Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Cina = Zind
    Data Registrazione
    28 Feb 2003
    Località
    Borgravia
    Messaggi
    334
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito 30 aprile 1945/30 aprile 2004: 59 anni di lutto

    Poichè quando è stato postato, il 20 aprile, l'avete letto in pochi, Vi ripropongo il passo di Sven Hassel dedicato alla morte del Fuhrer, e con questo atto dò ufficialmente il via alla giornata di commemorazione per la scomparsa di Adolf Hitler.

    Chi vuole commemorare, commemori; chi non vuole, passi oltre. Le commemorazioni a base di "presente!" in bomber ed anfibi non servono a niente, lo sappiamo bene. Ma la memoria è un'altra cosa, è la vivida immagine del luogo dell'immaginario da cui si proviene e al quale prima o poi si deve ritornare.

    Chi vuole, aggiunga in calce a questo brano i passi che più lo legano al ricordo dello scomparso.


    Sieg Heil, mein Fuhrer. Per sempre!

    -----------------------------------------------------------------------

    La mattina del 30 aprile il dottor Morell fece come di consueto la fila per accedere alla stanza del Fuhrer, e quando potè entrare gli fece la solita iniezione che gli avrebbe dato qualche ora di benessere.
    - Morell, come sta Ritter Von Greim?
    - Bene, mein Fuhrer, è una brutta ferita ma il piede dovrebbe tornare a posto. Ovviamente non si può muovere, e allora mi manda i suoi saluti per Lei.
    - Lo ringrazi. Dottore, cerchi di assisterlo come può. Io... presto non avrò più bisogno delle sue cure. Faccia quello che può per tutti, e poi pensi alla sua persona. Schaub ha un passaporto falso anche per lei, quando esce se lo faccia dare. La sciolgo dal suo giuramento di fedeltà.
    - Mein Fuhrer, che ne sarà di lei? – Morell era una delle pochissime persone, insieme a Speer e a qualche generale della Whrmacht, che era entrato in confidenza con Hitler e poteva parlargli liberamente
    - Ho ancora una missione da compiere, per me e per il popolo tedesco! – Voleva fare un’esclamazione, ma dalla sua bocca uscì poco più che un fiato. E così dicendo, toccò una cassettina di legno che stava sul tavolino accanto.

    Uscito che fu Morell, Hitler chiamò dentro l’Aiutante di Campo Schaub e gli disse di comunicare a tutti quelli che aspettavano di vederlo, che non ci sarebbe stata la consueta riunione per esaminare la situazione bellica, e che si ritenessero liberi di pensare a sè stessi e alle proprie famiglie. Ad uno ad uno i gerarchi entrarono, con le decorazioni lustre ma con le facce stravolte, e salutarono il Fuhrer con le lacrime agli occhi, stringendogli vigorosamente la mano.
    Non casualmente, l’ultimo fu Bormann. Bormann, il fedele esecutore, l’uomo in grigio, il burocrate odioso a tutti. Hitler gli fece chiudere dietro la porta, per restare soli, e gli altri restarono sorpresi, non sapendolo così intimo del Fuhrer. Ma siccome adesso avevano cose ben più urgenti da fare, si dileguarono in fretta.

    - Bormann, è tutto pronto?
    - Si, mein Fuhrer. Ho raccolto tutto il personale necessario. Uomini fidati e devoti a Voi fino alla morte. Quando Voi volete, possiamo andare.
    - Allora adesso io voglio. Vada avanti lei, io salgo fra poco.

    Bormann si congedò, e Hitler restò solo. Aprì con circoscrizione e rispetto il coperchio della cassettina, e ne tirò fuori con somma cautela il contenuto.

    Quante fatiche, quanti morti, quante menzogne era costato trovare quel piccolo oggettino! Quanti anni di ricerche, quanti tentativi a vuoto, quanti avventurieri che avevano tentato ed avevano trovato la morte in qualche terra dimenticata. Quante sere passate su mappe e pergamente, quanti milioni di marchi spesi per fare spedizioni, per corrompere.

    Eppure adesso quell’oggetto era suo, suo e soltanto suo. Suo e del popolo tedesco, unico degno depositario sulla Terra.

    Ripose con ogni cautela quel piccolo calice grezzo e sbaccato, richiuse la cassettina, poi girò con lo sguardo la stanza in cui era segregato ormai da settimane. Passò la mano amorevolmente sul plastico della sua Berlino, quella che sarebbe sorta se tutto fosse andato secondo i piani. Sospirò, poi si risolse e aprì la porta sul corridoio, con la cassettina sottobraccio.

    Fuori c’era il caos; gente che correva, con sacchi e valige in mano, nella penombra delle lampade che illuminavano l’angusto cunicolo, urtandosi e berciando. I pochi che si accorgevano della presenza di Hitler, per un attimo lo guardavano con occhi sfuggenti e vergognosi, poi riprendevano a correre.

    Ormai era suonato il “si salvi chi può”, impartito ufficialmente dallo stesso Hitler, e l’ordine quasi maniacale che aveva regolato quella piccola comunità era crollato di colpo.

    Dopo qualche metro incontrò due granitiche SS, che avevano il compito di accompagnarlo fuori, e le seguì lentamente sulla lunga scala che portava al giardino della Cancelleria.
    Man mano che saliva la scala, dava distrattamente un’occhiata ai livelli che attraversava. Dappertutto le tracce della bolgia della sera precedente, quando le SS e le impiegate si erano date alla pazza gioia. Dappertutto casse sventrate, il pavimento pieno di fogli e di bottiglie. Sembrava che il Reich si fosse disfatto come neve al sole.

    Pertanto lo colse una grande sensazione di sollievo, quando arrivò in cima alla scala, e in mezzo alla luce accecante del mattino intravide degli uomini inquadrati.

    Quando si fu abituato alla luce, si fece un quadro completo della situazione. Davanti a lui stavano Bormann, Goebbels, la moglie di Goebbels coi figli ed Eva Braun. Gli uomini vestiti con le uniformi mimetiche, le donne infagottate in cappotti. Con loro, un capitano alto e magro, coi baffetti, probabilmente uno della Charlemagne, che aveva il braccio sinistro fasciato e legato al collo.
    Dietro di loro c’era un centinaio di uomini schierati; in prima fila, alcuni uomini della Charlemagne. Poi un manipolo di SS dai lineamenti asiatici, alcuni avieri, fanti di varie specialità, infine i ragazzi della Hitlerjugend. Tutti portavano armamento leggero, qualche mitragliatrice e alcuni Panzerfaust per “schiacciare” i carri sovietici.

    Lo spettacolo intorno a questa piccola folla era spettrale. La Cancelleria era ridotta ad un rudere. Ad una grossa aquila in pietra mancavano del tutto il becco e gli occhi. Sembrava un’allegoria del destino che aspettava la Germania del dopoguerra, pensò Hitler.

    Oltre al rombo delle artiglierie, il cui rumore si avvertiva fin nelle profondità del bunker, e che qui era decisamente minaccioso, si sentiva in lontananza anche il crepitio di armi leggere. E questo significava che il nemico era ormai molto vicino.

    Fu il capitano della Charlemagne a rompere il ghiaccio, avanzando verso il Fuhrer e salutandolo col braccio sano.

    - Mon Fuhrer, vorrei farvi passare in rassegna le truppe – scusandosi – ma non c’è tempo. I miei uomini stanno tenendo il fronte, ma i Russi potrebbero arrivare qui in poche ore. Dobbiamo affrettarci.
    - Va bene, mon capitain. Bormann, spieghi brevemente a tutti la situazione.
    - Jawohl, mein Fuhrer! Allora, ascoltatemi bene tutti: noi andremo fino alla prima stazione della metropolitana, poi attraverseremo un tratto non allagato, risaliremo e raggiungeremo la Sprea. Lì ci attende un battello, che porterà alcuni di noi oltre le linee russe per compiere la parte finale della missione, che consiste nel raggiungere l’armata di Wenck, o quel che ne resta, e poi andare fino a Flensburg durante la notte con un Dornier da carico che ci attende mimetizzato in un aeroporto segreto. Quelli di noi che resteranno feriti, o comunque non devono partecipare alla seconda parte della missione, saranno liberi di arrendersi ai Russi, o potranno raggiungere un luogo convenuto – che vi comunicherò poi – dove troveranno armi, viveri e documenti.
    - Cosa fanno qui donne e bambini, Bormann? Non possiamo portare anche loro.
    - Mein Fuhrer – intervenne Eva Braun – il vostro destino è il nostro. Noi saremo con voi, qualunque cosa succeda. La prego, non ci lasci qui.

    Nonostante da qualche ore fosse diventata la Signora Hitler, Eva Braun non se la sentiva di trattarlo familiarmente di fronte agli altri.


    - E va bene, venite con noi. Frau Goebbels, sapete il rischio cui esponete i vostri figli, se per voi va bene si parte.

    La comitiva si incamminò tra le macerie sul retro della Cancelleria, e raggiunse lentamente il primo incrocio.
    Lì la situazione era ancora abbastanza tranquilla. Nel senso che gli uomini della Charlemagne aspettavano l’arrivo dei Russi fumando, con le armi sulle ginocchia, dietro una barricata costruita con un tram e varie macerie. Alla vista del Fuhrer, si alzarono in piedi lentamente. Erano sporchi, stracciati e con le barbe lunghe, le occhiaie per la stanchezza. Hitler li salutò uno ad uno, poi passarono oltre. Qualche centinaio di metri avanti a questa barricata, ce n’era un’altra in cui si stava scatenando l’inferno. Un T-34 era in fiamme, e tutt’intorno crepitavano i PPSH della fanteria russa.

    In qualche minuto raggiunsero la stazione della metropolitana, e scesero fino al primo livello, che non era allagato. Nel buio fitto era pieno di profughi e di feriti, tutto il marciapiede e la massicciata erano pieni di gente che si lamentava fin sui binari.
    Nessuno riconobbe Hitler, che camminava dietro le torce elettriche dei ragazzi della HitlerJugend, e lui ne approfittò per avvicinarsi a Bormann e bisbigliare al suo orecchio

    - Herr Bormann, se la missione dovesse fallire, prenda lei il nostro tesoro. Lei è un uomo di molte risorse, sono sicuro che saprà cavarsela anche da solo.
    - Mein Fuhrer, ce la faremo tutti, o nessuno!
    - Lasci perdere la retorica, Bormann; il tesoro che abbiamo con noi deve essere salvato. Per noi, per il popolo tedesco, per l’umanità tutta.
    Hitler mise la cassettina in una sacca, e l’infilò al braccio di Bormann.

    Dopo mezz’ora di quello strazio, in mezzo al lamento dei bambini, alle sofferenze più indicibili dei feriti, schivando e scavalcando corpi nell’oscurità, il minuscolo corteo raggiunse la stazione della metropolitana più vicina alla Sprea e risalì alla luce del sole.

    Sole che però non si faceva vedere; nonostante quella che doveva essere una bella giornata primaverile, faceva freddo e il cielo era coperto di fumo.
    Appena allo scoperto videro gli uomini della Northland che fuggivano davanti ai carri russi, una barricata era stata presa e tutti stavano ripiegando sulla successiva.

    Due ragazzi del seguito di Hitler, vista la situazione schizzarono avanti col Panzerfaust in mano, e dopo un centinaio di metri presero di mira un T-34 che aveva scavalcato la barricata.
    Uno fu ucciso da una raffica di mitragliatrice prima di poter lanciare la granata, l’altro riuscì a fare fuoco e il T-34 si fermò in fiamme. Poi anche il secondo ragazzo fu abbattuto dai fanti russi che seguivano i carri.

    Un cineoperatore delle SS girava la scena stando disteso, una pellicola che nessuno avrebbe sviluppato; quando fu oltrepassato dalle avanguardie del corteo di Hitler, si girò e convulsamente cercò di aprire la cinepresa per estrarre la bobina.

    - Ehi, ragazzi, aspettate! Aspettate, prendete la pellicola! E’ venuta una ripresa eccezionale!

    I ragazzi videro che aveva la giubba tutta sporca di sangue. Morì prima di essere riuscito ad estrarre la bobina.

    Prima di essere intrappolati dai Russi, riuscirono a raggiungere di buon passo la Sprea. Hitler ansimava, era esangue. Ci sarebbe voluto Morell, con le sue medicine, ma forse anche lui avrebbe potuto fare ben poco.

    Nel punto convenuto ci doveva essere un ponte e sotto un battello mimetizzato. Il ponte non c’era più, e la prua del battello spuntava dall’acqua.

    Lo sconforto prese la comitiva; i soldati, stanchi si buttarono a terra e si ripararono alla meglio dietro ai ruderi del ponte. Hitler e gli altri raggiunsero invece le macerie di una pasticceria di là della strada.

    Hitler prese da parte Bormann.

    - Herr Bormann, è il vostro momento. Tutto è perduto, ma sicuramente non per voi. Noi abbiamo fallito, ci abbiamo provato ma abbiamo fallito. Vi affido il completamento della missione. Andate alla radio del reparto e prendete i contatti che voi sapete. Resisteremo per il tempo che vi sarà necessario.

    Bormann divenne di ghiaccio. Neppure in un momento come quello, il freddo burocrate tradì un’emozione. O forse divenire di ghiaccio era la sua unica emozione.
    Hitler aggrottò le sopraccia e lo scrutò a fondo per qualche istante
    Strano personaggio, Bormann – pensò – in tanti anni di fedele servizio, mai una chiacchiera, mai un rapporto della Gestapo su un suo vizio inconfessabile. Eppure le donne, o le occasioni, non gli erano mancate di sicuro. Ben altra pasta rispetto a Goering, il corpulento feldmaresciallo amante dei piaceri.

    Eppure adesso la sopravvivenza del Reich, il completamento della missione andavano nelle mani di Bormann, e dunque bisognava fidarsi. Fidarsi, o niente. A meno di un miracolo, il Terzo Reich sarebbe finito lì, sulla riva della Sprea.

    Bormann andò alla radio da campo, pesante trabiccolo sulle spalle di un granatiere, e parlò brevemente con un ignoto interlocutore.

    - Mein Fuhrer, ho fatto. Ora si tratta solo di aspettare.

    Si accomodò alla meglio dentro il locale, e chiese al Fuhrer il permesso di fumare.

    Qualcuno del seguito, esplorando la pasticceria semidistrutta, aveva scovato un grammofono che evidentemente serviva per intrattenere i clienti, e lo aveva messo in funzione.
    Mentre tutt’intorno aumentava il rombo dell’artiglieria pesante,e cominciavano a sentirsi anche i colpi delle armi leggere, nell’aria si diffusero le note di una canzone malinconica.

    Dalle finestre sovrastanti, dove gli uomini si erano appostati per vendere cara la pelle – nessuno si illudeva di avere salva la vita dai russi – tutti deposero per un attimo le armi e si misero ad ascoltare. Persino le SS tibetane si lasciarono trascinare dal magico momento creato da quella musica che non conoscevano.
    Così li trovarono, rapiti ed incantati, alcuni fanti Valloni che stavano fuggendo dai carri russi.

    Il loro arrivo significava che la situazione stava precipitando, e tutti bruscamente tornarono alla realtà. Si appostarono come meglio potevano, si divisero le munizioni e attesero.

    Verso le dieci, da un dedalo di viottoli dietro la pasticceria arrivarono alcuni uomini in borghese, che dovevano essere i contatti di Bormann.
    Due di loro avevano evidenti somatismi slavi, e infatti dovevano essere russi, mentre altri due sembravano avanzi di galera del migliore sottobosco berlinese. Tutti portavano pesanti fardelli.

    Bormann li accolse con il consueto gelo, poi estrasse una minuscola sacchettina e ne tirò fuori alcuni diamanti.

    - Questo è la metà, il saldo al nostro arrivo, come d’accordo.
    Poi aprirono i sacchi e ne trassero quattro divise da soldati russi e una da ufficiale, con tanto di armi e stivali. Bormann e i suoi loschi soci si vestirono in fretta, poi presero con sè la sacca della cassettina.

    Bormann si congedò senza tanti preamboli:

    - Buona fortuna, mein Fuhrer. Grazie di tutto, ci rivedremo comunque, o qui o all’altro mondo.

    Un’ultima occhiata, e sparì nei vicoli.

    A questo punto non restava che aspettare il compiersi del destino. Hitler cominciò a passeggiare nervosamente, e per far passare il tempo decise di passare in rassegna i suoi fedelissimi e scambiare qualche parola di circostanza con loro. Arrivò ad un nido di mitragliatrici, tenuto da due ragazzini imberbi, che vedendolo rivolgersi a loro arrossirono, uno strinse il nastro delle munizioni e l’altro brandeggiò nervosamente l’arma.

    - Voi due, filate a casa, se ancora ne avete una! Via!

    I due non afferrarono subito cosa diceva il loro Fuhrer, poi capirono, si alzarono di scatto e scapparono.

    Gli altri stavano per sparare loro dietro come disertori, ma Hitler li fermò sbracciandosi:

    - Fermi, fermi! Li ho mandati a vedere dove sono i Russi!

    Nessuno credette a questa bugia, ma i veterani annuirono. Quel che sarebbe successo di lì a poco, non era roba per marmocchi.

    E quel che doveva succedere alla fine successe. Verso le 11.

    Una granata, non preannunciata da nessun rombo, centrò il piano superiore alla pasticceria, uccidendo sul colpo due tibetani e ferendone altri.

    Il vulcanico Goebbels si mise a capo della difesa. Creò una sorta di infermeria nel centro del caseggiato, più lontano dalle granate, e nominò infermiere Eva Braun e frau Goebbels.

    In lontananza le fanterie russe saltellavano di maceria in maceria, e le prime torrette si scorgevano oltre la stazione dei tram.

    Le truppe nemiche, stranamente, parevano avvertire la presenza del manipolo tedesco, perchè arrivarono a duecento metri dal caseggiato della pasticceria, per poi fermarsi e schierarsi.
    Da parte tedesca nessuno aveva ancora sparato, per non tradire le posizioni, e quindi apparve strano che i Russi si fermassero.

    Dopo vari minuti di incertezza, lo stallo fu rotto da un T-34 russo, che portava una bandiera bianca ed un altoparlante, e si avvicinò sino a portata di Panzerfaust. Per poi berciare un messaggio in un tedesco approssimativo e cavernoso.

    - VOI TEDESCHI! ARRENDETEVI SUBITO, E AVRETE SALVA LA VITA! CONSEGNATECI S-U-B-I-T-O I VOSTRI CAPI, E SARETE LASCIATI LIBERI!

    Tra le SS si diffuse un riso di scherno, poi un HitlerJugend ruppe gli indugi e col suo Panzerfaust fece finire quella pagliacciata, segnando il primo punto della battaglia.

    I carristi saltarono giù dal T-34 coi PPSH in mano, ma vennero abbattuti come marionette.

    A questo punto era aperta la porta al massacro; tutti si preparano ad affrontare l’assalto dei carri e la voce di un 205 da campagna che era stato schierato ad alzo zero.

    Ma i cannoni non si fecero sentire per nulla; non si capiva perchè, ma il lavoro sporco doveva essere svolto tutto dalla fanteria.

    Le prime file vennero agevolmente falciate dalle Spandau collocate alle finestre; poi però i Russi capirono da dove veniva il fuoco, e fu più difficile.

    Una parte di Ivan continuò ad attaccare frontalmente, mentre altri tentavano l’aggiramento passando per gli edifici.
    Allora gli assediati si divisero; la Hitlerjugend sarebbe rimasta a fronteggiare le cariche con le Spandau, mentre la Charlemagne ed i Tibetani, più esperti nel corpo a corpo, avrebbero fatto resistenza nei meandri dell’edificio.

    Il capitano francese salutò il Fuhrer:

    - Adieu, mon Fuhrer... non ci rivedremo più !
    - Adieu, mon capitain !

    La cosa diventò sempre più ingarbugliata ; non si capiva perchè, ma i Russi non spingevano a fondo. Sarebbe bastato un colpo ben assestato del 205, per far finire la storia in un polverone di calcinacci che sarebbe stato la bara collettiva dei Tedeschi, sarebbe bastata una carica dei T-34, ma si aveva l’impressione che i Russi puntassero all’eliminazione progressiva dei difensori, magari a costo di proprie perdite ben maggiori.

    Perchè? Forse la Cancelleria era già stata presa, e i Russi sapevano che in quella pasticceria c’era asserragliato Hitler? Volevano prendere vivo Hitler, per portarlo a Mosca in catene? Ipotesi, avvalorata dal fatto che tra gli assalitori si vedevano anche degli ufficiali, fatto piuttosto inconsueto. Gli ufficiali amavano solo farsi riprendere dai cinegiornali a cose fatti, col piede sulla nuca di qualche disgraziato.

    Intorno a Hitler i ragazzi cadevano uno dopo l’altro, i Russi semplicemente erano troppi e non si poteva fermarli tutti.

    A mezzogiorno la sorte dei difensori era segnata. Un soldato della Charlemagne, ferito, era riuscito a trascinarsi fino all’improvvisata infermeria, per dire che era questione di minuti, poi i Russi sarebbero entrati. Eva Braun non potè fare altro che iniettargli un po’ di morfina.

    A questo punto, mentre ormai la difesa dal lato della Sprea era affidata ad un pugno di ragazzi, Hitler, Goebbels, le signore e i figli si radunarono nello scantinato e si diedero la morte, chi col cianuro, chi con la pistola.

    Alla mezza tutti i difensori erano morti, e i Russi finalmente entrarono nella pasticceria. Dietro i soldati, una comitiva di ufficiali, colonnelli ed anche un generale, che nervosamente si guardavano intorno.
    Guardarono disgustati i ragazzi della Hitlerjugend:

    - Guarda qui... sono solo bambini!
    - Anche noi abbiamo mandato i nostri bambini, tovarisch!
    - Zitti, arrivano i politici!

    Dietro gli ufficiali si affrettavano i commissari dell’NKVD, che frugarono a lungo tra le macerie. Poi finalmente qualcuno, sceso in cantina, trovò i cadaveri.

    Quelli dell’NKVD frugarono a lungo addosso ai morti, e passarono e ripassarono i loro effetti personali.

    Gli ufficiali non riuscivano a capire: cosa stavano cercando?

    Alla fine, nervosi e furenti, risalirono dallo scantinato e diedero secchi ordini ai militari:

    - Compagno Generale, caricati i cadaveri dei nazisti e portali alla Cancelleria. Poi dà loro fuoco. Lascia lì Goebbels e i suoi, ma disperdi le ceneri degli altri. Per tutti, Hitler è ancora vivo e vegeto, e soprattutto pericoloso. Gli ordini del Compagno Stalin sono precisi, vedi di eseguirli a puntino.
    - “Durak!” pensò il militare – va bene, Compagno Commissario, sarà fatto tutto come dici.

    Quelli dell’NKVD, sbollita la rabbia per non aver trovato quello che cercavano, si avviarono alla loro base che era su un camion, ed issarono una lunga antenna per parlare direttamente con Mosca e fare il loro rapporto.

    Al Cremlino, un messo attraversò velocemente e silenziosamente i lunghi corridoi coperti da una passatoia rossa, ed illuminati da lampadari di cristallo. Bussò con discrezione ad una porta, ed avuto il permesso di entrare posò sulla scrivania un dispaccio sigillato.

    Uscito che fu, il Comandante in Capo dell’NKVD aprì il fonogramma e lo lesse avidamente.

    Poi lo accartocciò con rabbia, lo strappò e sbattè il pugno sul tavolo. Si mise la testa tra le mani, e digrignando i denti esclamò:

    - E adesso chi glielo dice, a Stalin, che ci siamo persi il Sacro Graal?

  2. #2
    Cina = Zind
    Data Registrazione
    28 Feb 2003
    Località
    Borgravia
    Messaggi
    334
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il silenzio generale su questa ricorrenza, è più eloquente di qualsiasi discorso.

    Chi rinnega il passato, non si merita nessun futuro.

  3. #3
    Iscritto
    Data Registrazione
    22 Mar 2004
    Località
    catania
    Messaggi
    168
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Onore eterno a chi sacrificò tutta la propria vita, fino all'estremo sacrificio, per il bene del suo popolo e di tutti noi europei.

    Sieg Heil!

  4. #4
    Registered User
    Data Registrazione
    25 Apr 2004
    Località
    il fronte dell'essere
    Messaggi
    383
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    io non dimentico i passato...tra le macerie di berlino cadeva un uomo colpevole solo di aver lottato per il suo popolo...con lui cadeva l'europa...quell'europa che a causa di quegli infausti eventi è ancora in catene...dopo la sua morte lo hanno accusato delle peggiorni nefandezze sia dal punto di vista politico che personale...c'era bisogno di uno che facesse la parte del cattivo con la c maiuscola per poter dire quantera bella la democrazia...ma ce gente che ancora non dimentica...non dimentica il sacrificio della charlemagne e della nordland...non dimentica uomini come leon degrelle...e neanche dimentica i soldati semplici della wermacht che ressero per un anno in ritirata l'impeto dele orde mongole impedendo loro di fagocitare anche l'ultimo lembo di europa che rimaneva...a lui a loro ed a tutti i caduti sul campo dell'onore urliamo a braccia tese il nostro sieg heil!!!!!!!
    LEGIO PATRIA NOSTRA

  5. #5
    faccia di merda
    Data Registrazione
    17 Oct 2002
    Località
    in caserma a fare flessioni nel fango
    Messaggi
    1,872
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    mi associo a voi nel ricordare uno degli ultimi eroi dei nostri tempi, un TITANO che lotto' fino alla morte per una europa bianca, ariana e libera da giudei, massoni e sfruttatori del prossimo,e sono indignato per il fatto di avere iniziato una discussione simile su di un altro forum il 28 aprile, e di non avere visto una risposta


    comunque, onore al FUHRER ADOLF HITLER!!! SIEG HEIL!

    X FEDERICH JAGGER: E' LO STESSO SVEN HASSEL DI GERMANIA KAPUTT??? HA SCRITTO UN LIBRO ULTIMAMENTE?? PERCHE' IL MIO ULTIMO LIBRO LETTO ERA IL COMMISSARIO, E NON SAPEVO NE AVESSE SCRITTI ULTIMAMENTE

  6. #6
    Cina = Zind
    Data Registrazione
    28 Feb 2003
    Località
    Borgravia
    Messaggi
    334
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da hessler
    X FEDERICH JAGGER: E' LO STESSO SVEN HASSEL DI GERMANIA KAPUTT??? HA SCRITTO UN LIBRO ULTIMAMENTE?? PERCHE' IL MIO ULTIMO LIBRO LETTO ERA IL COMMISSARIO, E NON SAPEVO NE AVESSE SCRITTI ULTIMAMENTE [/B]
    Ammetto che si tratta di un fake... se vi è piaciuto, bene, altrimenti fustigate il sottoscritto.

    Grazie a quanti hanno scritto solidarizzato e ricordano; un bel colpo di Panzerfaust agli altri.

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 54
    Ultimo Messaggio: 25-04-06, 09:31
  2. 20 Aprile 1889 - 20 Aprile 1945 - 20 Aprile 2005
    Di Ante Pavelic nel forum Destra Radicale
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 22-04-05, 17:10
  3. 25/04/1945 - 25/04/2004: 59 Anni Di Lutto Nazionale!
    Di natoW nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 21-04-04, 15:37
  4. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 25-04-03, 11:15
  5. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 25-04-03, 11:11

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito