Allevan gente in corpi speciali e battaglioni insegnando loro a lasciar la parola "civile" e "civiltà" fuori dalla porta, indottrinandoli a un'esistenza militare virile e selvaggia, per poi scandalizzarsi se queste "teste" volutamente cotte nell'esaltazione danno in escandescenza? E chi pensano d'aver mandato a combattere in Irak? Delle carmelitane scalze?

  8. #8
    Totila
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    [QUOTE]Originally posted by Der Wehrwolf
    [B]Sei soldati americani mandati davanti alla corte marziale
    per aver maltrattato le persone che avevano in consegna
    Prigionieri iracheni torturati
    nelle carceri di Saddam
    Il capo delle forze Usa Kimmit: "Sono atterrito"









    Ipocriti bastardi. Domandate a questi farisei che fine hanno fatto i top gun del Cermis.

  9. #9
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    Ipocriti e criminali.
    SAranno processati dagli iracheni?
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #10
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