Quella parte della sinistra italiana che ufficialmente abiurato.................. la fede del “marxismo-leninismo” e ha preteso di essere da subito più che socialdemocratica addirittura social-liberale (o liberalsocialista) ha eletto, dalla seconda metà degli anni novanta almeno, il prof. Ralf Dahrendorf tra i propri nuovi maestri, in sostituzione dei classici teorici della rivoluzione proletaria e del Socialismo di Stato (collettivista, autoritario, classista) anche nelle versioni soft di impostazione “riformatrice”. Sul quotidiano “Il Giornale” di lunedì 3 maggio 2004 è stato pubblicato un bell’articolo di Egidio Sterpa sul guru dei liberal [liberalprogressisti] europei. Sterpa ha ripreso significative parole del “lord tedesco”, pubblicate su organi della stampa italiana e straniera, e ha brevemente riportato alcuni brevissimi ma significativi passi dell’autobiografia dell’intellettuale “anglo-tedesco” per presentarci un suo ritratto sintetico quanto vivo.
“ Il pericolo più grande, per me, è che l’Europa finisca come un polo opposto all’America: ecco quella sì che sarebbe un’identità negativa, infausta. L’Europa deve capire che l’America è il suo pater, il suo alleato, la sorella insieme alla quale compone il mondo libero. E che, senza l’America sarebbe indubbiamente meno libero. Sono parole di Ralf Dahrendorf, che è tra i principali esponenti della cultura liberale. Le ho trovate stampate su REPUBBLICA ed EL PAIS, i cui redattori professano notoriamente idee diverse e forse le hanno ascoltate con qualche disappunto. Tanto è vero che l’inviato di REPUBBLICA, che ha intervistato a Londra Dahrendorf, ha replicato con questa domanda: * Anche senza l’America di Bush, che invade l’Irak sulla base di menzogne e fissazioni? *.
Ma ecco la pronta, in equivoca risposta del pensatore liberale: * Rimango favorevole all’intervento in Irak. Saddam aveva armi di distruzione di massa in passato e le ha usate. Forse non le aveva più nel 2003. Ma se nel 1938 gli alleati fossero intervenuti contro Hitler, anziché chiudere gli occhi, potrebbero aver evitato l’Olocausto. Un ragionamento analogo si può fare per Saddam Hussein *. Risposta impareggiabile di un sociologo e politologo che non può certo essere classificato bieco conservatore. Risposta che tra l’altro trova la controprova nel recente libro del nostro collega arabo Magdì Allam (Kamikaze Made in Europe, edito da Mondatori) […]
Oggi Dharendorf – tedesco di nascita, 75 anni compiuti, figlio di un deputato socialista del parlamento di Weimar, lui stesso antinazista incarcerato addirittura a 15 anni neppure compiuti nel 1944-45 – è membro della britannica Camera dei Lord, un caso davvero straordinario di riconoscimento da parte della Corona e del Governo inglesi.
Straordinario è anche il fatto che il ‘ liberale di sinistra ‘ Dahrendorf – tale era considerato anche dai liberali italiani con rispetto ma anche con qualche dubbio – non abbia esitazione a dichiararsi convinto atlantista, mentre le diverse anime della nostra sinistra protestano a volte persino l’occidentalismo e si servono dell’europeismo per esibire un irrazionale e viscerale antiamericanismo. Conobbi anni fa Dahrendorf a Milano, dove partecipò ad un convegno si studi organizzato dai liberali italiani. Mi capitò di accompagnarlo con la mia auto alla stazione ferroviaria per un treno che egli temeva di non riuscire a prendere, il che mi costrinse di superare i limiti di velocità in città. Ci scambiammo qualche frase che me lo fece considerare con simpatia e stima. E mi capita di parlarne ora, mentre contemporaneamente alla sua intervista su REPUBBLICA ed EL PAIS, ho appena finito di leggere il suo OLTRE LE FRONTIERE – FRAMMENTI DI VITA (LaTerza), un’avvincente ed abile autobiografia e di grande pregio letterario e storico.
E’ quasi doveroso annotare in questo mio breve scritto qualche cenno al percorso intellettuale di questo pensatore di cui pure, come liberale, non sempre sono riuscito a condividere tonalità e sfumature. Ralf Dahrendorf proviene dal socialismo. * Andai in Inghilterra – scrive – da socialista e ne tornai liberale * . Fu la London School of economics, di cui fu prima allievo e poi per molti anni direttore, a influenzare il suo cammino intellettuale. Lì conobbe Popper, il filosofo della ‘ società aperta ‘. * La mia evoluzione ha un nome, quello di Karl Popper *. Rivisitò nel profondo le sue idee sul marxismo, assimilò la lezione di Isaiah Berlin e di Raymond Aron, e subì definitivamente il fascino della civiltà inglese.
C’erano nella sua educazione familiare e politica le lezioni del padre Guastav e di Willy Brandt. Di Brandt che lo accompagnò, dice, nella sua carriera politica fin dal ’45 – scrive: * Non era un liberale, ma un socialdemocratico, per il quale, come per mio padre, la libertà era il presupposto di ogni altra cosa *.
Ne avessimo nel mondo politico italiano di uomini di sinistra che possano darci simili lezioni di liberalismo. “.
Da parte mia ricordo che in un suo scritto, credo degli anni novanta, e credo raccolto nel suo “PENSARE E FARE POLITICA”, Dahrendorf invitava le grandi socialdemocrazie moderne, in particolare quella della sua Germania, a diventare dei partiti liberali di massa... progressisti. Reputava sciocca l’obiezione che in Germania, come altrove, vi erano già dei partiti liberali.
Per il resto mi associo al commento finale del buon Egidio Sterpa, uno dei più acuti liberali italiani, da sempre.
Saluti liberali




