Il Vaticano: perché nessuna chiesa a Riad?

Nel documento La carità di Cristo verso i migranti, esplicito invito ai musulmani a rispettare la reciprocità. Cautela verso i matrimoni misti, sconsigliate le unioni tra cattolici e migranti non cristiani. Inopportuno mettere a disposizione i luoghi sacri a chi non crede nella croce


Verso gli immigrati musulmani la Chiesa cattolica porta la sua «sollecitudine» ma «tenendo in considerazione specialmente i diritti umani» il Vaticano auspica che «avvenga da parte dei nostri fratelli e sorelle musulmani una crescente presa di coscienza che è imprenscindibile l’esercizio delle libertà fondamentali, dei diritti inviolabili della persona, della pari dignità della donna e dell’uomo, del principio democratico nel governo della società e della sana laicità dello Stato». La Santa Sede lo ha ribadito venerdì scorso nell’Istruzione La carità di Cristo verso i migranti, presentato in Vaticano dai vertici del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti. Il documento invita alla cautela e al discernimento soprattutto verso i matrimoni misti, in particolare di una donna cattolica con un musulmano perché «per il frutto di amare esperienze» occorre «una preparazione approfondita» nel periodo del fidanzamento «in rapporto alle famiglie e all’ambiente di origine» della parte musulmana, dove eventualmente i coniugi torneranno: tali coppie avranno bisogno «oltre alla dispensa», anche «del sostegno della comunità cattolica». In particolare riguardo al battesimo dei figli, «le norme delle due religioni sono fortemente in contrasto» e si tratta dunque di un problema da porre «con grande chiarezza»: sull’educazione cattolica dei figli «la parte cattolica dovrà impegnarsi su quanto la Chiesa richiede». Attenzione meritano anche le conversioni di adulti musulmani al Cristianesimo. Il Vaticano rimarca che nei confronti dei credenti di tutte le altre religioni, non solo dei musulmani, «è compito dei cristiani aiutare gli immigrati a inserirsi nel tessuto sociale e culturale del Paese che li ospita, accettandone le leggi civili». E indica «quattro attenzioni particolari».
La prima riguarda il fatto che «onde evitare fraintendimenti e confusioni» non è «opportuno» che i luoghi sacri come chiese e cappelle «vengano messi a disposizione» di non cristiani, «né tanto meno che essi siano usati per ottenere accoglienza di rivendicazioni rivolte alle autorità pubbliche» come avvenuto anche in Italia e Francia. Invece gli spazi sociali per il tempo libero «potrebbero e dovrebbero rimanere aperti a persone di altre religioni» proprio per «favorire l’integrazione».
Secondo punto: le scuole cattoliche non devono rinunciare al loro progetto educativo, «cristianamente orientato», e i genitori non cristiani che iscrivono i loro figli vanno «chiaramente informati».
Terzo: «si dovrà sconsigliare il matrimonio fra cattolici e migranti non cristiani» soprattutto in vista dell’educazione dei figli.
La Chiesa infine invita alla «reciprocità», un principio che riveste «grande importanza» nelle relazioni fra Cristiani e aderenti ad altre religioni. La reciprocità, che è «un atteggiamento dello spirito», deve essere intesa «non come atteggiamento puramente rivendicativo, ma quale relazione fondata su un rispetto reciproco e sulla giustizia di trattamenti giuridico-religiosi».
Infatti, è stato ribadito senza nominare i Paesi islamici dove i Cristiani sono in vario modo perseguitati, ci sono Paesi a maggioranza non cristiana «dove il diritto alla libertà religiosa è fortemente ristretto o cunculcato».
Lo ha sottolineato anche il cardinale Hamao durante la conferenza stampa, ricordando l’assenza di chiese a Riad, mentre nelle capitali europee esistono moschee e ai musulmani è assicurata piena libertà di culto.





IL FEDERALISMO - 17/05/2004 Sole delle Alpi