Lo scorso anno, funzionari del Pentagono, bocciarono un piano dell'Esercito americano che prevedeva l'invio in Iraq di un avvocato per la supervisione dell'attivita' della 800esima brigata di polizia militare operativa nel carcere di Abu Ghraib. Il legale che avrebbe dovuto svolgere il ruolo di controllore della prigione - come riportato dai media americani, Associated Press e Cnn in testa - e' il parlamentare repubblicano dell'Indiana, Steve Buyer il quale, sin dal marzo del 2003 aveva chiesto di essere inviato in Iraq. Tenente colonnello nella Riserva dell'Esercito, Buyer era gia' stato in Iraq ai tempi della prima Guerra del Golfo quando svolse il ruolo di avvocato in un campo di prigionia gestito dalla 800esima brigata, occupandosi dei rapporti con la Commissione internazionale della Croce Rossa; di far rispettare le norme internazionali come la Convenzione di Ginevra e dell'interrogatorio di diversi militari iracheni. Allora - osserva l'esponente repubblicano - ''non c'erano stati segni di comportamenti irregolari e maltrattamenti di prigionieri. Non accadde mai''. Gli uomini della 800esima btigata - conclude - ''mantennero una gestione eccellente''.
Intervenuto in diretta sulla rete televisiva Cnn, Buyer, ha osservato come la bocciatura dell'idea di inviarlo in Iraq abbia una matrice principalmente politica e non militare. L'Esercito - ha spiegato - ''era d'accordo'' con una mia presenza in terra irachena. Quella di bloccare il mio invio - ha aggiunto - ''e' stata una decisione della componente civile e politica'' presente all'interno dell'Esercito stesso. Secondo quanto riferito dall'Esercito alla Cnn il blocco del piano risponderebbe a due motivazioni di natura pratica. La prima relativa alla presenza in Iraq di personale adeguatamente preparato e qualificato; la seconda al fatto che Buyer e' un esponente parlamentare e, pertanto, esposto a rischi maggiori connessi al suo ruolo politico.

WASHINGTON - Il presidente statunitense George W. Bush ha affermato oggi che e' stato solo un piccolo numero di soldati in Iraq a rendersi colpevoli del crimine di torture ai prigionieri di guerra.
''Negli ultimi giorni, l'America e il mondo hanno saputo del comportamento sconvolgente di un piccolo numero di soldati e soldatesse nelle prigioni irachene'',ha detto Bush nel suo tradizionale discorso radiofonico del sabato alla Nazione, che sara' trasmesso alle 16:00, ora italiana.
''Queste persone avevano ricevuto la responsabilita' di sorvegliare gli iracheni detenuti dagli americani e di farlo in maniera decente e umana, in accordo con la legge americana e la Convenzione di Ginevra'', ha aggiunto.
''Invece di cio', noi abbiamo visto le immagini vergognose dei prigionieri sottoposti a sevizie e umiliazioni. Tali pratiche non riflettono i nostri valori. Sono una macchia sull'onore e la reputazione del nostro paese'', ha dichiarato.

ROMA - Sabrina Harman, una delle soldatesse statunitensi incriminate per le torture nel carcere iracheno di Abu Ghraib, ha dichiarato al ''Washington Post'' che non agiva personalmente ma che le era stato affidato il compito di ''far vedere ai detenuti l'inferno'' e di fiaccare la loro volonta' di resistenza.
Harman, attraverso un'intervista via email pubblicata sul sito Internet del Washington Post, ha spiegato che i detenuti venivano passati alla sua unita' di polizia militare da agenti dell'Intelligence dell'esercito, da funzionari della Cia e da personale civile che aveva avuto in appalto il compito di condurre gli interrogatori.
''Li portavano a gruppi, gia' incappucciati e ammanettati - ha spiegato la giovane - e il compito della polizia militare era di tenerli svegli e di far loro vedere l'inferno in modo che parlassero''. I prigionieri era denudati, perquisiti e ''fatti stare in piedi o in ginocchio per ore'', ha raccontato Harman. ''Qualche volta erano forzati a stare su scatole o a tenere con le braccia alzate scatole fino allo stremo'', ha riferito. Il volto della giovane, 26 anni, e' diventato tristemente noto per le foto che la ritraggono dietro a cataste di prigionieri nudi.
''Le persone che ce li portavano - ha raccontato ancora la soldatessa - stabilivano il modo in cui trattarli. Se un prigioniero cooperava, allora il prigioniero poteva tenere i vestiti, il suo materasso, ed era loro consentito avere sigarette e persino cibo caldo. Ma se il prigioniero non collaborava come loro volevano, gli veniva tolto tutto. Sonno, cibo, vestiti, materasso, sigarette erano tutti privilegi ed erano concessi solo in base alle informazioni ricevute''.
Harman ha anche detto che non c'erano degli standard nelle operazioni da seguire verso i ribelli detenuti, ma che l'esercito o gli uomini dei servizi ''stabilivano di volta in volta le regole''. Nessuno ha mai parlato a lei o ai suoi compagni della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra.

TORTURE, SOLDATESSA LYNNDIE IN STATO D'ACCUSA
La giovane soldatessa diventata simbolo del comportamento sadico dei militari americani nella gia' famigerata prigione di Abu Ghraid vicino a Baghdad e' stata in serata messa in stato d'accusa. Il soldato semplice Lynndie England, 21 anni, dovra' rispondere alla giustizia militare per le accuse di ''aggressione a danno di detenuti iracheni in piu' occasioni'', cospirazione per maltrattare prigionieri, atti indecenti e ''atti contrari all'ordine e alla disciplina militari destinati a screditare le forze armate americane''. La soldatessa ripresa con il prigioniero iracheno tenuto al guinzaglio e in altre pose di evidente soddisfazione per le umiliazioni e le sevizie inflitte ai prigionieri era stata nei mesi scorsi trasferita dall'Iraq nella base dell'esercito di Fort Bragg, nella Carolina del Nord, dove incinta di quattro mesi e' tenuta sotto stretta sorveglianza. Il padre del bambino che Lynndie aspetta e' Charles Graner, complice nelle sevizie, secondo quanto ha rivelato Roy Hardy, l'avvocato della famiglia England. Con altri sei commilitoni, compresa Lynndie, anche Graner e' stato deferito alla Corte Marziale per gli abusi.

RUMSFELD CHIEDE SCUSA MA NON SI DIMETTE
'Mi assumo la responsabilita' di quanto accaduto e mi sento malissimo perche e' accaduto': l'ha detto il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld, nella sua deposizione alla commissione difesa del Senato.
Il segretario alla difesa si e' poi 'profondamente scusato', con il Congresso, con il presidente, con gli americani, con le vittime e i loro familiari, per le sevizie inflitte da militari americani a detenuti iracheni.
Un gruppo di manifestanti ha interrotto la testimonianza del segretario: alcuni giovani si sono levati in piedi e hanno scandito, per circa un minuto, slogan contro Rumsfeld e contro la guerra ('la guerra e' criminale'). Una ragazza aveva una maglietta con la scritta: ''Licenziate Rumsfeld''.
I giovani sono poi stati allontanati dall'aula. Durante la breve manifestazione, Rumsfeld e' rimasto in silenzio e ha poi ripreso a parlare senza commentare.
Si e' detto favorevole alla concessione 'di adeguate compensazioni' agli iracheni vittime delle sevizie loro inflitte da militari americani.
Il capo del Pentagono ha detto che ci sono 'molte altre foto e video' sulle sevizie inflitte da soldati americani su detenuti in Iraq oltre a quelle pubblicate sulla stampa.
'Il Congresso, il popolo americano e il mondo devono saperlo', ha detto Rumsfeld in Senato.
L'intero Pentagono - ha aggiunto Rumsfeld - si e' sentito 'offeso e furioso' per le foto.
'Demolire Abu Ghraib non e' una cattiva idea - ha detto Rumsfeld - ma tuttavia la decisione di radere al suolo la prigione delle torture deve essere presa dagli iracheni'.
Il segretario ha poi concluso dicendo che non intende dimettersi 'per una questione politica', aggiungendo, pero', che lascerebbe immediatamente l'incarico se pensasse di non potere ''piu' assolvere'' al suo compito.

APERTA A BAGHDAD CONFERENZA CONTRO OCCUPAZIONE
Cinquecento personalita' irachene di diversi orientamenti politici, che non fanno parte del Consiglio di governo costituito dagli Stati Uniti, hanno aperto oggi a Baghdad una conferenza per mettere a punto una piattaforma comune per giungere alla fine dell'occupazione. ''Ci riuniamo per elaborare una piattaforma comune e redigere un patto destinato a mettere fine all'occupazione'' ha detto uno dei membri della commissione preparatoria, Abdallah Hayali. I partecipanti, tra cui numerose donne, appartengono a sette correnti e organizzazioni sunnite, sciite moderate e nazionaliste arabe. I lavori, secondo i partecipanti, dovrebbero durare una sola giornata.
09/05/2004 11:00