E’ una giornata come tante, nella grigia città di Pordenone.
I cittadini - uno su tre è negro – girano frettolosi per le strade immersi in pensieri la cui vacuità è raggelante. Una macchina civetta della Digos, si acquatta vicino ad un piccolo condominio di periferia. I poliziotti, “travestiti” in borghese, sono riconoscibilissimi a distanza. Una operazione studiata con attenzione dal mirabile “pool” delle intelligenze investigative della polizia politica italiana. Ad un certo punto, dallo stabile esce una coppia di signori pacati. Gli agenti in borghese scattano dalla vettura, mitragliette alla mano, come un sol uomo. I due signori, spaventati, vengono perquisiti, la loro vettura frugata da cima a fondo. Non viene trovato nulla di pericoloso. Allora gli agenti, mitragliette alla mano si avvicinano ai due cittadini spaventati, naturalmente senza mandati di sorta..... I due signori hanno una grave colpa: sono i genitori di una ragazza di vent’anni. La quale ha una colpa ancora più terribile: essere fidanzata con un ragazzo skinhead che i giorni precedenti aveva avuto un alterco con dei maghrebini in cui lui ed un suo camerata erano finiti all’ospedale. E poi in galera.... Liberi gli aggressori, con tante scuse del Questore ai Signori Accoltellatori del Maghreb.
Gravissima colpa ha dunque la giovane Fiorella. Ed i suoi genitori, come in ogni autentica democrazia, hanno a loro volta la colpa di esserne i padri. Padri di una ragazza di destra, quindi senza diritti. L’agente, accarezzando voluttuosamente il proprio fucile, caracollando sulle gambe davanti alla coppia spaventata, con un sorriso sarcastico sulle labbra (è democratico, può fare lo stronzo...) dice ai due “rei di paternità fascista”: “Avete le chiavi dell’appartamento di vostra figlia? Dobbiamo perquisire l’appartamento di vostra figlia per via dei gravi fatti di Bolzano!” I due genitori non si riuscivano a capacitare di cosa succedeva: perché perquisire l'appartamento della figlia, che non era neanche lì perché era a lavorare in fabbrica? Perché chiedere a loro di farli accedere ad una casa che non era loro e di cui non disponevano? E quale giudice li aveva autorizzati? Tutte domande che vennero soffocate dal “convincente” argomento giuridico di una mitraglietta di polizia - Sogghignando lo sbirro disse: “Sa che potremmo anche arrestarvi se non ci fate entrare a casa di vostra figlia? Allora,___vi decidete a darci le chiavi dell’appartamento, si o no”? “Tanto, se vogliamo entriamo lo stesso.....” Inquisizioni democratiche........ I due signori non furono in grado di far altro che aprire la porta della casa della ragazza. Colpevole di avere un fidanzato “skinhead”....A Pordenone la polizia politica usa fare cosìerquisire le abitazioni senza neppure chiedere dove rintracciare il legittimo proprietario, il solo che può dare consenso per evitare una perquisizione coattiva. Il solo che ha diritto di essere presente durante un atto del genere, ed ha il diritto di essere avvertito. Il solo che non ha alcun diritto, quando ha la grave colpa di essere una ventenne di destra, “rea” di avere un fidanzato “skinhead” - La perquisizione, umiliante, durò ore. Gli sbirri della Digos entrarono senza rispetto delle regole di procedura. Perquisirono. Sequestrarono le lettere della ragazza al fidanzato. Il loro album di fotografie. Adesivi della squadra di calcio locale. Le lettere del sottoscritto, avvocato, indirizzate alla giovane perché propria cliente: fatto che succedeva solo nella Russia di Stalin. E sequestrarono lo stipendio mensile della giovane operaia. Il tribunale di Pordenone ritenne che il sequestro dello stipendio e dell’album di fotografie dei due fidanzati fosse legittimo, in quanto “avente natura pertinenziale con il reato di istigazione all'odio razziale” -Evidentemente una ragazza di destra non ha diritto allo stipendio del proprio lavoro..... strano concetto di schiavismo democratico......Le lettere del sottoscritto avvocato, odiato visceralmente da Procure e centrali della Polizia del Pensiero della dittatura orwelliana del regime mondialista, rimasero anch’esse sequestrate, benché parlassero solo di rinvii di processi e scadenze di tribunale. Anch’esse ritenute “pertinenziali all’odio razzista”. Mai successo in Italia che venissero sequestrate le lettere di un avvocato che si riferiscono ad un processo. Ma si sa: se l’avvocato è scomodo per il regime, un tale atto di prevaricazione contro lo stato di diritto è un chiaro messaggio mafioso del regime. Come dire: “avvocato Longo, non difendere troppo i ribelli contro il sistema, che potremmo anche____darti una lezione”. Come dire all’imputata, (rea di “istigazione all’odio razziale” per voler bene ad un ragazzo skin): “E tu, cambia avvocato e lasciati condannare senza tante storie!
La democrazia vigilia e chiede sottomissione!”

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Una giornata come tante in Pordenone. Una giornata di ordinaria prevaricazione democratica, sotto il gioco di Z.O.G., il potere senza volto e senz’anima della dittatura mondialista. Una giornata come tante, trascorsa nell’indifferenza della cittadinanza, dove un cittadino su tre è negro. Una giornata come tante in democrazia: con una ragazza di vent’anni, che è tornata a casa alla sera dalla fabbrica ed ha trovato la casa svaligiata dai poliziotti della Polizia Politica. A Fiorella, ragazza di destra, il Tribunale non ha neppure restituito l’album con le foto del fidanzato. A Fiorella, lo stato democratico non ha neppure restituito lo stipendio, sequestrato dagli sbirri in un cassetto della sua camera. Può pure morire di fame o spaccarsi la schiena in fabbrica.
Tanto è di destra...........

Nulla di nuovo sul “fronte orientale”