Giovedì, 6 Maggio 2004
PADOVA Ridimensionata linchiesta
I "Serenissimi" restano in trenta
Il pm Cherchi ha concluso le indagini
Padova
NOSTRA REDAZIONE
Usciti di scena gli uomini del serenissimo commando, l'inchiesta sull'ipotesi di associazione sovversiva si ridimensiona. Ne è convinto il pubblico ministero Bruno Cherchi, che un anno fa ha ereditato il "malloppo" dal procuratore capo di Verona, Guido Papalia. Cherchi ha concluso le indagini. E già è chiaro che non chiederà il rinvio a giudizio per tutti gli indagati.
Il fascicolo è composto da quaranta faldoni che contengono migliaia di documenti. Sette anni di indagini, a partire dal maggio 1997, quando il commando assaltò il campanile di San Marco. Nel capo d'imputazione mancano i nomi più importanti, quelli degli ideatori. Ci sono solo i "resti" dei Serenissimi accusati di attentato all'integrità dello Stato e delle interferenze sul Tg1. Sono 43 le persone finite sotto inchiesta, ma ora gli indagati sono una trentina: 13 sono usciti di scena con il patteggiamento. E tra questi anche i "comandanti" Luigi e Fausto Faccia, quelli dell'assalto al campanile.
La questione dell'inchiesta giudiziaria ruota attorno alla presunta pericolosità eversiva dell'organizzazione, che raccoglieva la gente più disparata. E il fascicolo è stato trasmesso a Padova per competenza territoriale dal momento che qui era nato il Serenissimo Governo, qui si tenevano le riunioni, qui era custodito l'archivio del gruppo e da qui erano partiti gli otto del "commando" diretti a Venezia. Ma per il procuratore Papalia, le riunioni più importanti i Serenissimi le avevano tenute a Verona. Dove, in località Giazza, avrebbero avuto la disponibilità di un appartamento, che con il tempo sarebbe diventato il centro logistico dell'associazione. L'ordinanza con la quale il gip di Verona si dichiarò incompetente è un duro atto d'accusa nei confronti degli imputati. «L'attenta lettura dei numerosi atti consente di ritenere che senz'altro l'associazione, con disponibilità di armi a rendere ipotizzabile la ravvisibilità astratta del delitto di banda armata, o comunque senz'altro idonea a integrare l'astratta configurabilità dell'associazione sovversiva si è costituita in provincia di Padova». I riferimenti riguardano i documenti sequestrati alla Veneta Serenissima Armata nel 1997 e custoditi dentro ad una cassa sepolta in un podere a Padova. Tutto ruota attorno ai componenti padovani del gruppo e del commando, a partire dal 1981-'82, ovvero parte dal "veneto programma di azione" valutato in questo modo: «Pur escludendo atti di violenza contro la persona "salvo deprecabili errori" prevedeva comunque esplicitamente la commissione violenza e con l'impiego di armi contro strutture fisse di elevato valore simbolico, individuate in installazioni militari dello Stato italiano e delle forze Nato presenti nel Veneto». Tra le armi, il famoso "tanko" quale «mezzo blindato e corazzato in grado di penetrare le convenzionali recinzioni poste a difesa delle installazioni "nemiche" e idoneo a trasportare una carica esplodente di notevole potenza». Anche le riunioni a fini di proselitismo e la proclamazione del Veneto Governo sarebbero avvenute nel Padovano, salvo qualche trasferta veronese.
due appunti:
7 anni e ancora non siamo al rinvio a giudizio
I reati contestati sono semplicemente reati d'opinione (chi ha preso parte materialmente alla liberazione di Piazza San Marco gli anni di carcere gli ha già scontati




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