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    Predefinito Effetti della modernità

    Tra una portata e l'altra noia, ansia e silenzi imbarazzati. Oppure la tv accesa. Cosi' gli italiani, per soffocare gli sbadigli e sfogare la tensione dei pasti in famiglia, si gettano sul cibo e diventano vittime di quello che gli esperti chiamano l'ingrasso emotivo. A rivelarlo e' un'indagine di Riza psicosomatica. Sempre piu' spesso, almeno in sei casi su dieci - secondo l'indagine - i pranzi e le cene degli italiani, siano essi in famiglia, con i parenti o anche in coppia, sono sempre piu' silenziosi. I banchetti della domenica di famiglie allargate i cui componenti hanno poco o niente da dirsi; l'invito dalla mamma o dalla suocera cui non si puo' dire di no; ma anche la cenetta intima al ristorante e' diventata ormai una triste routine. E quando si e' a casa, a parlare ci pensa la tv. La conseguenza e' che ci si riempie la bocca di continuo pur di non dover essere obbligati a parlare.

    Insomma, la tavola, da luogo in cui portare la gioia di stare in compagnia, si e' trasformata - secondo l'indagine - nel luogo nel quale esplodono le frustrazioni e domina la noia. I motivi? Secondo gli esperti di Riza Psicosomatica il primo fra tutti e' la mancanza di reali legami affettivi con chi si divide la tavola (32%). E poi l'egocentrismo e il disinteresse per gli altri (27%), aggravati dai quotidiani problemi di lavoro (18%). Per uno su quattro cenare con fidanzati e genitori diventa un incubo. Il vuoto affettivo, infatti, si traduce in un moltiplicarsi dei 'pranzi della domenica', che da appuntamenti settimanali tendono a diventare sempre piu' frequenti. Senza peraltro diventare piu' piacevoli. Anzi. Nel tentativo di risvegliare, attraverso il cibo, quei legami oggi sempre meno solidi spesso si ottiene l'effetto opposto. Per un italiano su quattro (24%), infatti, dividere la tavola con il partner, i famigliari o i parenti e' un peso, una consuetudine impossibile da evitare (27%) o, ancora, una terribile incombenza (18%).

    Tanto che spesso, pranzi e cene finiscono per essere consumati in religioso e imbarazzante silenzio (69%), aumentando il disagio dei malcapitati commensali che finiscono per sfogare la frustrazione e la noia sul cibo.

    Il risultato e' che a fine pasto ci si alza da tavola scontrosi: appesantiti fino alla nausea (24%), in preda ai sensi di colpa e all'ansia (22%), pentiti di non aver rifiutato l'invito quando si era ancora in tempo (16%). Soltanto un intervistato su cinque (19%) sostiene, arrivato al caffe', di sentirsi sazio e felice. I piu' colpiti dalla sindrome dell'ingrasso emotivo sono soprattutto i maschi (64%), in particolare i single tra i 28 e i 34 anni (34%). Quelli che hanno appena abbandonato il tetto famigliare insomma, e che sentono maggiormente la distanza emotiva che li separa da mamma e papa', ma anche gli over 50, separati o che viaggiano verso le nozze d'argento (22%). E poi le coppie sposate ma senza figli, che a tavola avvertono la noia e il vuoto di un rapporto improntato esclusivamente sulla routine quotidiana (25%).

    Ma quali sono le tavole piu' temute dagli italiani? Per un italiano su tre (32%), al primo posto c'e' il pranzo della domenica con i genitori, seguito dai terribili banchetti di nozze (26%) e dai pranzi di compleanno per parenti piu' o meno lontani. Temuti anche le tavolate delle feste, mentre la cenetta settimanale al ristorante con il partner e' un vero incubo per il 22% degli intervistati. Si salvano solo le cene e i pranzi con gli amici, o le tranquille, rilassanti e quasi catartiche cene in solitaria davanti alla tv.

    ---------------------------------------------------------------------------------

    Crisi dell'istituto famigliare, crisi del legame sociale indotto dall'individualismo e dall'oblio del concetto di comunità, disponibilità tecnologica in controtendenza con la "natura" reale della persona umana. La modernità, con tutti i suoi corollari, anche politici, non è che un continuo processo di nullificazione dell'essere umano. COMBATTIAMOLA.

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    l'approdo della modernità è il nichilismo

 

 

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