USA
Grande successone della Casa della Liberta'... Siamo stati declassati a paese PARZIALMENTE libero!!!!
Informazione, anche per gli Usa in Italia è «parzialmente libera»
di Giovanni Visone
«In Italia c’è uno dei più grandi conflitti di interessi del mondo. Berlusconi controlla le tre principali televisioni private, un giornale e una porzione rilevante del mercato pubblicitario. E intanto crescono le pressioni politiche sui mezzi d’informazione». Con questa spiegazione l’organizzazione americana Freedom House, che ieri ha pubblicato il rapporto annuale sulla libertà d’informazione, cambia il suo giudizio sull’Italia. E la declassa da «paese libero» a «parzialmente libero». Al settantaquattresimo posto nel mondo, ultimo fra i paesi europei assieme alla Turchia. Un giudizio pesante. Perché proviene da un’organizzazione autorevole, fondata sessant’anni fa da Eleanor Roosevelt, che pubblica questo rapporto in vista dela Giornata mondiale della libertà di stampa che si terrà il prossimo 3 maggio. E ancor più pesante perché viene dal paese di cui Berlusconi pochi giorni fa si è proclamato «più fedele alleato». Il che sarà pure vero, ma è altrettanto vero che sicuramente negli Stati Uniti la democrazia e la libertà di stampa sono molto più certe e tutelate che in Italia. Del resto l’allarme per il deterioramento della libertà d’informazione e per l’abnorme presenza di un irrisolto conflitto di interessi nel nostro paese suscita da molti mesi commenti preoccupati su molti giornali europei e americani.
Non solo. Il rapporto di Freedom House viene pubblicato una settimana dopo una durissima relazione sullo stato dell’informazione in Italia approvata dal Parlamento Europeo. E nel giorno in cui il Parlamento italiano approva, fra le proteste dell’opposizione, la legge Gasparri. Una coincidenza, certamente, ma forse qualcuno nella maggioranza si soffermerà almeno per un istante ad osservare come Freedom House ponga proprio la riforma del sistema dell’informazione al centro del suo allarmato rapporto. «Una legge - si legge - tagliata su misura per aggirare una una decisione della Corte Costituzionale sfavorevole all’impero mediatico del primo ministro Silvio Berlusconi», e per questo respinta dal veto del presidente Ciampi a dicembre. «In risposta - aggiunge il rapporto - Berlusconi ha varato un decreto che permette a Rete 4 di proseguire le trasmissioni terrestri». E cosa diranno ora che la legge è stata riapprovata eludendo le richieste del Capo dello Stato?
Ma il rapporto sottolinea anche altri aspetti e circostanze particolari, che hanno provocato «crescenti richiami sulle interferenze governative nell’informazione italiana». Per esempio, «alcuni giornalisti hanno rilevato come la copertura delle controverse dichiarazioni di Berlusconi al Parlamento europeo a luglio sia stata deliberatamente “ammorbidita e tagliata”». E poi: «Il direttore del Corriere della Sera, il più grande quotidiano, si è dimesso a Maggio spiegando che era stato spointo a ritirarsi a causa delle sue relazioni tese con il governo».
Insomma, conclude Freedom House, il principale problema dell’informazione italiana è l’influenza della politica. «I mezzi di informazione indipendenti sono minacciati da interferenze e pressioni governative e la concentrazione dei media è la più alta in Europa». Una minaccia che incombe in primo luogo sulla Rai: «Come primo ministro, Berlusconi è in grado di esercitare un’influenza sulla televisione pubblica». Secondo Karin Deutch Karlekar, che ha coordinato il rapporto dell'organizzazione, «il primo ministro Silvio Berlusconi è stato in grado di esercitare indebita influenza sulla Rai, un fatto che ha ulteriormente esacerbato un già preoccupante clima mediatico caratterizzato da un coverage squilibrato nell'enorme impero dei media di Berlusconi». Le stesse accuse fatte una settimana fa dal Parlamento europeo
http://www.freedomhouse.org/media/pressrel/042804.htm




Rispondi Citando
