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    Il Patriota
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    Predefinito Belgio, prove tecniche di inquisizione politica

    La via giudiziaria per fermare l’indipendenza.Il partito indipendentista delle Fiandre, Vlaams Blok, è stato condannato per xenofobia: propone un rigido controllo dell’immigrazione clandestina

    Un nuovo spettro si aggira per l’Europa: l’indipendentismo. Il risveglio dei popoli sembra essere la maggiore paura del XXI° secolo. Nella Ue che ha appena aperto le sue porte a 10 nuovi Paesi, si negano ancora i più elementari diritti di espressione e associazione politica. Sotto il maglio degli Stati centralisti, stanno cadendo partiti politici diversi fra loro. Storie e ideologie quasi agli antipodi, accomunate dalla matrice marcatamente autonomista. Perseguitato è il movimento secessionista basco di estrema sinistra Batasuna, dichiarato illegale attraverso un cavillo giudiziario e grazie a una legge ad hoc votata trasversalmente da Popolari e Socialisti. Una sorte analoga sta travolgendo il Vlaams Blok, l’organizzazione secessionista che si batte per la separazione delle Fiandre dal Belgio. La formazione politica, nata nel 1977 dalla fusione fra Vlaams Nazionale Partij (Partito nazionale fiammingo) e Vlaamse Volkspartij (Partito del popolo fiammingo), è stata dichiarata dal tribunale di Gant “razzista”; accusa che di fatto, rischia di comprometterne le attività future. La sentenza della Corte, poggia sul fatto che nel programma del Blok si propone un rigido controllo dell’immigrazione clandestina, spesso sintetizzato nell’efficace slogan “o integrazione o ritorno al Paese d’origine”. Questo per i togati belgi, violerebbe una legge del 1981 contro la xenofobia. L’atto giudiziario, arrivato al termine di un procedimento durato oltre tre anni, è stato emesso nei confronti di tre associazioni che gravitano nell’orbita del VB e ne garantiscono la propaganda sul territorio (in Belgio i partiti non hanno personalità giuridica, ndr). Per ora gli effetti si sono tradotti in una multa pecuniaria di diverse migliaia di euro, ma se la sentenza venisse confermata anche dalla Cassazione, avrebbe un effetto letale bloccando il finanziamento pubblico del partito costringendolo allo scioglimento. In questo Paese, i partiti vivono grazie ai trasferimenti dello Stato, stabiliti sulla base dei voti ottenuti alle elezioni, perché una norma approvata alcuni anni fa, vieta le sovvenzioni private di una certa consistenza alle organizzazioni politiche.
    Il Vlaams Blok sui nostri giornali, anche su quelli più blasonati, viene rapidamente bollato come “di estrema destra” e al massimo merita qualche riga in una “breve” nelle pagine degli Esteri. Il lettore potrebbe pensare che si tratti di una realtà di scarsa o nessuna importanza. Non è così. Presente in Parlamento fin dalla sua prima comparsa sulla schede elettorali del regno, vanta un trend di consensi in costante aumento. Alle politiche del 24 novembre 1991, scatena un vero terremoto politico incassando il 10,4% nelle Fiandre: i suoi deputati alla Camera dei Rappresentanti passano da 2 a 12 e al Senato da 1 a 6. L’establishment corre ai ripari e stringe una sorta di santa alleanza per escludere il Blok da qualsiasi governo, sia nazionale che locale. Il Vlaams Blok, ebbe a dire un ministro socialista, Louis Tobbak, «è una malattia, non un fattore politico e deve essere combattuta con ogni mezzo». La “medicina”, quasi sempre è rappresentata da attentati, intimidazioni e assalti squadristi di autonomi e disobbedienti. L’ostracismo però non basta a frenare l’ascesa del VB. La lotta contro la società multirazziale, contro la criminalità e per l’autodeterminazione delle Fiandre convince sempre di più i cittadini fiamminghi. Alle Europee del 1994, il Blok si presenta agli elettori con lo slogan anti-corruzione “facciamo pulizia” (una grande scopa, capeggia sui manifesti arancioni mentre “spazza” delinquenti e tangentisti) e incassa il 12,6%. Risultati lusinghieri anche alle amministrative dello stesso anno: 204 consiglieri eletti in 86 Comuni al voto, nella città di Anversa è il primo partito con il 28%. Nel giugno ’99 si vota per il rinnovo del Parlamento di Bruxelles e il VB sospinto dalla parola d’ordine “A difesa della nostra terra”, cresce ancora: 15%, accreditandosi incontrastato come la maggiore formazione delle Fiandre. L’8 ottobre 2000 un’altra valanga di nuovi amministratori locali, che ora sono più di 510: 33% ad Anversa, 26% a Mechelen, 25% a Schoten, 20% a Ronse. Alle politiche del 2003, un nuovo successo: il 18% su scala nazionale. Quest’anno, il 13 giugno, anche in Belgio, insieme alle Regionali, si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo e - secondo i sondaggi - sarà una nuova ondata di consensi per la sigla indipendentista. I partiti dell’alleanza trasversale che governa il Paese, la “coalizione violetta”, mix di socialisti e popolari delle due regioni (non esistono partiti “belgi”, ma ogni famiglia politica tradizionale, ha una sua declinazione linguistica, che poi si ritrova unita a seconda dei casi in maggioranza o all’opposizione, ndr), teme il peggio e corre ai ripari. Il rischio è che i consensi del VB possano presto scardinare anche la diga costituita dalla “strana coppia” progressisti-conservatori che, anche insieme, a breve non saranno più in grado di avere la maggioranza sufficiente per governare molte realtà. Per questo il governo federale, presieduto dal liberale Guy Verhofstadt, su sollecitazione dei socialisti di Elio di Rupo, ha approvato in fretta e furia l'estensione del diritto di voto passivo per gli extracomunitari che con 5 anni di residenza e un giuramento di fedeltà alla costituzione, potranno contribuire ad eleggere sindaci e consiglieri comunali. In cifre: 26.000 nuovi elettori. Pochi? Mica tanto, perché rappresentano il 35% del totale a St-Josse, il 21% a Schaerbeek, il 20% a Molenbeek, il 17% a St-Gilles e quasi il 6% ad Anversa, la roccaforte del Blok. Basteranno? Indirettamente sembra rispondere Frank Vanhecke, eurodeputato e presidente del Vlaams Blok, che nel suo ufficio al decimo piano di Madouplein numero 8, raccontano le cronache, tiene in bella mostra due simboli: una foto in bianco e nero del leggendario capoApache Geronimo, che si batté affinché i Pellerossa non venissero rinchiusi nelle riserve e uno scarabeo con la sua palla di sterco messo sotto vetro. «Un politico - spiega Vanhecke - ci ha definito insetti, scarabei, divoratori di sterco. Ma questi animaletti sono molto prolifici, si riproducono velocemente, come noi cresciamo di elezione in elezione. E un giorno avremo quello per cui oggi, ci isolano chiamandoci razzisti: l’indipendenza delle Fiandre e la fine del Belgio».

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