Roma, 4 mag. - "Sentir parlare di turismo abortivo mi addolora, perchè l'aborto è sempre un'esperienza drammatica e quindi non userei questo termine".
Il professor Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione italiana medici cattolici (Amci), si riferisce all'articolo apparso oggi sul quotidiano 'La stampa', secondo il quale, nel 2008, 222 donne italiane, per lo più del Nord, si sono spostate nel Canton Ticino per abortire utilizzando la pillola RU486, ancora non disponibile in Italia.
"Riteniamo - riprende Saraceni - che qualora la RU486 fosse ammessa, le regole invalicabili da tenere presenti, sono quelle espresse della legge 194, che prevede il ricovero in ospedale della donna che intende effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza".
Negli ospedali e negli ambulatori del Canton Ticino, infatti, è possibile interrompere la gravidanza utilizzando la pillola abortiva, senza necessità di ricovero e tornando a casa dopo qualche ora.
Secondo il presidente dei medici cattolici, però, "qualora la pillola RU486 dovesse entrare in Italia, saranno necessari studi aggiuntivi che ne provino la totale sicurezza, perchè sono state sollevate numerose preoccupazioni sulla reale o presunta innocuità della pillola sulla salute della donna".
Saraceni, inoltre, ricorda che "prevenzione e studio sono necessari anche per spiegare che la pillola non si usa a casa in solitudine, ma necessita sempre di un supporto medico. Si coglie l'occasione - conclude - per sottolineare l'esigenza inderogabile di individuare risorse per l'attuazione della legge 194, che era finalizzata alla tutela della maternità".
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