Il 2 aprile 2004, il quotidiano israeliano Ma'ariv scriveva di una invasione affaristica in larga scala di Israele in Iraq. Sono 70-100 le industrie israeliane che hanno preso d'assalto l'Iraq nell'ultimo anno.
"Alla maggior parte di loro non piace parlare di questo" scrive Ma'ariv. "[Essi esportano] birra, telefoni, prodotti tessili e elettronici, autobus, giubbotti anti-proiettile, veicoli blindati, e perfino carburante. Che cosa fanno i giordani? Mediano. Gli iracheni? Comprano. Gli americani? Chiudono gli occhi. Non c'è da meravigliarsi che a Baghdad circolino voci che gli israeliani, compreso un ex capo di stato maggiore, abbiamo comprato già metà dell'Iraq".


La prima indicazione per questa invasione si è avuta il 21 luglio 2003, quando il ministro delle finanze israeliano, Benyamin Netanyahu, firmò una autorizzazione che rendeva possibile il commercio con l'Iraq, secondo il Trade with the Enemy Ordinance, ai sensi del quale l'Iraq non sarebbe stata più considerata una nazione nemica.

Nell'annuncio ufficiale da parte di Israele si può leggere: "Il ministro Netanyahu ha firmato l'emendamento Ordinance dopo un incontro con numerosi uomini d'affari che gli avevano espresso il loro desiderio di avere relazioni commerciali con l'Iraq, considerandone le intrinseche potenzialità future".

Questo fatto venne accolto scetticamente da Washington in quanto avrebbe potuto rafforzare le idee di coloro che sottolineavano il ruolo di Israele e della sua lobby americana nello spingere l'America verso la guerra con l'Iraq.

Cinque mesi dopo la dichiarazione di Netanyahu, gli USA pubblicarono il nome degli stati cui veniva permesso avere una parte nella ricostruzione dell'Iraq. Sebbene avesse appoggiato la guerra, Israele non era presente nella lista e questo per non disturbare e non imbarazzare i paesi arabi e in particolare gli iracheni.

Nonostante l'impressione che Washington cerca di dare, agli israeliani è stato permesso di partecipare come sub-appaltatori nel lavoro di ricostruzione. Ciò è stato confermato dal funzionario dell'ufficio stampa dell'US Program Management Office (PMO) in Iraq, Bruce Cole, in un'e-mail a Ma'ariv. "Le imprese israeliane" ha scritto "possono agire come sub-appaltatrici nelle commesse per la ricostruzione e a loro è permesso vincere gare d'appalto per la fornitura di equipaggiamenti e servizi".

Gli uomini d'affari iracheni che operano con gli israeliani sono consapevoli in molti casi della identità delle loro controparti, mentre non lo è l'opinione pubblica irachena, che sarebbe molto ostile verso tali sviluppi. Alcuni dei beni, come le auto usate, sono mandate in Giordania, dove viene asportato tutto quello che potrebbe far identificare l'origine israeliana della merce. In un caso, 1500 condizionatori avevano ancora alcune iscrizioni in ebraico e i concorrenti giordani furono rapidi nel diffondere notizie su questo errore di marketing. L'intera partita dovette allora essere ritirata e questo provocò pesanti perdite per gli investitori israeliani e la cancellazione di un successivo accordo.

La Netafim, che fabbrica sistemi per l'irrigazione a gocce, ha già venduto i suoi prodotti all'Iraq durante l'era di Saddam Hussein e naturalemnte spera ora di espandere la sua attività in quel paese.

Altri prodotti venduti da Israele sono gli autobus usati della compagnia Dan di Tel Aviv, o i giubbotti anti-proiettile, per un valore di 12 milioni di dollari, prodotti dalla Rabintex, che negli anni 1991-2 aveva già venduto speciali indumenti ignifughi all'Iran. Il ministro della difesa israeliano ha dichiarato che i prodotti Rabintex e quelli di un'altra compagnia sono venduti solo alle forze della coalizione in Iraq.
Queste stesse forze sono rifornite di carburante dalla compagnia israeliana Sonol come parte di un contratto da 70 milioni di dollari.

La Transclal Trade LTD, produttrice di servizi logistici, formalizzò il primo conto all'Iraq il 3 agosto 2003; il contenuto della merce consegnata riguardava 9 tonnellate di beni elettronici e di altro consumo.

Un'altra compagnia israeliana di trasporti, la Agish, conta circa 20-30 spedizioni marittime all'Iraq e Ma'ariv stima il valore dei beni trasportati all'Iraq attraverso Israele nell'ultimo anno a circa 40 milioni di dollari. Il volume di questi trasporti dovrebbe aumentare considerando la prevista chiusura dei porti del mare siriano relativamente al traffico verso e dall'Iraq. In questo caso i porti israeliani assumeranno una crescente importanza.

La maggior parte delle imprese di trasporto israeliane cooperano con imprese giordane, che raccolgono i beni al confine fra i due paesi e quindi li rimpacchettano per cancellare qualsiasi traccia della provenienza israeliana.

Alcune compagnie israeliane, scrive Ma'ariv, desiderano essere attive in Iraq, associandosi a imprese americane, europee, e arabe al fine di avere una ruolo come ditte sub-appaltatrici e acquisire una parte di quel colossale affare economico che deriva dalle gare d'appalto per l'esercito americano e per l'autorità provvisoria della coalizione.

Ma'ariv stima, per esempio, che circa 15 ditte israeliane hanno avuto successo nell'ottenere ricchi contratti in Iraq dalla Bechtel, che da parte sua ha vinto ordini per un valore di miliardi di dollari. Tutta la procedura, secondo un uomo d'affari israeliano coinvolto in questa attività, è ben lontana dall'essere un atto di buona amministrazione, perché il Dipartimento della Difesa non è in grado di amministrare un paese. Le compagnie israeliane che riescono a vincere una gara d'appalto sono quelle che vantano eccellenti connessioni con gli Stati Uniti.

Questa è una lista delle compagnie israeliane attive in Iraq:
Compagnia autobus DAN (autobus usati)
RABINTEX (giubbotti anti-proiettile)
SHIRIONIT HOSEM (porte blindate)
ETZ CARMIEL (porte e altri prodotti in legno per postazioni di confine)
TAMBOUR (vernici)
TEMPO (birra e altre bibite)
TAMI 4 (sistemi di depurazione delle acque)
TRELLIDOR (sbarre mobili)
TANURGAZ (cucine)
IRIDIUM ISRAEL (comunicazioni satellitari mobili)
SAKAL (prodotti elettronici)
NAAN DAN (prodotti per l'irrigazione)
SONOL (carburante)

Fonte: da un articolo di Sharaga Elam su images.maariv.co.il (versione in inglese su: www.peopleforchange.net e khilafah.com)