Più di 20 mila lavoratori del settore pubblico hanno perso il posto di lavoro negli ultimi mesi
Decine di migliaia di persone si sono date appuntamento per le strade della capitale per protestare contro i licenziamenti dei lavoratori del settore pubblico voluti dal governatore e contro le decisioni in materia economica prese del governo. In pochi mesi bruciati 20 mila posti di lavoro.

Per i sindacati di Puerto Rico, stato libero ma associato al governo degli Stati Uniti, quella avvenuta ieri per le strade della capitale San Juan è stata una manifestazione storica, di importanza vitale, a cui hanno partecipato anche le associazioni studentesche. Ovvie le differenze sui numeri: per il governo la manifestazione non avrebbe goduto di un largo consenso mentre per i sindacato il discorso è esattamente l'opposto e parla di un'adesione massiccia. Era da tempo che i sindacati locali avevano posto l'accento sulla grave situazione economica in cui versava l'isola, dovuta soprattutto alla recessione internazionale ma in particolar modo alla grave crisi finanziaria che ha colpito gli Usa. Ma mai si sarebbero aspettati tanti lavoratori del settore pubblico lasciati per la strada.
Una crisi, quella in corso, che vede molti scontri sui metodi d'intervento per porre ripari. I sindacati, da un lato, chiedono con forza al governo di fare un passo indietro sulle scelte economiche in modo da poter iniziare a ripianare il deficit statale che a oggi sarebbe arrivato a superare abbondantemente i tre miliardi di dollari Usa.

I rappresentanti della politica si difendono come possibile. Sulle perdite di posti di lavoro del settore pubblico, se si escludono i quasi cinquemila impiegati che da maggio sono a casa girarsi i pollici, fanno sapere che "la maggioranza dei 20 mila posti andati in fumo riguardavano contratti a tempo determinato o addirittura di lavoratori stagionali o di passaggio". E sembra davvero impossibile che il governo possa prendere in considerazione entro breve tempo misure che vadano a aiutare i lavoratori rimasti senza impiego. Secondo gli analisti portoricani la crisi sarebbe così profonda nell'isola che qualsiasi tipo d'intervento statale potrebbe solo peggiorare la situazione economica. Inoltre, è impossibile pensare di poter recuperare tutta la forza lavoro persa da maggio 2009 a oggi: potrebbe causare danni ancor peggiori alle casse dell'isola.

Nel frattempo, il capo del sindacato dei lavoratori del settore sanitario statunitense, Dennis Rivera, originario di Puerto Rico fa sapere che il problema è politico e ideologico. "Fortuño (governatore di Puerto Rico) crede da buon repubblicano che il problema sia il governo. Invece il governo sa bene che per uscire dalla crisi bisogna investire e porta avanti un apolitica diametralmente opposta a quelle che sono le idee del governatore che vorrebbe far risolvere tutto dall'impresa privata.
Intanto, i dati che giungono dall'isola sono da record negativo. Il numero di disoccupati ad esempio è arrivato a toccare il 16 percento della popolazione nell'agosto 2009. e gli analisti più scettici hanno già fatto sapere che entro breve si potrebbe arrivare a sfiorare il 20 percento.
Anche un noto cantante portoricano Renè Perez si è schierato con i manifestanti. Lui di influenza ne ha molta sulla gente. Lui è molto ascoltato e le parole che ha usato contro il governatore Fortuño sono pesanti come macigni. "L'America Latina non è completa senza Puerto Rico e Puerto Rico non è libero. Il governatore ha lasciato senza lavoro migliaia di persone. Il governatore è un gran figlio di.....Con questa manifestazione i portoricani si stanno rialzando".





Alessandro Grandi

PeaceReporter - Puerto Rico, in piazza contro i licenziamenti