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    Predefinito AZ: "Nelle casse non c'è più un euro tagliate 10mila posti o è la fine"

    ROMA - "L'Alitalia non si salverà in nessun caso. Su questo ci si può scommettere, ormai. È tutto finito". Questa è la battuta che ieri pomeriggio rimbalzava nei corridoi del governo e che segnava, anche, un certo disinteresse sostanziale per la vicenda, al di là delle dichiarazioni di rito e delle esternazioni di buona volontà. I palazzi romani del potere hanno raggiunto, ieri pomeriggio, la consapevolezza che sulla vicenda della nostra compagnia di bandiera hanno le mani legate.

    "Non c'è più niente da fare, è tutto finito", sono frasi pesanti come pietre, ma che hanno segnato la giornata di ieri e che rimandano a un appuntamento-verità: quello di domani, giovedì. Appuntamento dopo il quale niente sarà più come prima e che stabilirà che la storia dell'Alitalia, così come l'abbiamo conosciuta in questi anni, è finita.

    "Tutto quello che c'era da bruciare è stato bruciato", è un'altra delle tanti frasi, un po' astiose, che ieri rimbalzavano nei telefoni dei vari ministeri. Come contorno di questo atteggiamento scoraggiato, ci sono le lettere delle compagnie petrolifere che chiedono urgentemente all'Alitalia di pagare il carburante già comprato (e bruciato). In caso contrario anche i rifornimenti di carburante cesseranno e gli aerei certo non si possono spingere a mano.

    Gli scioperi annunciati non hanno riscaldato la giornata nei corridoi del governo. "Ormai - si è sentito dire - i dipendenti possono fare quello che vogliono: la questione è che qui non c'è più un euro, fine di tutto".
    Ma che cosa succederà domani? In giornata si riunirà il consiglio di amministrazione dell'Alitalia e prenderà atto che non ci sono più i requisiti di continuità aziendale. Fuori dal gergo tecnico, questo significa che l'Alitalia ha finito il capitale sociale. E senza capitale sociale non si va avanti. Si chiude bottega. Si va dritti verso l'insolvenza.

    Il consiglio di amministrazione di domani, dopo aver constatato che non c'è più il capitale sociale, convocherà l'assemblea degli azionisti per i provvedimenti del caso, come si usa. I provvedimenti del caso, nelle aziende normali, consistono nel fatto che gli azionisti (se lo desiderano) possono mettere sul tavolo un nuovo capitale sociale e riavviare l'attività sociale. In teoria, quindi, fra domani e la fine dell'Alitalia ci sono ancora 40 giorni. Un po' meno di un mese e mezzo. E, sempre in teoria, in queste poche settimane potrebbe essere tentata una soluzione. Ma quale?

    Lo Stato, che ancora possiede poco più del 60 per cento della compagnia di bandiera, non ha i soldi necessari per far ridecollare la compagnia, ma, anche se li avesse, non potrebbe tirarli fuori. Per la semplice ragione che non si può. Bruxelles vigila e, giustamente, si oppone a aiuti di Stato verso aziende in fallimento. Nei corridoi del governo, ieri, dopo vari contatti con esperti e con Bruxelles è maturata la certezza che non si possono mettere altri soldi pubblici dentro la compagnia: ne verrebbe fuori uno scandalo europeo e, comunque, si sa che vari settori della maggioranza sono contrari a un'operazione del genere.

    Sempre ieri pomeriggio, anche l'ipotesi di dividere l'Alitalia in due (una bad company, con tutto quello che non funziona, e una best company, ricapitalizzata) è stata data per morta. Un po' per l'opposizione sindacale a un intervento così drastico e un po' perché sarebbe una cosa troppo complicata e che probabilmente finirebbe comunque sotto la scure di Bruxelles. Ieri pomeriggio, insomma, nel governo è maturata la convinzione (e quindi la decisione) che non rimane che giocare con le regole. E in particolare quelle del codice civile, senza impossibili mediazioni politiche.

    E il codice civile prescrive che quando il capitale sociale è finito, bisogna convocare i soci entro quaranta giorni per sentire che intenzioni hanno. Solo che nel caso dell'Alitalia il socio di maggioranza (lo Stato) per definizione non può tirare fuori un centesimo (ammesso che lo voglia) e i soci di minoranza sono, se possibile, ancora più incattiviti: da giorni ormai stanno vendendo a raffica le azioni Alitalia in Borsa. Difficile che si presentino fra quaranta giorni con soldi in freschi in mano.

    L'assemblea degli azionisti, quindi, fra poco meno di sei settimane si riunirà e constaterà che non esiste uno nuovo capitale. A quel punto non rimarrà che dichiarare lo stato di insolvenza. Poi si vedrà.
    Ma è chiaro che da quel momento in avanti non ci sarà più spazio per interventi o mediazioni politiche. E l'Alitalia finirà nelle mani delle regole di mercato. Mani nelle quali si presenta, peraltro, con pessime referenze.

    Un paio di anni fa ha ricevuto l'ultima dote dallo Stato (1,4 miliardi di euro), e sono già stati tutti bruciati. Ripartire, con questo passato alle spalle, non sarà tanto semplice. Anche perché, giova ripeterlo, ieri nei corridoi del governo si escludeva nel modo più assoluto la possibilità di inventare marchingegni di qualsiasi tipo per tenere su la compagnia con soldi pubblici.

    Anzi, si è ascoltata anche qualche voce molto irritata: "Sono dieci anni che all'Alitalia vanno avanti con i soldi dello Stato: adesso, però, è finita. O guadagnano volando o stanno a terra. Esattamente come fanno le altre compagnie". Ma che cosa succederà in quei quaranta giorni in cui l'Alitalia starà in purgatorio, sospesa fra una difficilissima rinascita e la morte?

    Nessuno, ieri pomeriggio, si è spinto a fare previsioni. Si sa solo che a Milano una pregiata banca d'affari e una società di consulenze aziendali stanno mettendo a punto un piano di rilancio, e si sa che alcune organizzazioni finanziarie (americane) hanno mostrato interesse. Ma gli americani hanno chiesto carta bianca nella riorganizzazione successiva al loro eventuale ingresso. Anzi, ne hanno fatto una questione-chiave.

    E dai primi studi che si stanno facendo a Milano emerge con chiarezza un punto: l'Alitalia con 12mila dipendenti è una compagnia che può ancora volare e stare in piedi, con gli attuali 22mila non ha più futuro. Non troverà un solo euro per ricapitalizzarsi e potrebbe anche fallire davvero.

    "Dopo dieci anni di tira e molla - si sentiva ieri nei corridoi del governo - siamo arrivati al momento della verità. E la verità è che in Alitalia, insieme a tante cose che non vanno, ci sono almeno 10mila persone in più. In queste condizioni l'Alitalia non volerà più".

    di GIUSEPPE TURANI
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    (5 maggio 2004)

  2. #2
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    Predefinito

    Ho letto su altri post che la colpa è dei sindacati (addirittura dei centri sociali) e di quelli che la vogliono far fallire per dare la colpa al governo....... Veramente curioso, alla fine la colpa è sempre dei soliti......

  3. #3
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    Predefinito Il governo dica cosa vuole

    L'Alitalia dopo il crollo in borsa rischia il commissariamento

    Il governo dica cosa vuole

    Giovedì il Consiglio d'amministrazione decisivo:
    risanamento o liquidazione


    Il tracollo dell’Alitalia in Borsa è la gelida sintesi di un’azienda che cancella centinaia di voli al giorno per effetto delle agitazioni incontrollate del personale. Marco Zanichelli, amministratore delegato di fresca nomina (ma di lunga anzianità aziendale), avverte che, di questo passo, si chiude a settembre, quando la cassa sarà vuota. La compagnia di bandiera sta dunque arrivando al capolinea. E però nulla accade. Governo, azienda e sindacati parlano d’altro. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, solleva la questione della rappresentatività. In astratto, ha ragione: nove sindacati sono tanti per difendere in modo sensato gli interessi delle tre categorie di lavoratori dell’Alitalia; e diventano troppi se non riescono nemmeno a impedire gli scioperi selvaggi.
    Ma c’è da chiedersi se una riforma dei criteri della rappresentanza sindacale, mai fatta da mezzo secolo, costituisca l’odierna emergenza e, in ogni caso, se possa essere realizzata prima che Alitalia porti i libri in Tribunale. D’altra parte, Alitalia ha un azionista di comando, il governo, che si presenta alle trattative con una squadra guidata dal vicepremier, Gianfranco Fini, e da Gianni Letta più sette ministri. Nove come i sindacati. Anche qui, tanti, troppi per rappresentare una volontà precisa.

    La folla dei plenipotenziari al capezzale della compagnia nasconde un allarmante vuoto di idee e di potere. Nel 1980, la Fiat ingaggiò con i sindacati una battaglia perfino più aspra di quella che in questi giorni lacera l’Alitalia. La vinse perché aveva una sua idea di futuro. Da qualche anno la Fiat è di nuovo in crisi e ora affronta a Melfi il suo calvario. E tuttavia lo fa con una credibilità maggiore di quella di Alitalia perché ha sacrificato un po’ di gioielli di famiglia, ha un azionista che ha messo mano al portafoglio e ha scelto sul mercato due manager di prima grandezza. Forse non basterà a evitare, una volta usciti dal guado, alleanze ingombranti per il tricolore. Ma un gruppo di persone che si rimbocca le maniche può autorizzare qualche speranza.

    La diagnosi dei mali dell’Alitalia è stata ormai squadernata: aerei che volano troppo poco; più famiglie di velivoli mentre ne basterebbe una; due hub destinati a restare nani, quando Francia, Spagna e Regno Unito ne hanno uno; il personale di Malpensa che vive in gran parte a Roma; costi della rete di vendita esagerati. Trattandosi della compagnia di bandiera - un lembo di patria per alcuni milioni di italiani all’estero - l’azionista dovrebbe esprimersi al massimo livello, e dunque per bocca del ministro dell’Economia o, addirittura, del presidente del Consiglio. Che al Paese dovrebbe dire apertamente se Alitalia debba esser lasciata fallire perché non siamo più in grado di giocare un ruolo importante nel trasporto aereo o se, invece, dobbiamo avere ancora una compagnia nazionale e alleata con partner esteri di rilievo. In questo secondo caso, l’azionista responsabile indica un capo azienda con pieni poteri scelto sul mercato e non nelle anticamere dei partiti, o conferma l’attuale se ci crede. Poi, sulla base di un piano attendibile, mobilita le risorse indispensabili aprendo un colloquio non subalterno con l’Unione Europea.

    A quel punto, se i sindacati non capiranno, potrà andare allo scontro e avere dalla sua il Paese. E anche le forche caudine di un commissariamento in stile Parmalat risulteranno accettabili.

    di Massimo Mucchetti
    Corriere della Sera

  4. #4
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    Predefinito Re: AZ: "Nelle casse non c'è più un euro tagliate 10mila posti o è la fine"

    In Origine postato da marcogiov


    Si sa solo che a Milano una pregiata banca d'affari e una società di consulenze aziendali stanno mettendo a punto un piano di rilancio, e si sa che alcune organizzazioni finanziarie (americane) hanno mostrato interesse. Ma gli americani hanno chiesto carta bianca nella riorganizzazione successiva al loro eventuale ingresso. Anzi, ne hanno fatto una questione-chiave.

    E dai primi studi che si stanno facendo a Milano emerge con chiarezza un punto: l'Alitalia con 12mila dipendenti è una compagnia che può ancora volare e stare in piedi, con gli attuali 22mila non ha più futuro. Non troverà un solo euro per ricapitalizzarsi e potrebbe anche fallire davvero.
    Nei piani industriali precedenti erano previsti tagli per 1000/1500 dipendenti.
    Grazie ai sindacati che hanno sempre detto un no secco ora le persone che si troverenno senza lavoro saranno 10000.
    Complimenti davvero.

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: AZ: "Nelle casse non c'è più un euro tagliate 10mila posti o è la fine"

    In Origine postato da DANYFI80
    Nei piani industriali precedenti erano previsti tagli per 1000/1500 dipendenti.
    Grazie ai sindacati che hanno sempre detto un no secco ora le persone che si troverenno senza lavoro saranno 10000.
    Complimenti davvero.
    Vogliamo anche ringraziare i manageroni all'italiana oppure no?? In fondo chi ha comandato l'alitalia?? Percaso anche alla Parmalat la colpa è stata dei sindacati??

    Via siamo seri i dipendenti avranno le loro colpe, ma come in un aereo, chi "comanda" ha la barra in mano!

  6. #6
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    Percaso qualcuno sa dirmi come mai l'alitalia ha una flotta ridicola e totalmente disomogenea?? Gli mancano solo gli AVRO e gli antonov e poi hanno tutti i produttori!

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: AZ: "Nelle casse non c'è più un euro tagliate 10mila posti o è la fine"

    In Origine postato da DANYFI80
    Nei piani industriali precedenti erano previsti tagli per 1000/1500 dipendenti.
    Grazie ai sindacati che hanno sempre detto un no secco ora le persone che si troverenno senza lavoro saranno 10000.
    Complimenti davvero.
    Il piano precedente prevedeva tagli di poco personale proprio perché cercava di fare poco sconquasso, rimandando i problemi nel tempo. Un piano serio avrebbe avuto gli stessi numeri di adesso.

    E poi il no che ha contato non è stato quello dei sindacati, ma quello di Fini, che vede i dipendenti di AZ e ADR a Fiumicino come feudo personale.
    Gli altri colleghi di governo l' hanno lasciato fare (do ut des,avevano qualche legge più importante da fargli votare) e ora siamo allo stesso punto di prima, ma con le casse vuote e AF e KLM già unite.

  8. #8
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    In Origine postato da A319FLR
    Percaso qualcuno sa dirmi come mai l'alitalia ha una flotta ridicola e totalmente disomogenea?? Gli mancano solo gli AVRO e gli antonov e poi hanno tutti i produttori!
    Simile a quelle SAS e Iberia, tanto per citarne due che usano ancora gli MD80 ...
    ... ma rispetto alla prima non hanno i 330/340 e rispetto alla seconda i 757 ...

    AF, LH e BA hanno sia i 737 che i 32S ...

    Rispetto le idee di tutti ma per favore non spariamole cosi' grosse ...

  9. #9
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    In Origine postato da A319FLR
    Ho letto su altri post che la colpa è dei sindacati (addirittura dei centri sociali) e di quelli che la vogliono far fallire per dare la colpa al governo....... Veramente curioso, alla fine la colpa è sempre dei soliti......
    Secondo me prima di tutto bisognerebbe rivolgere a politici, sindacalisti, addetti vari, esperti, portaborse e al resto della folcloristica fauna che in questi giorni sforna ideone e megafantapiani a ripetizione le seguenti elementari domande:

    Con quale compagnia aerea viaggiate? Quante volte in percentuale pagate il biglietto? E più in generale il biglietto lo avete mai pagato?

    Comincino loro a contribuire attivamente anzichè i soliti inutili bla bla che da 20 anni si sentono perchè i buci si ripianano anche con i loro soldi.

  10. #10
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    ... ops buchi...

 

 
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