Ed ecco il vecchio cabarettista-chansonnier riproporre il suo sketch più famoso. Il più amato dallo spettabile pubblico dei suoi elettori.
Quello del "Calerò le tasse".
Un cicinino malfermo sulle gambe e sempre più inceronato, gli anni passano anche per lui, la nota macchietta, celebre per aver trasformato palazzo Chigi in una succursale del Salone Margherita, si è avvicinato ai microfoni, lanciato un occhiata da cefalo bollito che lui intendeva torbida alle signore in prima fila, e, mentre in sala la tensione si tagliava col coltello, ha aperto la logorroica boccuccia dando aria alla famosa dentatura: "Ecco come calerò le tasse".
Un unanime sospiro di sollievo s' è levato dai petti degli astanti. "Aaah...mbè" s' è udito qualcuno mormorare.
Per un attimo infatti, i suoi aficionados avevan temuto che intendesse cambiare programma all' ultimo momento e annunciare qualcosa di serio, del tipo lacrime e sangue. Qualcosa di più confacente alla penosa situazione che il nostro Paese sta attraversando.
Invece no, più la cassaforte dello Stato piange miseria più lui distribuisce quattrini.
Ora, probabilmente, porterà il suo spettacolo in tournée per l' Italia. In giro per fiere e paesi, già peraltro tappezzati dal suo faccione. "Vota F.I., scrivi Berlusconi" recitano i manifesti, anche se lui non potrà essere eletto. Altra turlupinatura del cabarettista ai danni dello spettabile pubblico. Chissà che non sia l' ultima. Chissà che il "pubblico" non si trasformi in cittadini pensanti e non decida di lanciare pomodori all' indirizzo del guitto. Il suo naso dipinto di rosso da mano ignota in alcuni manifesti, fa ben sperare che sia proprio quella la conclusione della sua carriera da attore di varietà.
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