All'origine del caos in cui si trova la scuola e il mondo del lavoro (ma ora mi soffermo sulla scuola) ci sono sempre loro,
i comunisti, ex-comunisti e mai-stati-comunisti(a braccetto con la mentalità consumista materialista dei loro dubbi 'nemici' liberal-borghesi).
La riforma Berlinguer e il '68 in particolare hanno trasformato la scuola, il tempio del sapere:
- In una marcia roccaforte postcomunista, consegnando l'egemonia culturale italiana definitivamente e saldamente nelle mani della più viscida sinistra.
- In una fabbrica di generosi stipendi per sporchi parassiti statali, che costruiscono ad hoc un indefinito numero di corsi utili solo ad assicurargli gli stipendi.
- In una fabbrica di titoli di laurea inutili e di laureati inutili; e poi ci sono "lavori che noi italiani non vogliamo più fare" (ma questa è un'altra storia), e pluri-laureati che fanno i commessi.
- In un mercato che vende un
prodotto di consumo di massa, l'obbiettivo non è elevare l'uomo, l'obbiettivo è vendere a più consumatori possibili una conoscenza che spesso non serve realmente alla società, all'individuo, a nessuno, se non agli schifosi baronetti che la vendono.
La selezione, la gerarchia e il merito delle scuole della gloriosa riforma Gentile, volte realmente ad elevare l'uomo e a formare una efficiente classe dirigente sono stati affossati dall'odierna scuola di massa.
Gli stessi uomini che scelsero l'antifascismo, e quelli che ricostruirono l'Italia dopo la guerra, con tutti i loro difetti, erano cresciuti nelle scuole fasciste ed erano persone competenti. Chi si trova a gestire compiti importanti oggi invece, si è formato nelle scuole post-sessantottine del sei politico.
Ma che ci volete fare, la scuola è un "diritto di tutti". Come il sogno americano è alla portata di tutti. Il risultato: ancora sovversione, pioggia sul bagnato, la plebe al potere, e
i migliori... dove sono?