Per la compagnia ossigeno fino a settembre
La liquidità residua non permetterebbe la sopravvivenza oltre l'estate.
E crescono i timori tra le banche.
di Gianni Dragoni
IL SOLE 24 ORE
L'interrogativo ormai è fisso, come un ritornello, sulla bocca di dipendenti, fornitori, creditori, passeggeri che devono volare tra qualche giorno o prenotare una vacanza per l'estate: quanto durerà ancora l'Alitalia? Quanto impiegherà prima di lasciare a terra gli aerei per mancanza di soldi? L'annuncio fatto ieri dal consiglio di amministrazione, che la liquidità si è ridotta a 200 milioni di euro, dimostra che in quattro mesi la fornace della Magliana ha bruciato cassa per circa 315 milioni, al ritmo di quasi 80 milioni al mese. Non è una perdita contabile, ma la riduzione delle disponibilità monetarie nette, rispetto ai 515 milioni dichiarati a fine 2003. Adesso c'è l'alta stagione e nelle casse di quasi tutte le compagnie entrano più soldi di quanti ne escano. In condizioni normali i 200 milioni residui assicurerebbero l'ossigeno fino a tutto settembre.
Purché però nel frattempo non vi siano altri blocchi dell'attività come in questi giorni, nei quali l'azienda non ha incassato fondi. Da tener d'occhio anche il comportamento dei grandi creditori finanziari. Un loro irrigidimento, come una richiesta di rientro delle banche, potrebbe essere letale. Intanto, filtrano timori per il pagamento degli stipendi di maggio. In tutto lo scorso anno la compagnia aveva bruciato cassa per 258 milioni. Quindi nel primo quadrimestre di quest'anno c'è stato un peggioramento. Oltre che attingendo alla cassa, l'anno scorso la compagnia aveva finanziato le sue necessità anche con un aumento dell'indebitamento lordo per 274 milioni: il totale dei debiti finanziari era passato da 1.681 milioni a 1.955 milioni a fine 2003. L'indebitamento netto, cioè il lordo depurato dai fondi giacenti in cassa, in banca e dai crediti finanziari a breve, è peggiorato nel 2003 di 532 milioni. L'esercizio si è chiuso a quota 1.440 milioni. In queste condizioni è improbabile che le banche espandano il credito.
Il loro rappresentante nel consiglio, Roberto Palea designato dal Sanpaolo-Imi, si è dimesso il 15 aprile per l'inerzia dell'azienda e dei diversi portatori di interessi o stakeholder (Governo, sindacati e via dicendo). Dall'estero sono già arrivati alla Magliana segnali di irrigidimento del mondo bancario. Il timore di insolvenza dell'Alitalia è sempre più diffuso. La dimostrazione, oltre che nelle basse quotazioni azionarie (ieri -2,2% a 0,2347 euro), viene dal crollo del prezzo delle obbligazioni convertibili in azioni della compagnia. I «Mengozzi bond», emessi nel luglio 2002 per un importo di 715 milioni con scadenza luglio 2007, quotano circa 75 lire, cioè il 25% in meno del nominale: il loro prezzo. Gran parte del ribasso, il 15% rispetto al prezzo iniziale, è stato accumulato negli ultimi due mesi, da quando è emerso che l'azienda sta andando alla deriva e che il Governo ha bloccato il piano di ristrutturazione. Fino al 27 febbraio, il giorno dell'addio di Francesco Mengozzi da amministratore delegato, le obbligazioni avevano un prezzo di 90,59 euro.
La rata degli interessi annui, circa 21 milioni, è scaduta a fine marzo e non sono stati segnalati ritardi nel pagamento. Le esigenze finanziarie mensili della compagnia sono elevate. Solo per gli stipendi occorrono circa 90 milioni lordi ogni mese. Per il carburante l'Alitalia ha speso 507 milioni nel 2002, ma 656 nel 2001 e 820 nel 2000, quando il prezzo era più alto. Adesso i prezzi del petrolio sono alti, quindi si può stimare che occorrano almeno 55-60 milioni al mese. Poi bisogna pagare l'Enav per le tasse di sorvolo, gli aeroporti per i diritti di atterraggio, l'handling: altri 85 milioni al mese. Anche in questo settore aumentano i debiti. La Sea vanta un credito verso Alitalia di 85,5 milioni a fine 2003 e il 21 aprile ha ottenuto dal Tribunale di Milano un decreto ingiuntivo contro l'aviolinea per 21 milioni. Un costo rilevante sono gli aerei.
Circa un terzo della flotta è in leasing e costa almeno 10 milioni al mese. Per la flotta di proprietà e gli ordini di nuovi aerei ci sono pagamenti a scadenze fisse. Un segnale di difficoltà è la decisione presa il 16 febbraio dal cda sulla flotta. Il cda Alitalia ha deciso la cessione del contratto di acquisto di sei Embraer ErJ170, in consegna dal marzo successivo, e la riassunzione in locazione. È un po' come vendere la propria casa e continuare ad abitarci con un contratto di affitto: nessuno lo farebbe, se non avesse urgente bisogno di soldi.
4 maggio 2004




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