<<....George W. Bush ricorre ad un'arma che non avrebbe mai pensato di usare: chiedere aiuto agli ex generali dell'esercito di Saddam Hussein.
Così, dopo lunghe, estenuanti e spesso infruttuose trattative con capi tribù, sceicchi, imam e politici locali, il Pentagono accetta l'unica soluzione possibile per uscire dalla trappola di Falluja. Da oggi duemila marines si ritireranno dalla città-simbolo della guerriglia sunnita e ne affideranno il controllo al comandante di divisione dell'esercito dell'ex dittatore, il generale Sabar al Janabi. Si tratta di uno dei tanti alti ufficiali che subito dopo la disfatta della guerra e la caduta di Bagdad si tolsero la divisa e tornarono a casa. Per mesi sono rimasti nell'ombra a guardare. Frustrati dall'esito del conflitto, traditi dalla fuga precipitosa di Saddam, si ritrovarono di colpo senza gradi e senza stipendio. Erano considerati, a ragione, dei fervidi baathisti. Inserirli nel nuovo esercito iracheno, ancora tutto da inventare e da formare, era impensabile. Ma le difficoltà incontrate sul terreno e la presenza come un incubo di oltre centomila soldati e ufficiali in giro per l'Iraq, hanno convinto il Pentagono a rivedere la sua strategia. Si sa che sono iniziate delle vere e proprie trattative con personaggi del calibro di Yasser Sabuni, nipote dell'ex raìs, di Maher Abdel Rashid, ex capo dell'esercito e di Muhammad Anfis, ex capo dei temibili servizi d'informazione interni. La proposta dei militari Usa prevede la liberazione di 2500 fedelissimi del vecchio regime ai quali affidare il controllo del terreno. >>
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