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    Predefinito Hitler in Paraguay, morto nel 1974

    Hitler in Paraguay

    Hitler pudo haber pasado sus últimos días en Paraguay
    ( Crónica/EFE, 5 may )
    ( 2004-05-05 )


    Adolf Hitler pudo haber pasado sus últimos días en Paraguay al amparo del régimen de Alfredo Stroessner (1954-1989), reconocido por haber dado refugio a varios ex criminales de guerra nazis, de acuerdo a la teoría de un historiador de este país.

    Hitler, que según la historia reconocida se suicidó junto a su mujer, Eva Braun, el 30 de abril de 1945 en un "bunker" de Berlín, "estuvo en Argentina y posteriormente pasó a Paraguay, en septiembre de 1955", según el historiador e investigador paraguayo Mariano Llano.

    Los resultados de su investigación están en el libro "Hitler & los nazis en el Paraguay", que será presentado hoy y en el que sostiene que aunque el "Führer" tenía un "temor atroz a caer en manos de los rusos" no era partidario del suicidio.

    "Hitler entró por Encarnación (sur del país) y habrá fallecido en 1974, más o menos. Vivió todo ese tiempo en Paraguay", explicó a EFE Llano, quien sostuvo que, así como Stroessner "hizo desaparecer tanta gente", tenía un "dominio absoluto" para mantenerlo de incógnito.

    La obra de Llano abona la teoría del periodista argentino Abel Basti, quien en su libro "Bariloche nazi-guía turística", publicado a principios de este año, asegura que Hitler vivió en la Patagonia argentina tras huir de Alemania, al igual que hicieron varios de sus ex colaboradores.

    "Aunque no leí lamentablemente su libro, coincidimos con Basti en uno de los lugares donde estuvo alojado Hitler, la estancia San Ramón, a la que dedico un capítulo", afirmó el autor paraguayo, quien indicó que su libro será presentado en un mes en Buenos Aires, y tendrá una versión en alemán, entre otros idiomas.

    Según Llano, autor de varias obras sobre políticos paraguayos de principios del siglo pasado, la llegada de los ex jerarcas nazis coincide con el mandato de Juan Domingo Perón en Argentina y la simpatía de la que Hitler gozaba en Paraguay.

    Stroessner dio refugio a Perón tras ser derrocado en septiembre de 1955 y detrás de él vino Hitler a Paraguay, "donde regía un gobierno más nazi que el de Argentina y había un servicio de inteligencia de primera línea como para mantener de incógnito a una persona", según Llano, de 72 años.

    Las conclusiones se basan en documentos y entrevistas con civiles y militares paraguayos que integraban una logia afín al nazismo en la década de los años 50 y ocupaban puestos claves en los círculos del poder, así como en el testimonio de una enfermera de un hospital de inmigrantes alemanes situado en la región del Chaco, oeste del país.

    El historiador descarta que Hitler se haya quitado la vida, ya que era conocido por su enérgica postura en contra de los que adoptaban esa decisión, aún en los momentos más extremos.

    En ese sentido, recordó que el Führer había criticado la actitud de cuatro altos oficiales nazis implicados en un atentado perpetrado en su contra el 20 de julio de 1944 que optaron por suicidarse antes que ser fusilados, en una charla con Martin Bormann, su secretario y confidente.

    "Estos que se suicidan, decía Hitler, tienen una muerte menos digna que aquellos que son fusilados", señaló Llano, al asegurar que tanto en Argentina como en Paraguay se tejió toda una compleja organización para proteger y dar amparo a los criminales de guerra nazis.

    Stroessner, asilado en Brasilia desde su derrocamiento, en 1989, "es de origen alemán y está demostrado que en sus 34 años (de mandato) nunca hizo lugar a ningún reclamo de los gobiernos de Estados Unidos, Francia, Alemania e Israel" con relación a los nazis buscados por la justicia de esos países.

    "Lógicamente Hitler no iba a estar a la vista como sí lo estuvo (Joseph) Menguele, quien por su propio derecho se presentó (en 1958) a la Corte para pedir su carta de naturalización", enfatizó Llano, al citar a uno de los ex tantos ex jerarcas nazis que pasaron por Paraguay.

    Además de Menguele, que murió en Bertigoa, en el estado brasileño de Sao Paulo, en 1979, durante el gobierno "stronista" encontraron refugio Martin Bormann y Eduard Roschmann, de quienes Llano también se ocupa en su obra.

    Roschmann, el "carnicero de Riga", murió en Asunción en 1977.

    http://www.cronica.com.mx/nota.php?idc=123286

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  2. #2
    Totila
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    Ecco perchè il Paraguay mi ha sempre attirato...

  3. #3
    God, Gold & Guns
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    Mi auguro che sia vero.

    Anche se Hitler era sul fronte nemico, mi ha sempre rattristato il pensiero che il piu' grande personaggio del Novecento (forse solo Stalin puo' essere al suo stesso livello) sia morto suicida in un bunker....

  4. #4
    Re del Fondoscala
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    scusate nessuno mi può tradurre questo testo che mi interesserebbe moltissimo?

  5. #5
    Re del Fondoscala
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    sull'onda della curiosità mi son messo a fare un paio di ricerche e ho trovato un bellissimo articolo che vi vorrei proporre anche se è abbastanza lungo:

    zitutto, devo in parte giustificarmi per il titolo del mio intervento, che non è del tutto corrispondente al suo contenuto. In questo excursus sul nazismo cominceremo infatti dagli anni '50, che è un grande periodo di paure in Europa e in America, per poi passare agli anni '60, e solo successivamente agli anni '70 e '80 del secolo appena trascorso, in cui sono state prodotte alcune delle opere letterarie inglesi ed americane che prenderò in esame. Avrei potuto intitolare questo mio intervento, sulla scia del, per così dire, revival del nazismo, dovuto all'ascesa al potere di Jeorg Haider, capo del partito Liberal-nazionalista austriaco, "Al di là del Fuhrer Prinzip", parafrasando una famosa opera di Freud, "Al di là del principio del piacere", che in tedesco è Lustsprinzip, ma questo avrebbe significato forse abusare della pazienza dei miei lettori. Ad ogni modo, questa digressione sul titolo mi consente di introdurre quello che è il vero argomento del mio intervento, e cioé la paura del nazismo, che ha ispirato una lunghissima serie di bestsellers "nazisti" negli anni '60, '70 e '80, e la paura dei nazisti, come genitivo soggettivo, cioé la constatazione che anche questi esseri apparentemente inumani hanno agito in varie fasi della loro storia spinti dalla paura. Pensate ad esempio alla ingloriosa fuga di Himmler, o a quella altrettanto ingloriosa di Martin Bormann. Bormann rappresenta, da questo punto di vista, la dimostrazione più evidente del mito dell'inafferrabilità dei nazisti, della paura che molti di loro fossero ancora vivi rifugiati da qualche parte, un mito che ha finito per mescolarsi in modo quasi inestricabile con la storia. Nell'immediato dopoguerra cominciò infatti a circolare la voce, in parte fondata, che molti dei dirigenti del Reich si fossero trasferiti in Sud America o in Spagna, accolti a braccia aperte da vari regimi dittatoriali, e da lì tramassero nell'ombra di tornare al potere, di fondare un nuovo Reich millenario, il Quarto Reich. Benché sia ormai dimostrato che Bormann fu ucciso a poche decine di metri dal bunker di Hitler, dove si era rifugiato, il Tribunale di Norimberga lo condannò in contumacia, e per molti anni fu avvistato in varie parti dell'America Latina, dalla Bolivia, dove sarebbe diventato consigliere personale del dittatore Hugo Banzer (e dove in realtà si era rifugiato un altro gerarca nazista, Klaus Barbie, il Boia di Lione), alla Patagonia, terra in cui sarebbe sbarcato da un U-Boot tedesco nel 1945, portando con sé una parte dell'immenso tesoro accumulato dai nazisti durante i loro saccheggi perpetrati da un capo all'altro del continente europeo.

    Tra tante leggende, esistono tuttavia degli episodi concreti che dimostrano la sopravvivenza del nazismo e dei nazisti, e che ancora oggi fanno venire i brividi. Ripercorrendo la vicenda di Rudolph Hess, ad esempio, l'unico gerarca nazista di primo rango che non fu impiccato a Norimberga, che rimase per quarant'anni rinchiuso nel carcere di Spandau, si rimane in qualche modo sconcertati. Secondo alcuni Hess, forse per ottusità, o per un malriposto senso del dovere, rimase fedele fino alla fine al nazismo e ad Hitler, fino a quando non riuscì finalmente a compiere l'atto estremo del suicidio nel 1987, all'età di 93 anni, impiccandosi con un cavo elettrico. Secondo altri, invece, Hess trascorse gli ultimi anni della sua vita come un malato di mente del tutto dimentico del suo passato. Ecco, questo suicidio di un vecchio di 93 anni, se voleva essere l'estrema dimostrazione da parte di Hess della sua fedeltà all'ideologia nazista, deve veramente farci riflettere: è qualcosa che fa accapponare la pelle, perché dimostra che il nazismo, in qualche misura, è ancora tra noi.

    Altri gerarchi scampati al Tribunale Internazionale di Norimberga hanno vissuto braccati per anni come animali, soprattutto dal Mossad, grazie anche all'opera instancabile di Simon Wiesenthal, il celebre cacciatore di nazisti. Molti di questi gerarchi hanno provato su se stessi mille volte la paura che avevano inflitto agli altri, e alcuni di loro sono sprofondati sempre di più nella follia. Uno dei grandi latitanti nazisti, Joseph Mengele, l'Angelo della Morte di Auschwitz, il famigerato medico che compiva terribili esperimenti sui deportati per dimostrare una sua assurda teoria sui caratteri ereditari ariani da trasmettere tramite la procreazione di gemelli, ha vissuto per lungo tempo indisturbato, contribuendo ad alimentare il mito dell'imprendibilità dei nazisti. Secondo alcune testimonianze, Mengele abitò per lungo tempo in Paraguay, dove trovò una buona accoglienza, per le simpatie fasciste e naziste del Dittatore Alfredo Stroessner, egli stesso di origine tedesca, e alimentate dall'afflusso di nazisti dall'Europa.
    L'inafferrabilità di Mengele divenne ben presto leggendaria, soprattutto negli anni '60 e '70, e contribuì ad alimentare il mito di una possibile rinascita del nazismo. Secondo alcuni Mengele era il medico personale di Stroessner, e aveva 'costruito' con i suoi esperimenti un perfetto sosia del dittatore; secondo altri viveva in Argentina sotto la falsa identità di Gregor Helmut e di Wolfgang Gerhard. Secondo la testimonianza di un certo Hermann Stern, Mengele visse per lungo tempo in Nuova Germania, una zona del Paraguay abitata prevalentemente da una popolazione di origine tedesca, discendente da quella comunità ideale pre-nazista fondata nel 1886 da Elisabeth Forster Nietzsche, la sorella di Friedrich Nietzsche, insieme al marito Bernhard Forster. Questo il racconto di Stern:

    "Nel 1979 arrivò nella nostra colonia un tale Friedrich Ilg. Aveva circa settant'anni, i capelli grigi, e gli mancava un incisivo. Aveva portato con sé un sacco di libri di medicina, e trascorreva molto tempo leggendo. . . . mi regalò una Polaroid, ma non voleva mai che lo fotografassi."
    Friedrich Ilg era certo che Stern, il negoziante ebreo, lo stesse perseguitando. Era sempre più torvo e depresso. "Alla fine, divenne completamente pazzo. Correva per le strade senza niente addosso agitando la pistola e gridando "Heil Hitler" e "Chi è Friedrich Ilg"? Nel giugno del 1985 Ilg si suicidò, gettandosi sotto un autobus.
    Un anno dopo, Hermann vide una fotografia di Joseph Mengele riprodotta su un giornale; l'articolo parlava della riesumazione di un corpo che poteva essere quello del medico di Auschwitz. Stern riconobbe immediatamente il suo vecchio vicino, e condusse per conto proprio alcune ricerche."

    Ma, a parte questo aneddoto difficile da verificare, che lo studioso Ben Macintyre cita nella sua biografia di Elisabeth Nietzsche, è quasi certo che Mengele morì annegato nel 1979. Infatti nel 1985 il suo presunto cadavere venne riesumato e sottoposto a perizia da parte di esperti. Così il mito ebbe fine: molti dei cacciatori di nazisti interruppero le ricerche e tornarono a casa, ma non tutti. Gerd Eidemann, ad esempio, il protagonista del clamoroso falso scoop dei Diari di Hitler, continuò a cercare sia Mengele sia Bormann.
    All'estremo opposto rispetto alla storia di Mengele abbiamo quella di Adolf Eichmann, grigio burocrate del Terzo Reich, uno dei protagonisti, insieme ad Heydrich, della soluzione finale (Endlosung) del "problema" degli ebrei. Eichmann, a quanto sembra, fece di tutto per farsi scoprire durante gli anni della latitanza, gli anni cinquanta, vantandosi del suo passato e delle sue "imprese" con chiunque incontrava, quasi che volesse liberarsi da un peso. Secondo Hanna Arendt, che seguì il processo ad Adolf Eichmann, (Eichmann in Jerusalem. A Report on the Banality of Evil, 1963), il male incarnato da Eichmann essenzialmente banale, "poco interessante". Nel 1961 Hanna Arendt si trova a Gerusalemme, faccia a faccia con un uomo che rappresenta il male assoluto. Ma seguendo le udienze del processo Eichmann, scopre che "l'orrido può essere non solo ridicolo, ma addirittura comico". L'orrore era per il grigio burocrate Eichmann un "lavoro giornaliero, monotono, con i suoi alti e bassi." La sua morte è l'apoteosi di questa insulsaggine, di questa banalità. Non c'è in Eichmann alcuna profondità diabolica o demoniaca, la sua figura si pone agli antipodi del gerarca nazista inafferrabile e incarnazione del male assoluto, cara ai nostri autori di bestsellers.
    Eichmann fu catturato nel Maggio del 1960, e il suo processo rimane uno dei pochi processi in cui la ricostruzione storica permise di fare un quadro della situazione meno ideologico e più articolato sul nazismo e sui suoi metodi. Anche in questo processo, come a Norimberga, il mito nazista fu fatto a pezzi: si vide che i nazisti non erano affatto superuomini, ma uomini all'apparenza del tutto normali, con le loro paure e le loro debolezze, che non esitavano ad accusarsi l'un l'altro pur di salvarsi. La ricostruzione storica fatta durante il processo Eichmann dimostrò che fin dal Giugno 1942 i nazisti furono impegnati nel febbrile tentativo di far sparire tutte le tracce dello sterminio degli ebrei, attraverso la distruzione sistematica di centinaia di migliaia di documenti, la cremazione di centinaia di migliaia di cadaveri, e così via. Iniziarono anche i preparativi per la grande fuga di decine e decine di gerarchi nazisti, con la predisposizione di documenti falsi e di canali diplomatici, tra cui la Croce Rossa e il Vaticano, per fuggire dalla Germania prima dell'arrivo degli Alleati.
    Lo stesso Eichmann riuscì nel 1950, dopo essersi nascosto alcuni anni, a mettersi in contatto con Odessa, l'organizzazione clandestina di ex veterani delle SS, e nel Maggio di quell'anno si trasferì dall'Austria in Italia, dove un frate francescano gli fornì un passaporto a nome di Richard Klement, per espatriare in Argentina, dove rimase fino al 1960, anno della sua cattura.

    La paura o il terrore possono avere un effetto catartico, come diceva Aristotele. Eppure nel nostro secolo abbiamo assistito ad una produzione in massa, in serie della paura, che ne ha fatto quasi un prodotto industriale. Mi riferisco ai lager nazisti, ai campi di concentramento, che avevano nella paura, la paura dei propri aguzzini, la paura di essere uccisi, il fondamento del loro "ordine". Ecco perché qualsiasi discussione sulla paura nel '900 non può prescindere dal nazismo, che ha dato inizio, per così dire, alla produzione in massa del terrore. Si è trattato di un immane sforzo di trasformare la stragrande maggioranza dell'umanità in una serie di popoli sottomessi mediante il terrore, la paura, alla supremazia della razza ariana.

    Ecco perché, forse, il nazismo continua ad esercitare un fascino perverso e irresistibile in moltissimi scrittori e lettori, a più di 40 anni di distanza dalla sua tragica fine. Anzitutto, è stato il regime stesso e il suo efficientissimo Ministero per la Propaganda, che ha volutamente creato un'atmosfera sacrale intorno a sé, organizzando i grandiosi rituali pagani delle adunate di Norimberga, e l'impressionante spettacolo delle Olimpiadi del 1936. Inoltre la fine del suo leader, Adolf Hitler, grandiosa e tragica come quella di un eroe wagneriano, ha reso leggendaria la storia dei suoi ultimi giorni di vita nel bunker della Cancelleria, prima del suicidio finale. La scia di morte e distruzione che la caduta del Reich si è portata dietro, con l'ultimo orribile ed inutile massacro dell'intera famiglia di Joseph Paul Goebbels, con le sue figlie giovanissime, uccise e poi bruciate con la benzina, ha contribuito ad alimentare il "mito nero" del nazismo. Gli stessi corpi di Hitler ed Eva Braun, ritrovati carbonizzati dai Russi a pochi passi dal bunker, hanno subito una serie di vicissitudini che potrebbero da sole diventare materia di un romanzo. Fin dagli anni cinquanta cominciano a perdersene le tracce. Dapprima portati a Mosca per essere analizzati dagli esperti di Stalin, per stabilire senza ombra di dubbio la loro identità, furono seppelliti in segreto per anni sotto un parcheggio a Magdeburgo, poi riesumati negli anni '80 per essere definitivamente distrutti. Questa smaterializzazione del corpo di Hitler, per esplicita volontà di Stalin, se da un lato ha impedito che si creasse un luogo di culto, la tomba del Fuhrer, un luogo fisico in cui i suoi seguaci potessero continuare a raccogliersi, dall'altro ha fatto sì che la paura del nazismo, da paura concreta, reale, quando Hitler era vivo, si trasformasse in una paura inconsistente, metafisica, una volta morto Hitler. Si potrebbe dire infatti che, dato che il corpo di Hitler non è in nessun luogo, si è dissolto nel nulla, esso è dappertutto, e i nuovi progressi della scienza non fanno che alimentare questo mito, come dimostra il successo del libro di Ira levin, The Boys from Brazil, (I Ragazzi venuti dal Brasile, 1976), e del film che ne è stato tratto, con la straordinaria interpretazione di Gregory Peck nei panni del Dottor Mengele. Secondo questa ricostruzione "storica" della latitanza di Mengele, il Dottore di Auschwitz è riuscito a clonare il Fuhrer riproducendone ottanta copie esatte, ottanta piccoli Hitler che un giorno domineranno il mondo.


    Altri romanzi che hanno alimentato questo filone del nazismo "genetico", dell'eredità genetica del nazismo e del suo capo, sono ad esempio Spawn (Progenie), di Robert Holles, pubblicato nel 1978. Il romanzo racconta la storia di Marianne, una ragazza bionda e con gli occhi azzurri, che desidera ardentemente un bambino. Essa viene inseminata artificialmente in una clinica con ciò che lei pensa sia lo sperma del marito. In realtà, degli agenti nazisti lo hanno sostituito con il contenuto di una fiala che è rimasta sigillata per più di trenta anni. . . Avete già capito di chi stiamo parlando. Volente o nolente, il corpo di Marianne diventa l'incubatrice del Quarto Reich.
    C'è poi il romanzo di Gus Weill, The Fuhrer Seed (Il seme del Fuhrer, 1979). Protagonista è Kurt Hauser, candidato Sindaco di Berlino Ovest, smascherato da un Martin Bormann in versione detective, che si rivela essere in realtà Kurt Hitler, il figlio di Hitler ed Eva Braun. Lo stesso accade in un romanzo del 1975, The Werewolf Trace (L'impronta dell'Uomo-Lupo), di John Gardner.
    Dunque per tutti gli anni '60 e '70 permane fortissima la convinzione, a livello di opinione pubblica popolare, che Hitler in qualche modo non sia affatto morto, che il suo patrimonio genetico sia ancora intatto e pronto a reincarnarsi in un nuovo leader, mentre per coloro che sono ancora legati ai vecchi rituali dei raduni intorno alla tomba del capo, il luogo di sepoltura di Rudolph Hess nel paesino di Wunsiedel svolge egregiamente la sua funzione. Il sogno impossibile del nazismo, il suo ideale di purezza razziale, di pulizia etnica, il terrore che è alla base del suo dominio, generano un fascino morboso che attira indubbiamenente tutte quelle personalità deboli che hanno bisogno di identificarsi in qualcosa che a loro appare superiore, superumano, un'autoesaltazione che si alimenta dei nostri sentimenti di paura e di odio nei confronti di chi è altro rispetto a noi. Si potrebbe dire infatti che il nazismo, oltre ad essere stato un regime fondato sul consenso e sulla paura, nasce esso stesso da un diffuso senso di paura tra la popolazione germanica degli anni '30, una paura che aveva il suo fondamento nelle disastrose condizioni dell'economia tedesca dopo l'esito della prima Guerra Mondiale e il Trattato di Versailles. Ecco dunque che la paura del futuro, l'angoscia, mista alla rabbia per l'umiliazione inflitta alla nazione tedesca, raggiunge un livello tale da trovare negli ebrei il capro espiatorio ideale.
    Negli anni '50, che ancora portano con sé i pesanti strascichi del conflitto mondiale, iniziano a svilupparsi tra l'opinione pubblica europea e americana tutta una serie di paure e fobie, alcune reali, altre completamente immaginarie. E' l'inizio della Guerra Fredda: inizia lo scontro sotterraneo tra le grandi potenze vincitrici, si diffonde la paura della bomba atomica. Nel 1951 i Russi fecero il loro primo esperimento atomico, che scosse le coscienze occidentali come una minaccia contro l'esistenza stessa del cosiddetto mondo libero, un evento storico che è alla base della storia raccontata nel romanzo "storico" Underworld (1997) dello scrittore americano Don DeLillo. Per la prima volta si afferma la consapevolezza della raggiunta capacità dell'uomo di distruggere lo stesso pianeta in cui vive, e l'opinione pubblica, e di riflesso gli scrittori di fantascienza e di storia alternativa cominciano ad immaginare cosa sarebbe potuto succedere se i nazisti fossero riusciti a sviluppare in proprio la bomba atomica, oppure se avessero continuato a produrre e a sviluppare le micidiali V2 di Werner von Braun, missili a lunga gittata in grado di distruggere intere città.
    Oltre a Eichmann, Barbie e Mengele, ci furono altri celebri nazisti che sfuggirono alle loro responsabilità, come Otto Skorzeny, la spia che liberò Mussolini prigioniero sul Gran Sasso, François Genoud, avvocato svizzero che difendeva gli interessi delle famiglie Hitler, Goebbels e Bormann, Alois Brunner, Erich Priebke, il Boia delle Fosse Ardeatine, Otto Guensche, l'SS che bruciò il corpo di Hitler, i Generali delle SS Wilhelm Mohnke e Karl Wolff, e poi Edward Roschmann, Josef Franz Schwamberger, Walter Kutschmann, che continuarono per anni a girare indisturbati o quasi in Europa e in America latina, intessendo trame, partecipando a raduni di ex-SS, e covando i loro sogni di rivincita. Nel frattempo continuano ad accumularsi le testimonianze sui campi di sterminio e le prove sui massacri perpetrati dai nazisti, continuano i ritrovamenti di immense fosse comuni. In apparenza, sembra ormai finito l'incubo del nazismo, eppure la minaccia è stata così grande, così invincibili sembravano le armate tedesche, che permane la paura che tutto questo possa tornare di nuovo, che i nazisti possano riorganizzarsi e riprendere il dominio del mondo, magari con l'aiuto di una nuova potentissima arma atomica o batteriologica. Su questa paura di un ritorno del nazismo, basata in gran parte su una reale ricostruzione storica della famigerata Organizzazione Odessa, si intreccia la trama di The Odessa File (Dossier Odessa, 1972), romanzo bestseller di Frederick Forsyth, l'autore de Il giorno dello sciacallo .
    Nel romanzo di Forsyth si parla infatti di un gruppo di ex-SS, membri dell'Odessa, un acronimo che sta per Organizzazione degli ex membri delle SS, che già negli anni cinquanta ha accumulato una ricchezza e un potere tali da poter innescare una guerra nel Terzo Mondo, per mezzo di armi batteriologiche e nucleari da lanciare da una base militare egiziana, naturalmente contro Israele. Queste voci incontrollate su straordinarie e sofisticatissime armi a disposizione dei nazisti sono sempre circolate, fin dal crollo del regime nazista, e furono in parte alimentate durante la guerra dai nazisti stessi tramite l'instancabile lavoro di propaganda di Goebbels, per far credere alla popolazione tedesca che la Germania potesse ancora rovesciare le sorti del conflitto in suo favore. Eppure c'è qualcosa di vero, come dicevamo, in queste paure: c'è stata effettivamente negli anni '60 e '70 una Santa Alleanza tra arabi, ex nazisti e neofascisti, tra terroristi arabi ed estremisti di destra, per combattere e distruggere lo Stato di Israele, identificato come il nemico assoluto. Chi non ricorda le simpatie filoarabe di alcuni neonazisti italiani come Franco Freda, l'esilio dorato di alcuni nazisti in Siria, i frequenti proclami del Colonnello Gheddafi contro lo Stato di Israele, oppure la vicenda dell'attentato all'aereo dei servizi segreti Argo 16 ad opera del Mossad? A questa guerra sotterranea ha corrisposto la reazione, dettata anche dalla paura, la paura di essere annientati, sterminati, dell'apparato di sicurezza di Israele, che ha cercato in tutti i modi di difendersi dall'ostilità dei paesi arabi circostanti.

  6. #6
    Re del Fondoscala
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    Ecco come lo stesso Forsyth presenta lo scenario "storico" in cui si svolge la trama di Dossier Odessa :

    Prima della fine della guerra, i membri più alti in grado delle SS, perfettamente consapevoli della sconfitta e senza alcuna illusione sul giudizio degli uomini civili, al momento della resa dei conti fecero preparativi segreti per scomparire e costruirsi una nuova vita, lasciando l'intero popolo tedesco a sopportare e a dividersi le responsabilità al posto dei colpevoli. A questo scopo, ingenti somme in oro furono contrabbandate fuori dal paese e depositate in conti bancari numerati, furono preparati documenti di identità falsi, furono aperte possibili vie di fuga. Quando gli alleati invasero finalmente la Germania, la maggior parte dei massacratori se n'era andata. L'Odessa fu creata per assicurare agli assassini la fuga verso climi più ospitali. Quando questo primo incarico fu portato a termine, le ambizioni degli assassini crebbero a dismisura.

    Secondo la ricostruzione "storica" di Forsyth, durante il regno di Re Faruk, nel 1952, due scienziati tedeschi, gli ex-nazisti Paul Gorke e Rolf Engel, furono da lui incaricati di condurre i primi studi per l'installazione di una base per la costruzione di missili simili alle V2 che Werner von Braun e il suo gruppo avevano realizzato a Peenemunde per polverizzare Londra. Gli egiziani intendevano armare i loro missili con testate contenenti radiazioni nucleari e colture di germi bubbonici. Il governo del Cairo aveva appena acquistato da una ditta di Zurigo una quantità di cobalto radioattivo pari a cinque volte la quantità necessaria per fini sanitari. . .
    Secondo i best sellers degli anni '70, dunque, il nazismo rappresenta il male assoluto, ed è proprio per questo tremendamente affascinante, enormemente interessante. La fiction di questo tipo, di solito rilegata in nero scintillante come gli stivali e le uniformi delle SS, con le insegne naziste in bella vista sulle copertine, esprime una sorta di fascinazione sado-masochistica e tardo-romantica per il male assoluto del Terzo Reich. Essa esprime anche la convinzione che il Nazismo, nonostante la vittoria del 1945, sia una sorta di categoria dello spirito, un male ineradicabile -- un uovo di serpente, come recita il titolo di un famoso film di Bergman (L'uovo del serpente, 1976), che sembra un uovo normale fino a quando non si schiude. Non illudiamoci, dice Bergman, quell'embrione nell'uovo, l'embrione del nazismo, è ancora vivo, quel grembo che lo ha nutrito è ancora fecondo:

    "Non sono un mostro --dice lo scienziato malvagio Vergerus prima di morire, dopo aver schiacciato una fiala di veleno tra i denti--Questi sono i primi esitanti passi di uno sviluppo necessario. Tra pochi anni gli esperimenti saranno continuati su una scala più vasta. Noi precorriamo i tempi, dobbiamo essere sacrificati . . . Si affaccia una nuova società. L'uomo è una malformazione della natura. Sterminiamo ciò che è inferiore e incrementiamo ciò che è utile. Il mio esperimento è come un abbozzo di ciò che avverrà nei prossimi anni. Tuttavia nitido e preciso: proprio come l'interno dell'uovo di un serpente. Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato."

    Dette queste parole, Vergerus si guarda morire allo specchio: l'ultimo esperimento del Dottor Caligari o, se preferite, del Dottor Mengele. Questo film ebbe un effetto catartico sullo stesso Bergman, che in gioventù aveva professato simpatie naziste. Dopo la guerra, infatti, egli fu assalito da un forte senso di colpa per aver condiviso le idee che avevano portato alla tragedia dell'Olocausto. Dunque L'uovo del serpente non è un film dell'orrore, come è stato scritto, ma un film sull'orrore, l'orrore del nazismo. Ogni sequenza, ogni inquadratura, è finalizzata a destare nello spettatore sensazioni angosciose. I terribili esperimenti di Vergerus sono incentrati proprio sulle reazioni esasperate di esseri umani sottoposti a situazioni oltre il limite della sopportabilità. Egli studia la reazione impaurita ed esasperata di esseri umani ridotti a pura sofferenza fisica e soprattutto psicologica. Sono le prove generali di un regime che porterà il mondo alla catastrofe. In questo film le paure di Bergman, e di tutti noi, prendono corpo. L'uovo del serpente è intriso di violenza, più o meno palese, dall'inizio alla fine.

    Anche la fantascienza, ovviamente, in quanto proiezione sul futuro che implica sempre un ritorno del rimosso, del nostro passato, si è occupata molto del nazismo e dei nazisti. Nel 1962 lo scrittore Philip K. Dick pubblica The Man in the High Castle, un romanzo di fantascienza in cui si immagina che le potenze dell'Asse abbiano vinto la guerra, e che gli Stati Uniti siano stati suddivisi in due zone di influenza, una nipponica e l'altra tedesca. L'espediente del futuro alternativo, come sappiamo, non è nuovo nella fantascienza, e se ne hanno splendidi esempi ambientati in altre epoche, come il romanzo Bring the Jubilee di Ward Moore, pubblicato nel 1955, in cui si immagina che i Sudisti abbiano vinto la Guerra di Secessione. Dick aggiunge un ulteriore elemento a questo espediente letterario: la vera storia, in questo caso, è la fiction. Infatti nel romanzo si parla di un autore, Hawthorne Abendsen, che avrebbe scritto un'opera di fantascienza, intitolata The Grasshopper Lies Heavy (La Cavalletta più non si alzerà), in cui si immagina che le potenze alleate abbiano vinto la guerra, che è poi quanto è realmente accaduto. Ma la mise en abime di Dick distrugge le nostre certezze: forse siamo noi che stiamo vivendo la trama di un romanzo di fantascienza, forse la nostra storia è soltanto una delle tante storie parallele, forse esiste una realtà alternativa in cui i nazisti hanno vinto la guerra, etc. E' evidente che questo modo di pensare porta inevitabilmente alla paranoia, come dimostra la storia di questo genio della fantascienza, Philip Dick, che fu ad un tempo un grandissimo scrittore ma anche una persona affetta da paranoie e fobie di ogni genere. E fra queste fobie non poteva mancare ovviamente la fobia e la paura dei nazisti, che in Dick prendeva corpo nella convinzione che il Governo degli Stati Uniti e il suo apparato militare-industriale operassero con metodi non molto diversi da quelli dei nazisti. In questo caso, le paure, le fobie di Dick diventano anche le nostre: altrimenti sarebbe impossibile spiegare lo straordinario successo di cui hanno goduto e di cui godono ancora sia le opere di Dick che i bestsellers nazisti.

    Nel 1964 Philip Dick pubblica un altro romanzo, The Simulacra (I Simulacri). In questo libro si immagina una società futura (a metà del XXI secolo) in cui il Presidente degli Stati Uniti, anzi degli USEA, gli Stati Uniti di Europa e America, non è più una figura in carne ed ossa, ma un simulacro, un sostituto meccanico di un essere umano, che tutti chiamano der Alte, il vecchio. Chi comanda veramente è la first lady, Nicole Thibodeaux, che per a sua volta è stata sostituita da una attrice che ne interpreta il ruolo. Scopriremo successivamente che neanche Nicole detiene veramente il potere, ma che esiste un Consiglio supersegreto che opera nell'ombra. In questo futuro allucinato si diffonde a macchia d'olio una setta politico-religiosa denominata i Figli di Giobbe, una setta nazistoide che predica la purificazione della razza, ormai irrimediabilmente contaminata dal fallout radioattivo dovuto agli esperimenti nucleari:

    Alla televisione der Alte continuava a pontificare. ". . . l'attività paramilitare ricorda i Giorni della Barbarie, e per questo deve essere due volte rinnegata."
    I Giorni della Barbarie . . . era un eufemismo per definire il periodo nazista della prima metà del secolo precedente, ormai trascorso da quasi cent'anni ma ancora ricordato a tinte forti, anche se in modo distorto. E così der Alte si era affidato all'etere per denunciare i Figli di Giobbe, la più recente organizzazione di svitati che, in preda a un fervore semireligioso, sciamavano per le strade invocando la purificazione razziale del paese, o qualcosa del genere. In altre parole reclamavano una normativa più rigorosa per escludere dalla vita pubblica tutti i diversi . . . in particolare quelli che erano nati nel periodo del fallout radioattivo causato dagli esperimenti nucleari, soprattutto dalle sconsiderate esplosioni nella Cina popolare.

    Nonostante il fatto che il peridodo nazista venga denominato I Giorni della Barbarie, sono parecchi i punti di contatto tra questo regime del XXI secolo e il Terzo Reich, con l'unica differenza sostanziale che in questa società del futuro è una donna ad avere, almeno apparentemente, il potere assoluto, cosa impensabile durante il nazismo. Grazie a Dick possiamo dunque immaginare un futuro in cui la paura del diverso, la difesa della razza, potrebbe basarsi sulla discriminante della modificazione del patrimonio genetico dovuta alla contaminazione radioattiva, ed è vero che la Cina per molto tempo ha continuato a compiere esperimenti nucleari sotterranei. In questo futuro domina incontrastata la Polizia Nazionale, una sorta di GESTAPO ipertecnologica, che dispone di una macchina del tempo inventata da un certo von Lessinger, che è sicuramente uno scienziato nazista come von Braun. Ad un certo punto la Polizia nazionale decide di tornare indietro nel tempo, al periodo nazista, per catturare Hermann Goering, proponendogli di scampare al suo ben noto destino a Norimberga trasferendosi nel futuro insieme ad un Einsatzgruppe, un gruppo d'assalto, uno di quei gruppi di fanatici criminali messi su da Himmler in persona per sterminare gli Ebrei. Questo Einsatzgruppe trasportato nel futuro dovrebbe far fuori Felix ed Anton Karp, proprietari della ditta multinazionale Karp und Sohnen Werke, che stanno per rivelare al mondo il segreto di der Alte, cioé che il Presidente degli Stati Uniti d'Europa e America non è altro che un simulacro. Ma il Goering descritto da Dick, pur essendo terrorizzato alla prospettiva di morire a Norimberga, è un vero e proprio ottuso vigliacco, non ha assolutamente il coraggio di violare il Fuhrer Prinzip, il principio che impone l'obbedienza assoluta al Fuhrer:

    "Ciò che lei mi chiede," disse alla fine Goering," è semplicemente che noi ripudiamo il nostro giuramento di fedeltà nei confronti di Adolf Hitler, né più né meno. Forse lei non comprende il Fuhrer Prinzip, il principio del capo? . . . E' che io non ho l'autorità per . . ."
    "Mi stia a sentire," disse Nicole, piegandosi verso di lui. "Sarà meglio che ce l'abbia. Che cosa ha pensato, quali pensieri le hanno attraversato la mente, quando ha visto il suo grosso cadavere rigonfio dentro quella cella a Norimberga? Lei ha una possibilità di scelta, o quella, o assumersi la responsabilità di trattare con me."

    Il pavido Goering viene dunque ucciso anche nel futuro, e il suo scarso peso nell'organigramma del Terzo Reich è dimostrato dal fatto che la sua scomparsa prematura (1940) rispetto a quella "storica" a Norimberga (1946) non modifica minimamente il corso degli eventi. Bisognerà aspettare la metà degli anni settanta, perché gli scrittori di bestsellers riprendano questi spunti provenienti dalla fantascienza e li applichino alle loro opere, trasformando la tematica dell'universo alternativo in un genere letterario popolare di consumo. Sul versante dei bestsellers ci si concentra non su un possibile ritorno del nazismo, o su un viaggio a ritroso all'epoca del nazismo, ma ancora una volta sulla minaccia che il nazismo ha significato per l'Europa, e come sarebbe potuta cambiare la storia se Hitler fosse stato ucciso nel Luglio del '44 nell'attentato di von Stauffenberg, se i tedeschi avessero saputo dello sbarco in Normandia, se gli inglesi non fossero riusciti a decifrare il codice Enigma, e così via.

  7. #7
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    Ecco, di seguito, qualche esempio:

    L'opera di Alastair MacLean, Where Eagles Dare (Dove Osano le Aquile , 1967). Un commando alleato intraprende la missione impossibile di paracadutarsi in territorio nemico per andare a salvare un generale americano che è al corrente dell'Operazione Overlord (il piano alleato di invasione dell'Europa con uno sbarco in Normandia) dalla roccaforte tedesca sulle Alpi bavaresi in cui è tenuto prigioniero. Se essi falliscono, fallirà anche il piano per l'invasione dell'Europa, moriranno altri milioni e milioni di persone, etc.

    Il libro di Clive Eagleton, The October Plot, del 1974, descrive un piano per assassinare Bormann (denominato Operazione Leopardo) che ricalca il classico filone della storia alternativa: se il tale o il tal altro dirigente nazista fosse stato ucciso in tempo si sarebbe potuto evitare la morte di tante vittime innocenti.

    Jack Higgins, The Eagle Has Landed (L'Aquila si è posata, 1975): un piano di Himmler per rapire Winston Churchill.

    Harry Patterson, The Valhalla Exchange, 1976: Due agenti del servizio segreto, un nazista e un americano, si uniscono in un complotto per impedire ai loro rispettivi governi di sviluppare l'arma finale. Il loro piano implica il duplice assassinio di Roosevelt e di Hitler. In questo romanzo compare addirittura un sosia di Bormann, un sosia perfetto chiamato 'Strasser'. Alla fine questo individuo riesce a fuggire in Sud America, ma rimane il sospetto sulla sua reale identità: Chi è il sopravvissuto, Strasser o Bormann? Il tema del sosia è un tema ricorrente, anche nelle varie storie incontrollate sui rifugiati nazisti (la storia del sosia di Stroessner, ad esempio), un tema che Philip Dick, come abbiamo visto, arricchisce introducendo la variante del sosia meccanico, cibernetico, il simulacro.

    Kingsley Amis, The Alteration, 1976. A causa di una leggera alterazione della storia che ha coinvolto Caterina d'Aragona, Martin Lutero, Thomas More ed altri, oggi l'Inghilterra, come gran parte del mondo, è governata da un Papa machiavellico. L'Inghilterra alterata di Amis è un mondo in cui una ideologia apparentemente benevola ma in realtà totalitaria ha cancellato ogni apprezzabile differenza di opinione. Siamo di nuovo in un mondo come quello descritto nel 1984 di Orwell, e il totalitarismo onnicomprensivo di questa nuova ideologia è evidenziato chiaramente nella scena iniziale, il funerale di Re Stefano III di Inghilterra. Infatti tra i dignitari presenti al funerale troviamo due alti prelati della Chiesa, Monsignor Enricus e Monsignor Lavrentius, o, per usare i nomi con cui erano conosciuti nei loro paesi di provenienza, la Germania e la Russia, Heinrich Himmler e Lavrentij Beria. Ormai, nel mondo futuro di The Alteration, non esiste più alcuna differenza tra nazismo e comunismo, siamo al di là del nazismo e del comunismo, in un mondo terribile di estrema ipocrisia, mentalità machiavellica, e mistificazione ideologica.

    John Tarrant, The Rommel Plot , 1977: un piano per assassinare Rommel, che viene però accantonato quando si scopre che esiste un piano per assassinare Hitler.

    Stephen Marlowe, The Valkyrie Encounter, 1978, sul complotto del 1944 per assassinare Hitler, un attentato che avrebbe potuto cambiare la storia. Come si può vedere, l'ambizione di questi romanzi è di rintracciare il corso segreto della storia, il succedersi dei fatti, spesso tortuoso e intricato, una questione di intrighi, complotti e tradimenti.

    Ken Follett, Eye of the Needle (La Cruna dell'Ago , 1978, da cui stato tratto un bellissimo film con uno straordinario Donald Sutherland). Protagonista di questo romanzo è un'abilissima spia tedesca, chiamata appunto The Needle, l'Ago, per la sua abilità nell'uccidere con uno stiletto. L'Ago, infiltrato in Gran Bretagna, scopre il segreto che potrebbe far vincere la guerra ad Hitler, l'operazione Overlord. Ma non riuscirà mai a comunicarlo ai suoi superiori, grazie al coraggio di una donna che decide di sedurlo per bloccare il suo piano.

    James Barwick, Shadow of the Wolf (L'Ombra del Lupo, 1978), sui presunti segreti che sarebbero alla base della missione solitaria di Rudolph Hess, la sua spedizione in aereo che lo portò in Gran Bretagna, per condurre una trattativa segreta con il Duca di Hamilton. Questo terribile segreto giustificherebbe in parte quella che è stata definita la "follia di Spandau", un apparato di sicurezza imponente che ha fatto di Hess per anni il prigioniero più costoso del mondo (circa un miliardo l'anno per il governo tedesco). Il giallo su quale tipo di accordo Hess realmente offrì agli inglesi spiegherebbe il fatto che le quattro nazioni vincitrici abbiano tenuto il prigioniero n. 7, Rudolph Hess, da solo, per più di 40 anni rinchiuso nel grande carcere di Spandau, senza mai raggiungere un accordo per liberarlo. Non si può negare che questa prigionia quarantennale sia stata un adeguato correlativo oggettivo alla follia del nazismo: 28 uomini, forniti a turni mensili dai quattro Paesi che istituirono il Tribunale di Norimberga, hanno montato la guardia per anni e anni a un vecchio malato e ormai demente, fino al suo misterioso suicidio a 93 anni.

    Su questa scia anche il bestseller di J. S. Thayer, The Hess Cross, pubblicato nel 1977, secondo cui Hess fece il doppio gioco. La sua vera missione era quella di rapire Enrico Fermi per mezzo di un commando. Una volta rapito il padre della bomba atomica, nessuno avrebbe potuto resistere al dominio nazista.

    Nel 1978 viene pubblicato in Inghilterra un altro grande romanzo nazista di successo: si tratta di SS-GB di Len Deighton, un altro tentativo di riscrivere la storia con i se. Deighton immagina che nel 1941 la Gran Bretagna abbia capitolato di fronte ai nazisti. Churchill viene immediatamente mandato a morte, il Re viene rinchiuso nella Torre di Londra, le SS spadroneggiano a Whitehall. Per nove mesi la Gran Bretagna viene occupata dai nazisti. E' un po' la sconfitta definitiva e il rovesciamento dello spirito coloniale inglese, che , per sommo di sventura, da capitale di un impero coloniale diventa essa stessa una colonia. Si tratta di un tipico effetto di straniamento, di defamiliarizzazione, che rende la realtà alterata particolarmente perturbante per il pubblico inglese e spiega l'enorme successo di questo libro e della analoga serie televisiva della BBC An Englishman's Castle che ne è stata tratta.

    John Kerrigan, The Phoenix Assault , 1980: Nascosto nel Bunker della Cancelleria un gerarca nazista è in contatto con i Russi. Egli sta architettando un piano che porterà alla nascita di un nuovo regime dalle ceneri della Germania hitleriana. Tre agenti, due inglesi e un americano, si infiltrano in territorio nemico per assassinarlo.

    Un altro motivo ricorrente in tutti questi bestsellers è quello dell'oro dei nazisti, delle immense ricchezze accumulate dai gerarchi, e da Goering in particolare, saccheggiando l'intera Europa occidentale e orientale. Secondo una diceria popolare che circolava in Argentina, il tesoro dei nazisti sarebbe stato trasportato in Argentina da due U-Boote la notte del 19 Luglio del 1944, sotto la supervisione del nazista Heinrich Doerge, che poi avrebbe fondato con quei capitali il Banco Aleman Transatlantico di Buenos Aires. La ricerca del tesoro dei nazisti è uno degli argomenti principali del romanzo Marathon Man (Il Maratoneta, 1974) di William Goldman, in cui l'immensa ricchezza dei nazisti è rappresentata da una cassetta di sicurezza piena di diamanti, custodita in una banca di New York. Si tratta dei diamanti sottratti agli ebrei prigionieri, magari in cambio della promessa della salvezza, di cui il famigerato Dr. Szell di Auschwitz cerca disperatamente di tornare in possesso. La saga del tesoro nazista è anche al centro del romanzo XPD (1981) di Len Deighton, un romanzo in cui si ricostruisce la rocambolesca storia di alcuni verbali segretissimi che documentano un incontro al vertice tra Churchill e Hitler svoltosi nel 1940. Qualora diventassero di pubblico dominio, questi verbali potrebbero mettere in serio imbarazzo diversi governi, e in primis quello inglese. La storia dei verbali si intreccia con quella dell'enorme quantità d'oro nascosto dai nazisti ormai sconfitti nella miniera di Kaiseroda, vicino Merkers, nella Turingia occidentale. Alla fine, il piano verrà sventato e il nazista Willi Kleiber, costretto a collaborare con i russi per nascondere il suo torbido passato, verrà eliminato con procedura rapida (XPD=expedient demise) dall'agente segreto inglese Boyd Stuart.
    Al di là della pura e semplice fiction, la storia del tesoro dei nazisti continua ad attirare l'interesse dell'opinione pubblica, ma anche degli storici e della stessa magistratura. Ancora in anni recenti, alcune procure italiane hanno indagato sui lingotti d'oro della Banca d'Italia trafugati dai nazisti e secondo alcune fonti ancora sepolti a Fortezza, in Trentino Alto Adige, e sulla provenienza dei famosi lingotti che Venerabile Maestro della Loggia Segreta Propaganda 2 Licio Gelli teneva nascosti nella sua Villa ad Arezzo, che secondo alcuni sarebbero una minima parte dell'immenso bottino accumulato dai nazisti saccheggiando le riserve auree dell'intera Europa. Infine, qualche tempo fa si tornati a parlare del tesoro nazista a proposito di una spedizione organizzata sui freddi fondali del lago di Toplitz, in Austria, vicino Salisburgo, finanziata dall'emittente televisiva americana CBS, alla ricerca di decine e decine di cassette sigillate che i nazisti vi avrebbero nascosto alla fine della guerra. La CBS, che ha ingaggiato per l'operazione la stessa società che ha ritrovato il relitto del Titanic, prevede di guadagnare dai servizi che documenteranno le operazioni di recupero delle cassette una cifra non inferiore ai 40 milioni di dollari. Ancora una volta il mito del nazismo, al di là delle fondatezza delle notizie che vengono messe in circolazione, dimostra di essere una vera e propria miniera d'oro, un mito che racchiude ancora enormi possibilità di guadagno per chi sa utilizzare a proprio vantaggio l'interesse morboso per gli scoop sul nazismo, o il puro e semplice fanatismo dei collezionisti di gadgets e di documenti. Questo meccanismo perverso, che va ben oltre un sano interesse storiografico, ha contribuito a creare un vorticoso giro di affari, un vero e proprio business del Terzo Reich.
    Dunque un'altra costante del mito nazista sono le immense ricchezze, come ad esempio i preziosi quadri trafugati da Goering in giro per l'Europa, di cui si sono perse le tracce. In parte questa storia di saccheggi è rievocata nel bestseller di Robert Harris, Fatherland (1992), ambientato nel 1964, un altro romanzo in cui si immagina un futuro parallelo in cui le Potenze dell'Asse hanno vinto la guerra, ed il vecchio Hitler si appresta a celebrare il suo compleanno salutato da tutta una serie di capi di stato, compreso il Presidente americano Joseph Kennedy, il padre di JFK, di sospette tendenze filonaziste. Ma un semplice poliziotto della KRIPO, la Kriminalpolizei, Xavier March, indagando su un apparente caso di suicidio di un vecchio gerarca nazista della prima ora, un alter kampfer, Joseph Buhler, arriva a scoprire un ingente traffico di opere d'arte rubate, tra cui il meraviglioso dipinto di Leonardo La Dama con l'Ermellino, in cui sono coinvolti alti gerarchi nazisti, lo stesso Buhler, Wilhelm Stuckart, e Martin Luther. Oltre alle opere d'arte, questi vecchi nazisti custodiscono ancora alcuni documenti esplosivi, le prove della pianificazione della soluzione finale del problema ebraico e della deportazione e sterminio di milioni di ebrei, che coinvolgono il regime ai suoi massimi livelli, fino a Rheinard Heydrich, Hermann Goering e lo stesso Fuhrer. Molti dei personaggi che compaiono in questo romanzo sono personaggi reali, come ad esempio il famigerato Odilo Globocnik, detto Globus, ex Gauleiter di Vienna, e successivamente responsabile dei campi di concentramento nell'area di Lublino, uno dei principali protagonisti della Endlosung, della Soluzione Finale del problema ebraico, la cui cattiveria è ben documentata anche nei libri di storia del Terzo Reich e nello stesso libro della Arendt.
    Harris rappresenta un caso estremamente interessante di uno scrittore di bestsellers che, riprendendo l'espediente letterario fantascientifico del futuro alternativo, ha fatto del nazismo il suo campo privilegiato di indagine e di ricostruzione fittizia della storia. Dopo il successo di Fatherland, infatti, Harris ha pubblicato nel 1995 un'altra storia, questa volta ambientata all'epoca della seconda guerra mondiale, basata sulla ricostruzione delle varie fasi di decifrazione del famigerato codice Enigma, il codice utilizzato dalla Marina nazista per criptare i messaggi da inviare ai suoi U-Boote. In questo romanzo, la ricostruzione storica minuziosa di Harris arriva al punto di dilungarsi per pagine e pagine sul funzionamento del codice Enigma, i cui tentativi di decifrazione hanno portato alla nascita delle prime macchine elaboratrici ad opera di Alan Turing, e arriva al punto di riprodurre esattamente i messaggi originali. Non solo, Harris ha trasferito questa sua appassionata ricostruzione storica sul nazismo anche in ambito giornalistico, con l'opera Selling Hitler, un resoconto minuzioso, scritto nel 1985 e pubblicato nel 1996, della storia del falso scoop del settimanale tedesco Stern, che nel 1983 lanciò la clamorosa notizia del ritrovamento dei diari di Hitler. Questo celebre scandalo giornalistico, rivelatosi poi un disastroso fiasco, coinvolse all'epoca illustri giornalisti, scrittori o presunti tali, uno dei più autorevoli studiosi del nazismo, lo storico Hugh Trevor-Roper, lo storico revisionista David Irving, e perfino il grande magnate della stampa e della televisione Rupert Murdoch. Questo libro di Harris è la dimostrazione più evidente di come il mito del nazismo, il fascino perverso che nasce da una ricostruzione storica che lascia spazio alle ipotesi più fantasiose, possa impadronirsi di un uomo, in questo caso il giornalista tedesco Gerd Heidemann, che era così affascinato dalla storia del nazismo da innamorarsi della figlia di Hermann Goering, Edda, ed acquistare per una somma esorbitante la yacht del Reichsmarschal, la Carin II. Heidemann era talmente preso nel suo sogno ad occhi aperti sul nazismo che non volle credere alla falsità dei diari, riprodotti dall'abile falsario Konrad Kujau, fino alla fine.

    Tutti questi romanzi insistono insomma su tutta una serie di paure che si rifanno al nostro recente passato, il "passato che non passa" del nazismo. Tutte le trame di questi romanzi seguono uno schema di tipo ossessivo-paranoico, e si basano sulla capacità tipica del paranoico di inventare le trame più inverosimili, la scoperta di trame e cospirazioni a dispetto di ogni prova storica. Alla base di queste opere c'è la convinzione che il nazismo non sia stato del tutto sconfitto, che il suo seme si trovi nascosto da qualche parte, pronto a germogliare quando si ripresenteranno circostanze storiche favorevoli, che la battaglia contro il nazismo non finir mai. E' un po' il tema dell'inesauribile capacità dell'uomo di illudersi, di delirare, che caratterizza anche il Pendolo di Foucault (1988) di Umberto Eco, una sorta di Fascismo eterno, il culto per la morte e per l'irrazionale, che è una tentazione sempre presente nell'animo degli uomini.

    Tornando in ambito fantascientifico americano, dopo Philip Dick, l'autore che più acutamente ha utilizzato l'espediente letterario del futuro alternativo Norman Spinrad, che ne The Iron Dream (Il Signore della Svastica) del 1972, ipotizza addirittura che Adolf Hitler, invece di diventare Cancelliere della Germania, si sia trasferito nel 1919 in America e abbia imparato l'inglese, diventando uno scrittore di fantascienza di successo. Il presunto romanzo di fantascienza scritto da Hitler sarebbe appunto The Iron Dream, che naturalmente abbonda di riferimenti alla simbologia nazista. L'opera che si presenta sotto i nostri occhi sarebbe dunque l'opera che Hitler avrebbe potuto scrivere se avesse limitato la realizzazione delle sue idee e delle sue fobie all'ambito letterario. Infatti il romanzo è caratterizzato dall'inizio alla fine da una monotona escalation di battaglie, una più sanguinosa dell'altra, di cui è protagonista il leader guerriero Feric Jaggar, Comandante supremo del popolo di Heldon, in cui lo scrittore Hitler ovviamente si identifica. Feric Jaggar è essenzialmente un mostro: uno psicopatico narcisista con ossessioni paranoidi, un quadro clinico che non si discosta molto da quello dello stesso Hitler. Gli helder, gli eroi, sono un popolo guerriero che ha nelle SS, le Squadre Svastica, composte di giovani biondi con gli occhi azzurri, splendidi (secondo l'autore) nelle loro lucide uniformi nere, il suo corpo d'elite. E' la materializzazione di un incubo, l'incubo di un nazismo che trionfa in tutto il mondo, e impone la sua rozza ideologia di violenza e di sopraffazione, un incubo attenuato solo in parte dal fatto che si tratta pur sempre di un'opera letteraria. Il finale è apocalittico, almeno dal nostro punto di vista di lettori: dopo che il malvagio popolo di Zind (L'Unione Sovietica) ha contaminato l'intero pianeta con gli ordigni nucleari, i membri scelti delle SS vengono mandati su un razzo a colonizzare altri pianeti e l'intero universo, portando con loro anche una fiala contenente il prezioso patrimonio genetico di Feric Jaggar. In questa visione nerissima del futuro, l'unico distacco che l'autore si concede è rappresentato dalla postfazione, in cui Spinrad finge una analisi psicologico-letteraria di The Iron Dream e del suo psicotico autore:

    . . . l'intensità quasi psicotica della violenza permette al lettore una catarsi, una momentanea liberazione dai sentimenti di paura e di odio nei confronti della minaccia comunista.

    Il recensore Spinrad mette in guardia dal pericolo che una tale ossessione allucinatoria dello scrittore Hitler potrebbe comportare qualora venisse realizzata nella realtà, ma conclude che essa è troppo folle e assurda per riuscire ad avere una qualche presa sull'opinione pubblica. In realtà, come sappiamo, le cose sono andate diversamente. Vi è dunque qualcosa di positivo che emerge dal cupo scenario descritto da Spinrad: la liberazione catartica di un anticomunismo viscerale ottenuta tramite la scrittura e soprattutto la lettura. Forse, sembra dire Spinrad, se Hitler avesse veramente scritto un romanzo di fantascienza, avremmo avuto un brutto romanzo in più, ma molti milioni di morti in meno.

  8. #8
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    Predefinito Re: Hitler in Paraguay, morto nel 1974

    In Origine postato da Felix
    Hitler in Paraguay

    Hitler pudo haber pasado sus últimos días en Paraguay
    ( Crónica/EFE, 5 may )
    ( 2004-05-05 )


    Adolf Hitler pudo haber pasado sus últimos días en Paraguay al amparo del régimen de Alfredo Stroessner (1954-1989), reconocido por haber dado refugio a varios ex criminales de guerra nazis, de acuerdo a la teoría de un historiador de este país.

    Hitler, que según la historia reconocida se suicidó junto a su mujer, Eva Braun, el 30 de abril de 1945 en un "bunker" de Berlín, "estuvo en Argentina y posteriormente pasó a Paraguay, en septiembre de 1955", según el historiador e investigador paraguayo Mariano Llano.

    Los resultados de su investigación están en el libro "Hitler & los nazis en el Paraguay", que será presentado hoy y en el que sostiene que aunque el "Führer" tenía un "temor atroz a caer en manos de los rusos" no era partidario del suicidio.

    "Hitler entró por Encarnación (sur del país) y habrá fallecido en 1974, más o menos. Vivió todo ese tiempo en Paraguay", explicó a EFE Llano, quien sostuvo que, así como Stroessner "hizo desaparecer tanta gente", tenía un "dominio absoluto" para mantenerlo de incógnito.

    La obra de Llano abona la teoría del periodista argentino Abel Basti, quien en su libro "Bariloche nazi-guía turística", publicado a principios de este año, asegura que Hitler vivió en la Patagonia argentina tras huir de Alemania, al igual que hicieron varios de sus ex colaboradores.

    "Aunque no leí lamentablemente su libro, coincidimos con Basti en uno de los lugares donde estuvo alojado Hitler, la estancia San Ramón, a la que dedico un capítulo", afirmó el autor paraguayo, quien indicó que su libro será presentado en un mes en Buenos Aires, y tendrá una versión en alemán, entre otros idiomas.

    Según Llano, autor de varias obras sobre políticos paraguayos de principios del siglo pasado, la llegada de los ex jerarcas nazis coincide con el mandato de Juan Domingo Perón en Argentina y la simpatía de la que Hitler gozaba en Paraguay.

    Stroessner dio refugio a Perón tras ser derrocado en septiembre de 1955 y detrás de él vino Hitler a Paraguay, "donde regía un gobierno más nazi que el de Argentina y había un servicio de inteligencia de primera línea como para mantener de incógnito a una persona", según Llano, de 72 años.

    Las conclusiones se basan en documentos y entrevistas con civiles y militares paraguayos que integraban una logia afín al nazismo en la década de los años 50 y ocupaban puestos claves en los círculos del poder, así como en el testimonio de una enfermera de un hospital de inmigrantes alemanes situado en la región del Chaco, oeste del país.

    El historiador descarta que Hitler se haya quitado la vida, ya que era conocido por su enérgica postura en contra de los que adoptaban esa decisión, aún en los momentos más extremos.

    En ese sentido, recordó que el Führer había criticado la actitud de cuatro altos oficiales nazis implicados en un atentado perpetrado en su contra el 20 de julio de 1944 que optaron por suicidarse antes que ser fusilados, en una charla con Martin Bormann, su secretario y confidente.

    "Estos que se suicidan, decía Hitler, tienen una muerte menos digna que aquellos que son fusilados", señaló Llano, al asegurar que tanto en Argentina como en Paraguay se tejió toda una compleja organización para proteger y dar amparo a los criminales de guerra nazis.

    Stroessner, asilado en Brasilia desde su derrocamiento, en 1989, "es de origen alemán y está demostrado que en sus 34 años (de mandato) nunca hizo lugar a ningún reclamo de los gobiernos de Estados Unidos, Francia, Alemania e Israel" con relación a los nazis buscados por la justicia de esos países.

    "Lógicamente Hitler no iba a estar a la vista como sí lo estuvo (Joseph) Menguele, quien por su propio derecho se presentó (en 1958) a la Corte para pedir su carta de naturalización", enfatizó Llano, al citar a uno de los ex tantos ex jerarcas nazis que pasaron por Paraguay.

    Además de Menguele, que murió en Bertigoa, en el estado brasileño de Sao Paulo, en 1979, durante el gobierno "stronista" encontraron refugio Martin Bormann y Eduard Roschmann, de quienes Llano también se ocupa en su obra.

    Roschmann, el "carnicero de Riga", murió en Asunción en 1977.

    http://www.cronica.com.mx/nota.php?idc=123286
    potrebbe anke darsi, noi nn lo sapremo mai. In quanto storico, sarei dell'opinione ke tutte e due le ipotesi sn plausibiliotrebbe essere morto insieme ad eva braun a berlino o potrebbe essere scappato cm molti altri gerarchi nazisti, ki lo sa!

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Hitler in Paraguay, morto nel 1974

    In Origine postato da Eegol
    In quanto storico
    ancora? ma la smetti di fare il buffone che non ce ne frega una pippa?

  10. #10
    Bestia in via d'estinzione...
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    Predefinito Re: Re: Re: Hitler in Paraguay, morto nel 1974

    In Origine postato da O'Rei
    ancora? ma la smetti di fare il buffone che non ce ne frega una pippa?
    ù

    Si senti ho capito ke sei un gran provocatore, me lo diceva anke ADC ke provocavi molto spesso

 

 
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