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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Da "il Giornale" : Riforma fiscale entro un anno.

    "Tremonti: «Riforma fiscale entro un anno»
    Il ministro dell'Economia illustra il manifesto lungo un metro con tutte le norme varate dal governo

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    Francesco Casaccia

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    Il 2003 sarà l'anno buono per avviare la riforma fiscale, con una progressiva riduzione dell'Irpef. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, chiude il meeting di Confcommercio a Villa d'Este confermando che «con la prossima Finanziaria verranno fuori i numeri per far partire la riforma fiscale». Intanto, le prospettive di una ripresa dell'economia sono incoraggianti. Tanto da non rendere necessari interventi straordinari per sostenere i consumi. Una risposta diretta al presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che l'altro giorno aveva chiesto una «terapia d'urto» per il rilancio della domanda interna: «Un cappotto per superare il freddo inverno».
    Tremonti «approfitta» delle tre giorni di Cemobbio per riepilogare le iniziative messe in campo finora dal governo. E lo fa portandosi dietro un manifesto. Un «lenzuolo» lungo più di un metro con tutti i provvedimenti varati finora dall'esecutivo.
    Riforma fiscale. La delega è in corso di approvazione da parte del Parlamento e punta ad un sistema più moderno e semplice. Intanto, però, Tremonti anticipa che l'anno prossimo partirà la riforma: «La ripresa è in atto e sarà forte. Per questo, è serio immaginare che la Finanziaria 2003 avrà i numeri per avviare le modifiche del fisco. Ancora, però, non sono in grado di quanti care di quanto potrà calare l'Irpef. Ma posso garantire che partirà dai redditi più bassi ». Dunque, ancora qualche mese prima della diminuzione delle aliquote. D'altra parte, ammette il ministro, «siamo in ritardo di un anno rispetto alla nostra tabella di marcia a causa del buco nei, conti pubblici ereditato dal precedente governo». Per le imprese, invece, ci sarà una base imponibile europea, un'aliquota media europea al 33% e la riduzione del differenziale attualmente prodotto dall'Irap.
    Contratto di lavoro a tempo determinato. Tremonti ricorda che il decreto è stato approvato. La flessibilità del mercato del lavoro «è fondamentale» e non punta a «ridurre le garanzie ma a spostarle dall'industria alla società».
    Emersione dell'economia sommersa. Il provvedimento, già operativo da mesi, «verrà migliorato» e, comunque, «sta producendo segnali interessanti».
    Mercato del lavoro. Si tratta della delega in corso di approvazione da parte del Parlamento che contiene anche le modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Un pacchetto di misure in grado di produrre maggiore flessibilità per accrescere l'occupazione.
    Legge obiettivo. Tremonti ricorda che questo provvedimento permetterà la realizzazione di grandi infrastrutture strategiche. «Il problema - ammette - è la totale assenza di progetti. Siamo partiti con i cassetti vuoti. In Italia non si realizzano grandi infrastrutture da almeno 20 anni, anche a causa dei vincoli che questa legge rimuove».
    Cassa Depositi e Prestiti. La riforma, anche questa già attuata, «produrrà un radicale miglioramento dei conti pubblici e permetterà di finanziare la realizzazione delle infrastrutture».
    Tremonti bis. Per il 2001 e il 2002, il 50% dell'utile d'impresa annuale è escluso da imposta se, per pari importo, ci saranno investimenti in beni strumentali in crescita rispetto alla media degli investimenti operati nei 5 anni precedenti.
    Ristrutturazioni edili. Tremonti sintetizza il provvedimento già in vigore con una battuta: «Finalmente padroni a casa propria». All'interno delle abitazioni, infatti, e' possibile effettuare ristrutturazioni con il solo obbligo di darne semplice comunicazione alle autorita' competenti.
    Eliminazione tassa successioni. E' una legge, spiega Tremonti, che favorisce le piccole e medie imprese e non i grandi gruppi. Riguarda il popolo delle partite Iva. L'eliminazione di questa tassa interrompe la migrazione di capitali all'estero.
    Fondi immobiliari. Per una legge «essenziale per far crescere il mercato e per privatizzare. Proprio in questi giorni sono stati firmati i regolamenti attuativi per la nuova disciplina dei fondi». Per quanto riguarda l'imposizione diretta, i fondi immobiliari avranno lo stesso regime fiscale dei fondi mobiliari.
    Nuovo diritto societario. Il provvedimento, già in vigore, garantisce meno burocrazia e più «governance» nella gestione dell'economia.
    Fondazioni bancarie. «Finalmente le Fondazioni fanno le fondazioni e le banche le banche». Il provvedimento garantisce trasparenza e soprattutto fa si che le Fondazioni facciano il non-profit.
    Rimpatrio capitali dall'estero. In occasione dell'introduzione dell'euro, il governo ha favorito il rientro di capitali in Italia attraverso una sanatoria. «E' una grande operazione di gettito e sostegno all'economia».
    Privatizzazioni. L'esecutivo ha deciso una massiccia dismissione del patrimonio immobiliare pubblico attraverso lo strumento della cartolarizzazione. «II processo - assicura Tremonti - continuerà con ulteriori consistenti cessioni. Si tratta di privatizzazioni di serie A».
    Modernizzazione dello Stato. La norma è già operativa e prevede la trasformazione di tanti uffici in società per azioni, sull'esempio di quanto fatto in passato per le Poste. Le università, ad esempio, potrebbero essere trasformate in fondazioni per «ridurre il perimetro dello Stato, senza ridurre le prestazioni ai cittadini».
    Ma alla burocrazia. Sono state eliminate 190 milioni di transazioni fiscali inutili e 3 milioni di altri moduli che non servivano.
    Spesa sanitaria. Il Patto di stabilità interno garantisce, per la prima volta in Italia, un livello di spesa allineato alla media europea (5,8% del Pil). Lo Stato trasferisce i fondi alle regioni che sono obbligate a rispettare i tetti di spesa.
    Pensioni più basse. Dal primo gennaio 2002, più di 2 milioni di cittadini anziani e bisognosi «escono dalla fascia della povertà». La loro pensione sale a 516 euro al mese. «L'attuazione della norma non è stata semplice, comunque ha valore retroattivo e tutti i beneficiari avranno gli aumenti con decorrenza primo gennaio».
    Detrazioni per i figli. Il governo ha aumentato fino a 516 euro le detrazioni per i figli a carico per i redditi bassi e medi.
    Riforma dei welfare. La delega è in corso di approvazione dal parte del Parlamento. Non ci saranno riforme retroattive ma solo la liberalizzazione dell'età pensionabile con la possibilità di continuare a lavorare anche una volta maturati i requisiti per andare a riposo. In più, si avvia la previdenza integrativa con l'utilizzo di una parte del tfr dei lavoratori. Tremonti conferma che l'intenzione del governo è quella di rimanere nell'ambito della delega. «Avvieremo un dialogo forte con i sindacati. Noi siamo convinti che la delega risponde a quanto ci chiede l'Europa».
    "

    Saluti liberali.

  2. #2
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    Tutto va bene, secondo Il Giornale del Padrone!! E andrà ancora megliooo!!!

    Più raccontate palle, più vi screditate, più consenso perdete.

    Com'è che Tremonti non fa un minimo di autocritica per il fallimento della sua legge "miracolosa"? Com'è che non ci snocciola i dati sul crollo degli investimenti sotto la sua gestione? E sull'aumento della disoccupazione? E sui migliaia di miliardi persi dai risparmiatori in borsa? E sull'errore di calcolo che LUI ha fatto sul buco di bilancio?

    Quante volte ha già annunciato l'inizio della ripresa, sbagliando sempre clamorosamente?

    Prima o poi sta ripresa ci sarà, probabilmente TRA UN ANNO.

    Pieffebi, spero avrai la decenza di non postare Tremonti che si pavoneggia attribuendosi i meriti che non ha.

    Ecco lo stesso convegno di Cernobbio visto da una fonte meno faziosa, l'Arena di verona.

    Lunedì 18 Marzo 2002

    - Polemica. Nel 2002 il Pil crescerà del 2,3% per il governo e dell’1,3 per la Confcommercio. Battibecco sui fondi comunitari

    Ripresa o consumi stagnanti? È ancora guerra sui numeri




    Cernobbio . Sergio Billè non ce l ’ ha fatta: nemmeno il tipico dolce messinese, a base di farina, uova, biscotto fritto nello strutto, meringa, limone, cioccolata e glucosio, una gigantesca «pignolata» di 50 chili, ha reso più malleabile Tremonti. Così al presidente della Confcommercio, che lamenta la stagnazione dei consumi ( un modesto incremento dell ’ 1% n el 2002 ) , e che per questo aveva invocato misure immediate per sostenerli, come la riduzione dell ’ Irpef e dell’Irap di almeno l ’ 1%, il ministro dell ’ Economia ha risposto placido: «La ripresa è in atto, e sarà forte. Lo dicono tutti gli indici di cui disponiamo, lo asserisce anche Ban ki talia con dati molto positiv i ». Suona come l ’ ennesima conferma della convinzione del governo di raggiungere una crescita del prodotto interno lordo pari al 2,3% nel 2002, a fronte di una previsione dell ’ 1,3% di Confcommercio. A Billè non è rimasto che prenderne atto, non senza rimarcare la diversità della propria posizione, e probabilmente il rammarico per non aver ottenuto gli aiuti sperati per l ’ anno in corso: «Il ministro ci ha confermato un futuro migliore. Speriamo che possa partire dal 2003 e che esista un antidoto che ci faccia superare il lungo inverno del 2002».
    C’è forse una polemica in arrivo, nata da una frase buttata lì da Giulio Tremonti con apparente distacco: dopo la replica al segretario dei Ds Piero Fassino (che aveva criticato l e scelte del governo sul Mezzogiorno , «che ha ricevuto dalla legge finanziaria un insieme di risorse inferiori al passato»), asserendo che il governo Berlusconi «è quello che ha drenato la maggiore quantità di risorse comunitarie per il Sud, contento di averli spesi e convinto di spenderne sempre di più», Tremonti ha accusato: «Mi dicono che sono state spedite delle lettere in cui si diceva di non utilizzare i fondi comunitari disponibili». Chi abbia avvisato il ministro, quando e da chi siano state scritt e e spedite tali lettere, Tremonti non lo ha detto. Ma ha aggiunto: «Sarei curioso di leggerle».
    « Il Cnr e l ’ Enea non funzionano », ha invece detto il ministro alle Attività produttive Antonio Marzano, che ha così replicato all ’ accusa di Fassino di aver tagliato del 27% nell’ultima Finanziaria i fondi a lla ricerca . «È vero - ammette Marzano - non abbiamo dato molti soldi. Ma perchè Enea e Cnr non funzionano , e prima bisogna riorganizzarli» .
    Il bastone e la carota sono la linea politica annunciata da Tremonti per il sommers o : «Dovremo far capire che è un bene emergere, mentre non converrà restarci». Billè non è altrettanto ottimista: «Metà del sommerso è in mano al crimine organizzato, e l ’ altra metà non avrà interesse a riemergere».

    Questo è il convegno di Cernobbio visto dal Messaggero:

    Lunedì 18 Marzo 2002 [
    DIVERGENZA DI OPINIONI

    Il ministro: la ripresa c’è già ed è robusta
    Billè: no, il 2002 sarà un lungo inverno

    CERNOBBIO (Como) - La ripresa dell'economia c'è già e sarà forte. Quindi non è necessario un intervento del governo per rilanciare la domanda, quel «cappotto per superare il lungo inverno» chiesto dal presidente di Confcommercio Sergio Billè può restare nell’armadio.
    «La ripresa economica - dice Tremonti, seduto al fianco di Billè - non è in discussione. E’ cominciata, anche se è discontinua e non ancora marcata a tal punto da permetterci di affermare a priori che siamo fuori dalle difficoltà. Noi siamo convinti che ci sarà una ripresa molto forte, e comunque nella prossima Finanziaria faremo la riforma fiscale che molti attendono». Un intervento che fino a ora il governo è stato costretto a catalogare tra le imprese impossibili. «L’avremmo attuata quest’anno, se non avessimo ereditato quel buco che ci è stato lasciato dai nostri predecessori per affrontare un ciclo elettorale in cui hanno speso un sacco di soldi». Senza contare, aggiunge, «i fatti dell'11 settembre». Ma adesso la svolta è arrivata, «tutti gli indicatori sono positivi, quelli della fiducia di famiglie e imprese, quello relativo ai consumi di energia» e gli stessi bollettini di Bankitalia «dimostrano che avremo una ripresa forte». A Billè però non basta, «dal rilancio tutti ci attendiamo un futuro migliore, ma non sarà prima del 2003». Nel frattempo serve una scossa alla congiuntura e un aiuto concreto ai consumi. «Questo - dice alla platea di Confcommercio impugnando il manifesto arrotolato di Tremonti - è giusto. Ma facciamo che non ci trasformi in Tafazzi».

  3. #3
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    dal giornale dei padroni confindustriali, reazionari, filo-fascisti e nemici del popolo:

    "CONGIUNTURA 2002 / IL COMMENTO

    Industria, la ripresa arriva con la fiducia
    La produzione è partita a rilento: +0,2% mensile e -3,4% annuo a gennaio. Ma dovrebbe prendere quota nei mesi successivi. Così dicono gli indici anticipatori.
    di Michele De Gaspari
    Dopo il rimbalzo di dicembre e il risultato negativo per l'intero 2001 (-0,6% la media annua), la produzione industriale ha incominciato il 2002 con un profilo di sostanziale stabilità, messo in evidenza dal consuntivo Istat del mese di gennaio. Ma a partire da febbraio gli indicatori statistici confermano la svolta del ciclo congiunturale in atto in questo primo trimestre dell'anno, che si lascia così alle spalle la fase recessiva con il suo punto di minimo nell'ultimo quarto del 2001.
    Tutti i principali dati che stanno uscendo in Italia - come, a maggior ragione, gli indicatori americani e, almeno in parte, quelli europei - ci dicono, infatti, che il peggio è finalmente passato: all'iniziale assestamento nel 2002 dei ritmi produttivi, è prevista seguire una graduale accelerazione dell'attività manifatturiera in febbraio-marzo, dopo ben quattro trimestri consecutivi di caduta. Il recupero non mostra certo un particolare slancio, ma il migliore andamento dei primi tre mesi dell'anno dovrebbe preludere a una più solida ripresa nel corso dei successivi trimestri.
    A livello tendenziale si continuano a registrare, tuttavia, diffuse variazioni negative, spiegabili per l'effetto statistico del confronto con un trimestre (il primo del 2001) ancora prevalentemente espansivo. Sul piano settoriale, situazioni sempre molto critiche riguardano le industrie dei mezzi di trasporto e l'elettrotecnica ed elettronica. Per quanto concerne gli ordini e la domanda, si verificano cali consistenti nei comparti della metallurgia, dell'automobile e del tessile-abbigliamento.
    Non tutti i settori industriali sono, pertanto, interessati in uguale misura alla ripresa della domanda e, di conseguenza, della produzione. Se le industrie produttrici di beni di consumo prevedono ordini in sensibile aumento, per i beni strumentali e in parte quelli intermedi non si attendono per ora significativi progressi.

    Ordini e produzione alla svolta
    Le principali indicazioni positive sulla svolta ciclica vengono dall'andamento del clima di fiducia degli imprenditori, oltre che dai dati sui nuovi ordini affluiti alle aziende. Nei valori destgionalizzati la produzione industriale torna a crescere nel bimestre febbraio-marzo (+1,5% circa rispetto al quarto trimestre 2001); a febbraio, in particolare, migliora sensibilmente la fiducia delle imprese, recuperando i livelli dello scorso periodo estivo. Il rialzo è spiegato dai giudizi più favorevoli degli operatori sull'evoluzione della domanda e dalle attese a breve termine sull'attività produttiva.
    Sempre nei primi mesi di quest'anno, le imprese appaiono in prevalenza orientate all'ottimismo circa le prospettive nel breve periodo dell'economia italiana, mentre sono in recupero i giudizi sullo stato della domanda, a cominciare dal mercato interno; e le scorte di magazzino tornano sotto i livelli normali. Secondo le recenti inchieste Isae, i più evidenti segnali di miglioramento riguardano le industrie di beni di consumo, trainate dal rialzo degli ordini dall'interno, che favorisce le positive attese sulla produzione.
    La graduale risalita negli ultimi mesi del clima di fiducia dei consumatori sembra indicare, in prospettiva, una possibile ripresa dei consumi delle famiglie.
    Anche l'area dell'euro, stando ai più recenti dati congiunturali, sembra avere ormai superato il punto di svolta: il minimo ciclico dovrebbe essere stato toccato verso la fine del 2001; la produzione industriale con l'inizio di quest'anno è tornata a salire, dopo una sequenza di cali consecutivi nel corso del periodo autunnale, sull'onda della crisi causata dall'emergenza terrorismo.
    Gli indicatori anticipatori relativi alle principali economie di Eurolandia segnalano un probabile ritorno alla crescita già nei mesi primaverili. Il clima di fiducia delle imprese nella gran parte dei paesi della zona euro è in rialzo dallo scorso dicembre, riflettendo un diffuso miglioramento delle aspettative su domanda e produzione. Non mancano, infine, i primi segni di risveglio delle esportazioni nei mercati extraeuropei.

    14 marzo 2002


    riprendo il tutto in nuovo thread....


    Saluti liberali.

  4. #4
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    Originally posted by Pieffebi
    dal giornale dei padroni confindustriali, reazionari, filo-fascisti e nemici del popolo:

    "CONGIUNTURA 2002 / IL COMMENTO

    Industria, la ripresa arriva con la fiducia
    La produzione è partita a rilento: +0,2% mensile e -3,4% annuo a gennaio. Ma dovrebbe prendere quota nei mesi successivi. Così dicono gli indici anticipatori.
    di Michele De Gaspari
    Dopo il rimbalzo di dicembre e il risultato negativo per l'intero 2001 (-0,6% la media annua), la produzione industriale ha incominciato il 2002 con un profilo di sostanziale stabilità, messo in evidenza dal consuntivo Istat del mese di gennaio. Ma a partire da febbraio gli indicatori statistici confermano la svolta del ciclo congiunturale in atto in questo primo trimestre dell'anno, che si lascia così alle spalle la fase recessiva con il suo punto di minimo nell'ultimo quarto del 2001.
    Tutti i principali dati che stanno uscendo in Italia - come, a maggior ragione, gli indicatori americani e, almeno in parte, quelli europei - ci dicono, infatti, che il peggio è finalmente passato: all'iniziale assestamento nel 2002 dei ritmi produttivi, è prevista seguire una graduale accelerazione dell'attività manifatturiera in febbraio-marzo, dopo ben quattro trimestri consecutivi di caduta. Il recupero non mostra certo un particolare slancio, ma il migliore andamento dei primi tre mesi dell'anno dovrebbe preludere a una più solida ripresa nel corso dei successivi trimestri.
    A livello tendenziale si continuano a registrare, tuttavia, diffuse variazioni negative, spiegabili per l'effetto statistico del confronto con un trimestre (il primo del 2001) ancora prevalentemente espansivo. Sul piano settoriale, situazioni sempre molto critiche riguardano le industrie dei mezzi di trasporto e l'elettrotecnica ed elettronica. Per quanto concerne gli ordini e la domanda, si verificano cali consistenti nei comparti della metallurgia, dell'automobile e del tessile-abbigliamento.
    Non tutti i settori industriali sono, pertanto, interessati in uguale misura alla ripresa della domanda e, di conseguenza, della produzione. Se le industrie produttrici di beni di consumo prevedono ordini in sensibile aumento, per i beni strumentali e in parte quelli intermedi non si attendono per ora significativi progressi.

    Ordini e produzione alla svolta
    Le principali indicazioni positive sulla svolta ciclica vengono dall'andamento del clima di fiducia degli imprenditori, oltre che dai dati sui nuovi ordini affluiti alle aziende. Nei valori destgionalizzati la produzione industriale torna a crescere nel bimestre febbraio-marzo (+1,5% circa rispetto al quarto trimestre 2001); a febbraio, in particolare, migliora sensibilmente la fiducia delle imprese, recuperando i livelli dello scorso periodo estivo. Il rialzo è spiegato dai giudizi più favorevoli degli operatori sull'evoluzione della domanda e dalle attese a breve termine sull'attività produttiva.
    Sempre nei primi mesi di quest'anno, le imprese appaiono in prevalenza orientate all'ottimismo circa le prospettive nel breve periodo dell'economia italiana, mentre sono in recupero i giudizi sullo stato della domanda, a cominciare dal mercato interno; e le scorte di magazzino tornano sotto i livelli normali. Secondo le recenti inchieste Isae, i più evidenti segnali di miglioramento riguardano le industrie di beni di consumo, trainate dal rialzo degli ordini dall'interno, che favorisce le positive attese sulla produzione.
    La graduale risalita negli ultimi mesi del clima di fiducia dei consumatori sembra indicare, in prospettiva, una possibile ripresa dei consumi delle famiglie.
    Anche l'area dell'euro, stando ai più recenti dati congiunturali, sembra avere ormai superato il punto di svolta: il minimo ciclico dovrebbe essere stato toccato verso la fine del 2001; la produzione industriale con l'inizio di quest'anno è tornata a salire, dopo una sequenza di cali consecutivi nel corso del periodo autunnale, sull'onda della crisi causata dall'emergenza terrorismo.
    Gli indicatori anticipatori relativi alle principali economie di Eurolandia segnalano un probabile ritorno alla crescita già nei mesi primaverili. Il clima di fiducia delle imprese nella gran parte dei paesi della zona euro è in rialzo dallo scorso dicembre, riflettendo un diffuso miglioramento delle aspettative su domanda e produzione. Non mancano, infine, i primi segni di risveglio delle esportazioni nei mercati extraeuropei.

    14 marzo 2002


    riprendo il tutto in nuovo thread....


    Saluti liberali.
    Tra marzo e luglio ci deve essere stato un altro 11 settembre, perchè le prospettive sono leggermente modificate.

    Cosa c'è, cosa c'è, Uomini del Fare: il Berlusca non c'ha la bacchetta magica come vi aveva fatto credere?


    Martedì 23 Luglio 2002, 12:08


    Previsioni: Italia non centrerà target deficit 2002

    Di William Schomberg


    MILANO (Reuters) - Nonostante la recente revisione al rialzo gli obiettivi di finanza pubblica del governo italiano per il 2002 non verranno centrati, per quanto per la terza economia dell'area euro possa ormai dirsi superato il punto minimo del ciclo. Lo rivela il sondaggio trimestrale Reuters condotto a dal 15 al 19 luglio.


    Il disavanzo della pubblica amministrazione, parametro valido ai fini Ue, dovrebbe risultare quest'anno pari all'1,6% del prodotto interno lordo, contro il nuovo target innalzato all'1,1 dal precedente 0,5% dal Documento di programmazione economica e finanziaria per il 2003-2006, presentato a inizio luglio.


    La nuova stima sul deficit/pil 2002 si confronta con una proiezione dell'1,4% indicata dall'ultimo sondaggio trimestrale Reuters pubblicato a metà aprile.


    ITALIA BENEFICERA' DI CRITERI EUROPA MENO RIGIDI


    A parere degli economisti l'Italia trarrà comunque beneficio dall'allentamento dei requisiti in materia di finanza pubblica che sta avvenendo più in generale a livello di zona euro.


    "Considerato l'attuale margine di flessibilità, credo che l'Italia possa limitarsi a garantire di continuare a ridurre il deficit pubblico" dice Jose Garcia Zarate di Standard & Poor's.


    In sede Dpef l'obiettivo sul pareggio di bilancio è slittato dal 2003 al 2005, per cui è previsto un avanzo dello 0,1%, dopo che a inizio luglio Eurostat ha bocciato il sistema italiano di contabilizzazione degli introiti da cartolarizzazione di lotto e lotterie e dismissione di immobili pubblici.


    Gli analisti prevedono che il deficit italiano scenda all'1,3 per cento e allo 0,7 per cento rispettivamente nel 2003 e nel 2004, a fronte dei nuovi target governativi innalzati allo 0,8 e 0,3 per cento.


    Secondo Zarate, nonostante le pressioni di Bruxelles sul contenimento del deficit l'esecutivo applicherà la riduzione delle aliquote fiscali annunciata per l'anno prossimo, dal momento che il mancato mantenimento dell'impegno preso dal primo ministro Berlusconi prima delle consultazioni elettorali dell'anno scorso potrebbe rivelarsi un "suicidio politico".


    "Introdurranno i tagli fiscali - concorda Pasquale Diana di Jp Morgan (NYSE: JPM_pj - notizie) - ma stanno scommettendo su un'enorme ripresa della crescita che compensi il deficit".


    ECONOMIA IN RIPRESA, MA CRESCERA' MENO DI TARGET GOVERNO


    Meno ottimistiche del governo in tema di crescita sono le stime degli analisti, che prevedono una ripresa dopo il punto di minimo del primo trimestre di quest'anno ma a un ritmo meno sostenuto di quanto atteso in precedenza.


    Dopo il +0,1% tendenziale del periodo gennaio-marzo, record negativo degli ultimi cinque anni, il pil italiano dovrebbe crescere a un ritmo dello 0,5% e dell'1,2% rispettivamente nel secondo e nel terzo trimestre, tassi inferiori a quelli indicati dal sondaggio di aprile, per una media 2002 dell'1,0% che si confronta con l'1,3% del Dpef.


    La crescita 2003 è invece proiettata al 2,6%, di soltanto un decimo inferiore a quanto indicato nel sondaggio di aprile, contro un target governativo del 2,9%.


    TIENE DOMANDA INTERNA, MALE EXPORT, INVESTIMENTI


    Quanto alle singole componenti del Pil, gli analisti prevedono una relativa tenuta della domanda interna, vista in rialzo dell'1,0%, mentre a deprimere la crescita saranno principalmente esportazioni e investimenti. Per l'export 2002 gli analisti proiettano un contributo negativo dello 0,3%, in netto contrasto al +1,6% previsto ad aprile, mentre la stima sugli investimenti è per una contrazione dell'1,0% contro un +0,8% proiettato dal sondaggio di aprile.


    In tema di esportazioni, secondo Diana, insieme all'apprezzamento della valuta unica, che rende meno competitivo l'export dell'intera area euro, il caso Italia sarà ulteriormente penalizzato dal calo delle vendite Fiat (Milano: FIA.MI - notizie - bacheca) .


    Nel primo semestre 2002 la casa torinese ha visto una contrazione di quasi 21 per cento nelle vendite di automobili in Europa occidentale, con una quota di mercato scesa all'8,58 per cento dal 10,2 per cento del periodo gennaio-giugno 2001.


    INFLAZIONE SOTTO 2% SOLO IN 2004


    Quanto infine alle prospettive dei prezzi al consumo, la media di quest'anno è stimata dagli economisti al 2,3 per cento e quella dell'anno prossimo al 2,1 per cento, a fronte di un target programmatico del governo rispettivamente a +1,7 e +1,4 per cento.


    In base ai risultati del sondaggio, l'inflazione italiana scenderà al di sotto del tetto del due per cento fissato dalla Banca centrale europea soltanto nel 2004, calando all'1,9 per cento contro l'1,3 per cento programmatico del Dpef.

  5. #5
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    Venerdì 5 Settembre 2003, 22:02


    Finanziaria, Baldassarri: no taglio tasse


    FIUGGI (Reuters) - Nella finanziaria 2004 non ci sarà il secondo modulo della riforma fiscale con ulteriore revisione al ribasso delle aliquote perché non ci sono le risorse necessarie.


    Per reperire le risorse per lo sviluppo il governo sta pensando di destinare i due terzi della manovra 2004 per il taglio del deficit ed un terzo per il rilancio dell'economia.


    Di conseguenza il deficit/Pil previsto per il 2004 all'1,8% sarà rivisto al rialzo di circa mezzo punto del Pil in cambio di riforme strutturali inserite nel documento.


    Lo ha detto il viceministro all'Economia Mario Baldassarri conversando con i giornalisti a margine della festa dell'Udc.



  6. #6
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    " Berlusconi: «A giorni giù le tasse»


    Il premier insiste ma gli alleati restano freddi. Fini: «Partiamo dalle fasce deboli»

    di GIANNI DI CAPUA

    SI PASSERÀ dalle attuali cinque a solo due aliquote per l’Irpef e la tassazione sui redditi delle persone fisiche cambierà nome, diventerà l’Ire: le nuove aliquote saranno del 23% sotto i 100.000 euro e del 33% oltre questa cifra con un taglio "secco" per l’aliquota massima di 12 punti percentuali. Prende così forma il taglio delle tasse annunciato tempo fa dal premier, Silvio Berlusconi, che ha confermato che tempi rapidi. Entro la fine settimana sarà discusso in un vertice di maggioranza e poi il piano sarà reso noto, molto probabilmente tra non più di 10 giorni, in occasione del Consiglio dei Ministri della prossima settimana. Le linee di attuazione dovrebbero essere riportate nero su bianco nel prossimo Dpef anche se il «taglio» vero e proprio potrebbe arrivare solo con la Finanziaria 2005. L’obiettivo - come del resto prevede il «contratto con gli Italiani» - è quello di realizzare tutta la riforma entro fine legislatura. Si potrebbe così decidere di procedere per diversi "step" con un effetto a partire dai redditi del prossimo anno. Di certo le riduzioni - come richiesto da alcuni partiti della maggioranza e confermato nei giorni passati da Berlusconi - dovrebbero interessare i ceti medi. Non è ancora noto se la riduzione della pressione avverrà in un "colpo" solo (ma di certo l’ipotesi tecnica è stata valutata) e nel corso di quest’anno oppure se il Governo deciderà di affidarsi al meccanismo già sperimentato dei moduli previsto dalla delega fiscale. Una riduzione rapida avrebbe un effetto «scossa» ma deve fare i conti con i tagli alla spesa che servirebbero per finanziarla. La riduzione complessiva infatti, secondo un calcolo fornito nei giorni scorsi dal viceministro all'Economia, Mario Baldassarri, potrebbe richiedere risorse pari a 23 e i 24 miliardi di euro. Si potrebbe così decidere di affrontare la questione in due momenti diversi. Lo stesso premier nel recente passato ha parlato di un taglio iniziale di circa 6 miliardi. E proprio su questo arrivano anche molte indicazioni politiche dalla stessa maggioranza e dalla compagine di governo. Anche ieri infatti il vicepremier Gianfranco Fini ha chiesto, ad esempio, di «partire dal basso», il che vorrebbe dire ridurre solo la fascia delle aliquote medie, quelle che confluirebbero nel 23% e che riguarda la maggior parte dei contribuenti (sopra i 100.000 euro c’è solo l’1% degli italiani). Ma in generale la reazione degli alleati è ugualmente ruvida. «Non commento gli annunci. Commento le carte. Naturalmente quando ci sono», taglia corto il leader dell'Udc Marco Follini. Fini ribadito cosa debba intendersi per «politica delle mani libere» da parte di An. «Sono molto lieto - afferma - che Berlusconi abbia annunciato che è pronto il piano per ridurre le aliquote Irpef. E sono certo che il premier la pensa come me: bisogna ridurre le tasse senza ridurre la spesa sociale e privilegiando i ceti medi e le famiglie monoreddito». Piantati i suoi paletti, Fini attende di valutare la soluzione studiata dal tandem Berlusconi-Tremonti. La Lega, con Roberto Maroni, aveva già chiarito allora che in nessun caso la riduzione della pressione fiscale avrebbe potuto significare riduzione della spesa sociale.


    giovedì 6 maggio 2004
    "


    Cordiali saluti

  7. #7
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    Red face


  8. #8
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    dalle chiacchiere ai fatti, mica pugnette.



    La Repubblica


    Lo scorso anno salita la pressione sui contribuenti. Per l'Ocse è al 45,8%. Fino al 16 giugno si lavora per saldare l'erario

    Due giorni di lavoro in più per pagare le tasse del 2003

    16-03-2004

    ROMA - Per pagare le tasse lo scorso anno abbiamo lavorato due giorni secchi in più. Nel 2003 l'aumento della pressione fiscale e contributiva complessiva ha costretto gli italiani in fabbrica o in ufficio fino al 16 giugno per saldare il conto di Irpef, Ici, addizionali regionali e comunali, imposte sulla proprietà, prelievi previdenziali e balzelli di ogni altro genere. Nel 2002 il cosiddetto tax freedom day, cioè la data teorica in cui si smette di prestare la propria opera a puro beneficio del fisco e si comincia a guadagnare per vivere (spesa alimentare, abbigliamento, casa, scuola, tempo libero e - perché no - anche risparmio) era caduta 48 ore prima, il 14 giugno. L'ennesima conferma diretta al maggior disagio economico denunciato dalle famiglie italiane viene dall'Ocse, che ha calcolato il prelievo fiscale complessivo calato sul sistema paese lo scorso anno: la pressione, elaborata considerando la fiscalità generale e locale, la sicurezza sociale, le imposte sulla proprietà inclusi i dividendi, le tariffe, i diritti, le multe etc., ha eroso il 45,8 per cento del Pil nominale, crescendo di 0,6 punti rispetto all'anno prima. Secondo l'Ocse, in sostanza, sono serviti in media 167,2 giorni per fare fronte al carico di spese obbligatorie; nel 2002 ne bastavano 164,9. Dieci giorni fa l'Istat, con metodologia differente, aveva certificato che la pressione fiscale dello scorso anno era salita al 42,8%, in aumento di 0,9 punti sull'anno precedente a causa anche dei condoni e delle sanatorie che avevano interessato una vasta platea di contribuenti.Secondo l'istituto di statistica il tax freedom day cadrebbe quindi il 5 giugno; ma l'anticipo non è motivo di particolare soddisfazione per i contribuenti: rispetto al 2002 i giorni di lavoro in più necessari per pagare le tasse sono stati tre. Le statistiche, anche se riferite alla media dei contribuenti e quindi con le anomalie di tutte le medie, sembrano avvalorare le ricorrenti accuse dell'opposizione. Proprio ieri il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani è tornato all'attacco ribadendo che la "pressione fiscale è aumentata. Se si mettono i conti al netto dell'incremento necessario delle fiscalità regionali o locali, o dell'aumento del costo dei servizi pubblici - ha detto - si possono fare conti diversi. Ma è vero che la pressione è aumentata di qualche "zero virgola" invece che diminuire". Nella classifica del peso contributivo generale l'Italia è comunque in buona compagnia, dal momento che la crisi economica ha imposto sacrifici a molti. La Germania ha visto crescere il suo fardello fiscale dal 45 al 45,3 per cento, col risultato che il tax freedom day è arrivato dopo 165,3 giorni; la Francia lo ha leggermente incrementato dal 50,3 al 50,4 per cento, e oltralpe la festa per la liberazione dalle tasse è scattata il 2 luglio, al termine di una lunga tirata di 183 giorni. Ma si tratta anche di paesi in cui il complesso di prestazioni sociali a servizio dei cittadini è ben più solido ed elaborato di quello di casa nostra. Non è un caso infatti che il giorno di liberazione fiscale sia progressivamente più lontano nei paesi scandinavi, da sempre esigenti con i contribuenti ma prodighi di prestazioni a loro favore: 4 agosto in Svezia, 31 luglio in Norvegia, 28 luglio in Danimarca, 14 luglio in Finlandia. La crisi però non ha avuto lo stesso impatto per tutti. Un folto drappello di paesi, guidato dagli Usa, è riuscito a ridurre il carico complessivo sui contribuenti. La manovra fiscale di Bush avrà sicuramente deteriorato i fondamentali di bilancio della superpotenza americana, ma ha reso i residenti apparentemente più felici, permettendo loro di festeggiare il tax freedom day il 23 aprile, quasi due mesi prima rispetto all'Italia. In Irlanda ci si è liberati dalle tasse il 4 maggio, in Spagna il 23 maggio, nel Regno Unito il 25 maggio.

    FABIO BOGO


    http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...rticolo&back=0
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  9. #9
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    Che culo questi italiani....


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  10. #10
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    Ecco il maestro di Rumsfeld...

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