Da impiccare è l'ipocrisia di VITTORIO FELTRI
L' E D I T O R I A L E
Ipocrisia, ignoranza e intolleranza. Non esistono altri sostantivi per fotografare quanto successo in piazza XXIV Maggio a Milano. Alla vecchia quercia erano stati appesi (impiccati) tre bambini di cera, o di non so quale altra materia, opera di Maurizio Cattelan.
Chi egli sia tutti sanno o dovrebbero sapere: un artista padovano considerato a torto o a ragione, non è questo il punto, di alto livello, specialista in provocazioni. Gli hanno spalancato le porte i maggiori musei del mondo e l'anno venturo, forse prima, entrerà trionfalmente al Louvre. Mi fermo qui. E spero basti.
La Fondazione Trussardi, presieduta da Beatrice, erede di Nicola, organizza spesso cose insolite per Milano. Nel 2003, un'auto che sbucava dal pavimento in Galleria, e giù applausi.
Tre giorni fa, con la benedizione del sindaco Albertini, ecco i tre bimbi penzolanti firmati da Cattelan. Un'operazione culturale dal significato trasparente: dedicare più attenzione ai fanciulli, aiutarli a non soffrire, salvargli la vita. I milanesi non sono cretini, almeno al novanta per cento. Ma dal rimanente dieci per cento devi aspettarti di tutto. Persino che si arrampichi su un albero, tagli le funi agli impiccati artistici e, nell'esercizio della sua stupidità, cada al suolo e sia ricoverato all'ospedale.
È accaduto. Un tizio, invasato quanto un terrorista islamico, ha compiuto l'impresa di staccare con le cesoie due "sculture" e, nella foga, ha perso l'equilibrio. Precipitato tale quale pera matura. Un tonfo, un gemito, l'ambulanza. Scena da Ridolini. Se uno cade dall'impalcatura mentre ripara il tetto d'u- na casa fa piangere. Se uno cade dalla pianta per staccare dai rami tre "fantocci" fa ridere. (.....). Il suo è solo un atto vandalico.
Un gesto volgare. Insensato. Certe manifestazioni artistiche (o definitele in altro modo, non conta) possono essere approvate o disapprovate, come tutto a questo mondo.
Ma se chi disapprova giunge a commettere un sopruso, non solo merita la camicia di forza ma anche il pigiama a strisce, l'uniforme dei carc e r at i . Cattelan ti dà allo stomaco? Semplice, evita di guardarlo. Impedirgli di "essere" e di esprimersi rientra nella categoria della violenza. E costituisce reato. Intolleranza e ignoranza fanno rima, si sposano e figliano. Il movente di chi ha abbattuto i bam- bini impiccati da Cattelan è noto. I tre pendagli offendevano le anime belle che non sopportano neppure in effigie l'infanzia violata. Preferiscono non vedere, non pensare. Guai a chi presenta la raffigurazione della realtà. La realtà è brutta, ripugnante? Prendiamocela con lo specchio che la riflette e non muoviamo un dito per modificarla. Così la coscienza è a posto e gli occhi non saranno disturbati. Crepano di fame e di malattia 40mila bimbi al giorno?
Chi se ne frega. Voltiamoci dall'altra parte. Molti neonati vengono sbattuti nei cassonetti? Chi se ne frega. Migliaia di orchi pedofili seviziano quotidianamente minori? Chi se ne frega. Una deficiente di vent'anni partorisce un bebé e lo abbandona nudo in un prato e lo fa morire dopo due settimane di patimento? Chi se ne frega. Gli ipocriti digeriscono tutto. Tutto tranne i bambini di Cattelan appesi all'albero allo scopo di ricordarci che ci sono anche loro, i piccoli, e noi non abbiamo il diritto di abbassare le palpebre per stare in pace. Addosso agli emblemi, addosso a chi denuncia il male così il male seguita a trionfare. Bravi moralisti un tanto al chilo. Pigliate a calci Cattelan per difendere i vostri bambini dallo specchio, poi buttateli a morire nelle città e nelle campagne, che sono orrende perché vi somigliano.
duro l'editoriale di Feltri, voi che ne pensate?




