Strage del 2001, i giudici correggono la sentenza: non è prevista l’interdizione per i reati colposi
MILANO - Il tribunale è costretto a correggersi. E i condannati per il disastro aereo di Linate ora non rischiano più il posto. Anzi, possono continuare a svolgere perfino le stesse funzioni pubbliche per cui sono stati giudicati colpevoli di aver provocato 118 morti. Perché la legge italiana è dalla loro parte. I giudici milanesi della quarta sezione hanno formalizzato il dietrofront con provvedimento che, in questi termini, è più unico che raro: un decreto di «correzione degli errori materiali», che ha sancito la completa «eliminazione» di una parte della sentenza. Quella che più interessava ai familiari delle vittime: «l’interdizione perpetua dai pubblici uffici» dei primi condannati per il più grave disastro nella storia dell’aviazione in Italia. Ora, dopo la «correzione», l’accusa e le difese sono d’accordo nel concludere che i colpevoli non potranno più perdere la poltrona per sempre. Ma anche un’interdizione «temporanea» resta per ora «solo un’ipotesi futura e incerta».
Per il disastro dell’8 ottobre 2001 la Procura aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di 11 imputati di «disastro colposo» e «omicidio colposo plurimo»: sette dipendenti pubblici dell’Enav (controllori di volo), due funzionari ministeriali dell’Enac (l’ente «regolatore» degli aeroporti) e due manager della Sea (la società comunale di gestione). Sette accusati hanno chiesto il «giudizio abbreviato», che (per una cantonata procedurale di un giudice delle indagini) non è ancora cominciato: nell’attesa, cinque sono rimasti in servizio e uno è stato promosso. Venerdì 16 aprile il tribunale ha chiuso il processo ordinario per gli altri quattro imputati, infliggendo condanne senza precedenti: 8 anni di reclusione per il controllore di turno nella torre, Paolo Zacchetti, e per il direttore dell’aeroporto di Linate, Vincenzo Fusco; 6 anni e mezzo per l’ex amministratore delegato dell’Enav, Sandro Gualano, e per il responsabile dell’Enac per gli scali milanesi, Francesco Federico. Come «pena accessoria» i giudici avevano inflitto, appunto, «l’interdizione perpetua dai pubblici uffici». Il problema è che la legge italiana non prevede questa punizione per i reati soltanto colposi, ma solo per i delitti «dolosi» (volontari).
Gli stessi giudici si sono accorti dell’«errore» e hanno già deciso («d’ufficio», come precisa il presidente Ambrogio Moccia) di eliminarlo con il decreto ora notificato all’accusa e alle difese. Sicuramente questa «correzione» non era stata prevista dai familiari delle vittime: «L’interdizione è stata sì decisa, ma si applicherà solo se e quando le condanne diventeranno definitive - lamentava nel giorno del verdetto il loro portavoce, Paolo Pettinaroli, che a Linate ha perso un figlio -: Eppure il vero problema è questo: i colpevoli vanno cacciati, nessuno di loro deve più svolgere funzioni così pericolose». Un richiamo al buon senso che sembra spiegare il lapsus del tribunale, che ora la legge ha imposto di correggere.
Nel futuro processo d’appello, i nuovi giudici potrebbero applicare agli eventuali condannati un’interdizione «soltanto temporanea», per allontanarli dalla carica almeno durante il periodo di reclusione. Ma la misura provvisoria potrà scattare a due condizioni: che la pena principale (il carcere) continui a superare i tre anni e che sia riconosciuta un’aggravante particolare dell’«abuso di funzioni». E’ probabile che il tribunale abbia deciso di notificare il decreto anche al pm Celestina Gravina proprio per consentire questa soluzione in appello. Ma per ora l’interdizione è caduta totalmente, perché l’errore poteva essere corretto solo a favore degli imputati.
Di fatto, dei primi quattro condannati, solo Gualano ha perso il lavoro (e per decisione politica), mentre Zacchetti è ancora all’Enav, ma non fa più il controllore. Il ministero delle Infrastrutture, invece, continua a dare fiducia ai due condannati dell’Enac: Fusco è ancora il direttore di Linate e Federico resta il suo superiore.
Paolo Biondani
Corriere della Sera




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