Fiducia nel premier a picco: tutti i ministri meglio di lui. Scarso consenso anche alle leggi, apprezzata solo la patente a punti
Due italiani su tre
delusi da Berlusconi
di FABIO BORDIGNON


Berlusconi giura davanti a Ciampi

ROMA - Longevo, ma non certo in buona salute. L'esperienza del secondo governo Berlusconi, la più lunga, da oggi, nella storia della Repubblica, sembra procedere in un clima di crescente sfiducia e insoddisfazione.

Basso è il gradimento per l'operato dei ministri; scarso (salvo qualche rara eccezione) il consenso verso i provvedimenti messi in atto in questi primi tre anni. Le difficoltà del governo vengono imputate, innanzitutto, alla sua litigiosità interna. Pochi, invece, i meriti dell'opposizione, il cui indice di apprezzamento si ferma ancora più in basso.

Sono questi i principali spunti offerti da un ampio sondaggio realizzato da Demos-Eurisko per la Repubblica. Millesessanta giorni: oggi la squadra di governo guidata Berlusconi supera il record di permanenza a Palazzo Chigi precedentemente detenuto da Bettino Craxi (1983-1986). E sembra destinata a rimanervi ancora a lungo. Fino alla fine della legislatura, secondo sei italiani su dieci (62%).

Le previsioni sulla "speranza di vita" del governo, tuttavia, sembrano orientate più da un senso di realismo che da effettiva fiducia verso l'esecutivo. Il giudizio formulato dagli italiani risulta, infatti, piuttosto duro. Più di due su tre ritengono che il governo non stia mantenendo le promesse fatte durante la campagna elettorale: il 68%, una quota di popolazione doppia rispetto quella registrata nel maggio di due anni fa, a dodici mesi dal successo elettorale del 13 maggio 2001.

Nello stesso periodo, l'apprezzamento verso l'esecutivo è sceso di circa 13 punti percentuali, passando dal 49 al 36%. Le valutazioni, conviene precisarlo, risultano fortemente negative innanzitutto tra chi si identifica nel centro-sinistra, o comunque si dice lontano dall'attuale maggioranza. Tuttavia, la soddisfazione declina, in modo evidente, anche in quella porzione di elettorato - da qualche tempo non trascurabile - che nel 2001 aveva votato per il centro-destra, ma oggi si dice incerta (oppure destinerebbe altrove la propria preferenza).
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A pagare le conseguenze dei crescenti malumori espressi dall'opinione pubblica, non sorprendentemente, è soprattutto Silvio Berlusconi, "sintesi" e leader indiscusso della coalizione. Il numero di chi esprime apprezzamento per il suo lavoro come Presidente del Consiglio è sceso al 31% (contro il 48% di due anni fa).

Ma è tutta la compagine governativa a non godere di un clima d'opinione particolarmente favorevole. A soffrirne in misura minore sono soprattutto in tre: il vice-premier Fini (55%), il ministro della Salute, Sirchia (55%), e quello dei Beni culturali, Urbani (53%), gli unici - tra quelli sottoposti al giudizio del campione - a superare la soglia del 50%. Non molto distanti si collocano il ministro degli Esteri, Frattini, e dell'Interno, Pisanu, entrambi al 46%.

Indici di gradimento ancor più bassi riguardano, invece, i titolari degli altri (principali) dicasteri: Castelli, Giustizia (41%); Gasparri, Telecomunicazioni (41%); Maroni, Lavoro e Politiche sociali (40%). Gli ultimi due posti sono riservati al ministro dell'economia e della Finanze, Tremonti (38%) e a quello dell'Istruzione, Moratti (37%).

Scarso entusiasmo, parallelamente, si registra per i provvedimenti licenziati (o comunque proposti) in questi primi tre anni di governo. Unica, vera eccezione, l'introduzione della "patente a punti", cui va il plauso di oltre otto intervistati su dieci (83%). Livelli intermedi di soddisfazione si registrano per la riforma del mercato del lavoro (42%) e la legge Bossi-Fini sull'immigrazione (40%).

Più critiche le valutazioni sulla missione in Iraq (31%), e sulle altre riforme: quelle della scuola (33%) e del sistema radiotelevisivo (28), e quella (per il momento solo annunciata) delle pensioni (28%). Le cattive performance del governo Berlusconi vengono imputate, in primo luogo, ai problemi interni alla maggioranza, alle tensioni tra le forze che la compongono: il 24% dei cittadini (contro l'8% del 2002) le vede come il principale vincolo all'azione di governo.

Solo l'8%, per contro, attribuisce le difficoltà dell'esecutivo all'incisività dell'opposizione parlamentare. Ed è singolare come questo valore scenda addirittura al 9% tra i simpatizzanti del centro-sinistra. Se Atene piange, dunque, Sparta non ride. Tanto che solo il 34% delle persone - e solo il 57% di chi si orienta verso centro-sinistra - assegna la sufficienza al ruolo delle forze di opposizione: due punti in meno del governo.


(5 maggio 2004)